The Good Wife – 7×17 Shoot

The Good Wife - 7x17 ShootProcedendo sulla via del finale di serie, The Good Wife sta per certi versi recuperando terreno rispetto alla prima mid-season di questa settima annata; e quando una puntata apre con una sequenza come quella che inaugura questa “Shoot”, è difficile pensare che le cose smetteranno di seguire questa linea. Purtroppo le cose non stanno esattamente così. 

Ci sono molti elementi di questo episodio che funzionano e che ci ricordano la grandezza di una serie come questa; ma se dovessimo nominarne anche solo uno, sarebbe senza alcun dubbio il giudice Abernathy – un Denis O’Hare sempre in incredibile forma quando si tratta di vestire i panni dell’arbitro tra le parti. The Good Wife ci ha mostrato negli anni una serie di personaggi incredibili, la cui caratterizzazione è stata – come più volte fatto notare – il fiore all’occhiello di questo show: tra caratteri folli ed eccentrici fino al comportamento maniacale, abbiamo avuto anche personaggi delicati, profondi e ben radicati, che hanno fatto delle loro solide convinzioni e opinioni le basi per svolgere bene il loro lavoro.

She doesn’t want to look at a victim’s face? Well, that’s too bad. She’s going to have to.

The Good Wife - 7x17 ShootLa cosa più sorprendente del caso di questa puntata, oltre al cold open in cui con poche, brevissime immagini riusciamo ad entrare in completa empatia con Harry Dargis e il suo lutto, non è tanto la vicenda, o l’interpretazione di un comunque bravissimo Blair Underwood; ma la delicatezza – e non ci stupisce, trattandosi di The Good Wife – con cui si tratta un caso in realtà difficilissimo, in cui qualunque mossa non calcolata potrebbe finire con il mancare di rispetto ad un dolore insostenibile come quello per l’omicidio di una figlia. La capacità di inserirsi in questo argomento in punta di piedi, ma non senza forti convinzioni di base, è proprio rappresentata dal giudice Abernathy, la cui imparzialità viene spesso tirata in causa durante la puntata, ma che riesce nonostante tutto a dare senso ad un caso ormai perso tra strategie cambiate all’ultimo, analisi del tessuto sociale ed economico di Chicago e faide interne tra avvocati.

The Good Wife - 7x17 ShootSpiace infatti dover constatare come il ruolo di Cary sia per l’ennesima volta ridotto a mero strumento per raccontare qualcos’altro, in questo caso la contrapposizione tra lui e Diane che porta quest’ultima a cercare conferma dell’appoggio di Alicia. Si parlerà più avanti della scelta della Florrick di tradire la fiducia del collega per seguire l’idea di uno studio con partner solo donne; quello che rimane è purtroppo un sottoutilizzo di personaggi che un tempo hanno avuto ruoli importanti e che ora sono ridotti a macchiette di contorno giusto per portare la storia in una determinata direzione. Anche Diane ha purtroppo quest’anno seguito la stessa sorte, e solo ultimamente ha riacquisito un certo peso – tuttavia, inutile dirlo, con una storyline decisamente poco convincente; Cary, invece, sta finendo questa annata nel peggiore dei modi, e non è un dettaglio di poco conto.

I… am married. If anyone should be explaining, it should be me.

Sul fronte Alicia, le cose vanno meglio, anche se non si può fare a meno di notare come i cambiamenti della nostra protagonista in questa settima stagione siano più di quanto abbia vissuto nelle precedenti sei; di per sé questo non è necessariamente un male, ma si fatica a capire la necessità di accelerare così tanto dei moti interiori che rischiano di far passare la donna per una persona più instabile di quello che è. I King non avevano mai esagerato in questo e, benché sia evidente l’esigenza di dover chiudere la serie, rimane il dubbio che le cose potessero essere comunque gestite in modo differente.

The Good Wife - 7x17 ShootCiononostante, accettata ormai questa rapidità come un’esigenza narrativa, la sezione su Alicia funziona, e ci restituisce l’immagine di una donna non solo più libera, ma anche più consapevole del suo ruolo e meno disposta a piangersi addosso per il suo passato. Abbiamo assistito in altre stagioni a scene in cui Alicia – dopo essere stata con Will e aver cambiato vita – ancora rinfacciava a Peter cose vecchissime, sintomo di come fosse ben lungi dall’essere uscita da certe dinamiche. Ad oggi quella che vediamo è una donna più centrata, più smaliziata e anche più disposta a raggiungere i suoi obiettivi, non necessariamente stando alle regole ma tuttavia interrogandosi su queste. Se si pensa alla scelta di tradire Cary, ad esempio, non si può non correlarla anche al favore implicitamente chiesto a Diane riguardo a Lucca; ma non si può nemmeno pensare che sia una soluzione a cui ella arriva in modo indolore o senza riflettere. Alicia prende una decisione che certamente avrà delle ripercussioni, ma lo fa con una ritrovata consapevolezza delle conseguenze, il che non la rende una persona per forza migliore ma di sicuro più conscia di sé e delle sue relazioni con gli altri.

