Doctor Who – 9×12 Hell Bent

Doctor Who - 9x12 Hell BentSteven Moffat è senza ombra di dubbio uno sceneggiatore geniale, come ci ha dimostrato più volte a partire da “Blink” fino all’ultimo “Heaven Sent“. Ma, d’altra parte, se c’è un termine che va di pari passo con “genio” è quasi sempre “sregolatezza”, altro marchio di fabbrica della produzione moffattiana in Doctor Who.

Il divisivo showrunner è, infatti, un autore tanto brillante quanto eccessivo, tanto acuto quanto smodato, la cui difficoltà nel tirare le somme degli ambiziosi progetti che mette in piedi è ormai diventata tristemente proverbiale. Una specie di maledizione, insomma, che ha accompagnato (e in parte rovinato) le ultime stagioni della serie, ma a cui, dopo un’annata sorprendente e bellissima come la nona, speravamo di riuscire almeno per una volta a sottrarci. Si può dire che le nostre aspettative siano state contemporaneamente deluse e rispettate: “Hell Bent” è un episodio moffattiano fino al midollo – e dunque macchinoso, non sempre coerente, servile nei confronti dei fan e, soprattutto, di un’idea spesso tossica di “spettacolarità” –, ma allo stesso tempo un enorme passo avanti nel tentativo di dare finalmente una certa organicità a questi elementi e di farne quindi un uso più equilibrato, anche subordinandoli al character development (e non viceversa, come fatto in passato).

Cosa non funziona – Gallifrey, The Hybrid, il Diner, la (non) morte di Clara

Doctor Who - 9x12 Hell BentDopo la rivelazione di “The Day of the Doctor” e ben due stagioni per mettere insieme i pezzi, il Dottore torna finalmente su Gallifrey, e lo fa soltanto per salvare Clara. Abbiamo atteso a lungo questo momento, ma arrivati al dunque non c’è nulla che renda giustizia a tanta anticipazione. Anzi, a ben vedere, non si capisce perché il Dottore sentisse il bisogno di ritrovare il proprio pianeta, se a conti fatti non aveva alcuna intenzione di metterci davvero piede (visto il motivo per cui lo aveva abbandonato fin dal principio). Ma anche tralasciando questo punto, che è sicuramente controverso e soggetto a facili fraintendimenti, l’uso di Gallifrey in questa occasione risulta comunque piuttosto limitato e superficiale, laddove sarebbe stato invece possibile costruire una storia molto articolata e ricca di spunti. In altre parole, Gallifrey e gli stessi Time Lord sono stati inseriti nel racconto in maniera del tutto strumentale rispetto al salvataggio di Clara nonché alla minaccia dell’hybrid, e di conseguenza trattati come una questione secondaria.

Tutto questo genera una sensazione di spaesamento, acuita dal fatto che lo stesso tema dell’ibrido non è stato introdotto adeguatamente nel corso della stagione ma solo accennato di tanto in tanto, pur giocando un ruolo a quanto pare fondamentale nell’economia della puntata – perfino della serie – e soprattutto nel rapporto tra il Dottore e la sua terra d’origine. È strano che qualcosa di così importante per i personaggi non sia stato percepito allo stesso modo dallo spettatore, andando quindi a generare una sorta di scollamento tra intenzioni e realizzazione, che di fatto indebolisce tanto l’impatto dell’arrivo su Gallifrey quanto del pericolo costituito dall’ibrido (per il protagonista e per i suoi simili). A questo, poi, si aggiunge un ulteriore problema: il coinvolgimento di Missy nell’incontro tra Clara e il Dottore. La spiegazione ridicola fornitaci l’anno scorso – è una maniaca del controllo – si è rivelata, fortunatamente, l’ennesimo depistaggio à la Moffat; ma anche ora che ci troviamo alla fine del ciclo di Clara, e dunque l’ultima volta in cui dovremmo (almeno secondo logica) occuparci della questione, qualcosa, inevitabilmente, non torna.

