Banshee – 4×08 Requiem 11


Banshee - 4x08 RequiemPer uno spettatore poche cose sanno essere tristi come la fine di una serie tv, ed è anche per questo che, quando il finale arriva troppo in fretta e con alcune scelte prevedibili, quella chiusura diventa ancora più amara – pur non togliendo certamente il gusto della visione o la grande passione per un esperimento irripetibile come Banshee

La creatura di Cinemax non solo ci ha accompagnato all’interno di un mondo assurdo, ma ci ha fatto vedere come si possano usare l’ultraviolenza, lo splatter e lo humour nero in maniera perfetta, dosando sapientemente ogni ingrediente, affinché il tutto non sconfini nel più becero e scontato trash. L’operazione che ha dato quindi vita al progetto era ambiziosa e non facile, e anche la scelta di chiudere dopo “sole” quattro stagioni dà ragione della sua buona riuscita, perché in questo modo si evita che la serie si rovesci nel suo contrario o addirittura si snaturi. C’è però anche un’altra constatazione da fare: la scelta (o imposizione) di mozzare proprio l’ultima annata a soli otto episodi, invece dei tipici dieci, ha impresso una grossa accelerata generale, portando la narrazione a comprimersi in troppo poco tempo e dando così l’impressione di un rush finale dal fiato corto.

Banshee - 4x08 Requiem Questa percezione deriva però molto di più dagli episodi precedenti che dal solo “Requiem”. Infatti quest’ultimo, al netto dei difetti che ha avuto la stagione, è invece un atto finale riuscito, che fa in maniera esaustiva il suo dovere e soprattutto con il materiale che ha avuto a disposizione. Se quindi vogliamo isolare il solo giudizio all’ultima ora vista, è innegabile che non ci sia stato un singolo spiraglio tralasciato e che tutte le storie abbiano avuto la loro conclusione, alcune in modo migliore e alcune che invece meritavano qualcosa in più. Infatti le considerazioni da fare vengono soprattutto dalle discutibilissime scelte di diverse storyline, come ad esempio l’inutile innesto dei satanisti della Pennsylvania: il problema non deriva unicamente dal non effettivo bisogno di inserire altri personaggi strani a Banshee, quanto dall’inutilità della loro presenza, soprattutto nella risoluzione finale dell’omicidio di Rebecca. Alla fine dei conti, infatti, Declan e il suo segretissimo culto di Satana non sono stati altro che una copertura per l’omicidio della ragazza e non hanno aggiunto nulla alla storia se non essere stati scelti come tentativo di alibi da parte del suo vero carnefice. All’inizio la stagione sembrava avere come perno di azione fondamentale la sua scomparsa, tanto da renderla un personaggio evocato, una sorta di presenza evanescente che vive nella mente di coloro che l’hanno amata, gli stessi che nel frattempo sembravano non essere riusciti a darsi pace della sua morte.

Banshee - 4x08 RequiemA mano a mano, questa centralità è cambiata, in un certo senso si è sfocata e fatta da parte, tanto da avere un altro volto alla fine: forse in molti avevano pensato che fosse stato Proctor stesso ad uccidere la nipote, spinto dalla possessione e dalla gelosia verso quell’amore incestuoso, ovvero il personale coronamento di una vita fatta di violenza, solitudine e rifiuti – sia ricevuti che inflitti. E, per quanto scontato, dopo aver invece visto come e perché Burton, il fedele “maggiordomo”, abbia deciso di uccidere Rebecca, c’è quasi da rimpiangere che la scelta finale non sia caduta sul sindaco di Banshee. Il momento che fa scendere il sipario sullo strano trio Rebecca, Burton e Proctor ci fa capire che tutta la storia ha avuto come unico fine quello di spezzare le loro catene e di rivelare la vera natura di ciascun rapporto, dalla voglia di libertà della giovane donna, alla dedizione malata di un uomo senza null’altro nella vita, alla cecità di un avido che sta per perdere tutto il suo impero. In questo senso, se ci sono da muovere delle critiche verso la serie, non si può scegliere l’ultimo episodio per parlarne: “Requiem” riesce a chiudere una storia complessa ed intrecciata come quella di Proctor, nonostante i difetti per arrivare a questo preciso punto. Dall’altro lato, però, con Proctor carnefice della nipote si sarebbe davvero chiuso il cerchio su di lui, senza la necessità di snaturare per alcuni versi Burton (che paradossalmente disubbidisce per lui) e punendo così simbolicamente Rebecca per le scelte opportunistiche che ha collezionato nella sua vita, non ultime quelle con lo zio.

Banshee - 4x08 Requiem Anche la storia della Fratellanza ariana si porta addosso un po’ gli stessi difetti: il mercato di droga, l’introduzione del Cartello, il ritorno di Watts con annessa morte, sono tutti elementi introdotti senza alcuna utilità effettiva, se non aver fatto da collante tra alcuni personaggi e aver ingigantito la situazione. Lo scontro tra Kurt e Calvin ha rappresentato il momento decisivo del loro rapporto, di cui l’appartenenza alla fratellanza era solo un aspetto minore, o meglio la lente d’ingrandimento su come paradossalmente un credo in cui riconosciamo molti fratelli possa distruggere il vero amore fraterno, quello di sangue. Anche qui tutto si conclude in pieno stile Banshee, con scazzottate e pallottole a mezzo metro di distanza; ma la grande differenza con il passato è che ora ogni momento diventa catartico, il punto finale di un’espiazione cercata a lungo, perciò ecco che anche gli uomini più duri danno libero sfogo alle loro lacrime. In sé non c’è nulla da eccepire, se non fosse che già da qui capiamo come l’aria stessa in città sia mutata, con una decisa virata verso una conclusione ottimistica, ispirata dal futuro e senza rimpianti verso il passato.

Banshee - 4x08 RequiemDi nuovo: la scelta degli autori è molto coraggiosa e lascia a bocca asciutta chi sperava in un paese raso al suolo e in strade lastricate di cadaveri; ma, anche senza arrivare a queste immagini apocalittiche, rimane  il fatto che sia difficile e sicuramente non immediato accettarlo. I protagonisti stessi vengono assaliti da questa ventata di speranza e sulla sua scia sembrano muoversi, tanto che anche una scena totalmente nelle corde della serie come l’attacco con relativo incendio ad un grande carico di droga diventa la mossa finale che sancisce la salvezza della città. Tempo fa Hood, Ana/Carrie e Job avrebbero pensato solo a loro stessi e alle loro tasche, regalandoci grandi sequenze al cardiopalma, con Brock ligio al suo dovere; ora invece è rimasta solo l’ombra di quei personaggi, con il battesimo finale di Ana che si trasforma completamente in Carrie a suggello delle metamorfosi di tutti.

Banshee - 4x08 Requiem Banshee termina infatti con una lunga sequenza di addii, uno più bello e commovente dell’altro (e con un Job in grande spolvero), dove i protagonisti si riappropriano dell’identità che sentono davvero loro e si salutano sulla porta, senza chiuderla a chiave ma con la consapevolezza di essere sempre pronti per aiutare l’altro. Alcuni si liberano di doveri e moralismi inutili, come Brock e Calvin che non muovono un dito contro i colombiani diretti da Proctor, altri come Hood semplicemente decidono di sparire. In questo “Requiem” esprime il meglio della serie in assoluto: al di là della quantità di personaggi entrati in gioco nel corso del tempo (e che abbiamo anche dovuto rivedere nei vari flashback), alla base di tutto rimane il loro rapporto, la consapevolezza di poter uccidere e/o morire per l’altro, la volontà di riconoscersi legati indissolubilmente per sempre. Perché Banshee non è stata la storia di una città, ma è la storia di una città che ha ospitato alcune tra le più grandi storie d’amore e d’amicizia, e come i suoi creatori siano riusciti a trattenere e disegnare questi rapporti ne rappresenta la più grande vittoria.

Altra scelta coraggiosa, ma questa senza alcun dubbio bellissima, si lega agli addii finali e li riassume in un’unica morsa: chi sia davvero quell’uomo entrato nel bar di Sugar alcuni anni prima non lo sappiamo, per noi rimarrà sempre l’impostore che è diventato Lucas Hood, sceriffo di Banshee, per un periodo della sua vita. La scelta di non rivelarne il passato e la libertà connessa alla perdita decisiva di quel nome sono le stesse ragioni che gli fanno prendere la moto e andare avanti – dando vita alla versione ottimistica (e con finale aperto) di un’altra celebre serie.
Insomma, le strade di tutti si dividono, con alcuni che restano ed altri che vanno via, chiudendo Banshee all’interno di una lunga e sanguinolenta parentesi.
La stessa che noi spettatori difficilmente dimenticheremo.

Voto episodio: 7½
Voto stagione: 6½
Voto serie: 8

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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11 commenti su “Banshee – 4×08 Requiem

  • Fante

    E’ finita la mia serie preferita.E’ finita in un modo che non mi piace.Questa stagione non mi ha convinto e concordo in parte con la recensione:troppo frettolosa e storyline di cui non c’era necessità.Ma quello che proprio non mi va giù è questa sorta di finale aperto:Proctor che probabilmente muore,non ce lo fanno vedere ma la situazione è disperata…ma comunque non ce lo fanno vedere;Hood che va via…ma potrebbe sempre tornare.E’ come se ci volessero dire:gente,Banshee è finito,ma se ci gira più in la gireremo un’altra stagione(lo stanno facendo con Prison Break,perchè???????),e a me questo non va giù,per niente.Mi è piaciuto molto invece come hanno concluso le storylines di Job e(ahhhh il nome)del barista,c’è una sorta di addio,di conclusione.Capitolo a parte lo merita Ana/Carrie.Io amo letteralmente questo personaggio,per come è costruito è perché è di un fascino questa donna da far girare la testa,ma questo suo vendicare l’ex che manco amava,me l’ha fatta scadere e poi che cavolo di addio hanno avuto?io sono un romantico,non dico baci,abbracci e lacrime tra lei e Hood,ma qualcosa di più onesto si poteva fare e invece non mi ha emozionato ed anzi,mi ha infastidito che abbiano usato il loro “love soundtrack”per questa scena;ma ve lo ricordate il finale della seconda stagione?quando stanno in chiesa e tutto sembra perduto?la si che la musica era azzeccata!concludo:lo riguarderò almeno altre 100 volte in futuro questo telefilm,lo amo,ma questa stagione conclusiva mi ha deluso…e poi lo ammetto:quanto avrei voluto che Hood e Proctor se le dessero di santa ragione!è banale,lo so,ma volevo vederli ammazzarsi a suon di cazzotti

