Transparent – 2×01 Kina Hora

Transparent - 2x01 Kina HoraDopo una prima entusiasmante annata Transparent torna con un episodio che non tradisce le aspettative. Il primo capitolo della seconda stagione – quella della doverosa consacrazione – rimette sul piatto tutte le qualità già viste in precedenza, provando ad esplorare anche nuovi territori.

Transparent non è una serie sulla diversità e in questo probabilmente buona parte della critica e del pubblico si è sbagliata; non è una serie sui transgender, sull’omosessualità o sulla discriminazione, è qualcosa di diverso ed è qui che sta tutta la sua forza. Riesce infatti a non esibire la diversità a tutti i costi, puntando sull’analisi emotiva di personaggi particolari ma non così diversi dallo spettatore che li guarda. In questo episodio, come nei dieci precedenti, si parla di normalità, non di omologazione o di voglia di sentirsi uguali e massificati, ma del semplice desiderio di sentirsi bene con se stessi. I tormentati protagonisti di questo racconto in fondo sono persone normali con problemi speciali, ed è per questo che ci toccano nel profondo.

This. This. This is fuckin’ real.

Transparent - 2x01 Kina HoraSarah è sicuramente il simbolo di questa voglia di normalità. Il suo matrimonio con Tammy è al centro dell’episodio e fa da contorno allo sviluppo di tutte le altre storie, rimaste incompiute dopo il finale della stagione scorsa. Assistiamo alla crisi della ragazza senza rimanerne troppo sorpresi: la sua consapevolezza di aver lasciato il marito e cominciato una relazione omosessuale più per noia che per convinzione era nell’aria già da tempo. Tuttavia, nonostante lo spettatore avesse colto i segnali di questa presa di coscienza, il tutto assume un tono diverso se rapportato alle storie dei suoi due fratelli. Sarah, Josh e Aly sono infatti tre persone fragili e incasinate, alla costante ricerca di equilibrio e amore. I primi due sembrano essersi scambiati i ruoli, con lei che si imbarca in una difficile e passionale storia d’amore lasciando una famiglia comoda ma noiosa, e lui che sceglie il percorso inverso, rifugiandosi fra le braccia di un rabbino dolce ed accogliente dopo una vita di eccessi. Normalità, dicevamo: quella che la ragazza rivuole perché già provata sulla sua pelle, dopo aver capito che sono più i vantaggi delle perdite; quella che lui sta assaporando per la prima volta e non vuole farsi scappare; entrambi con la voglia di mettere fine al moto continuo della loro esistenza, provando a fermarsi, provando a costruire invece di distruggere.

Transparent - 2x01 Kina HoraL’unica figura che rimane fuori da questa serie di tentativi, dolorosi ma con un possibile lieto fine, è Ali: angosciata e sola come nessuno nella sua famiglia. Se gli altri due provano e falliscono, raggiungono quello che vogliono per poi perderlo o gettarlo consapevolmente via, lei sembra non arrivarci mai. Lotta contro il suo passato, convive con il suo presente e spera nel suo futuro, ma questa ricerca sembra non portare a risultati concreti. Anzi, in come quasi tutti gli episodi, Ali è perlopiù il riflesso degli altri: sovrastata dai giganteschi problemi di chi le sta intorno, è sempre ingiustamente in secondo piano, di nuovo al centro dell’attenzione solo quando interferisce nelle vite altrui, come quando spiffera la notizia della gravidanza della compagna di Josh. Si tratta di una figura marginale che fatica ad emergere all’interno del mondo dei Pfefferman, ma interessante e piena di possibili sviluppi per chi guarda da fuori, e senza ombra di dubbio la più affascinante in prospettiva.

Could you do something for somebody else?

Transparent - 2x01 Kina HoraQuando parliamo di Transparent non possiamo esimerci dal parlare di Mort/Maura, il personaggio che riesce sempre ad essere il punto focale del racconto. In questo “Kina Hora” rivediamo alcuni suoi aspetti che avevamo iniziato a conoscere nella stagione precedente; dopo un’iniziale fase di ovvia empatia con la sua figura e il suo drammatico cambio di vita, abbiamo imparato a conoscere le sfumature di un personaggio complesso e non sempre coerente. Anche lei come molti altri si muove spesso su un filo sottile, che divide amore ed egoismo, pregiudizio e pretenziosità, arroganza ed umiltà. L’autrice sembra volerci suggerire che non è tutto oro quel che luccica, che sotto la sua straordinaria scelta di libertà si nasconde una persona problematica ed egocentrica.

