Fargo – 2×09 The Castle

Fargo – 2x09 The CastleA un passo dal finale, Hawley e Arkin confezionano l’episodio forse più sconvolgente e ambizioso dell’intera stagione, confermando – se ancora ce ne fosse bisogno – lo stato di grazia dello show.

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The bloodiest chapter in the long and violent history of the Mid West region.

Fargo – 2x09 The CastleQuesta annata di Fargo si è distinta fin da subito per l’uso di soluzioni registiche e narrative di grande impatto ma mai gratuite – pensiamo all’ampio uso dello split screen, oppure al bellissimo “LopLop”, interamente dedicato ai Blumquist e a Hanzee. Giunto quasi al termine del suo percorso lo show continua a innovarsi e a stupirci, declinando la consueta sequenza d’apertura in modo inedito. La voce narrante, oltre a permettere il graditissimo ritorno di Martin Freeman, sottolinea in maniera quanto mai efficace il carattere particolarissimo di questo capitolo della “Storia del vero crimine nel Mid West”, confondendo ulteriormente i labili confini tra cronaca e leggenda e aumentando esponenzialmente il senso di straniamento che l’assurdità degli avvenimenti narrati – reali ma al tempo stesso incredibili ­– è in grado di suscitare.

From this point on we’re radio silent.

Fargo – 2x09 The CastleLo spietato ritratto dell’America dipinto da Hawley – come ben sappiamo – non risparmia le forze dell’ordine, che fin dalla scorsa annata abbiamo imparato a conoscere, salvo rare eccezioni, come emblema di un’ottusità provinciale, dimostrandosi non solo incapaci di far fronte all’inarrestabile ondata di violenza che si abbatte sul Mid West, ma finendo anche col favorirla. Accecata da rivalità giurisdizionali e dalla sete di riconoscimenti, la polizia del South Dakota, incarnata dal capitano Cheney, si rivela in tutta la sua inettitudine, dando avvio alla catena di eventi che condurranno al massacro del Motor Motel.

Fargo – 2x09 The CastleSi tratta di una caraterizzazione dai tratti molto decisi, ai limiti della caricatura – pensiamo a quando Lou viene scortato fuori dallo stato pur avendo appena trovato un cadavere – ma proprio per questo perfettamente coerente con l’universo di Fargo. Proprio Lou, come accadrà alla figlia anni dopo, si ritrova quindi ad assistere impotente alla spirale di caos e assurdità che avvolge sempre più le maglie del reale; la sua è una voce che fa appello alla ragione e che quindi non può trovare spazio in un mondo in cui bisogna essere, non pensare. Non è un caso che l’unica a restare impassibile di fronte alla comparsa dell’UFO sia Peggy, la cui filosofia sembra essere davvero la più adatta per sopravvivere all’insensatezza degli eventi.

He was the Gerhardts’ man.

Fargo – 2x09 The CastleIl miraggio dell’arresto della mafia di Kansas City fa ignorare a Cheney la pericolosità di Hanzee, che qui si erge a protagonista assoluto del racconto, mina vagante e al tempo stesso burattinaio degli eventi. La voce narrante precisa come non siano noti il momento e il perchè della decisione di Dent di tradire e sterminare i Gerhardt; questo perchè non è possibile individuarli nella sfera del raziocinio: non si tratta della ricerca di un tornaconto personale – al contrario di Milligan –, né della reazione a uno specifico avvenimento. Come nel caso di Peggy, e a ben vedere anche in quello di Rye, la violenza assume un valore catartico, ponendosi come un atto di liberazione da uno stato di continua oppressione che affonda le sue radici lontano nel tempo, sia che si tratti di una decisione improvvisa che di una vendetta meditata. Ecco quindi che il processo di riappropriazione identitaria di Hanzee non potrà dirsi completo senza l’eliminazione dei Blumquist, involontari testimoni di una volontà di resa che ormai non è più contemplata.

Fargo – 2x09 The CastleQuella di Dent non è però una furia cieca, ma fredda e calcolatrice: l’indiano abbraccia il caos e lo alimenta consapevolmente, sfruttando le debolezze dei Gerhardt – di Floyd in particolare – a suo favore. Se Floyd paga a caro prezzo l’affetto che nutre, nonostante tutto, nei confronti della prole e la necessità di imporsi come leader del clan, in ultima analisi a segnare la fine dei Gerhardt sono però le profonde rivalità interne che hanno messo i fratelli l’uno contro l’altro: l’odio di Bear nei confronti di Dodd culmina nella frustrata ricerca nelle camere del motel – probabilmente con lo scopo di assassinarlo –, per poi sfogarsi nel feroce attacco a Lou che segnerà la sua fine.

It’s just a flyin’ saucer, Ed.

Fargo – 2x09 The CastleDopo otto episodi in cui la violenza non è di certo mancata, non era semplice riuscire a evitare il rischio di assuefazione di fronte all’ennesima carneficina. La scelta di racchiudere l’intera sequenza del massacro – girata magistralmente – tra le chiacchiere ignare della polizia durante una partita a poker e l’apparizione dell’UFO si rivela in questo senso perfetta nel suo sottolineare l’imprevedibilità e l’insensatezza degli eventi, caricandoli di un’inedita forza ed efficacia. Come in una sorta di macabra commedia degli equivoci, assistiamo al reciproco sterminio dei Gerhardt e della polizia del South Dakota, entrambi ignari di chi hanno di fronte fino a che non è troppo tardi.

