Sherlock Special 2016 – The Abominable Bride

Sherlock Special 2016 - The Abominable BrideAttesissimo da ormai due anni, lo special di Sherlock ha fin da subito incuriosito per la sua particolare natura: scegliere di tornare alle radici più classiche della serie, di mettere apparentemente in pausa la storia per raccontare qualcosa di più leggero.

“Apparentemente”, esatto: perché la penna dietro tutto porta sempre il nome di Steven Moffat, un autore di certo non conosciuto per la linearità dei suoi prodotti. Ed ecco che quello che sembrava un episodio speciale, staccato dal resto, si trasforma in qualcos’altro: che ciò sia un bene, tuttavia, non è per niente scontato, e questa puntata appunto lo dimostra.

The stage is set, the curtain rises. We are ready to begin.

Sherlock Special 2016 - The Abominable BrideCome si diceva, la prima metà è quella più lineare, prevedibile e, in un certo senso, scanzonata; il cambio d’epoca favorisce la messa in scena di una storia classicissima, perfettamente in linea coi racconti di Conan Doyle da cui la serie è tratta.  Il caso da risolvere, d’altra parte, è quanto di più canonico si possa chiedere da un mistero di Sherlock Holmes, ovvero un enigma in apparenza insolvibile che porterà, passo dopo passo, alla sua spiegazione logica. È una scelta che si rifà ad episodi come “The Blind Banker” o “The Hounds of Baskerville”, notoriamente tra i meno riusciti dello show, ma la leggerezza che permea lo svolgimento del mistero rende il tutto molto più scorrevole, riuscito e divertente. Perché, in fondo, il caso altro non è se non un pretesto per giocare sulle differenze e le similitudini dei personaggi all’epoca, facendo leva su un Mycroft Holmes obeso e prossimo alla morte, su una Molly palesemente travestita da uomo o su una Mrs Hudson sempre relegata, nonostante le lamentele, allo stesso ruolo di contorno .

Sherlock Special 2016 - The Abominable BrideNon passa molto, tuttavia, prima di accorgersi che qualcosa non quadra nello svolgimento dell’episodio: è vero che la natura meno seria di uno speciale si sposa bene con la classicità del caso da risolvere, ma perfino il meno attento degli spettatori non può che notare come sia tutto fin troppo lineare per gli standard dello show, il quale infatti, dopo 40 (più che legittimi) minuti di divertimento, deve pur cominciare a parlare, effettivamente, di qualcosa. Ed ecco come, sul finire della sequenza del palazzo, Moffat inizia a rivelarsi, decostruendo improvvisamente ogni pezzo presentato per passare ad un problema ben più importante ed urgente, ovvero quello del ritorno di Moriarty. È una mossa molto astuta, non c’è che dire: perfino l’impianto storico, così certamente staccato dalla nostra realtà, viene messo in dubbio, sradicando le certezze dello spettatore e confondendogli brevemente le idee. Si crea così un discorso anche metatelevisivo, in cui l’autore, pienamente consapevole della percezione che il pubblico ha di lui, non può che provocare l’audience, sbattendogli in faccia come quello a cui aveva appena assistito era decisamente troppo scontato, troppo “facile” per essere reale; un discorso giusto, certo, ma è anche l’inizio della fase più confusionaria e caotica dell’episodio.

Of course it doesn’t make sense, it’s not real.

Sherlock Special 2016 - The Abominable BridePerché, alla fine dei conti, quello che Moffat esplicitamente rivela al pubblico dopo un’ora scarsa di svolgimento è che l’intera storia costruita finora è falsa, inventata, la proiezione di uno Sherlock Holmes sconvolto sotto effetto di stupefacenti. Quello che sembrava un racconto a sé stante diventa l’analisi psicologica di un protagonista sotto shock per il ritorno della sua nemesi, ma ancor prima che questa analisi possa cominciare… si torna indietro. Ed è esattamente in questo momento che l’episodio viene privato di tutto il suo senso: se è appena stato dichiarato che i personaggi, il caso da risolvere e l’ambientazione sono tutti elementi della fantasia di qualcuno, che senso ha tornare a concludere una storia ormai privata del suo fascino iniziale?
Certo, sarebbe stato accettabile tornare nel 1895 per andare più a fondo sulla questione Moriarty, per arrivare una volta per tutte alla realtà sulla sua presunta resurrezione. Quello che Moffat mette in scena, invece, è nient’altro se non la banale, scontata risoluzione del caso, e il discorso conclusivo (peraltro non aiutato dalla rappresentazione dell’organizzazione femminile, decisamente esagerata) sulle donne e su quanto vengano trascurate perde qualsiasi tipo di incisività.

