American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×08 A Jury In Jail

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×08 A Jury In JailArrivati all’ottavo capitolo del racconto sul caso O.J., finalmente la parola è ai giurati: 37 uomini e donne normali in un processo affollato di celebrità e primedonne, presentati attraverso un episodio brillante che ce li fa conoscere e ci aiuta a capire non solo il loro punto di vista, ma anche il ruolo fondamentale che avranno nel decidere le sorti del “processo del secolo”.

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson è una serie che ci ha ormai abituati a cambi repentini di punti di vista, anche se sempre funzionali allo sviluppo del racconto; questi si accumulano a formare un caleidoscopio di prospettive andando a costituire uno dei principali pregi di questo show innovativo e coraggioso, che sta inanellando episodi riuscitissimi uno dopo l’altro.

I need to go home.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×08 A Jury In JailOvviamente, il materiale di partenza è ricchissimo già alla base, per le implicazioni dell’evento che si va a raccontare, davvero cruciale – come già avevamo detto parlando del pilot – in moltissimi sensi per la società americana. Infatti, il processo a O.J. è stato (e lo è ancora di più se analizzato oggi a posteriori) una sorta di Big Bang culturale che ha cambiato il rapporto degli USA con la celebrità, la giustizia, i media e la questione razziale, facendo da incubatore a processi di cambiamento già in atto ma che grazie alla compresenza di così tanto fattori in gioco sono esplosi in tutta la loro problematicità proprio durante i mesi in cui Simpson si trovava dietro il banco degli imputati.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×08 A Jury In JailFinora, la serie di Murphy ci aveva presentato le star di questo evento così cruciale, protagonisti ancora oggi semi leggendari di una complessa vicenda che si svolge dentro e fuori dall’aula di giustizia: Marcia, Cochran, O.J., i Kardashian e gli altri. Personalità ritratte singolarmente e collegate tra loro con un lavoro graduale, costruito episodio per episodio e approfondendo di ciascuno sia la facciata visibile a tutti (reinterpretata in uno stile-Murphy mai così rispettoso di fatti e coerenza) che i retroscena, ovviamente romanzati, sulle loro strategie e le motivazioni professionali e private alla base di esse.
Adesso si passa a narrare quello che finora non era mai stato raccontato, ovvero il mondo della giuria, elemento fondamentale per il racconto e anche per gli esiti della vicenda narrata ma che soprattutto rappresenta, specialmente agli occhi di noi non americani, un elemento peculiare e connaturato al sistema giudiziario statunitense, a sua volta inserito appunto nel contesto di un singolo processo che di quel sistema è assurto a simbolo.

What is a “Seinfeld”?

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×08 A Jury In JailLa giuria è il microcosmo in cui le istanze in gioco nel caso si manifestano sulla pelle delle persone comuni, coinvolte loro malgrado in circostanze eccezionali: le tensioni e i drammi della vicenda principale si riflettono nelle micro-vicende dei giurati, che a loro volta influenzano il main event, una sorta di sistema di vasi comunicanti che non è affatto secondario nel decidere le sorti di un imputato.
Se ci si pensa questo ruolo civico della giuria, così cruciale per determinare il corso della vita di un uomo, è un elemento drammatico dalla forza innegabile, complicato dalle circostanze in cui queste decisioni di vita e morte vengono prese: perché di fatto 37 persone (12 giurati principali, 15 riserve) chiuse in un albergo per circa un anno delle loro vite senza avere un vero contatto con il mondo, sottoposti a restrizioni e a stress che metterebbero a dura prova chiunque, sono comunque una bomba psicologica pronta a scoppiare.

Toughen up, Cochran. This is the smokers’ lounge. Day care’s on the first floor.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×08 A Jury In JailIn effetti gli eventi di questo “A Jury In Jail” costituirebbero già di per sé una trama sufficiente per una serie intera, in cui lo scontro razziale che avviene nel mondo esterno – che i giurati non possono vedere per intero, ma che percepiscono chiaramente – e nell’aula viene rievocato, replicato ed esasperato nella percezione distorta dei giurati rinchiusi come animali in gabbia.
E come se non bastassero le tensioni interne, il gruppo stesso è manovrato e gestito dalla difesa e dall’accusa che li utilizza come pedine di un gioco di società (il dream team ha addirittura un tabellone con i ritratti di ciascuno e i relativi soprannomi, come in una versione mentalmente deviata di Guess Who?) in cui l’importanza concreta dei singoli giurati viene di volta in volta esasperata in funzione degli interessi della propria parte o della distruzione della parte opposta.
Alla fine, lo scontro sulla composizione della giuria è un braccio di ferro tra Cochran e la Clarke che si ritorce contro loro stessi, indebolendoli e spostando il focus del processo.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×08 A Jury In JailDetto questo, allo stesso tempo l’episodio è molto efficace nel farci percepire, con una forza che ancora una volta risulta più evidente a noi europei, la crucialità dell’elemento umano nella giustizia americana e come questo elemento umano possa essere più facilmente manipolato e distorto a proprio piacimento da ciascuna parte. Il parallelo con la prova del DNA, che dall’altro lato rappresenta l’inconfutabilità della scienza e una prova schiacciante, è lo specchio di questa potenzialità della giustizia che quando utilizzata per gli scopi sbagliati riesce a ribaltare le vicende processuali e rendere impossibile capire cosa è giusto, cosa è sbagliato, cosa è vero e cosa è falso.
I giurati stessi, manovrati come in un gioco delle sedie e continuamente portati al limite estremo della sopportazione della tensione, isolati dal mondo esterno senza la possibilità di una visione più oggettiva, sono involontari complici di una giustizia che si trasforma in ingiustizia quando conta soltanto chi urla più forte.

It would convict him. I would convict him.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×08 A Jury In JailA tenere in piedi un simulacro di onestà e senso della misura è ancora in questo episodio Robert Kardashian, l’unico che sembra avere cuore e cervello al posto giusto.
I suoi dubbi, generati dal conflitto che lo strazia per il dover decidere se essere amico o essere onesto, sono davvero quanto di più umano si sia visto nella serie e lo rendono una figura veramente interessante nella sua tragicità. Kardashian è un perdente per il fatto stesso di porsi questi dubbi, un alieno in un mondo che si sta svelando per quello che diventerà nei decenni successivi (tragica ironia della sorte, la sua stessa famiglia ne diventerà uno dei simboli negativi più emblematici) e per cui lui non è assolutamente pronto o corazzato.
Robert è la coscienza dello show e in un certo senso anche la coscienza di noi spettatori che in quel mondo stiamo vivendo ogni giorno senza percepirne davvero la qualità distorta; è il Grillo Parlante che nessuno ascolterà mai ma che con determinazione e coerenza donchisciottesca ci riporta ai valori giusti, sempre più conscio ogni mese che passa di parlare al vento.

American Crime Story: The People v. O.J. Simpson è un processo raccontato come se fosse una saga, che affronta con il linguaggio della pop culture temi fortissimi come la purezza, la moralità, il rispetto per l’altro; e lo fa con una trama in cui nessun elemento è davvero separabile dall’altro e nessun punto di vista è secondario, in cui fiction e realtà, intrattenimento e accuratezza storica sono mescolati e fusi insieme in un racconto equilibrato in cui non prevale mai una sola lettura dei fatti.
“A Jury In Jail” è un tassello importantissimo che si aggiunge al quadro generale confermando ancora quanto lo show sia sperimentale, coraggioso e intelligente.

Voto: 8

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *