American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×09 Manna from Heaven


American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×09 Manna from HeavenÈ difficile non rimanere stupiti di fronte al fatto che manchi una sola puntata al finale della prima stagione di ACS – in cui terminerà il racconto su O.J. Simpson – che, per questioni di tempo, dovrà riassumere l’epilogo della storia in modo antitetico rispetto al passato, cioè non raccontando più ogni svolta processuale con una certa lentezza voluta e coinvolgente.

Gli eventi di “Manna from Heaven”, però, continuano a seguire il ritmo che la serie ha tenuto per tutta la stagione, raccontando di una svolta importante – quella inerente alle dichiarazioni del Detective Mark Fuhrman – e focalizzandosi sulle conseguenze che ha avuto l’aver reso pubblici quei nastri. Anche in questo caso l’intento dei creatori – che tornano a mettere le mani in prima persona sulla sceneggiatura dell’episodio – non è raccontare l’impatto di questa svolta sulle vite degli avvocati protagonisti e men che meno su quella di O.J. Simpson, ma come la società americana della metà degli anni ’90 abbia reagito e sia mutata a causa di questo processo.

We demand full disclosure to calm a community unsettled by the reports of their content. It goes way beyond O.J.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×09 Manna from HeavenIl tema principale dell’episodio torna ad essere il razzismo e più ancora la percezione che ha la gente di questo problema: quanto incide questo tipo di discriminazione sulla credibilità di una persona è una delle domande che la puntata si pone, insieme ad un altro importante quesito morale, che chiede quali siano i metodi leciti per arrivare alla verità in questo caso processuale. Per fare ciò sembra che gli autori stiano utilizzando un metodo non del tutto originale, cioè affiancare un tema scomodo ad un personaggio positivo e ad uno negativo un tema eticamente molto più condivisibile. L’avvocato Marcia Clark, considerato un personaggio positivo che cerca in ogni modo la verità, tenta di difendere il suo testimone razzista, mentre il suo collega  e avversario Johnnie Cochran, furbo e manipolatore, fa leva sul discorso razziale, inerente al caso giudiziario, ma forse non così tanto come ci vuole far credere. Questo mix di temi, che come un chiasmo collega buono e cattivo, rende molto più interessanti i personaggi coinvolti e dona loro uno spessore che solo questa apparente incoerenza può creare; gli avvocati dell’accusa stessi, alla fine della puntata, si rendono infatti conto di chi hanno tentato di difendere dagli attacchi della difesa e capiscono che forse tutta la loro linea accusatoria si basava su un anello debole che poi si è rotto.

Right behind you, there’s a statue of a Confederate soldier holding a rifle. With all due respect, I don’t know if you play as well in Dixie.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×09 Manna from HeavenL’importante, però, non è mai stato quello che il Detective Mark Fuhrman ha detto veramente, ma la percezione del pubblico – così lo definisce Cochran – alle sue parole e al suo personaggio in generale: non si sta più parlando della polizia di Los Angeles contro O.J. Simpson, ma delle forze dell’ordine e della giustizia americana in generale contro gli afroamericani. Il viaggio di Cochran e Bailey in North Carolina mostra proprio questo, sottolineando come le forze dell’ordine in America vedessero una netta divisione tra bianchi e neri – anche quando questa divisione era molto sottile, come nel caso di O.J. Simpson, ma anche dello stesso Cochran. Non solo il campione sportivo si era dimenticato del suo passato arricchendosi, ma anche il suo avvocato stava diventando sempre più bianco, pur mantenendo con le parole e nella forma un attaccamento forte alle sue origini. Il cambiamento è stato graduale durante tutto il racconto: la sua ambizione e la voglia di potere lo hanno portato ad assumere i classici comportamenti del potente bianco, primo fra tutti la capacità di manipolare gli altri per conseguire i propri interessi.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×09 Manna from HeavenIl caso giudiziario di O.J. Simpson ha assunto una portata così imponente grazie anche alla manipolazione di certi temi che Cochran ha cercato di portare avanti sin dall’inizio: l’aver trasformato l’unico sospettato in un simbolo ha reso il caso non più solo un processo contro di lui, ma contro un’intera fetta di popolazione. L’intento di Johnnie Cochran è fin troppo chiaro e si ricollega al grande tema citato all’inizio della recensione: il suo obiettivo è andato ben oltre al processo al suo assistito ed è diventato contemporaneamente un’occasione per far carriera e per cambiare le cose in un’America che vede la completa uguaglianza tra bianchi e neri ancora lontana. Sarà giusto, però, il modo con cui Cochran vuole arrivare a questo obiettivo? O forse è meglio chiedersi: esiste un modo giusto e uno sbagliato per arrivare a conquistare questi diritti civili? Il processo a O.J. Simpson è importante per questo motivo, perché dietro a un nome racchiude la storia americana, fatta di abusi e intolleranze, che ancora nel 2016 non sono per niente risolti.

American Crime Story: The People v. O. J. Simpson – 1×09 Manna from Heaven

Proprio a causa della natura di questo show e di quello che Scott Alexander e Larry Karaszewski ci hanno voluto raccontare, è lecito chiedersi se una messa in scena di tipo sperimentale non sarebbe stata più efficace ai fini della narrazione e se, con una costruzione tradizionale del racconto, gli showrunner e il creatore Ryan Murphy non abbiano preferito la via più facile, resa ancora più appetibile per il pubblico da un cast importante, in cui nessun ruolo è stato lasciato al caso. The People v. O.J. Simpson ha un obiettivo quasi documentaristico, provando a ricostruire un’epoca storica, più che raccontare una storia; proprio per questo sarebbe stata molto più efficace la formula della docu-serie, formato sdoganato negli ultimi anni da show come Making a Murderer e The Jinx e apprezzato dal pubblico. Sebbene tutto il team creativo dietro a questo show ci abbia dato prova di aver fatto un ottimo lavoro, producendo una stagione positiva sotto ogni punto di vista, è altrettanto vero che certi snodi processuali, così come la reazione dei cittadini americani, avrebbero avuto un impatto maggiore se ci fossero stati mostrati nella versione originale. Data la grande esposizione mediatica che questo caso ebbe sin dai suoi inizi nel ’94 e la produzione all’epoca di numerosi speciali e approfondimenti sull’argomento, sarebbe bastata una ricerca approfondita per trovare ore di materiale originale da utilizzare.

Senza dubbio la messa in scena di tipo classico adottata da ACS consente di piegare maggiormente la storia nelle mani degli autori – che si possono permettere di raccontarla prendendosi certe libertà – e di confezionare un prodotto molto rifinito secondo le loro esigenze. Utilizzando solo filmati dell’epoca non avremmo potuto vedere alcune scene – come le conversazioni tra O.J. Simpson e i suoi avvocati, o ciò che è successo negli uffici dell’accusa – che però sono frutto esclusivamente della fantasia degli autori e quindi funzionali all’intrattenimento, ma meno a fotografare la realtà di quegli anni. La formula migliore sarebbe forse stata una commistione tra i due generi, che avrebbe unito la forza di un racconto che è quasi cronaca alle infinite possibilità che offre la finzione televisiva. Nessuna delle due modalità di racconto è, a prescindere, migliore dell’altra – e “Manna from Heaven” ci conferma l’efficacia di una sceneggiatura ben scritta –, ma se è vero che la visione della realtà ha un impatto più forte rispetto alla sua messa in scena, in questo caso, per esempio, vedere l’interrogatorio originale che chiude l’episodio – e le reazioni dell’America – avrebbe veicolato lo stesso messaggio in modo più deciso.

“Manna from Heaven” risulta comunque un episodio molto convincente, che però non sembra mettere le basi per il finale imminente di settimana prossima, lasciando completamente al season finale l’onere di mettere un punto ad una storia che una fine, forse, non l’ha mai avuta.

Voto: 8

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)

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