Sherlock Special 2016 - The Abominable BrideÈ proprio in questa insicurezza, in questo saltare da un tema all’altro senza però dire niente di concreto che sta il difetto principale della seconda parte dello speciale: il tema del ruolo della donna viene solo affrontato quando non ha ormai più senso concentrarsi su qualunque altra cosa se non il problema Moriarty, e quest’ultimo continua ad apparire senza, tuttavia, essere mai approfondito in maniera definitiva. La necessità di Moffat di costruire a tutti i costi una narrazione così articolata porta a questo: all’aggrovigliarsi su se stessi, confondendo lo spettatore quasi solo per il gusto di farlo, visto come si ritorna, poi, alla scena della tomba, puro e semplice escamotage per spezzare la continuità degli eventi – in fin dei conti, che senso aveva tornare nel presente se poi anche questa si rivela un’allucinazione? – e portare la narrazione verso quell’ultima sequenza chiave.

Is this silly enough for you yet?

Sherlock Special 2016 - The Abominable BrideA tal proposito, si può parlare di un esempio perfetto delle falle della scrittura moffattiana, che sfrutta una scena priva di vero significato per mettere in scena il fan service tipico, in particolare, della terza annata dello show, che però va ben oltre il semplice (e talvolta gradito) ammiccamento al pubblico. In questo caso, la scelta di mettere letteralmente in scena le cascate di Reichenbach, rendendo il tutto, secondo le parole dello stesso Sherlock, così melodrammatico, non può che farci domandare se fosse davvero necessario ai fini tematici e narrativi un espediente del genere. La risposta arriva con la conclusione della scena, in cui il confronto tra le due nemesi si risolve in maniera scontata e quasi comica, con l’arrivo di Watson e con un Benedict Cumberbatch che, con una mossa che è tutto fuorché necessaria, si butta nella cascata lui stesso. Quello che innervosisce dell’intera sequenza, insomma, è come debba essere tutto così esplicito, così ovvio da sembrare quasi una parodia; dalla scrittura di Moffat, capace di produrre, appunto, un episodio come “The Reichenbach Fall”, così ricco di riferimenti eppure sempre in grado di mantenere una certa classe, ci si aspetta decisamente molto di più.

“The Abominable Bride”, insomma, è uno speciale coraggioso, una puntata che cerca di stravolgere l’impianto stesso della narrazione per ricondurre il tutto allo Sherlock che ben conosciamo. L’operazione è ammirevole e nella prima parte senza dubbio funziona, in un abile mix tra leggerezza, divertimento e soluzioni narrative intelligenti; il problema è che la necessità di Moffat di rendere il tutto così complesso fa anche perdere il senso generale dell’episodio, confluendo in un ultimo atto che rivela i difetti e le problematiche dell’eccentrico autore britannico.

Voto: 7-

 

Pietro Franchi

"Nobody exists on purpose, nobody belongs anywhere, everybody's gonna die. Come watch TV?"

6 Risposte

  1. Eugenia Fattori scrive:

    Dopo averlo (finalmente) visto posso dirmi assolutamente d’accordo con la tua recensione. L’impressione è di una costruzione poco solida che fatica a stare insieme, e a un certo punto arranca come appunto nella scena del sotterraneo. Ovviamente parliamo comunque di uno show di altissimo livello (alcune raffinatezze come il Watson che sfuma da un’epoca all’altra le ho trovate davvero godibili) ma nel complesso mi sono un po’ sentita come dire, accontentata a forza in quanto fan.

