Girls – 5×08 Homeward Bound

Girls - 5x08 Homeward BoundGirls è una serie che fa parlare di sé perché riesce a descrivere il mondo contemporaneo. Probabilmente sono in molti a non condividere questa visione, ma non si può restare impassibili davanti al fatto che ogni volta, ad ogni nuovo episodio, ci sorprendiamo a scoprire che c’è un’altra angolazione da cui poter guardare l’esterno finora mai presa in considerazione. 

Cosa significa andare dritte verso casa per le protagoniste della serie? Ma soprattutto, cosa riconoscono come casa? Già dal titolo, l’episodio traccia la sua personale direzione e continua sulla scia già tracciata dal precedente “Hello Kitty” mettendo in scena le quattro amiche, ma questa volta in situazioni diverse, e rendendo la distanza che le separa sia in maniera fisica che in forme più astratte. Non a caso, i temi centrali dell’episodio sono il ritorno e il senso di responsabilità, e da questi spunti prende vita il racconto di “Homeward Bound”, cioè uno degli episodi più stranamente divertenti della stagione e, allo stesso tempo, dei più crudeli, riuscendo a coniugare perfettamente l’anima comedy e drama della serie.

Why am I here? Why am I here?

Girls - 5x08 Homeward Bound Il ritorno più concreto è quello di Shosh. L’avevamo lasciata vagare sola e disorientata per le vie deserte di Tokyo, e sono bastati i suoi passi a far percepire la grande delusione della ragazza, convinta fino a poco tempo prima che sarebbe riuscita a rimanere in Giappone, dove poteva essere se stessa o la versione di sé che si vedeva negata in patria. In realtà, si rende conto molto in fretta che si stava raccontando l’ennesima bugia, che lei sfoga con la ribellione contro l’oppressione delle usanze del popolo che la stava ospitando (le scelte bigotte del suo nuovo ragazzo), ma che in fondo hanno fatto solo da cartina al tornasole di una situazione più profonda. Shosh non torna dall’altra parte del globo perché sente New York come la sua casa, ma torna perché è un posto dove può essere una perdente, perché sarebbe solo una tra tanti; torna dove non ci sono le aspettative e le lenti d’ingrandimento della costante ricerca dell’onore insita nella cultura giapponese. In questo senso, la scena iniziale cristallizza perfettamente il momento: i suoi vestiti vengono dal quartiere di Shibuya, ma il suo atteggiamento è dell’irascibile e viziata ragazzina americana che si lamenta dei suoi concittadini maleducati. E sono parole che vengono dalla stessa persona che si rifugia in un ristorante giapponese vuoto, come copia sbiadita di un mondo che le era familiare e che sente come una sorta di nascondiglio. Per lei (come accadrà per quasi tutte le sue compagne) il vero incontro con la realtà sarà lo scontro con le controparti maschili: Scott non perde tempo, le rimprovera la leggerezza del voler usufruire del sussidio statale e la ri-mette così di fronte alla sua codardia, alla sua non-volontà di impegnarsi fino in fondo per ottenere ciò che vuole.

Are you mad ’cause you couldn’t get hard?

Girls - 5x08 Homeward BoundNel corso delle cinque stagioni, gli aspetti dell’indolenza, dell’immaturità e dell’incapacità congenita di crescere si sono fortemente solidificati e radicati, diventando molte volte uno dei grandi problemi di impasse generale della serie. Ad oggi il lavoro che Lena Dunham, in questo caso insieme a Murray Miller, sta portando avanti è il consolidamento in negativo di questi temi: per quanto non si possa mai parlare di vera indulgenza, le prime stagioni erano costruite maggiormente intorno ad un nucleo di facile rassegnazione, un sottile strato di “questi siamo noi, i millennial, e ci hanno disegnati così”. Non riuscire a raggiungere un obiettivo non era mai per personale incapacità o mancanza di talento, ma a causa della cecità del mondo che non coglie quanto potenziale sta sprecando. Lo sguardo proposto adesso è invece la rassegnazione infelice che probabilmente l’errore di prospettiva non era degli altri ma solo proprio. Hannah è rimasta con Fran convinta che lui sarebbe stato il giusto palliativo per la scoperta della nuova coppia Jessa/Adam; peccato però che l’effetto sia durato il tempo di percorrere un’ora di strada nell’asfissiante camper noleggiato per le vacanze estive. Incapace di fronteggiare la realtà popolata da ex fidanzato ed ex migliore amica, ecco che la fuga sembra un’occasione da non perdere; ma anche in questo caso la contro-fuga da Fran e il ritorno a New York non sono una presa di coscienza delle proprie responsabilità, bensì il ritorno verso l’unico posto che conosce, dove è a suo agio nel tornare da single, perdente e in pigiama.

