The Americans – 4×02/03 Pastor Tim & Experimental Prototype City of Tomorrow

The Americans - 4x02/03 Pastor Tim & Experimental Prototype City of TomorrowSe con il finale della scorsa stagione era evidente che tutto sarebbe cambiato per la famiglia Jennings, più difficile era prevedere in che modo le ramificazioni di quell’evento avrebbero influenzato Elizabeth e Philip, il loro impegno per la Causa e l’impostazione stessa della narrazione.

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Se fino ad ora, infatti, abbiamo visto il solito modus operandi per occuparsi di qualunque persona venisse considerata una minaccia per la copertura dei Jennings (e non solo), ora il coinvolgimento di Paige ha chiaramente scombinato le carte, portando non solo i suoi genitori ma anche il Centro – rappresentato da Gabriel e da Claudia – a elaborare metodi per affrontare una situazione nuova e imprevedibile. Non è casuale il fatto che il secondo episodio si chiami proprio “Pastor Tim”: è la sua stessa esistenza (e conoscenza dei fatti) a minacciare un sistema più grande di lui, a minare dalle fondamenta uno schema costituito in anni e anni di macchinazioni, a portare all’estremo il cambiamento, già in atto da un pezzo, sia in Elizabeth che in Philip.

“I’m… I’m looking for something good in all of this”
Well, you might get what you wanted”
None of this is what I wanted.”

The Americans - 4x02/03 Pastor Tim & Experimental Prototype City of TomorrowC’è una differenza piuttosto visibile del focus tra “Pastor Tim” e “Experimental Prototype City of Tomorrow”: la prima vede un approfondimento maggiore su Philip, mentre la seconda è più concentrata su Elizabeth, anche se in entrambi gli episodi assistiamo ad un lieve sfasamento delle intenzioni di entrambi.
La frequentazione dei corsi e seminari EST, introdotta nella scorsa stagione e diventata di importanza inaspettatamente cruciale, ha portato Philip ad una lenta ma inesorabile presa di coscienza morale, non tanto per la sua fedeltà alla Causa – che non è mai, nemmeno per un secondo, messa in discussione – quanto ai metodi utilizzati e vissuti da sempre come se rappresentassero la normalità. Lo schema “c’è un ostacolo/eliminiamolo” è diventato con gli anni un automatismo affrontato nel modo più indolore e asettico possibile, come fosse solo un passaggio di una procedura di gran lunga più rilevante. Sia nella premiere che nel secondo episodio, entrambi scritti da Fields e Weisberg, le motivazioni alla base del cambiamento interiore di Philip vengono raccontate con il contagocce, misurate a cucchiaini, riunendo elementi già osservati e nuovi punti di vista in un modo che porta il personaggio ad essere credibile e al contempo sfuggente, chiaro eppure tormentato.

“Sometimes I feel I’ve got to run away,
I’ve got to get away from the pain you drive into the heart of me.
The love we share seems to go nowhere
And I’ve lost my light
For I toss and turn, I can’t sleep at night”
Tainted Love – Soft Cell (cover, originale di Gloria Jones)

The Americans - 4x02/03 Pastor Tim & Experimental Prototype City of TomorrowDi Mischa e della sua vita pre-Jennings abbiamo sempre saputo pochissimo, dunque colpisce come questa stagione abbia deciso di iniziare proprio da un flashback sulla sua infanzia, che, come si diceva anche nella scorsa recensione, introduce un tassello fondamentale, ovvero il concetto di inclinazione all’omicidio. Guardando indietro da questo nuovo punto di vista, è inevitabile osservare come il cambiamento di Philip sia partito e sia andato avanti con due forti richiami sia all’infanzia che alla sua figura di genitore – dunque alle prese con persone innocenti: la storia di Kimmie e l’omicidio di Gene, la cui casa (come Philip ricorda a Martha in “Glanders”) era piena di giocattoli. Il riemergere del ricordo del suo primo atto di violenza, da bambino ai danni di altri bambini, non fa che aumentare il senso claustrofobico di un dissidio interiore ormai pronto ad esplodere.
La frequentazione di EST sta dunque mettendo in contatto due parti inconciliabili di Philip, ossia il tema dell’innocenza e quello della moralità delle azioni sue e di Elizabeth. Non è una messa in discussione della Causa, tanto più che nella (ottima) sequenza del pullman Philip non esita un istante ad uccidere una persona pur di portare a termine la missione: ma, come ci ricordano le parole di “Tainted Love” e come dirà anche più avanti lo stesso Philip ad Elizabeth, c’è un istinto di fuga che urla costantemente dentro il suo cervello, e che lo porta a considerare persino un ritorno in Russia come la soluzione migliore per lui e per la sua famiglia.

How’d it go?”
Good. It was different. It was fun.”

The Americans - 4x02/03 Pastor Tim & Experimental Prototype City of TomorrowQuando The Americans iniziò, fu subito evidente come tra i due coniugi Jennings fosse Philip quello più legato all’America rispetto ad Elizabeth, dai cui atteggiamenti invece si evinceva un certo fastidio per uno stile di vita chiaramente inviso alla Russia e dunque a lei. La serie è quindi andata avanti mettendo più volte in crisi entrambi, ma non aveva mai davvero scardinato questa percezione dell’America e della loro vita: mentre la famiglia, i figli, sono sempre stati importantissimi, lo stile di vita a stelle e strisce è sempre parso come qualcosa di irrinunciabile per Philip, mai per Elizabeth.
Stupisce quindi come in “Experimental Prototype City of Tomorrow” le due visioni quasi si scambino, in un modo all’apparenza repentino eppure costruito poco per volta. Di Philip si è già parlato: non è la prima volta che accenna a voler abbandonare questa vita, ma è la prima volta che dichiara apertamente di voler tornare a casa. “It all matters”, dice alla moglie, ma la realtà è che ora come ora quel tipo di vita non è più un’esigenza preminente: lo è invece il ritorno alla normalità, ad una riconciliazione con quel Mischa con cui sta rientrando in contatto; è una fuga, ma è soprattutto un ritorno alle origini, una sorta di ritorno all’utero della Santa Madre Russia.

The Americans - 4x02/03 Pastor Tim & Experimental Prototype City of TomorrowElizabeth, d’altro canto, ha lentamente assorbito quelle abitudini che ha rifuggito per tutta la sua vita, e proprio ora che invece il suo cordone ombelicale si è spezzato – con la morte di sua madre – non sente più quella necessità di tornare indietro. Pur senza ammetterlo apertamente, il suo modo di vivere la missione è diventato col tempo sempre più coinvolgente, e la notizia che le dà Gabriel sul finire del secondo episodio si trasforma nella recisione dell’ultimo legame: la devozione alla Causa non cambia, ma si trasforma il suo modo di sentire, sia nella missione con Young Hee, sia nel suo dialogo con Philip, da cui emerge come non abbia alcuna intenzione di abbandonare quella vita.

This is killing me, mom.

The Americans - 4x02/03 Pastor Tim & Experimental Prototype City of TomorrowPer la prima volta da quando la serie è iniziata, l’omicidio di un uomo fa scaturire dubbi in più di una persona, dato che dalla sua sopravvivenza o dalla sua morte derivano conseguenze devastanti su più fronti; ne è una prova la divisione interna tra Gabriel e Claudia, che riflettono le medesime differenze della coppia Jennings. La decisione del Centro di formare Paige si è rivelata un’arma a doppio taglio, e questo perché è stato sottovalutato il valore di una fede diversa rispetto a quella per la Russia. È tutto fuorché casuale il paragone che Elizabeth fa a padre Tim (“What we do isn’t so different from what you do”) perché, se è vero che la frase viene detta per ben altri motivi, è altrettanto vero che entrambe le fedi rappresentano le due spinte – una già in essere, l’altra solo in potenza – che stanno mettendo Paige al centro di un dissidio fortissimo. Perfino Elizabeth ne è consapevole, anche se solo a livello inconscio: il sogno in cui l’uccisione di padre Tim si trasforma in un pericolo per la figlia evidenzia tutto il peso delle conseguenze di questa scelta, ora ancor più complicata dall’obbligata permanenza a casa di Gabriel che farà saltare il week-end a Epcot.

The Americans - 4x02/03 Pastor Tim & Experimental Prototype City of TomorrowQuesti due episodi di The Americans evidenziano un nuovo modo di raccontare le vicende della famiglia Jennings e di inserirle nel sempre più complesso quadro della Guerra Fredda: l’introduzione della minaccia batteriologica aumenta la pressione esterna sui Jennings, già minacciati dall’interno a causa della variabile Paige – un personaggio la cui costruzione dovrebbe essere di insegnamento per tutte quelle serie che non hanno mai imparato a dipingere dei figli degni di nota.
Spiace constatare che in mezzo a picchi così alti ci siano momenti ancora troppo distaccati dalla trama principale per essere davvero interessanti: tutta la parte su Nina avrà di certo conseguenze più avanti, ma per ora rimane la sensazione che funzioni come riempitivo di minutaggio e come camera di decompressione per la tensione di tutto ciò che precede o segue le scene a lei dedicate. Se la mossa può avere anche un suo senso, il rischio di portare ad un calo eccessivo dell’attenzione è molto alto, dunque si spera che la storyline sua e di Baklanov si inserisca in modo più deciso all’interno della narrazione.

Ciononostante, “Pastor Tim” e “Experimental Prototype City of Tomorrow” rappresentano una coppia di episodi dalla costruzione difficile e coraggiosa, che pone i coniugi Jennings all’interno di un percorso visto già altre volte, ma ora da un punto di vista inedito. L’evoluzione delle loro personalità viaggia su un binario nuovo e tuttavia inevitabile, e questo perché entrambi si stanno muovendo in nuove direzioni che tuttavia appaiono come perfettamente naturali, conseguenze necessarie di quanto hanno vissuto in tutti questi anni. Inutile sottolineare come l’interpretazione di Keri Russell e Matthew Rhys sia essenziale a conferire a questa coppia il tormento e l’ambiguità fondamentali a questa nuova evoluzione del racconto.

Voto 4×02 “Pastor Tim”: 8½
Voto 4×03 “Experimental Prototype City of Tomorrow”: 8

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

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