Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 2 1


Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 2Nel panorama televisivo degli ultimi anni, sempre più raffinato e attento a soddisfare i bisogni di un pubblico che non si accontenta più, è molto più facile trovare un drama di qualità che una comedy alla stessa altezza. 

Per questo i pochi titoli che avrebbero le carte in regola per lasciare un segno, proprio come Unbreakable Kimmy Schmidt, vengono passati sotto una spietata lente d’ingrandimento, alla ricerca di ogni difetto, che sfortunatamente non è mai difficile trovare. Non lo è stato neanche per i tredici episodi che compongono la seconda stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt, che ha debuttato interamente il 15 aprile scorso su Netflix; nonostante ciò, la serie ha saputo divertire i suoi spettatori, con una formula capace di miscelare pregi e difetti in modo tale da risultare sempre vincente, anche nei momenti più critici, e risultare forse migliore della stagione di debutto. La struttura dello show non è cambiata rispetto alla prima annata, puntando non tanto su un tipo di comicità innovativa o particolarmente coraggiosa, né su una trama solida e articolata, quanto sui protagonisti, il vero punto forte di UKS.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 2Se non fosse stato per Kimmy, Jacqueline o Lillian, questa comedy sarebbe passata inosservata e probabilmente cancellata sul nascere: la presenza di queste tre donne forti – proprio come lo è Tina Fey, co-creatrice dello show – ha dato ossigeno alla parte comica della serie ed è stata importante per il tipo di rappresentazione femminile in una comedy. Lontana dall’essere buonista, la seconda stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt non ha messo in scena delle superdonne ma delle persone normali, che sbagliano e falliscono, ma che ci provano fino all’ultimo: partendo da Kimmy, la buona e ingenua per antonomasia e per questo sfruttata da tutti; passando per Jacqueline, ora filantropa e gold digger dal cuore d’oro; fino a Lillian, la stramba del gruppo, colei che sarebbe considerata la pazza del paese, ma che invece abita a New York e, rispetto agli altri, sembra quasi normale. La forza di queste donne è che hanno un obiettivo – non per forza lodevole – e che durante lo svolgimento della stagione faranno di tutto per realizzarlo; non sarà facile, i ripensamenti saranno moltissimi, così come i fallimenti, ma la forza di volontà delle protagoniste saprà superare ogni ostacolo, riuscendo a trasmettere un messaggio importante, che va ben oltre la risata per una battuta ben congegnata.
È strano, però, come l’unico protagonista maschile, Titus, sia il personaggio meno riuscito della comedy, fatto che allarga il divario tra la potenza nella rappresentazione delle donna e l’inefficacia in quella dell’uomo. Raccontare Titus secondo gli stereotipi classici dell’uomo gay è fin troppo banale per una serie che potrebbe sperimentare anche in questo, discostandosi una volta per tutte dalla stessa immagine caricaturale del gay bizzarro e un po’ diva, che si è soliti vedere nel genere della commedia. Mikey, il fidanzato di Titus, pur apparendo sullo schermo per pochi episodi, riesce invece a dare un’immagine dell’uomo gay che raramente si vede, se non in show più impegnati; il loro rapporto è comunque un valore aggiunto alla serie e l’unico momento in cui il personaggio di Titus appare autentico e vero.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 2Come detto in precedenza, se non fosse per i protagonisti – escluso Titus, che necessita di cambiamenti anche nella parte più squisitamente comica (per risultare davvero divertente dovrebbe andare over the top, spingendo oltre i limiti le caratteristiche che lo rendono unico, proprio come è stato fatto con la stramberia di Lillian) – lo show avrebbe seri problemi di solidità, che probabilmente non sono casuali come potrebbe sembrare. È evidente che la seconda stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt – a differenza della prima, nata per NBC e venduta poi a Netflix – è stata creata per un certo tipo di fruizione, quello tipico di Netflix, che del binge watching ha fatto il suo cavallo di battaglia. Per questo, se considerassimo la stagione un lungo film comico, nata per essere vista in una manciata di giorni, capiremmo perché il fatto che alcuni personaggi spariscano per intere puntate senza motivo non sia un problema, ma anzi il modo che gli autori hanno scelto per far prendere fiato allo spettatore e non farlo assuefare ad un certo tipo di comicità che è efficace solo se arriva all’improvviso e dura poco; Lillian, per esempio, segue queste regole, venendo esposta col contagocce proprio per non farci abituare a lei e rimanere sorpresi ad ogni stramberia che esce dalla sua bocca.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 2Con questo tipo di fruizione non solo è possibile vedere Unbreakable Kimmy Schmidt, ma è anche caldamente consigliato farlo, perché – se fosse possibile – annulla un altro problema importante dello show: la trama. La trama è quasi inesistente, o comunque molto diluita su tutta la stagione, in cui prendono il sopravvento diverse storyline secondarie e non una trama principale e particolarmente forte: la visione di quattro o cinque puntate alla volta permette di accumulare avvenimenti, che nei trenta minuti di media che costituiscono gli episodi non sarebbero sufficienti. Queste caratteristiche, che in una comedy di un canale tradizionale sarebbero inaccettabili, in questo caso fanno parte del gioco e sono un elemento inserito con la precisa volontà di non appesantire lo show, di cui vediamo una puntata dietro l’altra senza alcuna fatica.

Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 2Nonostante la buona riuscita dello show sia da attribuire anche a tutti gli elementi citati in precedenza, senza dubbio il fattore più interessante e quello che ha decretato il successo di questa stagione è il continuo citazionismo, capace di diventare un vero e proprio protagonista. Complici tutti i personaggi, che in un modo o nell’altro sono immersi nella cultura contemporanea o la devono scoprire, le citazioni pop non mancano mai e costituiscono il vero trait d’union che lega la stagione: la fantomatica relazione amorosa tra Lillian e Robert Durst (protagonista di The Jinx di HBO); la parodia dei talk show pomeridiani fatti di casi umani sfruttati a favore di audience; fino alla vera e propria citazione di altre serie televisive tramite la costruzione della stagione – come il flashforward natalizio che apre “Kimmy Goes Roller Skating!” e che ritroviamo a metà stagione proprio come succede in How to Away With Murder. Questi sono alcuni esempi di un insieme molto nutrito di citazioni inserite in modo organico nel resto della narrazione, che ne esce arricchita, ma forse troppo legata a questi anni e difficile da comprendere quando questi esempi di cultura pop saranno dimenticati o rimpiazzati nella memoria dello spettatore da altri più recenti.

Per questi motivi la seconda stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt è promossa a pieni voti, superando anche la prima annata grazie e soprattutto alla presa di coscienza del mezzo di distribuzione che ha a disposizione, che ha permesso allo show di essere rinnovato lo scorso gennaio per una terza annata. Pur non essendo un capolavoro, questa comedy soddisfa pienamente una cerca parte di pubblico, orfana di buone comedy che soprattutto facciano ridere.

Voto: 8+

Note
Una menzione speciale la merita il lungo elenco di guest star presenti i questa stagione, che ha saputo far interpretare a questi ospiti celebri dei personaggi minori, ma molto importanti per la costruzione di una base su cui sviluppare tutto il racconto. Tra i più noti l’ottima Amy Sedaris, che interpreta Mimi Kanasis, la bionda e pasticciona amica di Jacqueline; Lisa Kudrow, che interpreta la madre di Kimmy nel finale di stagione; Joshua Jackson, che porta sullo schermo un divertente riferimento a Dawson’s Creek; Zosia Mamet, la Shoshanna di Girls, che ripropone quella che sembra la parodia del suo personaggio più noto; e per concludere Tina Fey, la psicanalista bipolare, forse il personaggio più deludente del gruppo e guest star che sfortunatamente ha più spazio a disposizione.

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Informazioni su Davide Canti

Noioso provinciale milanese, mi interesso di storytelling sia per la TV che per la pubblicità (in fondo che differenza c'è?!). Criticante per vocazione e criticato per aspirazione, mi avvicino alla serialità a fine anni '90 con i vampiri e qualche anno dopo con delle signore disperate. Cosa voglio fare da grande? L'obiettivo è quello di raccontare storie nuove in modo nuovo. Intanto studio, perché il pezzo di carta è importante, si sa! "I critici e i recensori contano davvero un casino sul fatto che alla fine l'inferno non esista." (Chuck Palahniuk)


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Un commento su “Unbreakable Kimmy Schmidt – Stagione 2

  • Genio in bottiglia

    Finito con secoli di ritardo. Poco da dire: UKS è divertente. Vero, non tutti i personaggi sono divertenti (ma lo psicologo televisivo Jeff Goldblum quanto lo è?), né lo sono tutte le situazioni. Ma alla fine il programma si fa apprezzare, lasciandoti con la voglia di vederne ancora.