­Hap and Leonard – Stagione 1 2


­Hap and Leonard – Stagione 1La malinconica esistenza di Hap e Leonard, tenuta in piedi da un’amicizia inossidabile, è alla base del progetto di Sundance TV che comincia con l’adattamento televisivo di Una stagione selvaggia, primo della gloriosa serie di romanzi di Lansdale.

Come sottolineato già dalla recensione dell’episodio d’apertura, le difficoltà intrinseche alla scelta di portare sul piccolo schermo il ciclo di Hap e Leonard sono state affrontate muovendosi nel modo teoricamente più appropriato, ovvero chiamando due autori che con l’opera di Lansdale hanno già dimostrato di saper lavorare. A differenza che nel caso di Cold in July, qui il salto è triplo carpiato e con un coefficiente di difficoltà così alto che l’esecuzione finisce per non essere priva di imperfezioni.
Questa volta infatti Jim Mickle e Nick Damici hanno a che fare con una testualità espansa, più estesa rispetto a un romanzo autoconclusivo, con una materia prima che è già in partenza una produzione seriale e il generatore di un universo narrativo molto vasto. A questo si aggiunge un registro, quello che caratterizza i romanzi di Hap e Leonard, di grande complessità, dove si sovrappongono il dramma, la commedia, il noir, il poliziesco e il grottesco. Se eseguire un ottimo adattamento da un medium all’altro significa riuscire a catturarne il cuore pulsante, il suo senso profondo – cosa molto più importante della fedeltà narrativa –, allora è bene subito chiarire che Una stagione selvaggia, a causa della sua pluralità di toni e stili, si pone fin dall’inizio come un caso estremamente spinoso.
È qui infatti che si infrangono alcune delle speranze di Sundance TV, nella presa d’atto che, nonostante sotto certi punti di vista la trasposizione sia riuscita addirittura ad esaltare alcune componenti del romanzo, in altri purtroppo il risultato si posiziona al di sotto delle aspettative, smussando l’esaltazione generale che ha accompagnato la serie al suo esordio.

­Hap and Leonard – Stagione 1Negli adattamenti dalla pagina scritta al mezzo audiovisivo uno dei problemi ricorrenti riguarda la necessità di sintetizzare le vicende letterarie per riuscire a farle stare in formati meno estesi, difficoltà che si acuisce nel caso dei film, vista la durata inferiore. Tuttavia qui la trasposizione è decisamente calzante dal punto di vista dimensionale, passando da un romanzo di circa duecento pagine a una miniserie di sei episodi da quarantacinque minuti.
La trama è pertanto raccontata con precisione in tutti i suoi nodi principali: a partire dalla presentazione dei due protagonisti, si passa alla descrizione della travagliata storia d’amore tra Hap e Trudy; successivamente vengono introdotti Howard e la sua banda e viene dipanata a dovere la missione legata alla ricerca del misterioso mezzo milione di dollari; dal gioco di tradimenti e perdoni in cui nessuno è mai davvero ciò che dà l’idea di essere, la serie conosce una brusca virata verso il pulp, grazie alla prepotente entrata in campo di Soldier e Angel i quali, tramite l’aiuto e il voltafaccia di Paco (uno dei due – ex – più fidati uomini di Howard), tengono tutti sotto scacco cercando di prendersi il malloppo.
Sotto un punto di vista strettamente narrativo i due autori centrano il bersaglio in pieno – e non era scontato – riuscendo a dare un’identità forte a ognuno dei caratteri, andando in alcuni casi ben al di sopra delle aspettative.

­Hap and Leonard – Stagione 1La costruzione dei personaggi risulta infatti esemplare nel caso di Soldier e Angel, i quali nella serie TV sono probabilmente ancora più dirompenti che nel romanzo. Se in quest’ultimo la loro descrizione è relegata soprattutto nella parte finale e focalizzata sulla violenza e sulla mancanza di pietà; nella serie la coppia compare per la prima volta già durante il secondo episodio e diventa sempre più centrale, fino a rubare la scena ai personaggi principali negli ultimi due episodi.
Una delle ragioni di questa differenza risiede nella possibilità del racconto audiovisivo di lavorare su e con i corpi dei personaggi, sfruttando al meglio le doti dei propri interpreti. Da questo punto di vista Pollyanna McIntosh dà vita a una Angel dalla fisicità disturbante e cartoonesca, mentre Jimmi Simpson mette in scena il suo abbondante talento tirando fuori tutta la follia possibile dal personaggio di Soldier.
La potenza di questa coppia viene sprigionata dal confronto con Hap e Leonard, con i rispettivi sistemi di valori e l’immaginario che li accompagna. Questi ultimi sono infatti avvolti da una malinconica nostalgia per i tempi che furono; si trascinano in un’esistenza con spirito disilluso e decadente, simboleggiato dall’amore viscerale per il country che caratterizza il personaggio di Leonard. I due malviventi, per converso, sono messi in scena come una variazione a tinte rurali della paranoia anni Ottanta, con Soldier a fare da yuppie risemantizzato nel Texas orientale e appassionato di musica techno. Non è un caso se il miglior episodio della stagione, il quinto, è praticamente un one man show di Soldier, dove la violenza raggiunge livelli siderali – con la bellissima citazione di Le iene nel momento della tortura a ritmo di musica – ed è condotta da un Simpson che piange, ride, spara, canta, insulta e balla senza che nessuna di queste azioni risulti incoerente con le altre.