The Good Wife - 7x17 ShootSegue questa linea anche la reazione all’apparente scappatella di Jason, che – come testimonia il dialogo con Lucca – stupisce in primis lei stessa: e benché il contraccolpo iniziale, alla vista della scena, non sia certo indolore, è solo dopo che emerge quanto noi ormai avevamo già notato, e cioè che Alicia non è più la donna che era un tempo. La consapevolezza di essere lei per prima in una posizione, quella del matrimonio di facciata, che non le consente di giudicare gli altri le permette di affrontare la sua relazione con Jason in modo più maturo e, forse, sarà proprio questo rapporto a portarla finalmente dove vuole arrivare.
Il finale, provocatoriamente scritto per muovere Alicia in una direzione nuova e più audace, ha comunque il merito di essere interpretato da due attori, Julianna Margulies e Jeffrey Dean Morgan, con una ottima chimica, e di chiudere la puntata in un modo che difficilmente sarà dimenticato.

Passa invece senza grandi entusiasmi tutta la parte legata a Grace, che, se quest’anno aveva smesso i panni della figlia inutile nel suo periodo lavorativo con la madre, torna con questa puntata a farci chiedere il perché della sua esistenza. Il caso “Genuine Thought” è senza dubbio in linea con i grandi classici della serie, ma la rapida e scontata risoluzione sembra portare tutta questa sezione ad un’unica ragione d’essere, cioè quella di mostrarci la tenacia di Mrs. Florrick in questo periodo della sua vita. Peccato che ad Alicia il coraggio di difendere i figli non sia mai mancato, quindi l’unica altra opzione vagliabile è che Makenzie Vega avesse ancora delle puntate da contratto e che gli autori abbiano cercato di dare un senso alla sua presenza. Invano.

Do you still have that way to find it out?”
Yes.”

The Good Wife - 7x17 ShootChiudiamo con la vicenda legata a Peter Florrick e all’inchiesta correlata, che purtroppo non riesce a risollevare più nemmeno l’interesse dei partecipanti. Alicia, nei suoi nuovi abiti disinteressati, partecipa stando alle regole ma senza particolari afflati emotivi; Eli è ridotto anche in questa puntata a stare in un bagno ad ascoltare quanto giunge dalla sala del Grand Jury – un colpo bassissimo per The Good Wife, che ha sempre usato questi escamotage in modo divertente ma anche limitato; infine, Michael Tascioni si limita a fare faccette, dire battute e tenere il cane il braccio – un altro fallimento assolutamente non previsto, dato che l’inserimento di questo personaggio nella puntata con Carrie Preston prometteva ben altri risultati.

The Good Wife, insomma, si muove ancora una volta sul confine che divide momenti alti a scelte discutibili, producendo in sostanza un episodio godibile ma non senza qualche momento francamente evitabile. Non sarà questa la stagione più ricordata di tutta la serie e quando uno show chiude su queste note un po’ di amarezza c’è; rimangono ancora alcuni elementi positivi, ma mai come ora possiamo davvero apprezzare la decisione di chiudere con questa settima annata: non è rimasto, purtroppo, molto altro da raccontare.

Voto: 7-

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Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

2 Risposte

  1. Genio in bottiglia scrive:

    Nel momento nel quale superi il tuo personale “tipping point” ogni cosa accelera, anche in maniera inusitata: io la vedo così per Alicia, e così vedo le sue reazioni ‘out of character’ di questa puntata. I King vogliono mostrarci che qualcosa di profondo è mutato. Per i personaggi come Cary e Diane invece, o l’ennesima svolta legata allo studio femminile, credo abbia un valore più simbolico che narrativo: Alicia parte da donna tradita simbolo delle donne tradite e finisce come donna che non solo vive con apparente leggerezza la sua liason ma che al limite tradisce lei il suo collega/capo in nome di un potere al femminile. Se vogliamo dire che la gestione dei co-protagonisti sia un punto debole della serie, beh, mica lo scopriamo oggi. Ai King è sempre interessata Alicia, al limite Will (ma al limite), e il circo delle figure di contorno. E i casi, coi quali ci hanno descritto le profonde mutazioni della nostra realtà. Per me, 8 a prescindere.

     
  2. Pixel scrive:

    Questa settima stagione è la stagione che poteva anche mancare. Non aggiunge niente e semmai priva di valore il buono fatto in passato. La discesa verso il basso di personaggi come Cary e Diane, la loro sostituzione con riserve con molto meno spessore ed approfondimento è solo una delle pecche di questa stagione, fatta di plot slegati l’uno dall’altro e senza un’anima unitaria di fondo. Se guardo le prime stagioni lo stacco è abissale. La forza di questo show non è mai stata solo Alicia e dispiace vedere gli autori trattare con così poca considerazione personaggi che sono entrati anche negli “affetti” del pubblico.
    Non mi interessa questo epilogo tutto al femminile, soprattutto se realizzato ai danni di un personaggio come Cary, la cui continua tortura da parte degli sceneggiatori è ormai diventata una barzelletta. Soprattutto trovo becero, semplicistico e alla buona, ridurre il femminismo ad un club di sole donne, quando invece le donne dovrebbero poter emergere tra gli uomini, non semplicemente eliminare la concorrenza ed il confronto ed instillare l’idea che “maschio” è male (eccetto quando è sotto le lenzuola). Non c’è molta differenza tra questo modo di pensare e la misoginia di cui è ancora vittima la donna ed è un’idea di femminismo che non condivido. Inoltre mi sembra solo un facile modo per dare un epilogo alla storia di Alicia, ma che ha poco a che fare con Alicia, che paladina del femminismo non lo è stata mai. Paladina di se stessa, forse, ma non certo di altre intorno a lei.

     

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