The Night Manager – 1×06 Episode 6 2


The Night Manager – 1x06 Episode 6Decine di milioni di budget, divi di grande richiamo, coproduzione transatlantica, adattamento dal romanzo di uno scrittore amatissimo, una regista premio Oscar a mettere il tutto in scena. Con presupposti del genere è naturale avere aspettative altissime, le quali – oggi possiamo dirlo – sono state soddisfatte solo in parte.

Trasporre un’opera di le Carré può non essere la più semplice delle missioni, necessitando di uno sguardo molto deciso, capace di operare scelte importanti anche se a volte sofferte. Ciò accade in quasi ogni adattamento, per la verità, ma a proposito di un autore del genere pare ancor più opportuno ribadirlo. C’è riuscito perfettamente Tomas Alfredson con Tinker Tailor Soldier Spy, per esempio, costruendo un film di spionaggio di grande valore. Arrivati alla fine di questa miniserie (per ora la chiamiamo così, ma un rinnovo è tutt’altro che impossibile, visto anche il successo avuto in UK) le impressioni di metà stagione vengono confermate: si tratta di un prodotto di valore, riuscito in alcune sue parti, molto meno in altre.

Well, when she comes could you tell her we are all here.

The Night Manager – 1x06 Episode 6Alla domanda più importante The Night Manager risponde infatti in modo poco soddisfacente. Cosa vuole davvero raccontare la serie? La prima risposta è: troppe cose. Tra quelle meglio esposte c’è sicuramente la corruzione delle istituzioni e la sfiducia nelle stesse. Roper è infatti un magnate come ne esistono tanti e fin dal primo momento ci spinge a riflettere sul potere di questo genere di individui e su quale tipo di influenza essi abbiano sui soggetti che in teoria dovrebbero fare da garanti della società. La serie ragiona quindi anche sulla fragilità di valori teoricamente condivisi, sul potere manipolatorio del denaro, in particolare attraverso il personaggio di Geoffrey, costruito con poche ma precise pennellate e supportato dall’ottima interpretazione di Tobias Menzies (ovvero lo spaventoso Frank Randall di Outlander). Una delle più significative lezioni di The Night Manager passa proprio da qui: è colpendo alle fondamenta che si incastrano i grandi poteri, smettendo di collaborare con loro, condannando l’omertà e ritrovando quella voglia di credere tutti insieme in qualcosa di condiviso.

Good luck with the baby. It’s a wonderful thing to bring a child into this world.

The Night Manager – 1x06 Episode 6L’altra virtù della serie sta nel personaggio di Angela Burr, inscindibile dall’interpretazione della straordinaria Olivia Colman, la quale sfrutta la propria reale gravidanza per lavorare di cesello su un personaggio leggermente secondario rispetto agli altri ma di gran lunga meglio sviluppato. Nel suo sguardo c’è l’ostinazione di chi sa di non poter perdonare, il dolore che sovrasta il sorriso e l’empatia verso vittime innocenti che meritano giustizia. Non importa quando, non importa come. È dal trauma del passato che Angela trova la forza per continuare a lottare, che guadagna quel briciolo di follia che le consente di credere in Jonathan Pine, il quale in realtà non le dà alcuna vera garanzia, ma solo una speranza, qualcosa in cui credere. Jonathan per Angela è il jolly che aspettava da una vita, il soldatino dietro cui può muoversi e arrivare all’agguato definitivo, inevitabile quanto scontato, soprattutto nei modi in cui è messo in scena. Si pensi ad esempio alla sequenza in cui Angela ruba i documenti dalla cassaforte di Roper e subito dopo è quasi catturata da uno dei suoi scagnozzi: tutti sappiamo già dall’inizio come andrà a finire, che il timing sarà perfetto e il salvataggio avverrà all’ultimo momento.

Frisky never stops.

The Night Manager – 1x06 Episode 6Addentrandosi tra le pieghe del plot emergono progressivamente le cose che meno funzionano di questa miniserie. Per essere chiari dividiamo il discorso in due coppie, quella formata da Jed e Jonathan e quella da quest’ultimo e Richard Roper. Partiamo dalla prima.
Cosa va e cosa non va in questa storia d’amore? Pur essendo partita in sordina, la donna rappresenta un elemento essenziale della trama complessiva: Jed è il baricentro tra Roper e Pine, colei che dà una ragione in più a quest’ultimo per portare avanti le sue (spesso poco plausibili) soluzioni; è ciò che fa germinare il sospetto nella mente di Corky, la cui fine sarà poi essenziale allo scioglimento ed è infine il viatico per lo scontro finale tra i due protagonisti, rappresentando contemporaneamente sia lo strumento di ricatto, sia il problem solver. Purtroppo il suo personaggio non è supportato da un’adeguata interpretazione, perché, pur essendo efficace in alcuni frangenti (in particolare nei primissimi piani), in molte situazioni la Debicki fa sentire la mancanza di un’attrice dalla doti attoriali più sfaccettate.
Tuttavia, il suo personaggio rivela un dolore sincero, quello di una donna braccata da un compagno despota e attirata da una libertà che non ha mai avuto il coraggio di inseguire. Molto meno bene funziona il personaggio di Pine, sul cui amore per Jed viene detto pochissimo, tanto da farlo sembrare piuttosto un espediente narrativo necessario al funzionamento della storia, depotenziando notevolmente il romanticismo di cui sono intrise le sequenze d’amore che li vedono protagonisti.

Even traitors can be forgiven.

The Night Manager – 1x06 Episode 6La divisione in due coppie rende più semplice identificare il punto debole di questo racconto: Jonathan Pine. Purtroppo, nonostante la presenza di un attore di un certo appeal come Tom Hiddleston (seppur non alla miglior performance della sua carriera), il suo personaggio è scritto in modo pedestre, tanto da spingere Susanne Bier a puntare quasi tutto su piccoli gesti, particolari degli occhi e piani d’ascolto continui. È impossibile però fare miracoli su un personaggio di cui non si conosce nulla ma che si comporta come se il pubblico sapesse tutto di lui, che pare agire con grande convinzione salvo essere mosso da motivazioni ogni volta diverse. Sembra infatti che le ragioni che dovrebbero giustificare i comportamenti di Jonathan Pine siano di volta in volta costruite appositamente, perdendo così ogni solidità. In principio era l’assassinio del pilot, poi la missione affidatagli da Angela, poi l’amore per Jed, poi il confronto virile con Richard. La recitazione di Tom Hiddleston, non aiutata dalla sceneggiatura, risulta spesso inadeguata, fatta di sguardi e sorrisi infantili che mal si sposano con azioni che vorrebbero comunicare grande prontezza, controllo e un esperto uso della violenza. La sua inconfondibile vocalità è torturata da un personaggio senza dialoghi significativi e, privato di quella, l’interprete si dimostra non all’altezza dell’ambiguità che il personaggio dovrebbe esprimere.

I know you’re working with Jed. That’s a mistake, by the way. Not sort of thing a man does.

The Night Manager – 1x06 Episode 6Dall’altra parte abbiamo un luciferino Richard Roper, al quale Hugh Laurie offre invece una performance perfetta. La differenza tra i due protagonisti, oltre che nella migliore amalgama tra attore e personaggio, sta in una scrittura che dona al villain della serie quella qualità e coerenza che Jonathan Pine non ha. La tensione tra i due è certamente una delle cose migliori, soprattutto per merito di Laurie, dotato di un magnetismo davvero senza pari.
L’inspiegabile onnipotenza di Pine e la certezza (immotivata) che alla fine riuscirà a fare tutto e a salvarsi sempre gli tolgono ogni interesse, spingendo lo spettatore finanche a parteggiare per Roper, non certo un personaggio tridimensionale ma sicuramente caratterizzato da conflitti e debolezze evidenti. Suona quasi come un’autocritica beffarda infatti quel “so smile” che Roper rivolge a Pine, come se non fosse capace di fare nient’altro o come se attraverso quei sorrisini – che dopo essere stati reiterati decine di volte diventano inutilmente fastidiosi – potesse risolvere ogni cosa. A conti fatti l’unico vero personaggio maschile dotato di un certo spessore e di fragilità narrativamente interessanti era Corky, non a caso interpretato da un attore, Tom Hollander, perfettamente in parte e in grado di conferirgli grande intensità.

Concludendo, The Night Manager è una serie abbastanza raffinata e (soprattutto nelle intenzioni) di prestigio, che qualche anno fa sarebbe forse stata trattata con molta più indulgenza, mentre oggi appare semplicemente un prodotto d’intrattenimento coinvolgente che non aggiunge nulla al panorama televisivo contemporaneo. Mai noiosa, la serie ci fa capire quanto questo splendido medium sia cambiato negli ultimi tempi e quanto i suoi formati narrativi e modelli visivi si evolvano anno dopo anno.

Voto 1×06: 6½
Voto miniserie: 6½

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Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".


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2 commenti su “The Night Manager – 1×06 Episode 6

  • Davide

    Analisi sempre ottima…da parte mia dico che “un prodotto di intrattenimento che nn aggiunge nulla al panorama televisivo contamporaneo”,può avere una sua valenza positiva.Credo sia impossibile e forse esagerato aspettarsi sempre un qualcosa di genialmente innovativo.Un serie classica come questa,con alcune performance attoriali veramente ottime,come tu hai ricordato,ha ancora un suo significato…voto alla serie/7.5…

     
  • Domenico

    Sono sostanzialmente d’accordo con la recensione. Credo comunque che per la la serie sarebbe interessante uno sviluppo di tipo simil – antologico sul modello di Homeland: tenere la coppia Angela Burr / Jonathan Pine (come Carrie/Saul) e ambientare la storia in scenari diversi.