It’s a good place to start over.

Girls - 5x08 Homeward Bound In un modo strano ma pienamente nello stile di Girls, più andiamo avanti e più si capisce quanto sia funzionale il personaggio di Hannah, e non semplicemente perché fa da peggior contraltare alle sue amiche e ne fa apparire le vite e le scelte praticamente sensate e con un minimo di dignità. Il discorso è più articolato: la cecità nei confronti di se stessa, l’egoismo senza appello e la facilità nello scrollarsi qualsiasi problema di dosso diventano ogni giorno più irrilevanti, smettono di essere puramente provocatori; le scene di nudo, la promiscuità sessuale e la completa alienazione rispetto al senso pratico delle cose sono irreali, o meglio non sono tangibili, fanno “solo” parte di quel personaggio che prima decide di accettare il passaggio del primo sconosciuto che passa per strada e poi scopre che lo stesso viaggia con un’arma nella sua auto – anche se il tizio in questione è Guillermo Diaz, ovvero Hulk di Scandal e Guillermo di Weeds. Hannah non è il contraltare delle sue amiche, ma è il contraltare di ogni spettatore, che la disprezza mentre sminuisce il duro lavoro di Ray, trova divertente la telefonata d’emergenza con Marnie e ne apprezza il sorriso quando vede davvero New York grazie agli occhi entusiasti di uno sconosciuto. Lei incarna l’incoerenza e la leggerezza di un’intera generazione condensati in un’immagine esagerata, iperbolica, che contiene ogni più insondato difetto.

You’re an adult. She’s a baby.

Girls - 5x08 Homeward BoundEsattamente nel mezzo tra Hannah e Shosh, cioè tra una che pensa solo alle possibilità nascoste di domani con un ottimismo senza fondamento, e l’altra che accusa fin troppo il peso dei suoi fallimenti, ci sono Marnie e Jessa. Entrambe hanno invece oltrepassato la fase “Hannah” della loro vita e sono alle prese con il tentativo di lavorare per realizzarsi, con la voglia finalmente di perseguire un obiettivo reale per la loro esistenza. La grande differenza tra le due è che in Marnie il quantitativo di ingenuo affidamento al destino e al talento sopravvive ancora; in Jessa invece si spegne sempre di più, soprattutto quando i tempi e le scadenze vengono imposte da fuori, quando i doveri fanno capolino nella sua vita. In questo caso, la realizzazione è resa perfettamente dal quadretto costruito con Adam e Laird alle prese con una bambina e l’abbandono da parte di Caroline, cioè l’emblema più pericoloso in assoluto della Hann-ite. Non c’è tempo per inutili problemi su Hannah che sa della loro relazione (ancora sminuita da un and you’re fucking), ma esistono questioni di gran lunga più importanti da affrontare, come ad esempio non sparire – quindi tornare e magari, ancor prima, restare – e non avere il terrore delle responsabilità.

“Homeward Bound” è un episodio strano, divertente, crudele, irritante, tenero, reale (nelle sue mille sfumature): racchiude in sé tutto ciò che è Girls, ma soprattutto tutto ciò che di più bello sa fare la serie di Lena Dunham.

Voto: 8½

 

Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *