American Horror Story: Hotel – 5×11/12 Battle Royale & Be Our Guest 6


American Horror Story: Hotel - 5x11/12 Battle Royale & Be Our GuestDopo alcune stagioni sottotono e che hanno attirato diverse critiche, American Horror Story torna a far parlare di sé in maniera positiva, celebrata ai Golden Globe con il premio alla vera rivelazione della stagione: Lady Gaga. E questi ultimi due episodi sono la giusta chiusura del quinto capitolo della saga di Ryan Murphy, che riesce a convincere nonostante alcune certificate debolezze.

Forse in tantissimi avevano abbandonato l’idea che la serie avrebbe potuto replicare, anche solo da lontano, quanto aveva fatto con le prime stagioni (ed in primis Asylum), dove giocavano a favore sia l’assoluta novità del prodotto che una sapiente commistione di humor nero, raffinato grottesco e l’eleganza di una regia costantemente sopra le righe. Con il passare delle stagioni, il potere dell’immagine ha totalmente fagocitato qualsiasi tipo di racconto, spostando totalmente l’attenzione dello spettatore sulla parte visuale e dimenticando anche il minimo barlume di logica interna. In questo senso Coven e ancora di più Freak Show sono giustamente ricordate come due occasioni perse, fatte come al solito di cast stellari ma con una confusione di situazioni che le hanno rese davvero molto difficili da seguire e apprezzare.

American Horror Story: Hotel - 5x11/12 Battle Royale & Be Our Guest Con questo quinto esperimento, la prima impressione è che invece il suo creatore abbia deciso di fare un passo indietro e di provare ad abbozzare una storia che desse ragione di tutte le sue scelte stilistiche, dove peraltro non pecca praticamente mai. Catalizzatrice dell’attenzione, nonché perno fondamentale per la riuscita dello show, è appunto Lady Gaga, che ha dovuto sostenere due sfide importantissime: la prima è ovviamente con se stessa, misurandosi con la prima vera prova di attrice, e la seconda con il vuoto e quindi l’eredità lasciata dall’indimenticabile Jessica Lange. Ad esclusione (almeno in parte) di Murder House, l’attrice non era solo sempre stata al centro del palco, ma fungeva anche da musa ispiratrice sui generis; intorno al personaggio disegnato per lei per quella specifica stagione venivano costruiti l’ambiente e il resto del cast. Pur con qualche sbavatura dovuta soprattutto ad opinabili scelte degli autori, la Lange ha sempre collezionato delle ottime performance, riuscendo a traghettare fino all’ultimo episodio delle impalcature poco stabili. Un po’ allo stesso modo ha funzionato l’entrata in scena di Lady Gaga, il cui personaggio della Contessa è stato sicuramente pensato e scritto su misura per lei, ma l’operazione non era comunque così scontata.

American Horror Story: Hotel - 5x11/12 Battle Royale & Be Our GuestSe nei primi episodi l’impressione era di vedere uno dei suoi elaboratissimi video, dopo la prima metà di stagione è uscita dalla zona di comfort e ha piacevolmente sorpreso vederla convincere in vesti meno scontate. Questi ultimi due episodi ne sono la risultante finale: la coerenza tra personaggio, scrittura e recitazione è rimasta immutata fino in fondo, permettendo così anche alla storia di avere un’organicità molto maggiore rispetto agli anni passati. Oltre alla nota positiva rappresentata dalla cantante, questa volta ci sono molti altri elementi da evidenziare, a partire innanzitutto dalla ritrovata unità spaziale, che ha avuto qui un ruolo fondamentale perché ha dato senso reale a tutti gli accadimenti. Il filo rosso che ha legato l’ambiente ai personaggi è stato tangibile e ne ha amalgamato le storie, rendendo sopportabile un’altra delle caratteristiche fondamentali di American Horror Story, cioè l’elevatissimo numero di personaggi e comparse più o meno importanti, che in passato incidevano negativamente sul bilancio finale della stagione. Dando invece delle peculiarità precise al luogo, con delle regole e delle restrizioni invalicabili, quasi ogni evento avvenuto al suo interno ne ha ottenuto di riflesso un senso intrinseco evidente. Perciò il velocissimo trascorrere del tempo nell’ultimo episodio, che vede riuniti tutti gli ospiti che si sono susseguiti nel corso delle puntate in un unico gruppo, ha il pregio di dare anche un vero e proprio senso di chiusura.