     
  2. Michele scrive:

    Interessante e ben congegnata la recensione. Ma per fortuna non sono completamente d’accordo. Chiaro che questo episodio è un esercizio di stile. Ma lo stile rimane sempre molto elevato ed interessante. Come avviene quasi sempre con mr. Moffat. Ed inoltre si sgombera il campo da alcuni dubbi, per riprendere la nuova stagione con chiarezza. Piuttosto, quel che ho trovato incomprensibile, anche se divertente, è l’ultimo colloquio dei due eroi vittoriani con la Londra moderna all’esterno. Questo mi incuriosisce molto. Ma, forse, è lì proprio per quello. O dobbiamo pensare ad un crossover con il Dottore? Scherzo ovviamente, ma con Moffat non si sa mai. Una domanda. Perchè Mycroft obeso? Quale significato psicoanalitico potrebbe avere?

     
  3. Birne scrive:

    A me è sembrato bello e divertente. E’ a tutti gli effetti un film concluso che pur ammiccando con continui richiami agli episodi precedenti è molto più autonomo e potrebbe persino prescindere dalle precedenti mini serie che pure esse di serialità avevano poco. Cumberbatch e Freeman sono strepitosi e tutto è di una qualità elevatissima, speciale.
    Carino l’interrogativo su Mycroft . Io penso per la verità che l’averlo mostrato obeso e bulimico sia solo e semplicemente un divertissement autoriale che altrove sarebbe irritante e invece in questo contenitore così pieno zeppo di britannica eccentricità è quasi naturale se non, ora che l’abbiamo visto, necessario.
    Altrimenti, che dire? La psicanalisi non è il campo mio perciò non vado oltre all’idea che da una pulsione di morte (l’ingozzarsi fino a morire, scommettendo sul quando) scaturisca un desiderio di rinascita che spiega il salto temporale nell’attualità. Con tanto di nevrosi manifesta che si autorappresenta, quando appunto sono nell’oggi vestiti come ieri. Vabbè, l’ho buttata là e comunque per me “buona la prima”.

     
  4. Federica Barbera scrive:

    Alla prima visione la puntata non mi aveva entusiasmato nella seconda parte, complice una soggettivissima stanchezza personale post capodanno :-) e la diretta senza sottotitoli che, dopo tre quarti d’ora, non ha di certo aiutato la già citata stanchezza. Tolta la parentesi personale XD ho voluto rivedere l’episodio e devo dire che, sebbene la seconda parte sia indubbiamente incasinata e moffattiana, mi ha disturbato meno.

    La questione del ritorno ad una “risoluzione” del caso della sposa quando ormai è chiaro che quello è il mind palace non la trovo inutile, perché è parte del ragionamento di Sherlock: esattamente come Emelia Ricoletti è morta e la sua azione è portata avanti da altre persone che si fingono lei, così Moriarty è morto ma ha probabilmente degli emuli/aiuti/altro che ne stanno portando avanti il nome – lo dice lo stesso Sherlock alla fine: Moriarty è morto a tutti gli effetti, ma soprattutto lui sa quale sarà la sua mossa successiva, e questo fa pensare appunto a qualcun altro o (in chiave più moderna) a dei piani innescati per funzionare post mortem.

    Il fatto poi che la cosa cominci a scricchiolare (come dice Sherlock qualcosa non torna, e Moriarty glielo conferma perché non è reale) e che comunque tutto sia sovraccaricato (le donne sembrano il KKK, per la miseria!) è a mio avviso dettato dalla quasi overdose di Sherlock nella realtà. Come a dire che sì, le droghe hanno funzionato per aiutarlo a costruire una realtà parallela con un caso che a lui era noto come irrisolto e simile a quello di Moriarty, ma con l’andare delle ore e l’aggravarsi della sua situazione si è reso tutto inutile, in un delirio (appunto) che parte da lì e passa dalla scena del cimitero. A tal proposito, proprio quella scena che non mi aveva entusiasmato ha acquisito per me un significato altro, proprio della disgregazione di tutto il mind palace: lui sta cercando il secondo corpo, ma perché sta cercando di capire in realtà chi/cosa sia questo “successore” di Moriarty. E infatti la cosa non funziona e il cadavere gli casca addosso.. perché non può saperlo ancora. Sarà pure intelligente, ma non è veggente XD

