Banshee – 4×04/05 Bloodletting & A Little Late to Grow A Pair

Banshee – 4x04/05  Bloodletting & A Little Late to Grow A PairIl destino delle serie di culto è quello di essere piante e rimpiante dopo la loro dipartita. Così sarà per Banshee, in procinto di concludersi quest’anno con una stagione che sembra appena cominciata eppure è già quasi finita.

Diciamolo subito: se la premiere ci aveva spiazzati e incoraggiati al contempo, tutta all’insegna di una rinnovata maturità, e la successiva coppia di episodi ci ha ricordato quanto questa serie meriti più attenzione di quella che ha ricevuto in passato, per quanto riguarda il quarto e il quinto episodio non possiamo essere altrettanto soddisfatti.
La stagione finale di Banshee sarà (come ormai tutti sanno) compressa in soli otto episodi, ma a fronte di questa riduzione gli autori, invece di catalizzare tutta l’attenzione sullo scioglimento delle storyline principali per dare una gran chiusura alla serie – come sembrava fino al terzo episodio –, hanno deciso di ingolfare la narrazione aggiungendo altre storie e nuovi personaggi proprio quando ce n’era meno bisogno.

Banshee – 4x04/05  Bloodletting & A Little Late to Grow A PairIl primo scossone arriva con il quarto episodio, il cui inizio somiglia moltissimo a quello del settimo della terza stagione di Hannibal e pertanto si fa fatica a capire per quale ragione sia davvero necessario una sorta di Red Dragon a fare da villain stagionale, soprattutto se introdotto a quattro episodi dalla fine.
Si tratta di un torturatore che scopriamo essere legato a gruppi di satanisti composti da individui più o meno giovani e più o meno vittime di lavaggi del cervello; un essere deforme e probabilmente vittima a sua volta (e qui inizia la sequenza di cliché che costella questa coppia di episodi), accompagnato da una compagna squilibrata quanto lui. A lui viene attribuita la sequenza di omicidi che ha terrorizzato Banshee negli ultimi mesi (tra cui anche la ranger indiana comparsa negli ultimi episodi della scorsa stagione), così come quello di Rebecca, comportando così la caduta delle accuse a Hood.

Banshee – 4x04/05  Bloodletting & A Little Late to Grow A PairIl fattore di maggiore debolezza di questa stagione si presenta con l’introduzione di un nuovo e purtroppo sempre più fondamentale personaggio: Veronica Dawson, agente dell’FBI inviata a indagare sulle morti seriali e che fin da subito instaura un rapporto speciale con Hood.
Alla Dawson viene dato tantissimo spazio nel corso di entrambi gli episodi, cadendo diverse volte nell’errore di ricalcare triti e ritriti stereotipi del genere, a partire dall’empatia tra poliziotto e criminale, fino alla dialettica tra poliziotto buono e cattivo. La serie inizialmente dà l’impressione di non prendersi troppo sul serio, scoperchiando con ironia gli automatismi del nuovo personaggio, ma col prosieguo del racconto purtroppo emerge l’investimento – cospicuo – degli autori nel personaggio, il quale è però segnato da una caratterizzazione tutt’altro che originale e da un’interpretazione di gran lunga al di sotto della media della serie.

Sicuramente la sua introduzione rappresenta una chiave di volta narrativa, sia per l’evoluzione di Hood, sia soprattutto per la vicenda legata al killer stagionale e ai rapporti con la comunità indiana, ma questa strumentalità non fa altro che evidenziare tutti i difetti del personaggio. La Dawson (interpretata da una Eliza Dushku a cui la chirurgia plastica ha sottratto gran parte dell’espressività di qualche anno fa) ha tutti i difetti di Jessica Jones, annegando pertanto nella marea di cliché che la portano a essere tormentata, alcolista, ottima combattente, prevalentemente senza amici e affetti sinceri, attratta dalle trasgressioni sessuali, e chi più ne ha più ne metta. Il suo cammino ha tutta l’aria di essere telefonato e svilente: nel quarto episodio viene introdotta, nel quinto approfondita e messa in relazione con Hood; il sesto potrebbe essere quello in cui vanno a letto, il settimo quello in cui lei muore e l’ottavo e ultimo quello in cui Hood, forte del trauma della morte della donna, trova la forza per concludere il racconto. Questo tipo di percorso sarebbe davvero mortificante: tutto ciò che una serie che ha sempre mostrato donne forti e indipendenti non dovrebbe fare, tutto il contrario di quello che da due anni a questa parte sta facendo Outlander in maniera magistrale.

