The Man in the High Castle – 1×02/03 Sunrise & The Illustrated Woman

The Man in the High Castle - 1x02/03 Sunrise & The Illustrated WomanIl pilot di The Man in the High Castle funzionava soprattutto grazie alla sua premessa, alle immense opportunità che l’opera di Dick garantiva agli autori. Quello che convinceva, insomma, era il mondo presentato, interessante e unico nel suo genere, mentre i personaggi venivano lasciati sullo sfondo, muovendo in avanti la linea narrativa principale.

Rimaneva da capire se le potenzialità del primo episodio sarebbero state sfruttate al meglio, limando allo stesso tempo i difetti che minacciavano la consistenza a lungo termine dello show: dopo “Sunrise” e “The Illustrated Woman”, purtroppo, il giudizio non è dei più positivi, visto un calo di qualità nella messa in scena che, una volta svanito l’effetto straniante del primo episodio, si impone con prepotenza sullo spettatore.

The Man in the High Castle - 1x02/03 Sunrise & The Illustrated WomanSe la regia, la fotografia e le interpretazioni si mantengono spesso su un livello discreto, è la scrittura – vero e proprio perno di quasi ogni prodotto televisivo – che non convince, mostrando dei punti deboli che trovano ben poche giustificazioni. In “Sunrise”, in particolare, la necessità degli autori di continuare con la trama orizzontale senza soffermarsi sui personaggi non può che rendere il tutto privo di sostanza, di reali motivazioni; non esiste un vero contatto tra lo spettatore e i due protagonisti, soprattutto perché essi vengono trattati più come strumenti narrativi che come esseri umani veri e propri. Il personaggio di Joe, ad esempio, deve il suo unico lato distintivo alla rivelazione della sua affiliazione coi nazisti, ma ciò non viene né approfondito né ampliato, bensì solo costantemente sbattuto in faccia a chi guarda, riportando gli ordini (utili, appunto, solo dal punto di vista narrativo) dell’Obergruppenführer. È per questo che la sua relazione con Juliana, altrettanto anonima, non funziona: le basi su cui si fonda non sono ancora state costruite, e gli scambi tra i due non possono che risultare falsi, artificiosi.

The Man in the High Castle - 1x02/03 Sunrise & The Illustrated WomanIl problema, però, è ben più radicato: se la mancata costruzione dei personaggi mina la consistenza del secondo episodio, il livello qualitativo con cui viene costruita la narrazione ne azzoppa la credibilità, rendendo il tutto farraginoso e talvolta semplicistico. Le situazioni presentate non fanno che prendere e riutilizzare (senza rielaborare) i cliché più classici di diversi generi, dal prigioniero interrogato e privato della sua famiglia all’incontro con un uomo ben disposto che si rivela poi essere una spia. Certo, non è sempre l’originalità a garantire la qualità della scrittura di una serie televisiva, ma in questo caso tale difetto non è che l’inizio: la possibilità che il “già visto” venga trasformato in qualcosa di più viene presto smentita da delle svolte scialbe, prevedibili, non abbastanza forti. Tale problema non può che accumularsi fino ad esplodere nel finale di “Sunrise”, un momento che dovrebbe risultare tragico e devastante ma che invece pecca di poca incisività, complice una sospensione dell’incredulità che viene spinta decisamente troppo oltre – il fatto che la spia non si porti nemmeno un’arma dietro, o che Joe arrivi esattamente nel momento dell’attacco sono forzature difficili da accettare, soprattutto se ammassate nella stessa scena.

The Man in the High Castle - 1x02/03 Sunrise & The Illustrated WomanNon tutto funziona male, sia chiaro: il pregio fondamentale del pilot, si diceva, stava appunto nella costruzione ed elaborazione di un universo unico, originale, frutto dell’ucronia creata da Dick. Tale aspetto viene parzialmente lasciato da parte dopo il primo episodio, ma non del tutto, e le sequenze in cui le culture diverse vengono esplorate ed intrecciate sono probabilmente le più riuscite in assoluto: si veda, ad esempio, la scena della colazione in famiglia a casa di John Smith, molto efficace nel fondere la tradizione statunitense con quella tedesca dell’epoca. Si tratta di una formula che, in un certo senso, scaturisce naturalmente da quella che è la premessa dello show (e quindi attribuibile alla mente dell’autore del romanzo), ma funziona, e riesce a catapultare con grande impatto lo spettatore nel mondo presentato, senza far risultare il tutto troppo esagerato o difficile da accettare. Si può dire, inoltre, che l’aspetto culturale sembra poter essere fondamentale per gli sviluppi futuri della narrazione, ponendo le così diverse tradizioni giapponese e tedesca (e le loro relative influenze a stelle e strisce) in contrasto: non resta che vedere come gli autori svilupperanno la vicenda, ma le potenzialità sono decisamente sfruttabili.

The Man in the High Castle - 1x02/03 Sunrise & The Illustrated WomanC’è da dire che la serie funziona piuttosto bene su un certo aspetto, ovvero quello dell’intrattenimento: in “The Illustrated Woman”, soprattutto, dopo aver approfondito almeno in parte (anche se in modo piuttosto scontato) i due protagonisti, la narrazione si dipana con fluidità, confluendo in un cliffhanger che aumenta la curiosità per gli sviluppi futuri. Il problema, a questo punto, è uno solo: come bisogna valutare la qualità dello show di Amazon? Dato il punto di partenza, era più che lecito aspettarsi qualcosa di serio, stratificato, profondo e forse anche un filo rivoluzionario. Quello che invece ci si trova davanti è un prodotto che ha moltissimi difetti, ma che, una volta superati i primi ostacoli, riesce a scorrere con fluidità, nonostante le trovate poco convincenti – si pensi solo al personaggio così caricaturale del Marshal.
Una volta accettate le numerose falle nella scrittura, insomma, si può dire che la creatura di Spotniz trovi una sua dimensione, che tuttavia non è quella che ci si aspettava e non è nemmeno facile da accettare: dopotutto, si parla sempre dell’adattamento di un romanzo di Philip K. Dick, e appiattire il tutto fino a trasformarlo in un prodotto di intrattenimento non può che deludere gran parte del pubblico che era stato attirato dalle premesse della serie.

The Man in the High Castle, quindi, prosegue il suo percorso con due episodi difettosi, solo occasionalmente in grado di tener testa alle aspettative createsi con il pilot e con una base forte come quella del romanzo d’origine. Ci sono ampi margini di miglioramento e delle idee molto interessanti, ma i forti punti deboli nella scrittura sono senza dubbio radicati, e non possono che far nascere un senso di frustrazione che è difficile da scacciare mentre si assiste al dipanarsi della narrazione.

Voto 1×02: 6
Voto 1×03: 6 ½

 

Pietro Franchi

"Nobody exists on purpose, nobody belongs anywhere, everybody's gonna die. Come watch TV?"

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