The Leftovers – 2×08 International Assassin

The Leftovers - 2x08 International AssassinSpiazzante, deprimente, sorprendente, persino presuntuosa. La natura di The Leftovers era già chiara prima d’ora, ma lo è ancor di più con un episodio che spinge l’ambizione del proprio autore su un territorio rischiosissimo. Con quale risultato?

Che dietro ci sia coraggio, incoscienza o arrogante ostinazione, poco importa. Damon Lindelof torna ufficialmente sul “luogo del delitto,” ma non più con il volto martoriato dalle critiche del suo precedente lavoro, Lost, bensì con quello nuovo (ma che ha forse diviso persino di più) di The Leftovers, che in questa puntata si spinge lì dove forse era anche ovvio che prima o poi si sarebbe arrivati, quel luogo tra la vita e la morte, che forse esiste, forse è una costruzione mentale, forse è solo un’illusione.

You cannot trust the mind, for it will play tricks on you.

The Leftovers - 2x08 International AssassinDel resto, in una serie che si nutre di simbologie, poco conta cosa sia davvero questo mondo in cui Lindelof trascina il suo protagonista, quanto il percorso spirituale che questo affronta nella sua lotta contro i propri demoni. Se Lost altro non era che una metafora dell’essere umano in cerca di risposte, attanagliato dal dubbio che non esistesse un destino, o anche semplicemente una ragione, alle proprie soffereze, The Leftovers si è spinto ancora oltre, costringendo la mente umana ad accettare l’inspiegabile come reale, e soprattutto il dolore come una crudeltà gratuita, casuale e senza senso, facendosi in questo modo allegoria di una paura così profonda e ancestrale da non avere appigli.

The Leftovers - 2x08 International AssassinPerché questo è Patti Levin, la rappresentazione simbolica della paura, a cui si può reagire in differenti modi, affidandosi alla fede, sprofondando nel nichilismo, provando a tenerla sotto controllo, oppure affrontandola e tentando di ucciderla. Sono proprio questi gli abiti (prete, guilty remnant, poliziotto, assassino) tra cui Kevin è chiamato a scegliere dopo essere rinato dall’acqua, nudo e solo con se stesso e una propria identità tutta da ricostruire. Il fatto che in seguito l’episodio ci mostri un poliziotto portato via incappucciato e un prete in lacrime sembra volerci dire che, nonostante Lindelof stia affrontando un discorso profondamente radicato nella spiritualità, nemmeno la religione sia la risposta giusta, ma solo un semplice palliativo ad una malattia che ha bisogno di una cura diversa.

– She’s not a child.
– Yes, she is.

The Leftovers - 2x08 International AssassinEd ecco dunque Kevin scegliere l’unica opzione possibile, nonostante più di un personaggio lo avverta che questo potrebbe cambiarlo per sempre. Del resto, non può essere altrimenti se il proprio percorso spirituale ti porta a scendere nei tuoi personali inferi, fino al cuore di un’innocenza infetta che deve essere sradicata per poterti permettere di sopravvivere. E in questa sfida Kevin deve superare tre prove, ovvero la sopravvivenza fisica (il combattimento iniziale), la conoscenza di se stesso (la macchina della verità) e infine il passaggio al mondo spirituale (il ponte). Tre sono anche le versioni di Patti che Kevin deve uccidere, in un rimando alla trinità spirituale ma anche al triangolo psicoanalitico lacaniano costituito da simbolico (la senatrice), immaginario (la bambina) e reale (Patti). Di nuovo ci chiediamo, quanto c’è di mistico e metafisico e quanto di puramente mentale e psicologico nel viaggio di Kevin? È probabile che le risposte non le avremo mai, ma mai come ora sono state così superflue.

The Leftovers - 2x08 International AssassinLindelof (con la complicità di Nick Cuse, figlio di quel Carlton con cui ha co-sceneggiato Lost) confeziona un episodio potente, incredibilmente ben bilanciato tra le sue parti più drammatiche e quelle in cui l’autore si diverte anche a giocare con lo spettatore, tra rimandi alla serie stessa (gli uccellini seppelliti da Erika, il ritorno di Gladys, la comparsata di Mary Jamison, Wayne che incontriamo nell’unico posto in cui Kevin lo ha conosciuto), giochi di parole (il biglietto con scritto “Get (to the) well soon,” in cui “well” non è solo “bene” ma anche il “pozzo” dove Kevin dovrà portare Patti), ma soprattutto citazioni. Si passa infatti dal mitologico (l’acqua che fa dimenticare rimanda allo Stige dantesco, ma anche al Lete dell’Ade) al cinematografico, con i richiami a Il Padrino e a Terrence Malick (nell’uso della musica classica e della fotografia e della natura), fino anche al letterario, con più di qualche strizzatina a Stephen King, autore più volte citato da Lindelof anche in Lost (e quanto c’è, nel dramma di Patti, di Dolores Claiborne?).

