House Of Cards – Stagione 4 Episodi 2-5

House Of Cards - Stagione 4 Episodi 2-5La più grande qualità di House of Cards è saper cambiare. La creatura di Beau Willimon, nella prima parte della sua quarta stagione, conferma questa sensazione dimostrando allo spettatore la sua natura mutevole e la sua capacità di mantenere intatto lo stile che l’ha caratterizzata fin dagli inizi.

In queste quattro puntate che ci hanno trascinato vorticosamente fino a metà stagione, troviamo un esemplare riassunto di tutte le anime che House of Cards ha saputo mostrarci. C’è il rapporto Frank-Claire, analizzato fino allo sfinimento nella precedente annata; si ripropone la torbida sequela di intrighi politico-economici che ha caratterizzato la seconda stagione; si arriva perfino a riparlare di quel mondo di cui si erano perse le tracce dopo la sparizione di Zoe Barnes, quello del giornalismo politico. Tutto ciò viene riproposto aiutato dalla maturità che la serie ha acquisito, scremando tutti gli inutili dettagli e utilizzando le tematiche a cui facevamo riferimento in modo potente e funzionale.

“Didn’t the president make the most wonderful speech?” “Oh, he certainly did.”

House Of Cards - Stagione 4 Episodi 2-5Arrivare al “Chapter 44” senza sentirsi sovrastati dagli eventi messi in moto dagli autori è impresa difficile. Dopo il primo episodio, che come da tradizione è servito ad aprire le danze e a riportarci nel bel mezzo della tempesta, la serie firmata Netflix riprende il filo del racconto facendoci viaggiare assieme al presidente durante la sua campagna elettorale per le primarie. Una scelta che ritroviamo anche nelle puntate successive e che risulta davvero molto interessante considerata la relativa staticità a livello di ambientazione che aveva caratterizzato il passato della serie, tutta divisa fra residenze private, Casa Bianca o sporadici viaggi istituzionali all’estero. Oltre che a sottolineare il suo scorrere parallelo con la reale vita politica americana, questa nuova ambientazione itinerante – South Carolina, Texas, Washington – serve soprattutto per portare alle estreme conseguenze il rapporto affettivo e politico fra i coniugi Underwood. La First Lady torna a casa e ricomincia la sua lotta intestina contro il presidente, dovendo gestire anche il complicato rapporto con la madre. È innegabile che la storia principale su cui si dipanerà anche la quarta stagione sarà questa: come finirà? Chi dei due riuscirà a ottenere ciò che veramente vuole?

Last night when we were talking, you called this house a palace. This is where we began.

House Of Cards - Stagione 4 Episodi 2-5Il crollo del presidente degli Stati Uniti inizia proprio da qui: la prima a minare le convinzioni e la popolarità del pragmatico Francis è infatti proprio sua moglie. Una guerra senza esclusioni di colpi che si compone di sotterfugi e non detti, di trame segrete e accordi sottobanco, dove la crudeltà dimostrata dai due non riesce a sorprendere. Si fatica infatti a stupirsi delle scorrettezze che vengono messe in atto dalla coppia presidenziale, da sempre cinici ed egoisti come nessuno, ma non si può non restare impressionati dal colpo basso con cui la donna attacca il marito arrivando a coinvolgere perfino il padre defunto. Da una parte questo scontro continua ad animare il racconto, dall’altra lentamente riemerge una figura come quella di Lucas Goodwin: l’ex giornalista del Washington Herald, finita la sua detenzione, diventerà il simbolo del passato che torna a scagliarsi violentemente contro Frank, come se fosse stato messo sotto un tappeto troppo leggero per resistere all’ennesima folata di vento. Ma prima ci sono da fronteggiare le minacce russe, la crisi del petrolio e una moglie disposta a tutto pur di ritagliarsi un suo spazio: insomma, un momento davvero complicato per il Presidente.

“What’s happened?” “The president’s been shot.”

House Of Cards - Stagione 4 Episodi 2-5Il colpo di genio degli autori arriva però nel quarto episodio: se l’obiettivo era quello di mettere in crisi i sottili equilibri dei protagonisti della serie, questo è stato raggiunto. Togliendo dalla scena Frank, i personaggi e soprattutto gli spettatori vengono lasciati ad annaspare con la sensazione di essere persi. Ad essere messo in disparte da un colpo di pistola è il perno su cui gira tutto lo show, il personaggio attraverso il quale si snodano i principali fatti di cui è composto il racconto; il senso di smarrimento e angoscia che questa deriva provoca risulta estremamente efficace, proprio perché ci lascia addosso quella sensazione che vorremo sempre ritrovare quando guardiamo un prodotto televisivo: ci fa venire voglia di sapere come andrà a finire. Vedere il presidente degli Stati Uniti ferito e intorno a lui una moglie sempre più volenterosa di prendere il controllo e una marea di assistenti in preda al panico fa trepidare in attesa dell’episodio successivo. Ciò avviene soprattutto perché la situazione è inedita: niente più discorsi guardando la macchina da presa ma solo allucinazioni, niente più anelli picchiettati sul tavolo ma flebili suoni provenienti dal respiratore artificiale, non più arroganza ma paura. Se la figura di Underwood doveva essere messa in discussione ed uscire – quasi certamente per non molto tempo – dai giochi, non c’era modo migliore di farlo.

I’m asking the nation to pray with me

House Of Cards - Stagione 4 Episodi 2-5L’ultima scena del quinto episodio ci lascia ancora una volta dubbiosi sul destino del Presidente, alimentando ancor di più la suspense. In fondo non serve leggere tra le righe per capire che la situazione si sta accartocciando su stessa senza il Presidente al comando. In questa situazione di emergenza nessuno sembra volere il suo potere proprio perché nessuno sembra sapere bene cosa farne e le uniche due persone consapevoli paiono essere il vice presidente e Claire: il primo, terrorizzato e schiacciato dalle responsabilità, cerca di scaricarle sulla First Lady; la seconda non si fa nessun problema ad accettarle interpretando volentieri il ruolo di Presidente ad interim nascosta nell’ombra. Proprio in questo momento di estrema difficoltà e di grande dolore, tutti sono in crisi più per questioni tecniche che emotive, e infatti l’aspetto che più facilmente salta agli occhi è la mancanza di una forte componente emozionale; a riprova di questo, la percezione che abbiamo è di stare assistendo a uno sfoggio di compostezza e sangue freddo senza riuscire a capire quanto possa durare. Intanto Frank è lì inerme su di un letto d’ospedale, ignaro dell’uragano che gli sta girando intorno.

House Of Cards - Stagione 4 Episodi 2-5Questo show sembra non avere più bisogno di tergiversare – forse l’ha fatto troppo nella sua ultima stagione – e ci srotola davanti senza paura tutti gli elementi che avevamo masticato in questi anni senza averli veramente digeriti. Ora le diverse storyline sembrano esplodere e accompagnano lo spettatore attraverso un percorso davvero entusiasmante. House Of Cards riesce a migliorarsi grazie alla qualità delle sue penne e lo fa con una inaspettata ma graditissima sequela di episodi che portano il programma ad innalzare il suo livello, per quanto fosse possibile, mostrando una voglia di innovarsi davvero rara. Ci sono ancora molti nodi da sciogliere tra cui la complicata situazione della Dunbar, la fuga di notizie dopo la morte di Goodwin e soprattutto la sopravvivenza del Presidente, ma siamo sicuri che, se il tutto verrà affrontato con la stessa voglia di sorprendere, il risultato continuerà ad essere eccellente. Se il racconto proseguirà su livelli così alti, non solo questa stagione rappresenterà un salto di qualità per la serie ma rischierà di essere ricordata come la migliore di sempre.

Voto 4×02: 7 ½
Voto 4×03: 8
Voto 4×04: 9
Voto 4×05: 8 ½

 

Paolo Vivan

Nato sul finire degli anni ottanta nel profondo nordest, laureato in Lettere con una tesi su Six Feet Under, mi piace scrivere storie e farmele raccontare.

16 Risposte

  1. 999sickboy666 scrive:

    “House of Cards” è una di quelle serie di cui faccio un binge-watching così massiccio (questa stagione l’ho tracannata – praticamente – in due giorni) che mi viene difficile commentare le singole puntate o anche dei “blocchi” di episodi.

    Quindi vorrei aggiungere un’osservazione di carattere generale, che trovo importante. HoC è una serie che – rispetto a molto dell’intrattenimento moderno, sia cinematografico che televisivo – da veramente un sacco di spazio alle donne.

    Lo fa in termini narrativi e di personaggi – di fatto, soprattutto nelle ultime due stagioni e specialmente in questa quarta, con l’eccezione di Frank Underwood, la maggior parte dei personaggi più importanti sono figure femminili che portano un grande peso nell’economia del racconto anche quando sono relegate in spazi apparentemente “stretti” (la moglie di Conway ne è un ottimo esempio).
    La cosa migliore è che riesce a farlo tenendosi alla larga da qualsiasi rischio di accusa di “politically correct” – dipingendo personaggi femminili profondamente umani e “umanamente difettosi” e, proprio per questo, sempre interessanti.

    Ma lo fa anche in termini di produzione artistica: ben otto su tredici episodi di questa stagione portano la firma di almeno una donna alla regia o nella sceneggiatura (o in entrambe).

    Mi rendo conto che può sembrare un commento fatto da un’angolazione “politicamente corretta” ma credo che sia una delle ragioni (non la principale, ma sicuramente importante) per cui uno show che tratta tematiche che potrebbero facilmente impastoiarsi e risultare noiose riesce invece ad avere l’ottima tenuta che “House of Cards” sta dimostrando – e concordo con il recensore che questa è, probabilmente, una delle stagioni migliori dello show, se non proprio la migliore in assoluto.

     
    • Paolo Vivan scrive:

      Ciao! Non avevo mai pensato alla presenza massiccia di figure femminili in questo show, ma effettivamente hai colto un aspetto davvero importante. Concordo in pieno con la tua analisi!

       
  2. Writer scrive:

    Non sono d’accordo con le valutazioni espresse: questa prima parte della quarta stagione di HoC mi è parsa poco convincente e poco credibile, anche per gli standard di una fiction che spettacolarizza il mondo politico-istituzionale degli USA e richiede un buon livello di “sospensione dell’incredulità”. La lotta tra i coniugi Underwood, sena esclusioni di colpi, con il coinvolgimento della madre di lei e del padre di lui appare decisamente sopra le righe e trasforma la campagna per le elezioni presidenziali del 2016 nello sfondo di un dramma coniugale feroce e autolesionistico. Gli altri personaggi sembrano dei birilli da bowling che possono essere fatti saltare tutti insieme con un solo strike: dal Segretario di Stato che appare come una marionetta manipolabile dalla first lady, al vicepresidente “reggente” che supplica Claire di gestire la politica estera degli Stati Uniti, al Procuratore generale che viene minacciato di licenziamento, al Ministro della Salute ricattato dal capo dello staff, ecc, ecc. Sembra di trovarsi davanti alla cupola di Cosa Nostra, piuttosto che al cospetto del governo degli Stati Uniti. La mia notazione non è etica, non sto dicendo che le amministrazioni pubbliche sono esenti da pressioni, ricatti, estorsioni, manipolazioni. La rappresentazione di queste dinamiche, tuttavia, mi è sembrata piuttosto grossolana, priva di mediazioni e chiaroscuri e troppo sbrigativa, quasi frettolosa. Anche l’attentato al Presidente appare dominato dall’esigenza di lasciare campo libero a Claire, in vista probabilmente (dico probabilmente perché non ho visto gli ultimi 7 episodi) di una loro futura riconciliazione o di un accordo tattico per la spartizione del potere. Insomma, troppa carne al fuoco e una rappresentazione del potere quasi caricaturale nel suo schematismo.

     
    • Paolo Vivan scrive:

      Ciao Writer. Intanto grazie per l’attenzione che hai dato alla recensione, per quanto riguarda le critiche che muovi mi sembra che il malinteso di fondo sia questo: abbiamo davvero bisogno di una storia realistica fino alla perfezione? A parte che non trovo così campate in aria le situazioni che hai elencato, se cercassi un resoconto dettagliato delle dinamiche politiche americane guarderei un documentario non HOC. Se guardo una serie mi aspetto (e voglio) anche un po’ di fiction; poi, come ripeto, mi sembra che in questo caso non siano così esasperate le scelte narrative.

       
      • Writer scrive:

        Paolo, hai visto “The West Wing”? E’ una fiction che si svolge per lo più all’interno della Cassa Bianca. Non è un documentario o un reportage giornalistico, è un’opera di finzione molto ben realizzata, ma è attenta alle dinamiche e agli equilibri che si creano tra il Presidente, il suo staff, il Parlamento. In HoC, invece, i dominus sono gli Underwood e gli altri (compreso l’ex Presidente Walker) vengono ritratti come una manica di imbecilli facilmente manipolabili. Quindi, tra un documentario e un’opera che usa pretestuosamente la “Casa Bianca” per raccontare una vicenda di conflitti personali e famigliari ci sono parecchie soluzioni intermedie. E anche decisamente più convincenti.

         
        • Paolo Vivan scrive:

          Non ho mai visto The west wing, anche se lo conosco. Comunque rimango della mia idea, non trovo esagerati gli aspetti di cui parli, la serie è di qualità sotto molti punti di vista ed è tutto fuori che caricaturale!

           
  3. Writer scrive:

    Errata corrige: Casa Bianca, non Cassa Bianca… :-)

     
  4. Birne scrive:

    Ho difficoltà a intervenire perché sono andata già un bel po’ avanti nella visione degli episodi e non vorrei uscire dal seminato della bella recensione che condivido. Rispetto alle considerazioni che vengono fatte tendo a collocarmi a metà: trovo che questa stagione di HoC sia decisamente migliore di quella dell’anno scorso, forse anche della precedente e se è verissimo che ci sono elementi che rasentano l’assurdo e il fumettistico è pur vero che la narrazione è coerente, trova soluzioni interne ai suoi contenuti senza tirare fuori il coniglio dal cilindro, ha una tenuta drammatica comunque eccellente.
    Certo che è una fiction, anche se mi pare di ricordare che Bill Clinton ha dichiarato che la trama di House of Cards è vera al 90%. Si sarà lasciato andare, è amicissimo di Kevin Spacey, e comunque stiamo rischiando di avere Donald Trump nella carica dell’uomo più potente del mondo. Più inverosimile di così …
    A proposito degli attori mi sembra che lei sia perfetta come sempre e che anche Kevin Spacey quest’anno sia tornato agli splendori passati lasciando un po’ perdere quel continuo compiacersi della propria maestria – forse grazie anche a un più contenuto ricorso allo sfondamento della quarta parete – che spesso nelle annate precedenti lo induceva a eccessi di gigioneria.
    Secondo me, per questi primi cinque episodi, grande classe in tutto.

     
    • Paolo Vivan scrive:

      Ciao Birne, sono d’accordo con te. Hai sintetizzato quello che volevo spiegare io: forse c’è anche una componente irrealistica o esagerata ma le soluzioni narrative sono coerenti!

       
      • Writer scrive:

        “Comunque rimango della mia idea”
        Ti rispondo da qui, non ho la possibilità di replicare nel thread alla tua ultima risposta. Certo che rimani della tua idea, il mio obiettivo non era quello di convincerti, ma di rimarcare che HoC parte da un assunto verosimile (la scalata alla Presidenza da parte di un alto dirigente del Partito Democratico), ma lo sviluppa in modo poco convincente. Underwood non solo manipola e ricatta, ma uccide (la giornalista), tesse una trama ai danni dell’Ex Presidente (in cui Walker cade come un pollo), si fa beffe del congresso in cui non ha la maggioranza, s’infila in una faida con la moglie durante le primarie, ecc, ecc.
        La narrazione, pur avvincente a tratti, risente di queste situazioni limite e rischia di andare costantemente sopra le righe. A molti piace, io la trovo francamente fuori misura.

        P.S per Birne. Certo, Trump è un personaggio da circo e l’idea che possa concorrere alla Presidenza dà i brividi. Ma sono convinto che, anche se ce la facesse (cosa che non credo assolutamente), sarebbe costretto a moderare la sua xenofobia e le sue spacconate. Perchè La Presidenza negli Stati Uniti non è un lasciapassare per proporre follie, ma implica una responsabilità almeno pari al potere esercitato. In realtà HoC non è una fiction sulla conquista della Presidenza, ma un’opera che tratta del rapporto tra individui e potere. Lo fa, a mio giudizio, in modo eccessivo e ruffiano, ma capisco bene che possa piacere al pubblico che la segue.

         
        • Birne scrive:

          Sono perfettamente d’accordo con te su tutto, Writer (e non solo questa volta) e su Trump cazzeggiavo un po’, tentando la battuta. Al contempo faccio parte di quel pubblico che si gode, e parecchio, la serie e la metafora sul potere per cui qualcuno ha tirato in ballo addirittura un impianto shakespeariano (Riccardo III, Macbeth: che esagerazione!). Con un’avvertenza, però: fin qui si doveva parlare solo dei primi cinque episodi, in seguito il discorso potrà anche cambiare.

           
  5. annamaria scrive:

    Certo che fra HoC e Scandal la Presidenza degli Stati Uniti ci fa una figura!…
    Ormai se un uomo (o donna) di potere non ammazza qualcuno non lo/la prendono neanche in considerazione.
    Anche a me sembra esagerato e grottesco, ma mi godo comunque la suspence.
    Devo confessare, però, che come assassino empatizzavo di più con Toni Soprano.
    Saranno le origini comuni…

     
  6. Davide scrive:

    Ottima recensione…d’accordo in tutto e su tutto…;)…

     
  7. Ottimo commento ad una ottima quarta serie.
    Hai tralasciato un aspetto tecnico che viene percepito da pochi ma deve essere fatto notare: i tecnicismi. montaggio e fotografia sono magistrali. Ci sono simmetrie alla was Anderson ( praticamente sempre quando si vuole dimostrare il senso della grandezza del potere), ci sono quadri in movimento, c è un uso maniacale del fuochista nei dialoghi, color correction eccellente. Sempre di più questa serie esce dalla “serialità televisiva” e diventa grande cinema. Manca un piccolo elogio a Robin Wright che oltre ad essere bella, seducente, ottima attrice è pure un ottima regista. Dal punto di vista critico ( nel senso più stretto, da addetto ai lavori, sono un montatore) solo Fargo 2 può competere con questa. Bravo ancora complimenti per la recensione.

     
    • Paolo Vivan scrive:

      Ciao, grazie per i complimenti. Hai ragione, ho tralasciato due aspetti non da poco: per quanto riguarda Robin Wright la sua bravura è sotto gli occhi di tutti non serve neanche sottolinearlo😉, sugli aspetti tecnici hai spiegato tutto benissimo tu, è semplicemente televisione che diventa grande cinema.

       
  8. matteo de benedittis scrive:

    ottima recensione, che condivido.

    aggiungo che l’unico a reagire emotivamente alla malattia di frank è doug, un personaggio interessantissimo e che amo molto per la sua cinica e cieca fedeltà a frank.

    un pensiero a meetchum, figura cristologica che si sacrifica per salvare il peccatore.

     

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