Doctor Who - 9x12 Hell BentLa ragazza è molto simile al Dottore, è vero, ma come se ne sarebbe dovuta accorgere Missy? Prima dell’incontro con il Signore del Tempo, Clara era una donna ordinaria, con un’intelligenza brillante, certo, ma pur sempre una persona qualunque. Non c’erano occasioni in cui Missy avrebbe potuto scorgere in lei un potenziale in quel senso, anche perché per capire che direzione avrebbe preso il suo rapporto con il Dottore ci sarebbe voluto di certo un po’ di tempo. Questo va considerato soprattutto se pensiamo che la somiglianza tra i due non si riduce alla capacità di trovare soluzioni sorprendenti a problemi apparentemente irrisolvibili, ma ha a che fare anche con la dimensione del coraggio, dello spirito di sacrificio, della sensibilità e, soprattutto, è qualcosa che si è sviluppato nel tempo, attraverso una serie di esperienze (tra le quali ha probabilmente giocato un ruolo fondamentale la decisione di introdursi nel flusso temporale del Dottore in “The Name of the Doctor“) che hanno profondamente cambiato il modo in cui Clara guarda alla vita. Pensare che Missy li abbia fatti incontrare soltanto perché la ragazza era già da prima molto simile al Dottore non solo non convince appieno per via dei problemi logistici che comporta, ma svilisce anche il lavoro di character development effettuato nel corso delle ultime due stagioni, andando di fatto a sminuire la questione, invece molto suggestiva e inedita, dell’influenza negativa che viaggiare nel Tardis può avere sulla psicologia delle companion.

Un’altra incongruenza tra le esigenze narrative (ma anche e soprattutto del pubblico) e quelle dei personaggi all’interno della storia è data dalla scelta del setting vero e proprio, ovvero quel diner dall’aspetto molto familiare in cui il Tardis va a mimetizzarsi. Se ci riflettiamo un attimo, non c’è alcun motivo logico per cui Clara dovesse (o volesse) salutare per l’ultima volta il Dottore proprio nel mezzo del deserto americano, impersonando una cameriera della stessa tavola calda già vista in “The Impossible Astronaut”.
Doctor Who - 9x12 Hell BentÈ comprensibile che sentisse il bisogno di scambiare con lui qualche parola, perfino di verificare se si fosse effettivamente dimenticato di lei (un po’ come River, che spera sempre di incontrare una versione del Dottore che possa riconoscerla), ma non si capisce perché farlo proprio in questo modo, se non per giocare con i sentimenti dello spettatore o per costruire una cornice accattivante per le vicende di Gallifrey. La soluzione è quindi affascinante ma immotivatamente macchinosa e, in ultima analisi, per nulla spontanea e credibile dal punto di vista dei personaggi. Moffat, insomma, sacrifica la loro esperienza all’interno della storia in favore di ciò che è al di fuori di essa, ovvero il modo in cui è raccontata (e per chi). Sebbene ciò avvenga in misura diversa in ogni opera di finzione, dovrebbe essere sempre possibile trovare un punto d’incontro tra le soluzioni più spettacolari e l’effettiva opportunità di utilizzarle. In una serie come Doctor Who la dimensione meta è giustamente fortissima, ma non dovrebbe comunque arrivare al punto di soverchiare tutte le altre.

