The Good Wife – 7×11/12 Iowa & Tracks

The Good Wife - 7x11/12 Iowa & TracksThe Good Wife ritorna per la sua seconda midseason con due episodi che hanno molto in comune per quanto riguarda l’interiorità di Alicia, ma che si differenziano largamente sul tema generale: alla parte politica legata a Peter in “Iowa” si oppone quella classica legale in “Tracks”. I risultati sono comunque molto simili.


“Iowa”

The Good Wife - 7x11/12 Iowa & TracksCon l’undicesimo episodio si torna al momento che ha chiuso il midseason finale, ovvero la rivelazione di Eli ad Alicia su quanto accaduto sei anni prima. La scena tra i due, che vede nella rabbia espressa da Julianna Margulies e nella reazione imbarazzata e sconcertata di Alan Cumming il momento più alto della puntata, è tuttavia sintomatica dello stato attuale della serie: in un episodio che ha il difficile compito di aprire la seconda metà di stagione dopo una prima sezione non certo esaltante, quella che risulta la parte più riuscita è sempre e comunque quella legata al passato, a un tempo in cui la serie dei coniugi King toccava ben altre vette di scrittura e messa in scena (non è un caso che un inizio del genere ricordi il cold open di uno degli episodi più belli di sempre, “Hitting the Fan”). Ed è così che procede l’intero episodio: se da un lato abbiamo la parte più introspettiva dedicata ad una Alicia a metà tra depressione, rimpianto e preoccupante calma – una tranquillità nei confronti della campagna di Peter che dovrebbe sempre preoccupare, perché indice di un totale disinteresse della brava moglie nei confronti del mondo esterno –, dall’altro non abbiamo certo di che gioire.

The Good Wife - 7x11/12 Iowa & TracksLa colonna portante della puntata, da cui deriva il titolo, è la campagna presidenziale Florrick, che mette in scena l’apertura della stagione del voto – che in America coincide con i caucus in Iowa e le primarie in New Hampshire. È triste tuttavia constatare come uno dei punti di forza della scrittura dei King, ossia la spietata, cruda e ironica visione di certi aspetti politici a stelle e strisce, venga rappresentata in un modo così confuso. Insomma, qual era l’obiettivo di questa puntata? Ciò a cui assistiamo è chiaramente una critica alla pratica delle votazioni in Iowa, con la rappresentazione di interi paesini tutti uguali in cui i cittadini prestano più attenzione allo stomaco dei loro candidati che ai loro programmi; ma non colpisce, non affonda, perché fare dell’ironia è un gioco difficilissimo, che si muove su una sottile linea travalicata la quale si scade nel ridicolo. Se si pensa poi che in tutto questo Ruth ci è stata disegnata come il genio delle campagne elettorali, l’immagine che ne esce risulta desolante, come se – pur di mettere in scena un fallimento di Peter in questo ambito – si fosse deciso che tutto il resto non aveva più importanza, e che la scrittura di quanto accaduto potesse darsi interamente ad una sciatteria che la serie non ha mai avuto.

Sul fronte Lockhart/Agos/Lee le cose non vanno meglio, e questo non stupisce: è dall’inizio della stagione che questa parte del racconto non suscita più interesse, e persino un personaggio che un tempo era intrigante come David Lee risulta ora prevedibile, stanco, anche quando si cerca di inserirlo in una nuova dinamica – in questo caso con la vicenda di Howard. L’unica questione potenzialmente importante, che giunge tuttavia alla fine dell’episodio, è la mossa di Cary, che in un colpo solo si libera dell’indagine sulle assunzioni discriminatorie e di Howard – con un mancato supporto da parte di Diane che, ancora oggi, risulta poco chiaro, visto che è una donna troppo intelligente per non capire gli effetti negativi di Lyman e quelli positivi di una forza giovane come quella di Cary.