American Horror Story: Hotel - 5x11/12 Battle Royale & Be Our GuestAltre certezze, nonché pilastri della serie, sono Sarah Paulson ed Evan Peters, “costretti” sempre ad interpretare personaggi (e molte volte più di uno in una stessa stagione) fin troppo esagerati e quindi particolarmente difficili – e Hotel non fa eccezione. La vera differenza però sta nella concretezza delle loro interpretazioni: questa volta non risultano isolate o mere performance tra tante altre, ma il loro inserimento in un contesto più delineato ha giovato anche a Sally e James Patrick March. La vera storia di Sally ci viene raccontata solo alla fine in “Battle Royale”, uno degli episodi più riusciti della stagione, e in particolare in una delle sequenze più belle che vede protagoniste assolute la Paulson e Lady Gaga; grazie all’uso di un calibrassimo flashback, scopriamo come la musica e soprattutto la scrittura fossero le grandi passioni di questa anima persa. Per March invece le cose sono state più frammentate e meno di impatto, non a causa del personaggio, ma perché tra tutte la storia degli “assassini eccellenti” è forse stata una delle più deboli, o comunque delle meno interessanti – soprattutto se confrontate con la parte “vampiresca” principale.

American Horror Story: Hotel - 5x11/12 Battle Royale & Be Our GuestMa la vera, grande gioia di questa stagione è stata sicuramente vedere un’attrice come Kathy Bates, con al fianco l’onnipresente – e tante volte sottovalutato – Denis O’Hare, prendere il centro del palco ed imporsi come protagonista della stagione. Dopo aver interpretato personaggi spenti o insensati o semplicemente poco rilevanti, i due hanno finalmente ottenuto e gestito benissimo delle parti ben architettate e con delle evoluzioni tra le più interessanti – in special modo, quella di Nick/Liz e il ricongiungimento con il figlio abbandonato anni prima. E, ancora più in generale, quello che ha davvero funzionato in Hotel è che Ryan Murphy, lavorando al punto giusto su tutti questi elementi, ha centrato pienamente il senso del racconto: l’eterna giovinezza, l’eterno amore, l’eterno odio, l’eterna sete di morte. Rispetto ai passati capitoli, probabilmente questo è stato uno dei più ambiziosi finora affrontati, con un cast ancora più eccellente – sebbene orfano della sua vecchia star; eppure la sua interpretazione dell’eternità e del rapporto con la morte sono quanto di più  convincente abbia messo in scena ultimamente. Una delle ragioni principali sta sicuramente nell’aver calibrato bene la parte orrorifica e quella ironica, senza premere l’acceleratore su nessuna delle due in particolare, ma puntando su una saggia armonia tra le parti – o almeno il più delle volte.

American Horror Story: Hotel - 5x11/12 Battle Royale & Be Our Guest Purtroppo non proprio ogni singolo tassello è degno di nota e qualche strafalcione c’è stato, come la storyline di John e la sua famiglia, che in questo caso si macchia anche della gravissima colpa di non aver sfruttato a pieno un’attrice meravigliosa come Chloe Sevigny. In parte anch’essi trovano una collocazione in “Be Our Guest” e quel senso di chiusura del cerchio si deve anche a loro, ma con un impatto decisamente diverso rispetto alla prima parte dell’episodio, con le sequenze di Liz che decide finalmente di morire, ad esempio, o con il tentativo di salvare l’hotel usando l’azienda di Will Drake, o con Sally alla scoperta dei social media. Neanche il tentativo di re-inventare la Paulson come medium aiuta in questo senso: forse perché troppo scontato o semplicemente perché la prima parte rimane la migliore, ma la famiglia Lowe più che una scrollata di spalle per compassione non ci riesce a strappare.

Insomma, si conclude così American Horror Story: Hotel, con cui abbiamo finalmente avuto la prova che, se vuole, Ryan Murphy riesce davvero a far dialogare la sua inarrestabile mente visionaria con una sceneggiatura vera. L’importante è che ora si sia una volta per tutte convinto che scrivere una storia giova anche alla sua regia – e noi ne siamo testimoni.
Che ci crediamo o no, l’appuntamento è di nuovo per il prossimo anno.

Voto episodio “Battle Royale”: 8-
Voto episodio “Be Our Guest”: 7
Voto stagione: 7,5

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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6 commenti su “American Horror Story: Hotel – 5×11/12 Battle Royale & Be Our Guest

  • D. Ogre

    Nota positiva? Lady Gaga? Really?!? Ok che sui gusti non si discute, ma insomma… :-\ Personalmente non c’è stato UN episodio che sia stato quanto meno sufficiente e l’intera stagione non va oltre un 4,5. I soli a salvarsi sono mr. March e Liz Taylor: il resto tranquillamente cancellabile dalla mente

     
  • mitch845

    Premetto che sono un grande fan della serie, ed in qualche modo ho apprezzato ogni stagione. I gusti sono gusti, ma per me questa è stata forse la migliore stagione, l’atmosfera del Cortez e il livello della regia mi hanno riportato ai livelli della seconda stagione. Peccato per l’episodio finale che secondo me non è stato all’altezza, l’ho trovato davvero un pessimo episodio. Non so se qualcuno abbia avuto la mia impressione, ma il finale mi sembra una cosa buttata lì davvero di fretta e mi ha lasciato parecchio vuoto.

     
  • Mario Sassi

    Sono d’accordo con mitch845, la stagione in generale è sicuramente migliore delle due precedenti (anche se tutt’altro che priva di difetti), ma il finale è terribile. Continuavo a chiedermi se stessi guardando per errore un episodio di Glee, con quella lunga sequela di finali positivi, tutti d’amore e d’accordo.
    Mah, io penso che qualcosa come la seconda stagione non tornerà, non in questa fase creativa di Murphy.

     
  • Teresa

    Questa stagione la rivedrei di corsa, mentre per farmi rivedere Coven e Freak show ci vorrebbe una pistola alla tempia.
    Io lady gaga prima di vedere questa stagione non l’avevo mai considerata (ascolto un altro genere di musica), ma la sua contessa la ricorderò a lungo. L’ho trovata perfetta, iconica, interpretata molto bene.
    Murphy ha dato i personaggi migliori a lei, a Denis O’Hare, e a Evan Peters.
    Non concordo sulla Bates, che è una grande attrice, ma che secondo me ha avuto poco spazio, mentre Peters e O’Hare hanno potuto grandeggiare in lungo e in largo.
    Concordo invece sulla storia di John e famiglia, che ho malsopportato. Chloe Sevigny chi?
    Ma la riunione finale on Devil’s night con tutti i serial killer mi è piaciuta molto.
    Come mi è piaciuto molto il far trovare l’antidoto alla solitudine a Sally nei social media. Un fantasma può diventare una star del web, nulla di nuovo.
    Il discorso di fondo è sulle dipendenze, in particolare sulla più grande dipendenza di tutte, che è l’amore. La dipendenza di iris da suo figlio e viceversa, la dipendenza della contessa da Valentino, il personaggio della Bassett che è dipendente dalla voglia di vendicare la morte del suo amore, la dipendenza di March dalla contessa (e dagli omicidi), quella della cameriera per March, e quella di Sally dall’amore in generale. L’unica storia che ha una conclusione “felice” è quella tra Tristan e Liz, perché la loro non era dipendenza, ma era vero amore.
    Poi ovviamente c’è il discorso sulle icone. I serial killer che diventano icone pop, il più iconico degli attori, cioé Valentino, riportato in vita.
    E per far questo Murphy ha chiamato una vera icona pop come lady gaga, e ha fatto diventare il March di Evan Peters un’icona a sua volta (basta andare in giro sul web). Insomma adesso la contessa e mr. march sono due nuove icone, e non importa se tra tutti e due hanno ammazzato una marea di persone.
    operazione riuscita, direi 😀

