Agent Carter – 2×10 Hollywood Ending

Agent Carter - 2x10 Hollywood EndingLa serie con protagonista Hayley Atwell ci lascia nuovamente, anche se stavolta potrebbe essere davvero per sempre. Gli ascolti sono molto bassi, l’attrice ha già un accordo con l’emittente per il pilot di un nuovo legal drama (Convinction); insomma, gli ingredienti per considerare questo episodio come un finale di serie ci sono tutti.

Negli ultimi anni si è sviluppata, nel panorama televisivo, una linea di demarcazione sempre più netta tra quelle che sono percepite dal pubblico come “serie di qualità” (per fattura tecnica, temi trattati, maturità del plot e personaggi a tutto tondo) e i prodotti generalisti, appartenenti a una tv meno profonda e più adatta al pubblico che non si vuole impegnare, con storie leggere, facili da seguire e che principalmente vogliono far divertire lo spettatore piuttosto che impegnarlo. Agent Carter è stata una sorpresa lo scorso anno proprio per aver saputo trascendere, in modo inedito, questa categorizzazione di massima; lo show di Markus e McFeely è stato capace di fondere in modo perfetto i generi a cui si ispirava – azione, spionaggio, period drama, commedia, supereroistico –, creando un amalgama che funzionava perfettamente sia nei suoi momenti più intensi che in quelli più leggeri e trovando il suo picco nello struggente “Valediction”, che chiudeva la prima stagione. La serie è stata la dimostrazione di come si può fare tv di qualità anche con un target per famiglie, divertendo ma facendolo bene, in modo ragionato e senza dare mai l’idea di trovarsi di fronte ad un prodotto scadente o di basso livello. Con premesse di questo calibro, però, dispiace dover dire che questa seconda stagione rappresenta un enorme passo indietro sia dal punto di vista qualitativo, che del divertimento.

Agent Carter - 2x10 Hollywood EndingNonostante le buone aspettative che “The Lady In The Lake” aveva generato, qualcosa deve essere andato storto nella programmazione della stagione: il ritmo è altalenante, troppo per una serie di soli dieci episodi (comunque due in più rispetto allo scorso anno), e le diverse storyline non sono state gestite al meglio, con trame che giungono a vicoli ciechi per poi sparire definitivamente (Dottie Underwood, Jack Thompson) e personaggi poco credibili al centro delle vicende (Jason Wilkes) o con un grande potenziale non sfruttato (Whitney Frost). È in generale lo show a non funzionare a dovere, mostrando il fianco ad una povertà di idee che spinge gli autori a rifugiarsi in semplici scappatoie per chiudere questa o quella vicenda, o ad esagerare nel chiedere la sospensione dell’incredulità agli spettatori (la macchina volante di Howard per chiudere la frattura?). Di certo Agent Carter conserva ancora tanti pregi, già apprezzati lo scorso anno – Jarvis e le sue gag, una protagonista forte e magnetica, un Howard Stark padrone della scena – ma non sono abbastanza per riscattare un’annata piena di errori, che lascia ancor più delusi se si pensa che le possibilità di rinnovo per la serie sono quasi nulle.

Agent Carter - 2x10 Hollywood EndingPeggy rimane ancora il fulcro della vicenda: il personaggio su cui la serie aveva costruito un intelligente discorso sul ruolo emergente della donna in una società chiusa e maschilista è ancora la colonna portante dello show, nonostante si sia cercato di ampliare la portata di questo tema, con esiti solo in parte positivi. “The Lady In The Lake”, infatti, si apriva con una Dottie Underwood fantastica nell’emulare la protagonista e con un confronto tra le due donne che lasciava presagire un grande scontro fisico e ideologico nel corso della stagione. La posta è stata alzata ulteriormente con l’inserimento di Whitney Frost, un villain dalle enormi possibilità: una donna respinta dalla società (esattamente come Peggy) ed ingabbiata da essa, sfruttata solo per le sue qualità estetiche e desiderosa di riscatto. Tre donne forti, Los Angeles e Hollywood, la variabile impazzita della Zero Matter: gli elementi per costruire una trama solida e avvincente c’erano tutti, ma purtroppo la serie crolla proprio su quei punti fermi da cui sarebbe dovuta partire.

Agent Carter - 2x10 Hollywood EndingPeggy si ritrova invischiata nel triangolo amoroso meno credibile degli ultimi anni: la relazione con Wilkes è strumentale nel cercare di rendere meno scontato l’esito finale del rapporto con Daniel Sousa, fallendo clamorosamente. Dottie viene abbandonata dagli autori dopo una manciata di episodi, relegando il suo contributo nella stagione ad un ruolo di contorno; Whitney si rivela un villain per nulla incisivo, trasformato in qualcosa di già visto più volte, soprattutto negli ultimi episodi, con l’ossessiva ricerca del potere ed un confronto finale totalmente anticlimatico. Probabilmente, a conti fatti, l’unico personaggio femminile che davvero funziona in questa seconda stagione di Agent Carter è Ana Jarvis, la moglie dello spassoso maggiordomo di Stark. Nonostante la sua maggiore conformità alle regole di moglie perfetta in tipico stile anni ’40-’50, la donna è la più moderna tra tutte loro; questo tratto emerge soprattutto dopo l’incidente che la vede protagonista e nel confronto con il marito che ne consegue.

Agent Carter - 2x10 Hollywood Ending“Hollywood Ending” è un episodio debole, uno dei peggiori di sempre, sia come finale di serie che come finale di stagione, ma tra le due opzioni quella meno grave è la seconda. Gli autori non si rassegnano e decidono di fare appello alla remota possibilità di rinnovo, ponendo qualche debole base per una terza stagione: innanzitutto cercando di dare un senso alla inconcludente storyline di Jack con un cliffhanger inaspettato che è un chiaro omaggio ad un mostro sacro della tv (Twin Peaks), in seconda battuta con qualche elemento che non trova ancora spiegazione, come la spilla/chiave del club, e dei personaggi che potrebbero ritornare (Whitney come Madame Masque).

Rimane l’amaro in bocca e la cocente delusione per l’occasione persa da Agent Carter, che avrebbe potuto confermarsi come la serie atipica di cui avevamo bisogno, capace di bilanciare perfettamente le sue componenti e di divertire lo spettatore; quello che resta è uno show ancora godibile, ma privato di quella verve unica che l’aveva portato all’attenzione anche dei più scettici.

Voto Episodio: 5
Voto Stagione: 6-

 

Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

4 Risposte

  1. Zweihander scrive:

    Vorrei leggere l’articolo ma l’ho mollata senza neanche capirlo

     
  2. Joy Black scrive:

    Che peccato! Che delusione! Finale che conferma il trend di qualità sempre più discendente degli ultimi episodi. L’episodio peggiore di tutta la serie, finire peggio difficilmente si poteva. Peccato davvero.

    Perfettamente d’accordo con la tua recensione, Davide.

     
  3. Mario Sassi scrive:

    Da grande amante di Agent Carter (che lo scorso anno ho indubbiamente preferito a Agents of SHIELD) devo ammettere di essere totalmente d’accordo con la recensione. Qualcosa non ha funzionato affatto con la serie e mi sono annoiato in più di un momento. Un peccato, considerando ad esempio quando siano state divertenti le interazioni tra Peggy e Dottie, oppure il potenziale altissimo della Frost. Purtroppo dopo una prima parte riuscita si è scivolati in una noia e superficialità di scrittura che proprio non ci voleva. A questo punto dubito in una terza stagione, ma è meglio così.

     
  4. Joy Black scrive:

    Si dopo la sesta puntata (la migliore della stagione a mio parere, e guarda caso è quella con Dottie), la stagione ha preso una brutta china: già la 2×08 e la 2×09 non lasciavano presagire un finale eccellente certo, ma così superficiale, anticlimatico, poco ispirato neanche. Bocciatura piena e cancellazione inevitabile! Peccato davvero perchè ho amato questa serie.

     

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