Banshee – 4×02/03 The Burden of Beauty & Job


Banshee – 4x02/03 The Burden of Beauty & JobDopo una premiere di stagione per certi versi disorientante, Banshee torna nella sua veste preferita e lo fa dando ragione del cambio di rotta visto nello scorso episodio. Se con “Something Out of the Bible” potevamo avanzare qualche dubbio su come saremmo arrivati alla conclusione della serie, ora abbiamo la certezza che sarà velocemente e con molto sangue lungo la via.

4×02 – The Burden of Beauty

Banshee – 4x02/03 The Burden of Beauty & Job Molto più che l’episodio successivo, è “The Burden of Beauty” a farci tirare un sospiro di sollievo e a farci ricredere della sfiducia iniziale che abbiamo avuto nei confronti di Banshee. Uno degli aspetti più preoccupanti era sicuramente il fatto che le storie dei vari personaggi fossero state volontariamente divise e che, di conseguenza, il fantastico team composto da Hood, Ana, Job e Sugar si fosse ormai sfaldato a causa dei grandi sensi di colpa circa il mancato salvataggio di Job. Per (nostra) fortuna, la parentesi boscaiola e “cristologica” dell’ex sceriffo dura poco meno di un episodio e in poche mosse è già sull’uscio della nuova casa di Ana, quella che la donna sta preparando con tutte le sue forze per accogliere i suoi figli. Bastano questi pochi passaggi per capire che Banshee non è cambiato e che questa quarta stagione non sarà diversa dalle altre, ma sarà molto più semplicemente la sua stagione conclusiva. Finora la serie di Cinemax si era distinta per la sua cieca follia, per la velocità delle sue azioni ma soprattutto la volatilità delle combinazioni che si sono venute a creare nel corso del tempo. In un certo senso, in questo modo stiamo tornando alle origini, partendo soprattutto dal malessere e dall’instabilità dei suoi protagonisti – Hood ed Ana per primi.

Banshee – 4x02/03 The Burden of Beauty & JobQuando ci hanno presentato la loro storia, li abbiamo visti giovani, arrabbiati, belli ma soprattutto insoddisfatti perché costretti a nascondere la loro grande passione e il loro grande amore. Da allora sono successe molte cose, dagli anni di prigionia ai nuovi amori, gli incontri con altre persone e i tentativi per alcuni di costruire delle esistenze diverse, ma al fondo ci sono ancora le stesse solitudini che nella città di Banshee sono state perennemente tradotte nel rumore dell’aiuto reciproco nonostante tutto, a dispetto di chi fosse il nemico e soprattutto di chi fosse quel nemico. La realtà di provincia della Pennsylvania è il luogo che li ha ricongiunti e li ha costretti a fare i conti con il tempo trascorso; quindi, giunti alla fine, torna ad essere il posto dove ogni cosa deve finire, e tutti insieme. Come era successo in apertura, i protagonisti sono nuovamente costretti a fare i conti con il tempo trascorso e le esperienze che hanno vissuto separatamente, ma questa volta a soli due anni di distanza. Questo secondo episodio infatti si focalizza ancora di più sul fare chiarezza circa il lasso di tempo che non abbiamo visto e sul far comprendere quali sono state le dinamiche che si sono susseguite: l’avvicinamento inizialmente opportunistico di Rebecca a Hood e l’evoluzione quindi del loro rapporto, come funziona la nuova amministrazione Proctor, i legami con gli ariani e le vicende collaterali che stanno prendendo piede.