The Good Wife - 7x11/12 Iowa & Tracks“Iowa” non rappresenta il ritorno che ci aspettavamo da The Good Wife. Sono pochi gli elementi che salvano questa puntata e fortunatamente riguardano nella maggior parte dei casi la protagonista: la delicatezza con cui viene affrontato il suo dolore e il suo stato d’animo è encomiabile, persino alla fine, quando abbraccia un deluso Peter e gli offre il suo supporto, nonostante abbia passato l’intera giornata a pensare a quel “what if” dei tempi di Georgetown. Sperando che la parentesi politica di Peter si possa concludere qui – i King sembrano dare il loro supporto a Hillary Clinton –, vedremo come verrà gestita l’intera situazione del Governatore; ma non smette di riecheggiare nelle nostre orecchie quell’ammonimento di Eli a Ruth – “Peter Florrick is not number one. Not nationally. She is” – che sembra far presagire da lontano un possibile ritorno in politica della protagonista.

Voto: 6½

“Tracks”

Con questo episodio si riesce a fare meglio sotto certi aspetti, sopratutto per quanto riguarda la fusione delle storyline, che riescono a fornire un racconto in cui quasi tutte le parti toccano, sia pure tangenzialmente, la storia principale. Il problema che tuttavia si ripresenta è l’ennesima rappresentazione di situazioni già viste in passato: quante volte ancora dovremo assistere a “furti” di clienti e a richieste di tornare a lavorare insieme? I rapporti tra i personaggi sono ormai logori e non è certo puntando sulle solite questioni di fiducia/non fiducia che potranno migliorare.

The Good Wife - 7x11/12 Iowa & TracksPrendiamo ad esempio (contrario) quello che si sta facendo sul rapporto Alicia/Eli: è vero che si è dovuto tornare indietro a Will per scatenare tutto questo, andando a ripescare a piene mani in un passato glorioso per la serie; ma lo si è fatto in modo praticamente impeccabile, con picchi raggiunti sia nello scorso episodio che qui. L’intervento di Marissa – che è sempre piacevolissimo ritrovare – e quel dialogo in chiusura di puntata rappresentano esattamente quella spinta alla veridicità che ha sempre contraddistinto The Good Wife: Alicia non può perdonare Eli per il semplice motivo che quello che ha fatto e che le ha rivelato l’ha ferita. Non ci sono molte altre parole che possano descrivere quello che prova, e non ne vengono cercate: “I hurt”, e, com’è umanamente comprensibile, non si sente pronta a fare quel passo in più.

L’ennesima richiesta di Cary riceve a sua volta una risposta negativa, ma, a differenza di quella verso Eli, questa non colpisce: la presenza di Lucca, e dunque di una nuova variabile in gioco, cambia davvero poco in quello che è un quadretto trito e ritrito di avvocati che cambiano studio legale (e nome dello studio) con una facilità ormai non più credibile. La scusa dell’ufficio in un appartamento è sicuramente ben inserita, anche nelle dinamiche tipicamente comiche che i King sanno scrivere benissimo da sempre (come quella della vicina di casa e della gestione da parte di Grace della vicenda); tuttavia si pone evidentemente come escamotage per portare alla richiesta finale di Cary e questo è uno di quei trucchetti da cui The Good Wife si era sempre generalmente tenuta lontano. Sembra davvero che le idee si stiano esaurendo, e il fatto che questi episodi siano andati in onda negli stessi giorni in cui Michelle e Robert King hanno dichiarato che questa sarà la loro ultima stagione non fa che confermare questa sensazione.

The Good Wife - 7x11/12 Iowa & TracksIl caso della settimana si ricollega ad un volto già noto (autore della celebre “Thicky Trick” dell’episodio “Goliath and David”): Rowby è un personaggio dall’indubbio peso scenico, soprattutto perché accentua quella carica creativo-adolescenziale che mai come in questo caso si scontra con la freddezza della legge, pronta a vivisezionare le canzoni nota per nota pur di individuare similitudini e uguaglianze. Forse non era necessario l’inserimento di un legame con Lucca, a meno che questo non abbia un seguito che comunque pare davvero improbabile; per il resto, pur non affascinando come in altre occasioni, la parte legale fa sempre bene il suo lavoro e contribuisce a rendere l’episodio decisamente più interessante rispetto alle scaramucce tra studi legali intenti a portarsi via più clienti possibili.