     
  • Sara De Santis L'autore dell'articolo

    Ciao a tutti!
    Allora, io sono d’accordo sul fatto che l’ultimo episodio abbia i difetti che dite: buonismo, approssimazione, fretta, ma dall’altro lato è la prima volta dopo anni e anni di AHS che vedo un finale, una chiusura. E già solo questo mi è bastato! Se ripenso alla fine di Freak Show o ancora peggio di Coven, questa conclusione mi sembra una spanna e mezzo sopra le altre.
    Inoltre in questa stagione ho visto molti elementi positivi che non si vedevano da un po’ e anche questo me l’ha fatta apprezzare. E facendo questo discorso capisco anche che il punto di partenza sia sempre la bassissima aspettativa che ho nei confronti di AHS e di Murphy, eppure sono qui ogni anno a vedere cosa combina – e that’s a fact!
    Quindi la mia posizione assolutamente positiva su Hotel deriva molto da queste considerazioni, nel bene e nel male.
    Sono invece strenuamente convinta di Lady Gaga e della sua Contessa: io l’ho trovata brava e non era scontato, ha recitato (per davvero) con tutte le facilitazioni del caso, certo, ma ha portato a casa un gran bel personaggio. E la profondità, beh, quella non sarà mai il tratto distintivo della scrittura di Murphy e in più, per lei, secondo me non ce n’era neanche bisogno: lei doveva essere un’icona, un motore di situazioni, non qualcosa da indagare; ed in questo ci vedo una scommessa vinta. I difetti peggiori infatti, a mio avviso, arrivano quando c’è questa ricerca dell’introspezione che poi risulta essere un bel niente, cosa che ha distinto invece la famiglia Lowe. Meglio un personaggio da non approfondire, che approfondimenti approssimativi e banali. Ah! E non dimentichiamoci mai che AHS è soprattutto una serie fatta di immagini, visioni e macchine da prese ribaltate, perché quando queste cosa sono fatte bene la serie riesce, con troppe riflessioni campate in aria mai (e Coven è sempre lì a ricordarcelo!).

     
  • Attilio Palmieri

    Ottima recensione Sara.
    Questa quinta per me è stata la migliore stagione so far, senza alcun dubbio. Asylum mi era piaciuta, ma soprattutto in alcuni episodi, molto meno nell’idea di fondo, rispetto alla quale l’ho trovata molto più debole. Soprattutto, Asylum pur iniziando spingere visivamente su alcuni tasti, aveva una consapevolezza estetica nettamente meno matura e marcata, priva di quella lucidità che Hotel ha dimostrato.
    Murphy e colleghi in questa stagione, a partire dall’utilizzo perfetto di Lady Gaga (che prima ancora che come interprete conta come icona), hanno tentato di usare l’horror (o almeno questo horror) per operare una profondissima riflessione sulle icone, sulla loro deperibilità e sulla malinconica caducità dell’amore.
    Sì è scritto tantissimo di questa serie, lo hanno fatto estetologi, critici d’arte ed esperti di cinema e TV, oltre che Sara in questa ottima recensione, quindi non dico altro se non sottolineare che quando hai gente come Evan Peters (ora che è cresciuto è diventato un attore straordinario) e Sarah Paulson la metà del lavoro è fatto.
    Complimenti soprattutto a Ryan Murphy che quest’anno con Hotel e Scream Queens ha dato la paga a tutti. E chissà che il meglio non debba arrivare proprio con la sua nuova serie partita questa settimana.