Banshee – 4x04/05  Bloodletting & A Little Late to Grow A PairA proposito di donne eccezionali, per fortuna Banshee ci ricorda perché nonostante sia famosa per i formidabili combattimenti abbia un grandissimo seguito tra le spettatrici. La ragione si chiama Carrie, forse il miglior personaggio della serie, il cui percorso fin dalla prima stagione è stato l’architrave del racconto e che ora non manca di stupire il suo pubblico.
L’ultima incarnazione della combattente ha le fattezze del vigilante notturno, ruolo per il quale sembra fatta apposta e che la serie con la sua estetica esalta alla grande, cavalcando a testa alta l’onda dei supereroi oggi di moda in ogni forma e colore. Vederla pestare i criminali e dare loro fuoco a colpi di lanciafiamme non ha prezzo e rappresenta ancora una volta una dimostrazione delle capacità mitopoietiche della serie.
Di grande interesse sono i suoi due aiutanti principali, Job e Bunker: il primo si attacca a lei per riabilitarsi dopo una cattività fatta di torture e sevizie, ma al contempo non manca di far pesare la propria personalità sottolineando tra l’altro la relazione col mondo dei supereroi chiamandola Cat Woman; il secondo è l’infiltrato nelle forze dell’ordine che le serve, il grimaldello per scardinare la porta che la separa dalla verità, la bussola con cui può fare chiarezza sul marcio cittadino.

Banshee – 4x04/05  Bloodletting & A Little Late to Grow A PairA proposito di Kurt Bunker e della sua complessa storyline, non si può non parlare di un’altra questione chiaroscurale di questa fase centrale di stagione. Ancora una volta il problema riguarda l’eccessiva quantità di materiale e il tempo limitato a disposizione per fare davvero le cose per bene.
Da una parte ci sono Kurt e il suo trauma, dall’altra Calvin e il suo problematico rapporto con la famiglia che vede coinvolto anche il primo come amante della moglie. C’era davvero bisogno di reintrodurre un personaggio così pesante come Randall e di dargli tutta questa importanza? Soprattutto, c’era davvero bisogno – una volta attribuitogli tutto quel peso all’interno della narrazione – di farlo fuori? La gestione del suo personaggio a conti fatti appare davvero troppo strumentale, specie perché questi è in un primo momento dipinto come un personaggio essenziale, protagonista di prologhi ricchi di tensione e di finali con tanto di ninna nanna nazista e poi fatto fuori per una mera utilità narrativa. In due episodi gli autori hanno fatto pregustare al pubblico uno scontro senza esclusione di colpi con Kurt, un altro con Burton, l’inasprirsi della rivalità con Proctor e il titanico combattimento finale con Hood. Tutti sogni svaniti dopo il finale del quinto episodio, tutte aspettative prima generate nello spettatore e poi sacrificate al solo obiettivo di innescare la violenta reazione di Calvin.

Banshee – 4x04/05  Bloodletting & A Little Late to Grow A PairLa storyline principale, quella con cui si è aperta e chiusa la premiere di questa stagione finale di Banshee, vede coinvolti i due principali personaggi maschili più Rebecca, seppur in absentia. Il suo misterioso omicidio è il vero focus stagionale, l’evento senza il quale le altre storyline non avrebbero senso e soprattutto il dispositivo narrativo che vedrà la fine (molto probabilmente violenta) delle ostilità tra Hood e Proctor.
La morte della giovane ex amish e il segreto che l’accompagna danno vita a una serie di flashback che tutto fanno tranne chiarirne la dinamica, costruendo una mise en abyme estremamente interessante, che intreccia sempre di più le traiettorie narrative tra i due maschi alfa della serie, a partire dai flashback che li legano a Rebecca. La scomparsa della donna fa emergere in superficie i traumi di entrambi, con Proctor ad affogare nell’alcol i sensi di colpa nei confronti della nipote e Hood a ripiombare nel dolore per la morte dell’agente Kelly, l’unica donna che stava riuscendo a cambiarlo.
A conti fatti sono loro due, insieme a Carrie e Job, i veri punti di forza della serie e non a caso anche gli elementi della stagione che fino a questo momento sono immuni dai difetti che in questa parte centrale stanno imperversando.

