Horace and Pete – Stagione 1 2


Horace and Pete - Stagione 1Louis CK è una delle figure del panorama televisivo contemporaneo che godono, in assoluto, di maggiore libertà creativa: la sua serie Louie ha sempre visto il minimo intervento da parte di FX, e ultimamente i suoi stand-up vengono rilasciati direttamente online, senza nessun canale di riferimento.

Questo per dire che, in sostanza, il comico statunitense è arrivato in quel punto della sua carriera in cui può permettersi di parlare di quello che vuole, di coinvolgere chi gli pare, di impostare i suoi prodotti nel modo che lui ritiene opportuno.
Horace and Pete è la definitiva e più completa conferma di questo fatto: webserie (ma la classificazione precisa è, in questo caso più che mai, impossibile) prodotta da CK stesso con i soldi del suo sito, è stata lanciata a sorpresa con una mail a chi aveva la fortuna di essere iscritto – nessuna promozione, nessuna recensione in anteprima, nessuna dichiarazione dagli attori coinvolti. I dieci episodi sono stati rilasciati ad intervalli più o meno regolari, ma con minutaggio, impostazione narrativa e stilistica sempre in grado di adattarsi alle esigenze creative dell’autore; praticamente nessuno si aspettava qualcosa di così (e qui la parola è più che mai adatta) eccezionale, ma, se si doveva proprio puntare il dito su qualcuno, quella persona era inequivocabilmente Louis CK.

Horace and Pete - Stagione 1La quarta stagione di Louie, in questo senso, era la prova più concreta del percorso di maturazione artistica del’autore: macro-episodi strutturati in modo da costruire una continuity fortissima, un’anima drammatica molto più scura e stratificata, la volontà di CK di declinare gli intelligentissimi discorsi dei suoi stand-up con un’angolazione diversa, cercando sempre meno di puntare alla risata e sempre più di portare i suoi spettatori alla riflessione. Quest’ultimo aspetto, in particolare, è il vero cuore di Horace and Pete: tolti il surrealismo (o, perlomeno, la sua parte divertente), gli intermezzi comici e i monologhi di Louie, è rimasto davvero poco di cui ridere. La nuova creatura di Louis CK è più opprimente e claustrofobica che mai, ma ciononostante lo stampo personalissimo dell’autore continua a farsi sentire costantemente, facendosi strada attraverso la qualità dei dialoghi, la natura dei temi proposti e la loro analisi personalissima.

Horace and Pete - Stagione 1Il tutto avviene attraverso un’impostazione stilistica a dir poco innovativa, all’inizio decisamente straniante ma capace di ripagare appieno l’impegno dello spettatore: quello a cui si assiste ogni volta, infatti, è più una rappresentazione teatrale su schermo che un episodio televisivo vero e proprio, visto il modo di CK di gestire non solo la macchina da presa, ma anche il comparto sonoro (i rumori di sottofondo, ad esempio), l’intervento degli attori e la durata delle scene. Si pensi solo all’incredibile terzo episodio: un dialogo di un’ora che coinvolge solo ed esclusivamente due interpreti, che sviluppano il discorso in tempi naturali e realistici, senza preoccuparsi di adattarsi alle forme più convenzionali di narrazione televisiva. I 9 minuti di primo piano introduttivi sul racconto della straordinaria Laurie Metcalf sono la dichiarazione d’intenti dello show: una rappresentazione il più veritiera possibile di quella che è una situazione comune, ma non per questo priva di potenziale drammatico ed introspettivo.
Gli stand-up di Louis CK hanno sempre tratto forza dalla sua capacità di guardare ai problemi più ordinari e banali possibili con un occhio attento, studiandone le implicazioni e le cause, ponendosi le domande più stupide per arrivare – in un modo o nell’altro – ad una risposta; quello che viene applicato in questo caso è lo stesso principio, quello che cambia è il fine ultimo che l’autore si pone. Se nei monologhi il tutto viene utilizzato per portare, oltre alla riflessione, alla risata, in questo caso l’obiettivo è l’empatia, il contatto con i personaggi, l’interiorizzazione dei loro fondamentali ed universali problemi; non è un processo per nulla facile, ma il risultato viene raggiunto, e le conseguenze emotive sono a dir poco devastanti.

