Vinyl – 1×08 E.A.B.


Vinyl – 1×08 E.A.B.Arrivato all’ottavo capitolo e a due soltanto dalla fine, Vinyl giunge a un punto di svolta in cui si focalizza totalmente sulla musica: sul farla, sul produrla e sul venderla. Grazie a questo centro tematico lo show matura, espande la sua visione, diventando un vero racconto corale e confezionando quello che è probabilmente il miglior episodio della stagione finora.

Quanto Vinyl sia stato all’altezza delle aspettative che lo precedevano è, prevedibilmente, materia di dibattito fin dal pilot. In parte perché è obiettivamente difficile essere all’altezza di aspettative così alte e dell’heritage Scorsese + Jagger che ha puntato i riflettori sullo show fin da ben prima della sua messa in onda, in parte perché davvero in questi primi otto episodi abbiamo visto molti momenti magistrali di televisione, ma anche una messa in scena che a volte pativa il proprio essere votata alla mitizzazione nostalgica dell’epoca che raccontava.
La colonna sonora esplosiva e di qualità incredibile andava quindi, ad esempio, a braccetto con una tendenza all’esagerazione che per molti è risultata pesante, così come alla continua ricerca di momenti di “rievocazione storica” (come ad esempio le innumerevoli apparizioni di icone della musica) spesso fini a se stessi e ripetitivi.

Everything has a foundation, a Shakespearean sonnet, a bookcase, the Empire fucking-State Building. E. A. B.

Vinyl – 1×08 E.A.B.In questo “E.A.B.”, invece, Vinyl utilizza tutto quel che ha seminato finora nel modo migliore, confezionando un episodio perfetto che riesce allo stesso tempo a portare a compimento il lavoro sui personaggi e lo sviluppo della storia e ad aprire nuove ed interessanti linee narrative.
Questo grazie ad una semplice soluzione: concentrarsi sul vero protagonista dello show, la musica. Non tutto quindi (finalmente) ruota attorno a Richie, neppure l’apertura dell’episodio, che ci accoglie con la voce di George Harrison che canta “Here Comes the Sun” in ironico contrasto con il piccolo dramma economico che coinvolge l’establishment della casa discografica.
Finalmente uniti e complici, Richie e Zak fanno i conti con il mondo crudele delle banche a cui non interessa nulla dell’arte e della musica, dei fermenti culturali o di come il mondo intorno sta cambiando e che nel 1973 come nel 2016 i soldi li concede solo a chi già li ha. Una doccia fredda che riporta tutti alle origini, a quel passato in cui il rischio connaturato al mestiere era alto e i soldi andavano guadagnati con il coraggio e il talento.

Just write what you feel boys. It ain’t magic.

Vinyl – 1×08 E.A.B.Nella stessa posizione si trovano anche i Nasty Bits, chiamati al confronto con la realtà che nel loro caso è la capacità di produrre una vera canzone, qualcosa che possa vendere dischi ma al tempo stesso li rappresenti. Anche qui, la soluzione è nel ritorno alle origini: E.A.B., tre lettere e tre accordi che sono le radici del songwriting (come spiega Lester agli stupefatti membri della band), una base che sta alla complessità dell’universo musicale così come al cuore dello show, uno scheletro su cui il musicista deve mettere pelle, carne, muscoli per creare il proprio personalissimo sound.
Il confronto tra il manager e il frontman sul tetto del palazzo ci regala una visione dello skyline della città che toglie il fiato e ci mostra come oltre alla musica, grande protagonista dello show è proprio la Grande Mela, metropoli per eccellenza ritratta nel suo momento di più grande splendore e decadenza; Vinyl, al suo meglio, è il racconto di una New York iconica quanto i personaggi che la animavano, in una ragnatela di eventi e influenze reciproche talmente irreplicabile da essere leggenda.

My friend and I are only here for the night, and I hear if you hang around long enough you might meet a famous person.