Doctor Who - 9x12 Hell BentInfine, dobbiamo fare i conti anche con il parziale ridimensionamento degli eventi di “Face the Raven” che, nonostante la cura con cui è stato messo in scena, presenta senza dubbio delle evidenti criticità. Già in passato Moffat aveva scelto di “riscrivere” – letteralmente – un evento passato luttuoso e inaccettabile come la distruzione di Gallifrey, ma in quel caso la decisione era funzionale all’avvio di un nuovo ciclo che ponesse fine ad alcune dinamiche già abusate e aprisse la strada al nuovo Dottore di Capaldi. Qui il congelamento di Clara in uno stato di quasi-morte è motivato unicamente dal desiderio di concederle nuove avventure da vivere e di farle assumere definitivamente il ruolo che è stato (e rimane comunque) del Dottore. In questo caso, quindi, si tratta di una scelta molto meno coraggiosa e più problematica, almeno dal punto di vista delle sue specifiche finalità. La dipartita di Clara in “Face the Raven” aveva avuto un impatto fortissimo e una ragion d’essere precisa; scegliendo di salvarla, anche se in maniera contorta, Moffat ha depotenziato notevolmente l’efficacia di quello specifico segmento e ribaltato, almeno in parte, le premesse su cui si basava, dando comunque a Clara (per quanto non al Dottore) un lieto fine che probabilmente non meritava e che cambia completamente il percorso svolto dalla ragazza. Questa diventa, infatti, una sorta di Doctor-Donna 2.0, ovvero quella che potremmo definire la risposta moffattiana al bellissimo personaggio di Catherine Tate, il cui destino si rivela simile, ma antitetico, a quello di Clara.
Vedremo più avanti in che modo tale soluzione non sia, comunque, priva di fascino.

Cosa funziona – Gallifrey, The Hybrid, il Diner, la (non) morte di Clara

Dopo aver discusso di tutti quegli elementi che rendono “Hell Bent” un episodio non pienamente riuscito, possiamo concentrarci su ciò che, invece, ha funzionato alla grande. Curiosamente, ma neanche tanto visto che stiamo parlando di Moffat, ci renderemo conto che si tratta almeno in parte delle stesse scelte creative, osservate semplicemente da un altro punto di vista.

Doctor Who - 9x12 Hell BentLa possibilità di ritrovare il pianeta d’origine del Dottore ci ha accompagnato per tutte le ultime due stagioni della serie, ma a ben vedere il terreno per questo grande evento non era stato mai preparato granché: senza una storia collaterale che riempisse di senso i buchi lasciati dalla poca cura rivolta a quel preciso filone narrativo, avremmo rischiato di restare ancora più delusi e interdetti dal risultato finale. Certo, si sarebbe potuto ovviare al problema rimandando ulteriormente questo momento e scegliendo di includere altri nemici, e non i Signori del Tempo, nel piano di recupero delle informazioni sull’ibrido, ma – posto che comunque non è per niente detto che Gallifrey non torni nella prossima stagione per correggere il tiro – ciò avrebbe comportato uno stravolgimento della trama (e del messaggio) che ci avrebbe impedito di godere di alcune trovate, al contrario, molto gradite. Giusto per restare in questo ambito, il ritorno del Dottore sul pianeta è anche l’occasione per riprendere alcuni dei temi più interessanti della serie, in particolare quello del “combattente disarmato” e della possibilità per il Signore del Tempo di svestire i panni del dottore e di comportarsi in maniera “crudele e codarda”. Ciò non annulla completamente la sensazione di straniamento di cui si parlava più su, ma di certo aiuta ad attenuarla, specie ad una seconda visione.