    La scena della cascata è in effetti l’esempio più calzante di come Moffat poi arrivi a strafare, e su questo sono d’accordo. Anche se l’intervento di Watson mi è piaciuto proprio perché in aperto contrasto con la scena del cimitero in cui se ne andava: lì la crisi dovuta alla quasi overdose era alle stelle, qui invece si sta placando – infatti poco dopo si sveglia – e Watson torna, salvandolo e con una perfetta autoconsapevolezza del suo ruolo, cosa che ci accompagna al ritorno alla realtà.
    Il tuffo.. beh. Il tuffo è perché Cumberbatch è figo e fa un salto meraviglioso XD

    Aggiungo una mia teoria alla cicciosità di Mycroft.
    Si sottolinea sempre, e qui è Mary a farlo, la sua maggior intelligenza rispetto a quella di Sherlock, ed è una cosa di cui quest’ultimo è consapevole, benché non gli piaccia per niente. Ecco, esattamente come Sherlock (over there and over here) è una persona con un problema di dipendenza – sarà pure solo un “user”, ma ne ha bisogno per ragionare meglio, e questa è a tutti gli effetti una dipendenza, che può come abbiamo visto portarlo vicino alla morte – ecco che allora anche Mycroft deve averne una: la compulsione col cibo, che lo sta portando alla morte consapevolmente – vedi le scommesse sugli anni di vita – e che dunque, nel mind palace di Sherlock, evidenzia una debolezza di Mycroft che il fratello vuole attribuirgli per renderlo suo pari, in qualche modo.
    Non ero molto sicura di questo, ma poi quando ho rivisto la scena sull’aereo mi sono convinta: appena Mycroft gli chiede la lista (e gliel’aveva chiesta anche nel mind palace, anche senza riferirsi alle droghe) subito Sherlock gli risponde “Sei ingrassato, il gilet è nuovo rispetto alla giacca”. Ecco, secondo me in questo rapporto tra i due, così stretto e così competitivo, Moffat e Gatiss hanno fatto un lavoro eccezionale.

    Ma! potrei anche solo star delirando. Giuro, non devo fare liste! XD

     
    • Michele scrive:

      Magnifica analisi. Grazie! Aggiungo solo. Sulla scena delle cascate. Io la trovo perfetta, piuttosto. “non sai da quanto tempo lo faccio…” Analisi in una battuta del rapporto di amicizia e complicità che si è creato fra i due, confermato dall’ultima scena. L’eroe “solo” con una spalla sono diventati (o sono sempre stati?) due eroi. E l’omicidio del giornalista ha un suo senso anche nella difesa della famiglia dell’amico. “Mary non si deve più preoccupare”. Ok. Sono di parte. Amo Moffat al di là del sopportabile per chi mi ascolta di solito. Gli ultimi due episodi del Dottore (e lo special di natale) li avrò già visti 5 volte e ne avrò (stra)parlato almeno 500 volte. Ciao

       
  5. Luccica scrive:

    Mi permetto solo di lasciare una glossa in merito alla corpulenza di Mycroft nella proiezione vittoriana.
    Non si tratta affatto di un qualche capziosa speculazione psico-accattata: è pura e semplice filologia! Vi lascio la descrizione che ne fa Conan Doyle ne “L’interprete greco”
    ” Mycroft Holmes was a much larger and stouter man than Sherlock. His body was absolutely corpulent, but his face, though massive, had preserved something of the sharpness of expression which was so remarkable in that of his brother. ”
    Ritengo che la sua corpulenza, unita alla pigrizia fisica che Sherlock gli attribuisce già nella prima presentazione che fa del personaggio si concretino molto bene nella caricatura offertaci da Moffat nello speciale. Non avverto il bisogno di inventarsi altre motivazioni .

     

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