Transparent - 2x01 Kina HoraMaura vuole gli occhi di tutti addosso, vuole sentirsi accettata e per questo viva, vorrebbe un mondo all’altezza del suo pensiero e invece si ritrova spesso a combattere battaglie stupide; a volte però questa lotta si trasforma in una sorta di protagonismo, che si intravede appena ma che risulta un grande limite. Accade per esempio al matrimonio della figlia, dove si lamenta per il “Sir” del fotografo, chiede lumi a chiunque riguardo alla partecipazione della sua odiata sorella e arriva perfino a parlarne con la sposa stessa a due passi dall’altare, quando quello dovrebbe essere solo il giorno di Sarah. La grandezza dei personaggi di questo show è contenuta in piccole cose e non ci sono eroi né tantomeno persone perfette; un transgender non è idealizzato per la scelta che ha fatto, resta rispettato e preso a modello per l’esempio che dà al mondo, ma rimane un essere umano pieno di difetti e contraddizioni come tutti. Maura è infatti l’incarnazione dei dubbi e delle paure di tutti i personaggi, è uno specchio in cui guardarsi, un’intricata matassa difficile da sbrogliare.

Transparent - 2x01 Kina HoraL’inizio della seconda stagione della serie di Amazon riprende il filo del discorso tornando a toccare le corde dell’animo con delicatezza ed originalità. La penna dell’eccezionale Jill Soloway riprende a descrivere questo mondo ponendo al centro le persone e cercando di stuzzicare lo spettatore sparpagliando punti interrogativi durante lo svolgersi della storia. C’è una domanda in particolare che molti sembrano rivolgere agli altri o a loro stessi, tanto stupida quanto crudele: perché essere felice quando puoi essere normale? Transparent ruota attorno a questo quesito, sta in equilibrio sulla sottile linea che divide felicità e normalità provando a dare una risposta. Perché arrivati a questo punto abbiamo imparato che la diversità sta solo negli occhi di guarda; la felicità è una ricerca infinita, è un viaggio in cui normalità e benessere si incontrano e mischiandosi smettono di esistere, diventando un sentimento indefinito e per questo meraviglioso. Attraverso una scrittura di altissimo livello e una regia che regala momenti di grande emozione – su tutti la sequenza finale dell’episodio – questo show si candida ad essere uno dei prodotti più belli della serialità degli ultimi dieci anni, o forse lo è già.

Voto: 9

 

Paolo Vivan

Nato sul finire degli anni ottanta nel profondo nordest, laureato in Lettere con una tesi su Six Feet Under, mi piace scrivere storie e farmele raccontare.

2 Risposte

  1. Davide Canti scrive:

    È interessante l’analisi che fai del personaggio di Maura, ma non riesco a seguirti del tutto. Non credo che Maura voglia gli occhi di tutti addosso, infatti non avrebbe voluto la sorella al matrimonio. Se avesse voluto l’attenzione di tutti avrebbe fatto partire un catfight con la sorella e in quel caso sì che tutti l’avrebbero guardata! Maura va per tutto l’episodio in giro con degli occhiali da sole, come se fosse una protezione, uno scudo, l’unico scudo che può mettere tra sé e gli altri. Non vuole quasi essere vista, o almeno riconosciuta. Nessun’altro porta occhiali sa dole, mi sembra. E non credo neanche che si ritrovi a combattere battaglie stupide. La questione del fotografo è simbolica: Maura vuole che si riferisca a lei al femminile, mi sembra il minimo. Seppur in buona fede, almeno questo episodio mi sembra tale, il fotografo, chiamandola al maschile, ha senza volerlo posto l’attenzione su di lei, cosa che preferirebbe evitare. E la sua uscita di scena è frutto di imbarazzo, non tanto di divismo. Anche durante tutto il matrimonio, quella più eccitata è la madre della sposa, non il padre, che rimane in disparte, facendo il minimo per rendere speciale per la figlia quel giorno. L’egocentrismo di cui parli proprio non lo vedo.

     
    • Paolo Vivan scrive:

      Ciao Davide, molto interessante anche la tua obiezione. Io però credo che il gioco stia proprio nel confondere lo spettatore, Maura è un personaggio creato per darti sempre sensazioni diverse. Infatti nella mia recensione ho sottolineato che scatta molto spesso una ovvia empatia, ma credo anche che sottovalutare tutte le sfumature che fanno parte di lei non sia corretto. Ad esempio, secondo me era molto più facile evitare l’uscita di scena per il commento del fotografo, evitare di parlare a tutti (o quasi ) i familiari della presenza della sorella, quello secondo sarebbe stato vero imbarazzo e disagio. Inoltre gli occhiali da sole possono essere visti come un modo per differenziarsi e non per nascondersi, in fondo come dici tu è l’unica che li porta. Comunque magari mi sbaglio ma così l’ho vista io, grazie comunque per il commento e per l’attenzione che hai dato alla recensione!

       

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