Per quanto riguarda l’ibrido, invece, non si può negare che la scelta di trasformarlo nell’unione del Dottore con la sua companion sia stata una sorpresa riuscitissima e affascinante, in grado perfino di ribaltare il principio per cui Moffat tende sempre a sacrificare l’evoluzione dei personaggi sull’altare del colpo di scena strabiliante e artificioso. Pur con tutte le remore già esposte, si tratta infatti di un’immagine molto potente, che porta alle estreme conseguenze il tema dell’ascendente negativo del Dottore sulle companion attraverso l’elaborazione di un “viceversa” che arricchisce ulteriormente la questione.
Doctor Who - 9x12 Hell BentIn quest’ottica, “Hell Bent” può considerarsi un “The Waters of Mars” rivisitato, in cui il Dottore sfida nuovamente ogni legge del tempo soltanto per “curare il suo cuore” e ribellarsi ad un destino che non vuole accettare. In quell’occasione era stata la solitudine a spingerlo verso il baratro; stavolta, invece, si è trattato di qualcosa di diverso ma del tutto analogo e assimilabile a quanto accaduto in passato. Il Signore del Tempo, infatti, non è stato in grado di porre un freno ai propri desideri perché anche stavolta aveva viaggiato per troppo tempo da solo con se stesso: se Clara negli anni è diventata come il Dottore, allora questi non ha fatto altro che guardarsi allo specchio di avventura in avventura, perdendo il contatto con la realtà di cui ha sempre avuto bisogno per non diventare pazzo. Il legame tra di loro si è trasformato, quindi, in qualcosa di tossico, sia perché erano ormai troppo simili per poter rendersi conto dei loro eventuali e reciproci sbagli, sia perché nessuno dei due riusciva di fatto a contenere l’altro: da un lato Clara non voleva essere trattata come una creaturina indifesa incapace di badare a se stessa, reclamando il diritto a mettersi costantemente in gioco (e in pericolo) proprio come fa ogni volta il Dottore; dall’altro quest’ultimo sentiva fortissimo quel “duty of care” che gli impediva di riconoscerla a tutti gli effetti come sua pari, spingendola a prendere autonomamente le proprie decisioni e, in definitiva, ad incontrare la morte nella Trap Street.

In atre parole, il Dottore adorava ma allo stesso tempo non accettava né era pronto a rendersi pienamente conto di avere a che fare con una persona estremamente compatibile con il suo modo di essere (seppure allo stesso tempo altrettanto “breakable”), e ciò alla lunga ha portato entrambi ad un punto di non ritorno che costituiva un pericolo per l’intero universo. La rivelazione dell’immortale Me – la cui presenza è fondamentale in questo frangente, in quanto simboleggia l’impossibilità per il Signore del Tempo di viaggiare con qualcuno così uguale a lui – è quindi il momento della presa di coscienza definitiva e il culmine del percorso pensato da Moffat: così come l’unione di due razze guerriere, frutto essa stessa di una forzatura delle regole dell’universo operata dal Dottore e rappresentata da Ashildr, ha portato a delle terribili storture, allo stesso modo l’ibrido è un bellissimo abominio che non sarebbe mai dovuto esistere; qualcosa di contemporaneamente “sad” e “beautiful” come la morte delle stelle o della stessa Clara, ma che è destinata ad essere dimenticata o comunque superata – proprio come dice Me, “to be over”.

Doctor Who - 9x12 Hell BentPerché la questione fosse chiusa, però, era necessario concedere ai personaggi un’ultima occasione per dirsi addio ed elaborare “il lutto”. Da questo punto di vista anche l’inserimento del diner nel racconto acquista una sua ragione d’essere, andando a rappresentare, grazie alla sua precisa iconografia, il luogo più adatto per raccontarsi, mettersi a nudo di fronte ad un estraneo che poi, in realtà, non lo è mai per davvero (sia metaforicamente che concretamente) e trovare quindi un’oasi di pace in mezzo al deserto della propria solitudine. Si tratta comunque di una scelta controversa, che continua ad avere poco senso nell’universo di riferimento dei personaggi, ma che, se vista in quest’ottica, è qualcosa di più di un semplice “fan service”. Probabilmente un buon compromesso sarebbe stato servirsi di un bar londinese piuttosto che di un diner americano, magari per citare uno dei primi dialoghi tra Clara e il Dottore in “The Bells of Saint John”. Tuttavia, in fin dei conti, possiamo dire che Moffat abbia fatto comunque un grande passo avanti rispetto al passato, riuscendo ad arricchire di significato anche quelle scelte creative che più amplificano i difetti della propria scrittura.