Fargo – 2x09 The CastleSu questo insensato scenario di morte si staglia nuovamente, com’era già accaduto nel primo episodio, un disco volante: si tratta di una scelta a dir poco audace che però, paradossalmente, riesce a inserirsi in maniera perfettamente coerente e funzionale all’interno del racconto. Da un punto di vista prettamente narrativo va sottolineato come la sua presenza, pur essendo stata ben preparata da una serie di indizi e segnali (qui la doppia inquadratura dell’adesivo nella stazione di servizio), abbia come unico scopo quello di distrarre Bear e permettere a Lou di salvarsi. È però sul versante simbolico che l’oggetto volante rivela tutta la sua potenza.

Fargo – 2x09 The Castle Lungi dall’essere un mero deus ex machina, l’apparizione dell’UFO va ad aggiungere un altro tassello all’immaginario dell’America degli anni Settanta, divenendo una concreta icona dell’intelligibilità del reale. L’apparente assurdità della sua apparizione viene in quest’ottica equiparata a quella della violenza e della malattia (il cancro di Betsy) che pervadono la narrazione, andando nel contempo a complicare il legame tra realtà e finzione che costituisce il perno del racconto fin dalle sue origini coeniane.

In attesa di vedere cosa ci riserverà “Palindrome”, possiamo tranquillamente affermare che questa seconda stagione di Fargo è riuscita a superare anche la più rosea delle previsioni: Hawley ha dato vita a un progetto ancora più ambizioso rispetto all’anno passato, sia in termini di narrazione che di messinscena, guadagnandosi di diritto un posto tra le serie migliori viste quest’anno.

Voto: 9

 

3 Risposte

  1. Writer scrive:

    Fargo si conferma ad altissimi livelli. A partire dall’incipit originale raccontato dai libri, quasi a sottolineare la portata “storica” degli eventi. Molti hanno sottolineato come Fargo si sviluppi in un’America marginale e provinciale, fatta di piccoli paesi dall’architettura casuale e dagli stermiinati spazi orizzontali, lungo la dorsale che dal Kansas porta al Canada. E’ un’America desolante, teatro di numerose produzioni (“Nebraska” di Payne, tanto per fare il primo esempio che mi viene in mente), uno scenario perfetto per raccontare storie in bilico tra la cronaca e l’allegoria. Fargo rielabora questo scenario mantenendone le caratteristiche peculiari (le distese innevate, la sensazione di gelo che avvolge anche i rapporti tra le persone, quella sensazione di essere sopravvissuti in una terra troppo vasta e ostile), ma sviluppa una vena ferocemente ironica e dissacrante, sfiorando, a volte, il grottesco. L’ottusità della polizia è narrata senza mediazioni, il massacro dell’hotel nasce sostanzialmente da un equivoco, i personaggi paiono in balia di un destino che si diverte a prendersi gioco di loro. Più che un allegoria del male, Fargo rappresenta l’insensatezza e l’assurdità degli eventi, come ha ben sottolineato Simona nella sua recensione, delle azioni e delle reazioni che, a volte, paiono seguire logiche imperscrutabili. Peggy ed Ed sembrano invulnerabili, sopravvivono a qualunque tentativo di eliminazione. Magari moriranno nel season finale in un modo quasi accidentale,magari coroneranno ii loro progetto di andare verso Ovest.
    Rimango in attesa dell’ultimo episodio con interesse e riconoscenza.
    A mio giudizio, la stagione più bella del 2015

     
  2. terst scrive:

    Serie stupenda, seconda stagione al livello se non meglio della prima, un manuale di regia, personaggi stupendi. Non c’è dubbio. Ma solo a me due elementi – due scelte, visto che non si tratta di elementi casuali, ma scelte studiate – hanno lasciato l’amaro in bocca?
    Parlo della scelta di Hanzee e dell’UFO.
    Hanzee, che da un giorno all’altro, a metà del lavoro, cambia idea a 360° e decide non solo di cambiare vita, ma di far fuori l’intera famiglia Gerhart. Perché? Va bene il cane che morde la mano del padrone, ma architettare quel piano solo per far fuori tutti quanti, senza un motivo – e facendoci anche sapere, attraverso la voce narrante, che il motivo è sconosciuto, e quindi si tratta appunto di una scelta voluta – mi sembra out of character e una decisione un po’ sbrigativa. Forse ciò che più mi fa sembrare il tutto stonato è il fatto che gli altri personaggi siano, in entrambe le serie, abbastanza stereotipati e monolitici, sai sempre che cosa aspettarti da loro (il poliziotto buono, il poliziotto stupido e ottuso, anche Peggy nella sua follia è prevedibile, e così via… non che questo sia una critica, è una scelta perfetta per il taglio grottesco della serie), mentre il comportamento di Hanzee esce completamente dagli schemi, spiazzando e risultando, almeno per me, fuori luogo.
    E simile è il motivo per cui il momento WTF dell’arrivo dell’UFO a salvare la vita a Lou, inserendo un elemento totalmente irrazionale in una serie che invece va ad esplorare a fondo le diverse caratteristiche della razionalità dei personaggi, è stato per me difficile da accettare.
    Delle scelte volute indubbiamente, e che non vanno certo a minare la memorabilità di questa serie, ma che personalmente mi hanno lasciato con un certo amaro in bocca.

     
  3. D.Ogre scrive:

    Nell’istante stesso in cui è terminato, questo episodio è entrato di diritto nella Storia della TV: un diamante purissimo all’interno di una collezione di gioielli che son stati tutti gli altri episodi. A mia memoria (e di serie tv ne ho guardate e ne guardo veramente tantissime), solo il leggendario “Ozymandias” di Breaking Bad ha raggiunto un tale livello di magnificenza

     

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