American Crime – 2×07/08 Episode Seven & Episode Eight

American Crime – 2×07/08 Episode Seven & Episode EightEra difficile poter migliorare un prodotto già così ben definito, ricercato e raffinato, ma John Ridley ha deciso di vincere questa nuova sfida, tornando a mettere le mani in prima persona sul suo show che sta per concludere il secondo anno di vita.

Le due puntate al centro di questa analisi sono probabilmente le migliori della stagione e della serie per motivi diversi, che partono dalla cura nel racconto di “Season Two: Episode Seven”, alla voglia di sperimentare con “Season Two: Episode Eight”. Guardando questa coppia di episodi ci accorgiamo di essere arrivati ad un punto di svolta, di aver girato l’angolo e di aver imboccato una nuova via, percorrendo, però, la stessa strada verso l’obiettivo che ci eravamo prefissati sin dall’inizio. Per questo motivo il colpo di scena che chiude l’episodio sette e che mescola le carte in tavola è coerente con quello che Ridley ci vuole raccontare, il crimine americano del titolo.

“Season Two: Episode Seven”

American Crime – 2×07/08 Episode Seven & Episode EightQuesto titolo, in realtà, è sempre stato un po’ fuorviante per lo spettatore, che, soprattutto a causa della prima stagione, associava il termine crime al crimine effettivo al centro del racconto. La seconda stagione – e soprattutto la coppia di puntate prese in esame – ha reso palese che, con quel termine, Ridley non si riferiva affatto all’atto violento in sé, ma a tutto il corollario di cause (e conseguenze) che hanno permesso le telefonate al 911 che aprono entrambe le premiere. L’odio razziale – protagonista della storyline secondaria di questa stagione –; la discriminazione sessuale; l’ottusità di un sistema scolastico che vuole prima di tutto tutelare se stesso a discapito delle menti che dovrebbe coltivare; l’inadeguatezza di una generazione di adulti che non è capace di guidare i propri figli, che restano senza punti di riferimento: questi sono i veri crimini americani (per non dire universali) che lo show ha in mente di raccontarci.

American Crime – 2×07/08 Episode Seven & Episode EightLo fa mettendo in relazione diversi problemi, legati dalla quantità di dolore che provocano nelle persone coinvolte: la protesta degli studenti latini diventa una chiave di lettura per la situazione che sta vivendo Taylor e che porterà all’omicidio di Wes. Se la discriminazione – anche se di tipi diversi – sta all’origine di entrambe le situazioni, le reazioni dei ragazzi che la subiscono portano a conclusioni per il momento diverse: vediamo da un lato gli studenti latini, ma non solo, riunirsi per protestare insieme contro un antagonista che si trova in minoranza; dall’altra parte c’è Taylor, sempre più solo e isolato, costretto a seguire una terapia che non funziona per risolvere dei problemi che altri gli hanno causato. Gli studenti discriminati, che esternano tutta la loro rabbia, non permettono alla sofferenza di scavare dentro di loro e portano alla luce i loro problemi, mentre Taylor, che tiene dentro tutto, evita confronti anche con coloro che sono lì per stargli vicino e alla fine esplode, facendo del male ad altri, ma anche a se stesso.

American Crime – 2×07/08 Episode Seven & Episode EightLa vendetta in stile tarantiniano che vuole mettere in atto Taylor è l’unica valvola di sfogo che la sua solitudine ha trovato: la violenza senza controllo è il suo ultimo grido d’aiuto e di rabbia insieme, con lo scopo di vendicare se stesso e sua madre, distrutta da una serie di eventi che la vedono come ennesima vittima. In questo modo, però, la situazione viene diametralmente ribaltata, cambiando i ruoli in scena e facendo diventare Taylor il cattivo.

La mano di John Ridley, che scrive e dirige l’episodio, si sente forte e chiara, creando momenti carichi di tensione e di incertezza; tutto quello che prova Taylor è impresso sullo schermo in modo indelebile, disegnando un vortice distruttivo che non parte dal furto della pistola, ma da molto prima di “Season Two: Episode One“.

Voto: 9½

“Season Two: Episode Eight”

American Crime – 2×07/08 Episode Seven & Episode EightL’ottavo episodio ci mette davanti ad una seconda fase della stagione, importante a causa del ribaltamento del punto di vista rispetto a chi è buono e chi è cattivo. La morte di Wes mette tutto in discussione, ridefinendo il ruolo di Taylor nella storia: cosa c’è di diverso tra il ragazzo e i killer protagonisti delle frequenti stragi negli Stati Uniti? Probabilmente nulla, ma il solo fatto di conoscerlo e sapere la sua storia ce lo fa vedere con occhi diversi, più consapevoli e meno inclini ad un giudizio che lo rinchiuda in un ruolo preciso – quello del cattivo. Non possiamo scusarlo per quello che ha fatto, ma non ci sentiamo neanche di condannarlo così duramente come fanno i vertici della Leyland e i genitori dei ragazzi coinvolti nelle vicende. Il terremoto che ha scatenato Taylor viene utilizzato come pretesto per una nuova scalata al potere che non guarda in faccia a nessuno, neanche al dolore di Leslie Graham, viva per miracolo e scossa più di tutti a causa dell’accaduto. Oltre alla situazione di Taylor, anche quella della preside ci mette di fronte ad un cambiamento importante, facendo assumere ai due personaggi un ruolo nuovo all’interno della storia.