Due episodi non negativi in senso assoluto, ma sicuramente deludenti rispetto alle aspettative; la sensazione è che non ci sia abbastanza tempo per portare a termine adeguatamente sia le linee narrative vecchie che quelle nuove. Seppur a malincuore dobbiamo considerare questa stagione finale almeno in parte compromessa, soprattutto a seguito di questi due cruciali tasselli che hanno presentato un personaggio femminile decisamente stereotipato e un cattivo molto debole – soprattutto rispetto a Rabbit e Chayton, inarrivabili villain delle stagioni passate.

Voto 4×04: 7
Voto 4×05: 6½

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

5 Risposte

  1. Travolta scrive:

    Partendo dal presupposto che comunque 7 e 6,5 sono due bei voti ( forse per la 4×05 mi sarei fermato al 6) per i quali a scuola ci avrei messo la firma :-)e sono abbastanza d’accordo con te .
    Concordo sulla non necessita’ di introdurre la plasticata detective e temo davvero si seguira’ il copione scontato che tu hai paventato.
    Avrei anche io fatto a meno del serial killer satanista con compagna.
    Sono molto meno categorico invece sulla morte di Randall ,imo in attesa dell’evolversi della situazione ci puo’ stare con trasformazione del figlio bistrattato in villain vero.
    ps : la ninna nanna nazista altro non era che Das Horst-Wessel-Lied ovvero l’inno del partito.

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Ciao Travolta, il problema di Randall è che il suo reinserimento è puramente strumentale: funzionano perfettamente per l’evoluzione di Calvin, ma purtroppo solo per quello.
      Per me hanno gestito molto male il suo personaggio in questi due episodi proprio perché primo lo hanno caricato delle aspettative che elenco nella recensione (e sono tantissime) e poi lo hanno fatto fuori improvvisamente. Allora delle due l’una: o non lo inserisci proprio, oppure se lo fai (e in questo modo) trova un altra via per far evolvere Calvin e sfrutta il potenziale di Randall. Così mi è sembrato un grande autogol.
      Sì, ovviamente, la ninna nanna nazista era l’inno del partito. Grazie per averlo ricordato.

       
  2. DARIO scrive:

    io vado pazzo per Banshee ma questa stagione sembra forzata nella trama come se non fosse stata nell’idea degli autori dall’inizio della terza.

     
    • Attilio Palmieri scrive:

      Ciao Dario, anche io sono rimasto molto spiazzato. Non so se gli autori immaginassero una stagione più lunga e poi hanno dovuto comprimere il materiale narrativo. Questo spiegherebbe un po’ alcuni difetti, però sinceramente non credo tanto in queste sorprese improvvise.
      Sta di fatto che proprio quando c’era da chiudere nel migliore dei modi una serie di linee narrative già complicate, loro hanno trovato il modo di mettersi i bastoni tra le ruote. E dispiace perché fino al terzo episodio le alte aspettative erano pienamente confermate.

       
  3. Federico scrive:

    In effetti, la sensazione generale è che di quello che dovrebbe essere il gran villain serial killer – e quindi anche del personaggio dell’FBI inviato a dargli la caccia – non ce ne può fregare di meno, col risultato di sottrarre tempo prezioso a tutte le altre storyline storiche e meno storiche (cazzo, solo 8 episodi, mica lo sapevo!). Confido nella fantasia degli autori, ma temo proprio che quello a Banshee sarà un addio inevitabilmente sofferto che lascerà molti non detti importanti.

     

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