Per concludere, soffermiamoci un attimo sulla scelta di far tornare Clara a Gallifrey passando per “the long way around” piuttosto che condannarla ad una morte coraggiosa ma tristemente definitiva. Sebbene rappresenti, come abbiamo detto, una soluzione molto meno drammatica e dunque coraggiosa di quella prospettata da “Face the Raven”, trasformare la ragazza in una sorta di Time Lady bloccata nell’attimo tra un battito e l’altro è un espediente non soltanto molto singolare e creativo ma anche decisamente ispirato. Se è vero che da un lato sminuisce la tragicità (e dunque l’impatto emotivo) della morte di Clara e della questione ibrido, dall’altro getta una luce nuova sulla figura della companion, che ne esce decisamente valorizzata. In questo modo, infatti, la donna non subisce passivamente gli errori del Signore del Tempo, ma trova un modo per sfruttarli a suo vantaggio e aggiungere valore alla propria esperienza di vita anche in maniera indipendente da lui.

Doctor Who - 9x12 Hell BentA differenza di Donna Noble, che era soltanto una “precaria di Chiswick” prima di incontrare il Dottore e che tale tornerà ad essere dopo la metacrisi, Clara ha l’opportunità di riscattarsi e condurre un’esistenza parallela a quella del suo vecchio amico ma altrettanto soddisfacente. Da questo punto di vista il percorso pensato per lei è molto più “empowering” di quello costruito intorno alla companion daviesiana, la cui grandezza – anche nei panni di Doctor-Donna – viene sempre posta in relazione al Dottore, catalizzatore delle potenzialità di chi gli sta accanto. Ovviamente anche per Clara è almeno in parte così, dal momento che senza di lui non avrebbe mai potuto vivere le avventure che ha vissuto e mettere alla prova la propria intelligenza e sensibilità, ma con lei Moffat compie un salto di qualità, plasmandola sì ad immagine e somiglianza del Dottore, ma permettendole di affrancarsi dalla sua ingombrante presenza e restare comunque una persona straordinaria. In fondo, nella vita, siamo tutti il prodotto degli incontri e delle esperienze che facciamo, ed è solo attraverso il confronto con l’altro che possiamo scoprire le nostre vere potenzialità: da questa prospettiva il ciclo di Clara è quindi un percorso di scoperta del sé, un racconto di formazione che, come tutte le storie di questo genere, si conclude con il passaggio all’età adulta e dunque l’accettazione dei propri limiti e l’esaltazione dei propri punti di forza.

Doctor Who - 9x12 Hell BentIn ultima analisi “Hell Bent” è un episodio molto lontano dalla perfezione, ma forse proprio per questo ancora più affascinante. Steven Moffat si conferma, ancora una volta, un autore brillante e problematico, in grado di consegnarci una stagione bellissima come non se ne vedevano da tempo e contemporaneamente di distruggere parte del lavoro fatto attraverso un finale costantemente accompagnato, nonostante i pregi, da un senso di insoddisfazione che ne inquina la visione. Tutto sommato, però, non possiamo che giudicare questa prova in maniera positiva, riconoscendo allo showrunner più discusso di New Who il merito di avere compreso, come il Dottore, i limiti del proprio operato e aver cercato, a modo suo, di porvi rimedio.

Perché il consiglio di Clara “run you clever boy, and be a doctor” , in fondo, è valido per tutti.

Voto episodio: 8
Voto stagione: 9

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

4 Risposte

  1. Joy Black scrive:

    Bella recensione! Efficace, argomentata e approfondita. Hai centrato il punto con la divisione diciamo “pro e contro”, riuscendo ad elencare in maniera puntuale e precisa i difetti e i pregi dell’episodio. Sostanzialmente leggendo in giro per il web i giudizi sono piuttosto polarizzati, come spesso accade con Moffat: a seconda di quanto peso viene dato ai difetti o ai pregi da te elencati, se ne può trarre un giudizio positivo o negativo (anche in maniera forte nell’uno e nell’altro senso). Io personalmente riconosco tutte le debolezze di questo finale, illustrati nella prima parte, ma trovo che le cose riuscite le superano come peso specifico, e se guardo il voto dell’episodio (che peraltro è lo stesso che darei io) vedo che anche così è per te. Devo dire che per me il peso specifico ancora una volta le hanno fatto le emozioni provate, che sono tutt’altro che artificiali o strumentali, ma un connubio di scene bellissime tra Clara e il Dottore, il loro cammino evolutivo come personaggi.

    Poi Moffat si dimostra un maestro nelle citazioni nella circostanza (in passato magari esagera e sfocia in un eccessivo fanservice, ma qui invece ha avuto senso tutto), cita le four knocks (richiamo al Master, che è dietro il rapporto Clara-Dottore), cita the impossible astronaut con il Diner perché Clara ora deve un po’ ripercorrere i passi di Eleven in quell’episodio e nella sesta stagione in generale. Riesce in maniera brillante ad introdurre il tema musicale di Clara all’interno della storia (no davvero da applausi). Insomma fanservice si (ma in Doctor Who ci sta tutto), ma fatto con criterio.

    Sulla questione della Diner abbiamo dibattuto a lungo, ritengo che all’interno della storia non sia una scelta di Clara lasciare il Dottore in Nevada, ma sia piuttosto appunto una cosa che succede, ma che a livello simbolico, con la simbologia americana (su cui Attilio saprà dire di più se vorrà intervenire), ritrova una perfetta corrispondenza nel camino evolutivo dei personaggi ed in particolare sul percorso di indipendenza di Clara che sia avvia ad una nuova frontiera di avventure, che si concluderanno comunque sul ritorno su Gallifrey e la conseguente morte (che per me emotivamente non è depotenziata, perchè lei muore così per quella scelta).

    Moffat decide di premiare Clara facendola emancipare dal Dottore e di fatto facendole vestire in tutto e per tutto i panni del suo amico-modello di vita. E’ morta perché si è comportata come il Dottore non essendola, ha affrontato la morte con coraggio, almeno ha finalmente la “gioia” prima di affrontare il corvo di poter vivere questo suo sogno.

    PEr la questione Ibrido, pur avendo comunque dei punti poco chiari (ma c’è tempo ancora per chiarirli) ho davvero apprezzato la rivelazione che fosse l’unione fra Clara e il Dottore, perfettamente in linea con quanto visto nel loro rapporto che come hai detto tu si è fatto tossico per entrambi (e non solo per Clara come segnalato in precedenza)

    Sicuramente c’è molto altro da dire, ma per il momento mi fermo qui, non prima di rifarti i complimenti per questa recensione perfetta di un episodio molto difficile. :)

     
    • Grazie! :)
      Preciso solo una cosa: quando parlo di “depotenziamento” della morte di Clara mi riferisco al fatto che sapendola praticamente immortale adesso “sentiamo” molto di meno il dolore per quanto successo nella Trap Street e contemporaneamente assistiamo a un riscatto che sminuisce il dramma della ragazza, nel senso che questa non viene più punita dal destino per aver osato troppo, ma in un certo senso ricompensata. Una scelta che, come ho scritto nella recensione, ha comunque un enorme fascino, ma che, appunto, ribaltando le premesse che avevano reso Face The Raven un episodio straordinario in un certo senso lo “rovina” retrospettivamente.

       
      • Joy Black scrive:

        Ma per me non resta in giro moltissimo, per il personaggio che è Clara prima o poi si renderà conto che è giunta l’ora di tornare. Secondo me questo finale è anche un modo per tenersi aperto un suo nuovo coinvolgimento nelle vicende future (cosa che non credo avverrà ma resta una possibilità).
        Comunque io vedendo nella prospettiva, Clara comunque è morta lì e questo non è stato cambiato nella storia, continua comunque ad essere un momento forte emotivo, forse perde drammaticità questo sì, ma la scelta della ragazza resta.

         
    • Joy Black scrive:

      p.s. Tornando alle citazioni come sempre la pagina di Doctor Who Hub arriva puntuale a segnalarne un’altra che non avevo proprio colto.

      https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/hphotos-xpt1/v/t1.0-9/12311051_831683346957199_6386784816607380235_n.jpg?oh=85a3915fc6ff701eb361acf477e74a58&oe=56DFD3C9

       

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *