The Night Manager – 1×05 Episode 5

The Night Manager – 1x05 Episode 5Dopo un quarto episodio caratterizzato da un’accelerazione degli eventi, The Night Manager rallenta leggermente, sfruttando l’ora di messa in scena per smantellare i progressi ottenuti dai “buoni”. A soli sessanta minuti dalla conclusione lo show continua a rifuggire colpi di scena e cliffhanger, lasciandosi aperte più opzioni possibili.

There is a big difference between fighting the Cold War and fighting radical islam.
The rules have changed and we haven’t
– John le Carré –

Quando John Le Carrè scrisse The Night Manager nel 1993 si trovò ad affrontare una grande sfida: il romanzo, infatti, era il primo a non essere ambientato durante la Guerra Fredda, periodo storico che aveva fornito buona parte dell’ispirazione allo scrittore. Nella versione originale a necessitare di armi era un cartello colombiano in rapida espansione, ma l’interesse dell’autore nei confronti della questione mediorientale rende credibile anche la più attuale soluzione escogitata dal connubio BBC-AMC. La citazione di cui sopra proviene da un’intervista radiofonica a cui le Carré partecipò nel 2008 e, con le dovute modifiche e contestualizzazioni, potrebbe essere tranquillamente applicata alla trasposizione su schermo di The Night Manager.
Tuttavia l’ambientazione nel XXI secolo, nonostante sia in grado di rendere più partecipe lo spettatore, porta lo show a soffrire di alcuni piccoli anacronismi. Un simile rallentamento del plot sarebbe stato un passo falso per qualsiasi altro show ma The Night Manager riesce a dissimulare la mancanza impregnando l’episodio di violenza e sottolineando l’insano piacere di Roper bello sfruttarla per portare avanti i propri piani. Pur senza eccedere in gadget tecnologici e accessori da spia, ambientare una serie di spionaggio dopo il 2010 necessita di un’attualizzazione più decisa del materiale fornito da le Carré; trasmettere messaggi tramite un foglietto stropicciato (alla 007 degli anni Settanta, per intenderci) sembra un metodo un po’ desueto in una realtà fatta di droni, hacker e spionaggio informatico.

Every writer wants to be believed. But every writer knows he is spurious; every fiction writer would rather be credible than authentic.
– John le Carré –

The Night Manager – 1x05 Episode 5La caratteristica più evidente dello show è il marcato tradizionalismo che impregna scrittura e regia fin dalla prima puntata, in controtendenza con i nuovi prodotti del mercato seriale orientati sempre più frequentemente sull’innovazione del genere. Il risultato è uno show che, a più riprese, vorrebbe essere cinematografico ma inciampa molto spesso in lacune di scrittura che impediscono la buona riuscita di intere sequenze. In questo caso sono i primi venti minuti a far storcere il naso allo spettatore: il quinto episodio ci conduce a scoprire i segreti più nascosti di Richard Roper che, a trecento chilometri dal confine siriano, ha installato la propria base operativa; subito dopo assistiamo ad una dimostrazione di armi degna di una vendetta divina. Ora, pur volendo soprassedere sulla non trascurabile questione economica (armi, camion e auto fatti saltare in aria, aerei colpiti da missili terra-aria non sembrano essere così facilmente sacrificabili a scopo puramente pubblicitario e dimostrativo), la pretesa di mantenere segreto un simile spettacolo pirotecnico nello stesso mondo dove si può seguire live un convoglio di camion in movimento è oggettivamente campata in aria.

The Night Manager – 1x05 Episode 5Non ci sono solo aspetti negativi in questa quinta puntata della miniserie diretta da Susan Bier, che, dopo i tentennamenti dei primi due capitoli, ha espresso maggiore solidità nel comparto tecnico, con la macchina da presa in grado di prendersi piccole libertà dalle solite inquadrature. A livello narrativo, i protagonisti dei sessanta minuti sono gli scontri preliminari. In attesa della resa dei conti finale tra Jonathan Pine e Richard Roper (il cui esito, visto lo stile di le Carré e la classica ambiguità del finale dei suoi romanzi, è tutt’altro che scontato) si consumano le schermaglie “di contorno”. Da una parte Corky coglie in fallo Pine risvegliandone i primordiali istinti di sopravvivenza – e ci ritorneremo; dall’altra, ai piani alti della politica e delle istituzioni, si svolge la classica battaglia tra le forze del Bene e del Male, tra onestà e corruzione. Non c’è nulla di particolarmente innovativo in tutto questo ed anche a livello iconografico The Night Manager si rifà senza particolari patemi all’eredità cinematografica precedente. La gravidanza di Angela Burr (reale, non contraffatta) non può non riportare la mente dello spettatore alla ugualmente incinta Marge Gunderson, perspicace ed energica detective protagonista di Fargo, anch’ella protagonista di una lotta mortale contro il caos causato dal Male.

The Night Manager – 1x05 Episode 5All’interno di un dualismo così ben definito, Jonathan Pine è l’unico a mantenersi su una china intermedia, forzato a delinquere e ad uccidere per poter salvarsi e continuare ad inseguire il suo obiettivo benefico. Il direttore di notte interpretato da Tom Hiddleston si regge quasi esclusivamente sulla performance dell’attore. Di fronte ad una caratterizzazione meno ispirata e personale ci ritroveremmo davanti ad un personaggio vistosamente mal scritto, protagonista di trasformazioni repentine ed inspiegabili che nemmeno le discrepanze tra il tempo del racconto ed il tempo della storia possono giustificare. Eppure la capacità dell’attore di fornire background – solo attraverso i gesti, gli sguardi e gli atteggiamenti – ad un personaggio che di background non ne ha (sappiamo solo della guerra in Iraq) riesce a suggerire come dietro a Pine ci sia qualcosa qualcosa di più di un semplice direttore d’albergo prestato al mondo dello spionaggio; che l’ambivalenza, la freddezza e il fascino del personaggio non siano una recente acquisizione ma facciano parte di un retaggio del passato, qualcosa da cui Pine ha cercato di fuggire vivendo e lavorando di notte, al riparo dagli sguardi indagatori e costruendosi un’esistenza fatta di relazioni fugaci e transitorie.

The Night Manager – 1x05 Episode 5L’assassinio del maggiore Corkoran si inserisce quindi in un quadro più ampio che, a fronte di un rallentamento nell’esposizione degli eventi (si tratta sopratutto di avvenimenti di contorno atti a completare il disegno e a fornire contesto all’ultimo episodio), vede la tensione innalzarsi lentamente ma costantemente con il cerchio attorno a Pine – sempre più solo nella sua lotta contro Roper –, che si stringe inesorabilmente. Anche Angela Burr, il porto sicuro oltremanica, è in difficoltà nel fornire sostegno al suo agente, colpita e sconfitta sia sul piano lavorativo che a livello personale. Se si considera Pine il “braccio armato” dell’operazione, la Burr con la sua crociata è la vera antagonista di Roper. Nonostante il ruolo istituzionale e direttivo, le motivazioni che la spingono a combattere “the worst man in the world” sono più antiche e radicate, portandola a rischiare in prima persona e, soprattutto, a mettere in gioco la sicurezza delle persone a cui è legata.

Nothing quite as pretty as Napalm at night.
War is a spectator sport.

The Night Manager – 1x05 Episode 5Che Roper sia un magnifico villain è ormai giudizio insindacabile. “Episode 5” ci mostra come dalla sua abbia, oltre a ricchezza e potere, anche un’elevata dose di efferatezza ed un ingegno che, uniti alla scarsità di paletti morali, lo rendono particolarmente pericoloso ed imperscrutabile. Nella classica sociopatia da cattivo risiede però il punto debole di Roper: i disturbi relazionali gli impediscono di dare il giusto valore ai rapporti interpersonali, rendendogli inconcepibile la fiducia assoluta in una persona. Corky, Sandy, Jed, sono tutti ugualmente sospettabili di fronte alla possibilità di una mela marcia, nonostante gli anni di fedeltà incondizionata perché “Anyone can betray anyone, Jonathan”.
Un simile rallentamento del plot sarebbe stato un passo falso per qualsiasi altro show, ma The Night Manager riesce a dissimulare tale mancanza impregnando l’episodio di violenza e sottolineando l’insano piacere di Roper nello sfruttarla per portare avanti i propri piani.

The Night Manager è un prodotto poco originale che fa della familiarità con lo spettatore la propria arma vincente: non c’è alcun tipo di innovazione ed ogni scena profuma (o puzza) di già visto. Eppure funziona, ed anche piuttosto bene, perché concentra in sé le migliori caratteristiche delle tante produzioni precedenti, (proprio come stendersi sul proprio letto, col plaid preferito ed un caminetto acceso mentre si divorano biscotti: sono oggetti e sensazioni che conosciamo già, che abbiamo già provato ma che comunque non smettono di piacerci). Ci sono un cattivo sociopatico ed un amico alcolizzato, armi e denaro, sangue e crudeltà, un buono dai principi morali non troppo ferrei ed una donna algida e bellissima, un’agente alle prese con le forze del male e l’eterno scontro Giustizia contro Caos. Tutto questo è ben congegnato e pregno di una tensione che esplode definitivamente nell’ultima sequenza dell’episodio: il ritorno al Nefertiti Hotel riconduce Pine al suo passato, mettendogli di fronte quello che ha dovuto sotterrare per ottenere la sua vendetta e, con una struttura ad anello, riporta lo spettatore là dove era iniziato tutto e dove – probabilmente – tutto si concluderà.

Voto 7+

 

Davide Dibello

Un oceano di possibilità si stendeva di fronte a me prima che la pigrizia intervenisse mostrandomi le comodità del letto.

2 Risposte

  1. Davide Tuccella scrive:

    Recensione fantastica, hai illustrato perfettamente i pregi e i difetti della miniserie!
    Ben poco da aggiungere. Non ho mai letto Le Carrè, ma le difficoltà di una trasposizione sono evidenti e difficili da nascondere, soprattutto quando si parla di temi così attuali come guerra, armi e Medio Oriente.
    Mi convince ben poco il personaggio di Hiddleston, ma è un problema di caratterizzazione che parte dalla prima puntata, molto meglio Laurie/Roper.

    Come voto all’episodio azzarderei un 7 e mezzo.

     
  2. moreno scrive:

    Essendo una spy story vorrei una trama più solida. Non posso credere che un’organizzazione criminale che incassa centinaia di milioni, faccia entrare un estranio così in fretta, siccome le fughe di notizie incominciano col suo arrivo, sarebbe logico incolpare lui, non chiunque altro. Troppo datato per essere credibile, oer me il voto è 5,5

     

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