It’s because I stick to you, Kevin.

The Leftovers - 2x08 International AssassinL’episodio diventa così un mix di tantissimi elementi, con i quali Lindelof gestisce benissimo l’ampio range di sentimenti, senza far sembrare questo suo tentativo troppo lacrimevole, troppo elegiaco o semplicemente un divertissment. Perché tutto poi altro non è che un contorno al cuore dell’episodio, ovvero il rapporto tra Kevin e Patti, due facce della stessa medaglia, o forse un’unica stessa faccia: Kevin è Patti, Patti è Kevin, accomunati dalla stessa paura, attanagliati dal terrore che nulla, persino la vita stessa, abbia più un senso dopo quel fatidico 14 ottobre. È esemplare il fatto che quando Gladys interroga Kevin sul perché lui fumi, la macchina della verità non si accenda nel momento in cui lui risponde con la stessa filosofia dei Guilty Remnants, segno che l’uomo non sta recitando un copione, ma che in fondo egli stesso sposa quella linea di pensiero. Kevin ha indossato nella vita i panni del poliziotto, Patti quelli del nichilismo, ma entrambi sono arrivati al suicidio come unica risposta alla paura che i due avevano in comune.

On October 14, attachament and love became extinct.

The Leftovers - 2x08 International AssassinCiò è ancor più evidente nel primo dei monologhi di una qui gigantesca Ann Dowd, quando l’attrice veste i panni della senatrice e attesta che killer e vittima spesso non sono così diversi, ma anzi condividono le stesse convinzioni. E in questo caso è proprio quella paura di ricominciare, quella paura di guardare avanti perché avanti sembra non esserci più niente, quella paura di tornare ad amare lì dove anche l’amore è stato privato di ogni senso. È dal riconoscimento di questa comunanza che infine arriva il perdono, la pietà, la misericordia. E nel bellissimo racconto finale del trionfo di Patti a “Jeopardy” e dell’occasione mancata di ricominciare da capo la propria vita, tutta la fragilità umana prende vita nelle ultime, non casuali, parole della donna prima di morire: “I’m scared, Kevin.

– It’s hard.
– Why?
– Because I feel sorry for you.

The Leftovers - 2x08 International AssassinL’abbraccio tra Patti e Kevin non è solo il simbolo della riconciliazione di sé con i propri demoni, ma anche la consapevolezza che di essi siamo schiavi. La stessa citazione iniziale “Know, first, who you are, and then adorn yourself accordingly” deriva d’altra parte dal filosofo Epitteto (che in greco vuol dire proprio “schiavo”), secondo cui la felicità derivava dalla nostra capacità di accettare ciò che è in nostro potere e ciò che non lo è. Quello che è accaduto il 14 ottobre non è in nostro potere, mentre il ricominciare a vivere, quello sì. E forse quello spaventa più della scomparsa nel nulla del 2% della popolazione mondiale. È questo il senso del dramma di Patti: “I could. But I didn’t.” Quante vite potrebbero essere riassunte in questa frase? Forse tutte, forse no, ma ciò che importa è che in quel pozzo che collega la vita e la morte, amore e paura si fondono insieme intorno al caos che muove il resto del mondo.

The Leftovers - 2x08 International AssassinSe la caverna (che rimanda a quella di Platone) in cui viviamo ci crolla alle spalle, possiamo o scavare o andare avanti, anche se, prima o poi, ciò che incontreremo sarà comunque la morte. È questa la beffa, è forse questo il (non) senso di tutto. Eppure da quell’andare avanti, una nuova vita è nata e quella continuerà. Potrebbe essere questo, in effetti, il significato di quei primi 10 minuti di questa stagione. Così anche Patti muore (definitivamente?) per dare vita a Kevin, e tutto prosegue così, in un caos che a Jarden sta per esplodere in vista degli ultimi due episodi. Si conclude in questo modo l’ennesimo episodio fuori dagli schemi di questa serie, una puntata che impreziosisce il discorso di Lindelof che quest’anno si è fatto più organico, coerente, trascinante. “International Assassin” è un episodio ambizioso, e per questo anche facilmente criticabile, ma arriva al momento giusto e dopo un percorso costruito attentatamente e con cognizione di causa. Un ulteriore esempio della maturazione di un progetto quanto mai complesso e che sembra migliorare di settimana in settimana.

Voto: 9+

 

11 Risposte

  1. Pietro Franchi scrive:

    Bellissima recensione Diego, davvero! Un milione di chiavi di lettura per quella che è, probabilmente, la puntata più riuscita della serie, complessa ed ambiziosissima. E poi c’è quel tocco alla “The Sopranos” che non può essere casuale, in un’affinità di temi (Kevin Finnerty da una parte, Kevin Harvey dall’altra) che viene esplorata in due modi diversi ma altrettanto riusciti. Chapeau a Lindelof, questa seconda stagione è davvero qualcosa di unico.

     
  2. SerialFiller scrive:

    10
    10
    10
    10
    10

    alla recensione, alla serie e alla puntata e consentitemi anche a Lindelof

     
  3. Andrea scrive:

    complimenti per essere riuscito a recensirla! episodio straordinario e veramente difficile da recensire! ancora complimenti

     
  4. Filippo scrive:

    Episodio da vedere, rivedere e rivedere.
    ENORME.
    Non so nemmeno cosa dire, semplicemente non ho parole.
    Basti sapere che è la tipica puntata la cui chiusura ti fa pensare: “quindi, questa puntata mi è piaciuta o no?”.
    Il voto resta un 10, anche solo per l’ambizione e il coraggio nel prendere questa piega narrativa e la buonriuscita di essa.
    Solo… basta Justin Theroux. Voglio dire, lo amo eh, ma il problema sta proprio nel rappresentare un personaggio che, nel bene e nel male, o piange o non capisce niente o entrambe le cose contemporaneamente.
    Comunque, lo considero un attore bravissimo, ma due puntate di fila con lui onnipresente mi destabilizzano. Lo amo molto di più in episodi in cui è presente in modo moderato, equilibrato almeno con un altro personaggio.
    Comunque queste sono sottigliezze da non tenere neanche in conto, più che altro perché soggettive.
    Questa rimane una signora Puntata, una di quelle con cui The Leftovers non fa altro che viziarci ogni settimana.

     
  5. Nicola Bandini scrive:

    Dopo puntate, serie, recensioni, temi, riflessioni del genere…mi domando sempre: cosa aspettano ad insegnarle a scuola queste cose?? Vogliamo andare avanti coi Promessi Sposi quando esistono tali capolavori, più attuali più profondi e per giunta più fruibili? Seriamente?

    Puntata dantesca. Recensione sublime.

     
  6. Giovanni scrive:

    Ma vogliamo parlare del “Va pensiero” brutalmente interrotto in più frangenti, quasi come se Kevin non fosse ancora pronto a “far andare via” il suo pensiero, ossia Patti? Io l’ho vista così, chissà se gli americani hanno colto questa sfumatura 😀
    Episodio superbo è dir poco, ci ho visto di tutto qui, da Dante a King, e la tua recensione mi ha aperto a nuove punti che avevo trascurato: possa una serie come The Leftovers campare ancora a lungo!

     
  7. Michele scrive:

    Un episodio spiazzante!
    Dopo la settima puntata, c’era in ballo la morte di Kevin. In effetti, la puntata ha ricordato Lost, nel senso che non sapevi dove fosse veramente il protagonista, visto che prima era tecnicamente morto.
    Bella la recensione, per una puntata molto filosofica. Sono d’accordo che sarebbe interessante insegnarla, ma non necessaria,ente a scuola. Secondo me va bene amche per gli adulti.
    Molte serie ti fanno evadere e, chi piu’ chi meno, ti fanno vedere come comportarti nella vita. Questa serie e questa puntata ti fanno vedere un modo in cui pensare, con tutte le sue difficolta’ e le sue contraddizioni.

     
  8. Filippo scrive:

    Credo che dopo la nona puntata, posso affermare di non aver mai assistito ad una tale pianificazione di una stagione. E’ davvero PERFETTA. Puntata sublime, da massimo voto pure questa. Mi spiace, Fargo, davvero: sei meraviglioso. Ma qua non c’è davvero storia. The Leftovers si merita il premio solo per aver saputo convincere tutti quelli che la bistrattavano a morte fino alla scorsa stagione. E per chi l’ha abbandonata: vi state perdendo una delle stagioni di televisione migliori mai passate sul piccolo schermo. Raramente sento il bisogno di dover scrivere qualcosa su una puntata appena ne termino la visione. Accade solo con le migliori.

     
  9. Writer scrive:

    Sconcertante e potente questo episodio. Lindelof si misura nuovamente con l’afterlife (o con una zona di transizione tra vita e morte). Solo che nell’ultima puntata di Lost l’afterlife sembrava un espediente per riunire tutti i personaggi in una foto di gruppo, in una sorta di ultimo giorno di scuola (vanificando, di fatto, tutta la vicenda narrata nello scenario “alternativo”, quello in cui il volo Oceanic 815 non precipitava), mentre qui l’autore propone un viaggio, insieme simbolico e iniziatico, fino alle radici della condizione umana, un percorso di rinnovamento spirituale in cui la liberazione dalle proprie ossessioni coincide con una rinascita, con un ritorno dal mondo dei morti. Puntata piena di simbolismi, dal grande impatto, quasi irritante nella sua costruzione e nel suo sviluppo. Ma è un episodio magistrale.

     
  10. Katia scrive:

    Grazie per la recensione.
    Io, alla fine della puntata, ho applaudito.
    A Kevin, ma anche a chi l’ha creata. 😉

     

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