“Tracks” riesce a fare meglio di “Iowa” per quanto riguarda il tono generale della puntata, ma entrambi gli episodi confermano in maniera piuttosto netta quali siano al momento i punti di forza e quelli più deboli della stagione: a picchi molto alti sul versante personale di Alicia e in relazione ad Eli, si contrappongono delle questioni il cui interesse spesso vacilla, toccando buoni livelli in alcuni punti ma scendendo miseramente laddove si decide di utilizzare schemi già visti. C’è quindi da sperare in un cambio di rotta generale per questa seconda parte di stagione, che potrebbe anche essere l’ultima qualora si decidesse di non procedere con altri autori. The Good Wife è una serie che ha dato moltissimo alla televisione e sarebbe un vero peccato se si concludesse senza mordente, senza quella forza e originalità che l’hanno contraddistinta per tanti anni.

Voto: 6/7

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Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

9 Risposte

  1. Genio in bottiglia scrive:

    Concordo col voto, forse un po’ meno con la recensione, voglio dire TGW rimane un buon prodotto ma è evidente, e non certo da questa stagione, come il suo filone aurifero sia finito, probabilmente (solo una coincidenza?) con la morte di Will. E’ piacevole, ma solo raramente è qualcosa di più. Probabilmente l’opzione Alicia politica, scartata in fretta e furia nella stagione scorsa, avrebbe potuto dare vera e nuova linfa alla serie, ma comprendo anche i King: avrebbe implicato un cambio che poteva anche rendere la serie una macchietta ..

     
    • Federica Barbera scrive:

      Guarda, col senno di poi è evidente che dalla morte di Will gli autori si siano un po’ (tanto) persi via, però che tutto sia finito esattamente lì non riesco a dirlo. Prendo, ad esempio, la prima metà della sesta stagione con la vicenda Cary: secondo me in quell’occasione i King hanno fatto un lavoro ottimo che non sfigurava affatto se paragonato a stagioni precedenti. Poi c’è stata la parentesi politica di Alicia che nel complesso è stata a mio avviso un fallimento, ma che nelle singole puntate qualcosa da dire l’ha avuto ancora. Sai cosa c’è? Che anche nei periodi peggiori di The Good Wife (penso anche alla quarta non memorabile stagione) ci sono sempre state delle grosse fette di racconto che funzionavano sempre: i casi legali, per dirne una, o la caratterizzazione della maggior parte dei personaggi. Insomma, quando rischiava di scomparire la Lockhart/Gardner io ero veramente dispiaciuta. Ora succede che, nel marasma di tutto, anche quelle parti non stanno più funzionando e questo, sì, è a mio avviso qualcosa di nuovo. Per questo parlo di decadimento maggiore a partire da ora, perché anche quegli ultimi capisaldi che secondo me sorreggevano ancora una serie in evidente fase di stanca ora stanno scomparendo e rimane davvero poco a cui aggrapparsi.