­Hap and Leonard – Stagione 1Detto delle eccellenze, non si può far finta di non vedere l’enorme elefante nella stanza. Quindi, come sono Hap e Leonard? Rispetto a loro due il giudizio finale rispecchia in maniera abbastanza fedele quello sulla serie a cui danno il nome. Sotto molti aspetti i protagonisti della serie riescono a reggere adeguatamente il paragone con i loro equivalenti letterari – soprattutto grazie all’alchimia tra i due attori e alle doti di quel fenomeno di Michael Kenneth Williams – in particolare nelle sequenze in cui viene messo in scena con la giusta dose di sensibilità e ironia il loro complesso legame.
A differenza del libro, però, li si vede combattere troppo poco, forse anche perché i due interpreti non sono esattamente degli esperti di arti marziali. All’assenza dell’atteso dinamismo gli autori sopperiscono da una parte con il tentativo non sempre riuscito di approfondire le loro rispettive psicologie – alcuni flashback, come quello della morte del padre di Hap, funzionano molto bene – dall’altra attraverso la ricerca di una comicità che, quando troppo insistita, risulta un po’ estranea al tono dominante della serie.
Tanto nella versione letteraria il cocktail di generi rappresenta una della maggiori virtù dell’opera, quanto nello show televisivo l’amalgama non risulta così efficace, indebolendo alcuni momenti che narrativamente sarebbero fondamentali, come il volta faccia di Howard o quello successivo di Paco. Le speranze sono sempre le ultime a morire, ma la realtà dei fatti ci dice che di Lansdale ce n’è uno solo e che i pur bravi Mickle e Damici purtroppo non sono riusciti del tutto a permeare la serie di uno sguardo abbastanza rigoroso da evitare scivolamenti e cadute di stile.

­Hap and Leonard – Stagione 1Il problema principale di questa stagione riguarda però la componente più spiccatamente romantica riservata soprattutto alla love story tra Hap e Trudy. Pur essendo singolarmente due caratteri scritti bene e in alcuni casi in modo eccellente, tutto il discorso legato al tempo che passa, alla nostalgia degli anni d’oro in cui i due viaggiavano a cento all’ora in un mondo fatto di grandi speranze, non è soltanto gestito male, ma è anche messo in scena in modo abbastanza mediocre. C’è una grossa differenza infatti tra le sequenze in cui la serie si immerge a piene mani nella sua anima più fumettistica, riuscendo a dire cose non banali tenendo sempre lo spettatore incollato allo schermo, e quelle che invece raccontano il dramma di una coppia i cui membri ricordano, ciascuno a suo modo, con disperazione e malinconia gli splendori perduti.
Il punto più basso dell’intera stagione è toccato sicuramente dalla sequenza all’ospedale nel season finale, dove Hap al risveglio viene accolto dalla visione della sua Trudy nei panni di una donna angelicata e fantasmatica, impegnata a dargli l’ultimo saluto. Su questo versante purtroppo la serie non è riuscita a restituire l’atmosfera sospesa ed emozionante che emerge dalle pagine di Lansdale e, se i flashback che mostrano Hap e Leonard da bambini sono ben costruiti, quelli incentrati sui due amanti avremmo preferito non vederli per nulla.

Nonostante alcuni innegabili difetti, la serie è tutt’altro che da bocciare, soprattutto perché costituisce il primo tassello di un progetto estremamente ambizioso, che dovrebbe far corrispondere a ogni stagione un romanzo del ciclo dedicato ai due protagonisti, tanto che nell’episodio conclusivo vengono già messe le basi per l’adattamento del romanzo successivo, Mucho Mojo, in particolare per ciò che concerne la morte dello zio di Leonard.
La serie non è stata ancora ufficialmente rinnovata, ma sia a causa di ascolti abbastanza alti per la media del canale, sia per via di un progetto che, se portato avanti, darebbe grande prestigio alla produzione originale di Sundance TV, crediamo e speriamo che vedrà almeno una seconda stagione. Se così dovesse essere ci saranno il tempo e la possibilità per limare i difetti emersi durante questa annata e insistere sui punti di forza, in particolare rispetto all’anima fumettistica, iperviolenta e al contempo scanzonata della serie.

Voto: 7

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Informazioni su Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".


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