American Crime – 2×07/08 Episode Seven & Episode EightQuesto cambiamento è portato avanti anche grazie alla commistione tra finzione e realtà che vediamo in questo episodio, non solo funzionale a noi spettatori per decodificare meglio tutta quella nuova rete di dinamiche che legano ora i personaggi in scena, ma anche un esperimento coraggioso, che avrebbe potuto spezzare la fluidità del racconto – fortunatamente così non è stato. L’innesto di segmenti quasi d’inchiesta – le interviste – ha dato un tono più alto anche al resto, infondendo per osmosi le emozioni vere che trasparivano dal racconto dei professori, alunni e familiari che hanno vissuto in prima persona e realmente quello che la seconda stagione di American Crime ci vuole raccontare. L’episodio otto cambia quasi di genere, diventando un docu-drama che tenta di leggere il dopo omicidio in modo veritiero e senza falsi buonismi. Il “post-tragedia” non è più un momento di unione e profonda riflessione; anzi, la vita va avanti con un po’ più di paura verso il prossimo, accentuando gli antagonismi tra ogni individuo e l’altro, che diventa sempre più estraneo e quindi potenzialmente pericoloso.

“Season Two: Episode Eight” mantiene quindi alto il livello impostato con la puntata precedente, dando voce alle vittime e rivelando il vero volto di coloro che si atteggiano a tali, innovando contemporaneamente il modo di farlo. Aver accantonato il percorso giudiziario di Taylor per dare spazio alle reazioni degli altri è stata la scelta giusta, che probabilmente verrà modificata per il finale imminente, ma che in questo caso particolare permette la produzione di un episodio ottimo sotto tutti i punti di vista.

Voto: 9+

 

Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

4 Risposte

  1. 999sickboy666 scrive:

    Condivido largamente la tua analisi, Davide ma ci sono un paio di osservazioni che vorrei fare.

    La prima è di natura prevalentemente tecnica: mentre è vero che, dal punto di vista registico, “American Crime” rimane un prodotto di altissimo valore, con una regia di lusso, non posso fare a meno di notare che – rispetto sia alla stagione precedente che all’inizio di questa – l’approccio direttoriale si è un po’ adagiato sugli allori.
    In particolare, mi riferisco al fatto che si è passati da una regia costruita prevalentemente intorno ai dettagli ed all’uso narrativo e comunicativo dell’inquadratura (che molto faceva pensare a Lynne Ramsey), a una storia che è narrata in gran parte con una sequenza di primi piani. Che, per carità, nel dramma è anche funzionale, ma qui in A.C. la stanno portando un po’ all’estremo e il risultato complessivo, secondo me, ne risente – appiattendosi un po’ anche a livello narrativo – in freschezza ed interesse.

    La seconda osservazione invece riguarda la tua – bella – recensione: in un paio di passaggi hai parlato in termini di “ruoli di buoni e cattivi”.
    In realtà, una delle cose che trovo in assoluto più apprezzabili in questa serie, è il modo in cui non forza mai un’interpretazione e nemmeno ne consente una univoca: costringe lo spettatore a relazionarsi con personaggi profondamente diversi tra di loro ma che non possono facilmente essere inseriti in un sistema binario di “buoni/cattivi”.
    Così facendo – e qui credo che sia il vero punto di forza di “American Crime” – di fatto porta il pubblico a confrontarsi con i propri pregiudizi (e quindi riconoscerli) uno alla volta.

    In questo senso, non penso ci siano “buoni e cattivi” quanto invece la dimostrazione che siamo noi a poter essere, nello stesso momento, entrambe le cose.

    Grazie dell’ottimo lavoro, :-)

     
    • Davide Canti scrive:

      Ti ringrazio 999sickboy666!
      Per la questione buoni/cattivi intendevo dire esattamente quello che scrivi tu. La divisione tra queste due categorie è tutt’altro che netta e questo è un valore aggiunto della serie. Mi dispiace non essere stato abbastanza chiaro su questo concetto, che trovo fondamentale (per esempio quando scrivo “[riferito a Taylor] ce lo fa vedere con occhi diversi, più consapevoli e meno inclini ad un giudizio che lo rinchiuda in un ruolo preciso – quello del cattivo” intendevo sottolineare questo concetto).

       
  2. Teresa scrive:

    Credo che questa sia la serie migliore in onda al momento. Ma io ho un debole per le serie (e i film) di impegno civile. American crime è un atto di accusa molto forte contro la società americana, contro la sua ipocrisia, il suo classismo, il suo razzismo, la sua falsissima politically correctness.
    Mai avrei pensato di dover lodare la ABC, ma anche questo giorno è arrivato.

     

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