     
  • Artax

    Finale di stagione voto 6 risicato. Storyline più o meno concluse ma mi aspettavo qualche colpo di scena in più..
    Ultima stagione voto 5. Sfido chiunque a dire che questa non sia stata la stagione più debole di Banshee. I difetti sono stati già evidenziati prontamente nella recensione.
    La serie si merita un bell’ 8 complessivo! Intrattenimento allo stato puro, adrenalina, personaggi ben costruiti.

     
  • fabrizio

    E’ sconcertante vedere come per una serie di questo livello, cresciuta stagione dopo stagione in complessità e profondità psicologica (la terza stagione su tutte), sia stato pensato un finale talmente mediocre e insulso da distruggerne retroattivmente il senso. In questo ultimo episodio tutto risulta caricaturale, dal coinvolgimento del Cartello al duello finale Hood-Burton, per non parlare degli ultimi assurdi dieci minuti di addii, in stile soap opera… Da dimenticare.

     
  • Chayton

    Una quarta stagione pessima che però nulla toglie alle precedenti. “Requiem” tira comunque le fila e lo fa dignitosamente: a me i 15 minuti di addii non sono dispiaciuti affatto. Banshee è sempre stata una serie ben scritta e ottimamente interpretata, ma a dirla tutta, basata sulla spettacolarizzazione della violenza per mezzo di coreografie impeccabili. Sospetto che il team responsabile dei combattimenti corpo a corpo, proprio in virtù dell’eccezionale lavoro svolto, siano stati “promossi” alle grandi produzioni holliwodiane, lasciando Hood e soci in balia di sostituti non all’altezza. Le collutazioni della qualrta stagione, poche e raffazzonate con la possibile eccezione del match Kurt vs. Calvin, lasciano sgomenti: come un porno interpretato da gente vestita di tutto punto. Sono l’unico a credere che il rapporto Proctor/Burton sia un esplicitissimo omaggio/citazione di quello tra mr. Burns e Smithers dei Simpson, portato tra l’altro a un naturale e onesto epilogo?

     
  • Chayton

    Cavolo, quanto refusi!! Spiacente, ma ho scritto di getto, vittima della passione per “Banshee” che, nonostante la quarta stagione debole, resta una delle mie serie preferite di sempre. Il crollo verticale della qualità e credibilità degli scontri fisici si era già verificato nell’ultima stagione di “Strikeback”, anch’essa produzione Cinemax: che sia un difetto congenito?

     
  • Altarboy

    Hanno fatto bene a chiuderla: latitavano le idee e Hood e soci – in quest’ultima stagione – sembravano l’ombra dei personaggi “tarantiniani” che avevamo imparato ad amare.
    Ho provato solo orrore nel vedere Hood – cioè un tizio capace di fare a pezzi il suo aguzzino in carcere, di spaccare le ossa ad un “boxeur violentatore”, di darsele di santa ragione con un guerriero indiano di due metri (sic!) – messo KO da una veniale botta in testa sferrata da un minghione di medico satanista, malgrado, un attimo prima il nostro “eroe” avesse visto Brock steso a terra privo di sensi.
    E’ risultato palese, insomma, il fiato corto degli autori, i quali han dovuto ricorrere a ‘sto “espediente narrativo” pur di propinarci la patetica – quantunque parziale – confessione di Hood.
    E che dire, poi, del satanista “cornuto”: roba da “drive in”. Era fuori “tema”, alieno al concept di “Banshee”, universo umano – e qui sfoggio il relativismo culturale – ancorato a precisi “usi, costumi e credo”.
    L’addio di Hood è imbarazzante. A parte il plagio di “sons of anarchy” o di tanti precedenti western (ove l’eroe cavalca verso l’orizzonte assolato, verso nuove avventure) quello che ho trovato rivoltante sono stati i dialoghi. Ad esempio Hood che invita Ana a seguirlo – il loro amore è stato l’input della serie -e questa risponde sconnessamente che ora lei è “Carrie” e quindi appartiene a Banshee: roba da accapponare la pelle.
    Sì andava chiusa, ma non in questo modo.