       
  2. Birne scrive:

    Non mi sono ancora ripresa dallo sconforto per l’obbrobrio dei risultati finali dei Seriangolo Awards e dei quasi altrettanto famosi Golden Globe, che mi tocca ammettere che pure The Good Wife è diventato una pizza che sta consumando i risicatissimi margini di fiducia che erano rimasti. Si ricomincia come ci si è lasciati a dicembre e la speranza di riscossa è sempre più esangue.
    Inutile dire che sono d’accordo con le bella recensione di Federica Barbera che però ho trovato generosa nei voti, anche se è chiaro che parliamo sempre di una serie fatta molto bene, con un sostrato di qualità ancora non del tutto sputtanato (ops! si può dire?) ecc. ecc. Ma l’episodio Iowa era proprio moscio e mi è sembrato addirittura impensabile per la politically correctness e per il poco che conosco dell’America (sì i coniugi King adorano Hillary e lei adora loro, dicono).
    Per il resto, concordo sul fatto che il tribunale funziona sempre abbastanza bene, ma l’intreccio dei piani che facevano di TGW un cuccù svizzero non funziona più per difetto di piani, probabilmente.
    Per esempio, Margulies è sì sempre brava e intensa anche se un po’ piaciona e sono d’accordo che la parte migliore attualmente è quella che riguarda il suo privato e la sua sofferenza. Tuttavia ho subito pensato, e lo penso ancora, che questo contenuto non regga tutto il peso che gli si vuole conferire.
    Mi spiego: potrebbe andare, e anzi di certo va alla grande, se uno non ha visto le prime cinque serie e non sa che Alicia e Will in realtà se la sono spassata per qualche mese in una torrida passione e per un paio di anni in un tormentato tira-e-molla sentimentale, tanto da farci legittimamente ritenere che qualche cosetta – nei tempi morti – se la siano pur raccontata (per es. del messaggio misteriosamente mai pervenuto) e che, soprattutto, la scelta di vita che nessuno dei due, in primis Alicia, ha potuto/saputo/voluto compiere sia stata anche molto a portata di mano ma non sfruttata per le mille ragioni che i King ci hanno molto bene e a lungo raccontato.
    Ovvio che scoprendo il pesante tradimento di un collaboratore e amico vorrai chiudere i rapporti con lui per sempre, o comunque per lunga pezza. Ovvio che la vicenda comporterà un soprassalto di tristezza e nostalgia profonde e struggenti per un amore che non c’è più e non ci potrà mai più essere … ma quante puntate ci vogliamo mandare avanti?
    Questa cosa non mi sta in piedi proprio a livello di struttura narrativa, la trovo un’incoerenza che alla fine danneggia per forza la mitica, smagliante scrittura dei signori King che a quanto sembra si sono proprio stufati. Peccato per la scrittura che almeno era … sensata, se la confronto con certe cose che ora vanno per la maggiore.
    Altri disordinati e umorali (mi scuso) pensieri serali: 1) che il figlio di Rowby sia “il piccolo Josh” mi ha fatto ridere: scherzo fra colleghi? omaggio? perfidia? 2) prevedo un finale con Alicia e Eli insieme (lui già la ammira, guarda la foto che li ritrae insieme, in fondo in fondo sono entrambi due fegatose carogne, ecc.). Vabbè.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Capisco il discorso, davvero. Per quello che riguarda i voti, spiego un po’ il ragionamento – è stato frutto di una lunga discussione tra le mie numerose identità 😀
      “Iowa” mi ha parecchio delusa proprio per i motivi detti, ossia che sulle questioni politiche i King sono sempre stati eccezionali e ironici, e con questa storiella non si è capito bene cosa volessero fare: criticare il sistema? Mancava di mordente, quindi dubito. Quello che rimane è una cosa che non fa né sorridere né riflettere, ma che risulta di un piattume imbarazzante.

      Perché 6 e mezzo? Ho pensato molto alla prima scena e in generale alla storia Alicia/Will/Eli, e la questione Will da te esposta mi trova perfettamente d’accordo. Però non ho potuto che apprezzare il lavoro su Alicia nella puntata, che ho trovato comunque diverso dal solito. Vero, con Will sono successe molte altre cose nel mezzo e quel peso narrativo del messaggio dà l’impressione di essere pompato troppo; ma è anche vero che questa sembra una sorta di “goccia che fa traboccare il vaso” di quello che sta vivendo ora Alicia, che sì, sarà contenta di avere uno studio suo ma che si ritrova a dover fare conti con cose che non avrebbe mai pensato, e questo per aver intrapreso una svolta – quella politica – che l’ha portata ben lontana da dove sarebbe stata ora se avesse proseguito alla Florrick/Agos. Questo, unito ad alcuni momenti valutabili come miglioramenti – la mossa di Cary, per dirne una, o la questione Eli – mi ha portato a dare comunque una sufficienza piena che comunque, lo ammetto, contiene un po’ di speranza per il futuro.

      L’episodio successivo, che ho trovato migliore seppur di poco rispetto al primo, ha avuto un lieve aumento di conseguenza, per i motivi che ho cercato di spiegare. Nonostante le sufficienze, comunque, la delusione c’è.
      Per rispondere ai tuoi punti… 1) magari sì, un inside joke :-) 2) no eh. Alicia e Eli insieme sarebbero.. altro che salto dello squalo. Se li vedo anche solo VAGAMENTE tenerini qui dichiaro che abbandono la nave.

       
      • Birne scrive:

        Sull’affair Alicia/Eli la penso come te. Del resto non ho alcun potere divinatorio e anzi la mia identità di sciampista (mi scuso con la categoria, è solo un vieto modo di dire, utile per capirsi), che mi sforzo con risultati alterni di tenere nascosta, ama spesso giocare con trame e personaggi ma bisogna ammettere che non ci azzecca mai. E poi la mia era solo una piccola provocazione dettata dalla stanchezza del venerdì sera e dalla preoccupazione di una deriva prossima ventura, che ovviamente non auspico perché a me TGW è sempre, sia pure con alti e bassi, piaciuta molto. Però però …

         
  3. Birne scrive:

    Political correctness

     
  4. Genio in bottiglia scrive:

    Federica, probabilmente hai ragione nel non accettare il mio rapporto causa-effetto morte di Will-decadimento degli alti standard della serie. In effetti, mi hai riportato alla mente degli episodi nei quali quella morte mi aveva fatto pensare che se la stessero giocando bene. Però, ripeto, questo innegabile decadimento è da ritenersi figlio del precedente. Magari solo più accentuato. E continuo a ritenere che se si voleva andare avanti un pò di più, l’unica era la carriera politica, che avrebbe portato di fatto a una nuova serie, con la quale i King probabilmente non si sono sentiti a loro agio.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Esatto, io lo vedo (ovviamente con l’occhio di oggi) come un decadimento peggiore ma hai ragione nel vederlo come figlio di quell’altro decadimento post morte di Will. Il punto è che allora riuscivano ancora ciclicamente a salvarsi con delle buone idee ogni tanto (o anche con archi narrativi interessanti, come appunto quello di Cary), ora invece ogni strada presa sembra poco interessante (io, per dirne una, puntavo molto su Ruth, anche perché adoro Margo Martindale, e invece…)

      La carriera politica di Alicia sarebbe stata interessantissima, l’avevo anche scritto da qualche parte, ad esempio in relazione a come sarebbe andata con lei procuratore e la Lockhart&tutti gli altri come oppositori.. mamma mia. Sarebbe stata una svolta bellissima, avrebbe di sicuro portato una ventata d’aria fresca alla serie. Invece con quella scelta non solo non si è attuata questa cosa, ma per di più tutta la mid-season dedicata alla parte politica (che aveva fagocitato moltissime altre parti) è diventata a posteriori quasi inutile. Ancora oggi non capisco perché non siano andati avanti su quella strada.

       
  5. Pixel scrive:

    L’unica cosa che so sulla settima stagione è che mi ha fatto rivalutare la sesta. Tutto sembra senza anima, senza direzione, senza equilibrio e senso. Questo completo reboot dello show non funziona. Questa “nuova famiglia” per Alicia, come i Kings l’hanno definita, non è all’altezza della precedente.
    Personaggi decisivi come Diane e Cary relegati a storyline noiose e senza apparente significato per i personaggi e per la storia in generale, messi da parte per far posto a new entry che sono lì da troppo poco tempo e con troppo poco background narrativo alle spalle per poter compensare questa ennesima nuova perdita (perchè sebbene Diane and Cary siano ancora parte dello show, il loro peso e sostegno allo show si è ormai fatto labile e inconsistente tanto da non poter fare più la differenza). E tra l’altro i nuovi personaggi sembrano interagire unicamente con Alicia (mentre i vecchi, a parte Eli, raramente lo fanno), quindi non c’è neanche più coesione e quel mix ed intreccio di relazioni tra i vari personaggi che rendevano tutto più interessante.
    E’ come se gli sceneggiatori abbiano voluto portare alle estreme conseguenza il concetto che questo show ruota intorno ad Alicia e che nulla è essenziale a parte lei . Ma nel mio caso non ha funzionato.

     

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