Horace and Pete - Stagione 1C’è da dire che il pessimismo di Louis CK non era mai arrivato ad un livello così acuto, o perlomeno non in una scala così universale: in Louie era solo il protagonista ad essere fuori luogo e disorientato, salvo alcune eccezioni. In questo caso, invece, il mondo presentato sta andando semplicemente tutto alla deriva, ed ogni singolo personaggio viene colto nella sua inadeguatezza alla vita, nella sua incapacità di gestire tutti i problemi che gli si pongono davanti, a partire dalla malattia mentale di Pete fino ad arrivare al cancro di Sylvie, o alla più “semplice” incapacità di Horace di imporsi e compiere una decisione vera nella sua vita. La situazione presentata è così cupa e priva di speranza da lasciare senza fiato in alcuni casi, ed episodi come quello del funerale di Uncle Pete (il suicidio, tra l’altro, è un tema che viene quasi sempre sfiorato nella serie) o il finale non lasciano scampo, non cercano compromessi: la visione dell’esistenza di Horace and Pete è quella di una lotta continua in cui bisogna accontentarsi delle piccole vittorie, in cui quello che ci si può concedere è il riemergere ogni tanto a galla prima di rischiare di annegare di nuovo. Ed è proprio questa condizione che viene dipinta dall’autore nel luogo di magra consolazione per eccellenza, il bar, in cui i dibattiti politici, le liti, i dialoghi con gli sconosciuti si perdono in un malessere generale che accomuna tutto e tutti, dal nuovo arrivato al cliente storico come l’eterno Leon.

Horace and Pete - Stagione 1Ed è proprio il personaggio di Steven Wright che, nell’ultimo episodio, funziona da filo conduttore per quello che è un altro perno fondamentale dello show: l’inevitabile staticità della condizione umana nella storia. Se, infatti, all’inizio la decadenza morale osservata nel bar sembra essere un po’ figlia del proprio tempo (si vedano i fastidiosi hipster che infestano il bar, gli incontri online, la trasformazione di Brooklyn), è l’ultimo episodio a chiarire tutto, fornendo un quadro della situazione nel 1976 che poco si discosta da quello attuale (si pensi, appunto, a Leon, nello stesso identico posto per 40 anni senza mai neanche invecchiare). Il problema, in questo caso, è l’incapacità dei protagonisti di affrontare la realtà dei fatti: Uncle Pete continua a decantare l’importanza della tradizione, delle proprie radici, ma quello che tace è come tali radici siano in realtà marce e corrotte, segnate dalla violenza e dall’abuso di un padre tutt’altro che modello per i propri figli. Serve, quindi, un cambiamento: Sylvie è l’unica in grado di arrivare a tale conclusione e l’unica in grado di sopravvivere, mentre Horace, ancora incapace di vedere la necessità di staccarsi da un passato falsamente idealizzato, non può che soccombere nella sua inerzia.

Horace and Pete - Stagione 1Horace and Pete partiva da una premessa ricchissima di potenziale: il metodo di distribuzione, l’impostazione teatrale, tutto rendeva lo show fin dal principio unico. Ma un conto è cominciare con un’idea del genere ed un altro è svilupparla in modo adeguato, e solo la maestria ed il genio di Louis CK potevano trasformare questo progetto in qualcosa di – e non c’è il minimo dubbio a riguardo – già storico, fondamentale nel mostrare che ancora oggi, nel 2016, si può parlare di innovazione ed idee mai viste prima d’ora. Ad aiutare, poi, (oltre alla sigla composta da nientemeno che Paul Simon) degli interpreti del carico di Edie Falco, Steve Buscemi e il fenomenale Alan Alda, capaci di donare (insieme allo stesso CK) spessore ed umanità a dei personaggi che più che mai, anche grazie al format, paiono veri, umani, comprensibili. Horace and Pete, insomma, è arrivata dal nulla, di sorpresa, capace di fare grandi cose; sarà stata goffa o un po’ farraginosa in alcune delle sue sperimentazioni, ma l’aver mantenuto un livello così alto osando così tanto è qualcosa che davvero in pochi sono in grado anche solo di sperare.

Voto: 9

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2 commenti su “Horace and Pete – Stagione 1

  • Genio in bottiglia

    Un grazie sentito per aver parlato di questa serie. Non la conoscevo, ho visto le prime due puntate, e mi bastano per dire che è fantastica. L’impianto è teatrale, vecchio stampo (alla Tennessee William per intenderci). Gli interpreti sono eccezionali (nella recensione non si parla di una perfetta Jessica Lange), con un Alan Alda impressionante. Non vedo l’ora di vedere le altre puntate.