4×03 – Job

Banshee – 4x02/03 The Burden of Beauty & Job Rispetto alle passate stagioni dove l’identificazione del nemico, da Rabbit in poi, era sempre esterna o comunque ad hoc per il momento, ora non ci sono esattamente dei nuovi filoni da scoprire e da sviluppare, ma è tutto nevralgico alla città e soprattutto identificabile con Proctor e, per il momento in modo marginale, con le sue mire espansionistiche. Abbiamo infatti visto in “The Burden of Beauty” come  l’uomo sia entrato in contatto con la tipica voglia di fare l’upgrade del gangster di provincia, puntando direttamente alla grande distribuzione del Cartelo colombiano (che ha qui il volto di Nestor Sorrano, già visto in Dexter). Come per Hood ed Ana, anche la vita di Proctor è stata un continuo riscatto della sua instabilità interiore, compensata sempre da follia e facilità omicida; ora però, con la scomparsa di Rebecca, la sua voragine interiore diventa ancora più profonda, tanto da vedere in giovani ragazze sperdute l’ombra di quella nipote/amante e nella loro fuga la stessa voglia di approfittarsi di lui dopo averlo sfruttato. Molti sono gli elementi che fanno pensare ad un suo diretto coinvolgimento nell’assassinio, compreso l’attacco finale nella notte all’ennesima donna – cosa che invece scagiona l’altra grande sospetto: Hood stesso.

Banshee – 4x02/03 The Burden of Beauty & JobOltre al più o meno colpo di scena finale che vede l’arresto di Hood per mano di Lotus, l’intero episodio si concentra però su un altro pezzo fondamentale di Banshee, ovvero il ritrovamento e il ritorno di Job, che giustamente dà il titolo all’intero episodio. Diversamente però da come aveva funzionato bene il precedente, cioè usando la formula tipica della serie con tanta azione e pochissimi momenti morti (compresi i flashback), qui l’atmosfera torna più cupa e pesante, trascinata dall’inquietudine di Job dopo venti mesi di ininterrotta tortura. Ora sappiamo con certezza che la guerriglia a Camp Genoa non si è affatto conclusa e che in qualche modo probabilmente tornerà in gioco, con la differenza, allo stesso tempo, di averci restituito un protagonista completamente diverso da come l’avevamo conosciuto. Ecco l’altra grande differenza di questa stagione: la sottigliezza di certe scelte, la voglia di dipingere i suoi personaggi e non farli semplicemente agire comporta lo spaesamento iniziale, e di conseguenza porta a chiedersi se valga davvero la pena di sperimentare proprio adesso certe formule.

Banshee – 4x02/03 The Burden of Beauty & Job Ad un primo sguardo sicuramente no, dall’altro invece potrebbe rivelarsi la degna conclusione di un percorso che si è voluto sin da subito velocissimo, ultraviolento, splatter all’ennesima potenza. Il punto è che questi aspetti non mancano, le caratteristiche primigenie non si fanno desiderare (basta pensare al tentativo di dare in pasto Rebecca ad un cane affetto da rabbia), ma sono accompagnate da riflessioni più attente sul perché stanno accadendo, sono messe in evidenza le motivazioni di certe azioni e scelte – cose che prima c’erano anche, ma che ora hanno una maggiore rilevanza. Altro discorso merita anche la gestazione della faida fraterna ed annessa battaglia che si prospetta contemporanea e su più fronti: Proctor contro gli ariani e allo stesso tempo contro la polizia. La sensazione è che ogni singolo frammento in città debba collassare su se stesso, come la diretta conseguenza di tutto quello che è stato seminato in precedenza, perché ogni gelosia, maltrattamento, abuso, privazione, negazione deve necessariamente essere scontato e il momento si avvicina inesorabile ogni secondo di più; in poche parole, sembra l’attesa di una sorta di apocalisse finale e per questa serie non ci aspettiamo nulla di meno.

Certo, il filone mistery con il cadavere sul lago e la scelta del buco temporale, Ana in versione giustiziera della notte e un Hood ancora sottotono non aiutano ancora ad apprezzare la svolta, ma è inutile dire che gli elementi portanti sono tornati e tutto ci dice che le cose andranno per il meglio – o, molto più probabilmente, per il peggio, alla maniera di Banshee.

Voto 4×02: 8
Voto 4×03: 7,5

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

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