Vinyl – 1×08 E.A.B.L’amore della serie per questi personaggi è parte della sua anima più autentica, non ridotta a mera galleria di comparsate e cosplay ma raccontata come una vera mitologia della musica, che persino Scorsese e Jagger – pur avendola vissuta in prima persona – ci trasmettono con reverenza e tenerezza.
Il momento in cui vediamo coesistere nello stesso fumoso piccolo club Bob Marley sul palco (e per quanto sia poco credibile che nel ’73 i Wailers si esibissero ancora in questo tipo di locali, accettiamo tranquillamente la licenza poetica) e John Lennon, è sicuramente qualcosa che già di per sé giustificherebbe ampiamente la visione di questo episodio. E per la prima volta, il cameo funziona e non è fine a se stesso, perché il parallelo tra il momento in cui Lennon viene ritratto – ovvero il famoso “Lost Weekend” in cui Yoko Ono lo incoraggiò a prendersi una pausa dalla monogamia e lui per 18 mesi intrecciò una relazione con la sua assistente May Pang – rispecchia perfettamente il momento che sta vivendo Devon.
L’incontro non risveglia soltanto le energie artistiche di Mrs. Finestra, ma anche il suo desiderio di sentirsi amata e pienamente donna, in comunione con un uomo che condivida e incoraggi la sua voglia di esprimere se stessa smettendo di essere semplicemente una musa immobile e passiva. Devon e Richie non resteranno divisi per sempre, ma finché sono separate le loro storyline funzionano al meglio e i personaggi si arricchiscono di sfumature anziché soffrire per la mancanza l’uno dell’altro; abbiamo scoperto come si sono innamorati e sposati, come hanno mandato all’aria il tutto, ora impariamo a conoscerli come persone distinte che realizzano indipendentemente le loro aspirazioni e i loro desideri.

“Mussolini with tits”
“No. I’m Captain of the Titanic.”

Vinyl – 1×08 E.A.B.Senza la presenza di Devon, Richie è al massimo della propria vulnerabilità, travolto dal caos che regna sovrano.
Al lavoro, il caos è rappresentato non solo dai debiti, ma anche dalla missione di Andrea per esaltare lo spirito innovatore della nuova etichetta Alibi (affermando allo stesso tempo se stessa e il proprio potere in un mondo dominato dagli uomini), che la porta a licenziare Hal in una specie di ribellione speculare a quella di Devon: da una parte, la riscoperta della carica sessuale di una moglie trascurata, dall’altra la scoperta del vero potere da parte di una donna sicuramente più emancipata ma anche altrettanto bisognosa di conferme esterne del proprio valore.
Nel privato, l’agente caotico è rappresentato dall’incubo della propria voce registrata che confessa il coinvolgimento nell’omicidio di Buck, momento magistrale che sembra la sintesi e allo stesso tempo l’elevazione al quadrato di tutte le scene crime che abbiamo visto nella nostra vita, non ultime quelle dell’interrogatorio di Rust nella prima stagione di True Detective.

That’s a skeleton, everyone’s got one. Then you add the flesh, the hair, the eyes. Do that, then you got a song.

Vinyl – 1×08 E.A.B.Dopo la discesa agli inferi della sobrietà dell’episodio della scorsa settimana, “E.A.B.” rappresenta una conclusione e un nuovo inizio, fatto di momenti squisitamente scorsesiani – come il montaggio che sovrappone l’estasi da cocaina di Richie all’urlo punk dei Nasty Bits – ma anche tanta musica perfetta, basti solo pensare al mash-up di Lester che sciorina in sequenza Chuck Berry con “Maybellene”, Chubby Checker con “The Twist”, “What’d I Say” di Ray Charles, “In The Summertime” di Mungo Jerry, fino all’originale “Woman Like You” e ai Creedence Clearwater Revival di “Travelin’ Band”.
Proprio grazie alla centralità della musica, Vinyl è in grado di ritrarre il mondo che tanto ci ha affascinato fin qui e contemporaneamente di alimentare il tornado che sta investendo la American Century Records e il suo proprietario, ma soprattutto di raccontarci la ragione di vita del suo protagonista e di molti di coloro che gli ruotano intorno nel suo senso più profondo.

Voto: 9

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Informazioni su Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

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