Houdini and Doyle – Stagione 1

Houdini and Doyle – Stagione 1Dal sodalizio internazionale tra ITV, Fox e Global, facenti capo rispettivamente a Gran Bretagna, Stati Uniti e Canada, nasce Houdini and Doyle, un drama basato sulla storica amicizia tra Harry Houdini e Sir Arthur Conan Doyle. La serie si sviluppa a partire da un substrato legato al soprannaturale e ai fenomeni paranormali, sul quale si innestano le filosofie contrastanti dei protagonisti.

It has long been an axiom of mine that the little things are infinitely the most important. (Arthur Conan Doyle)

Houdini and Doyle – Stagione 1A definire la qualità di uno show sono molto spesso i particolari, minuzie che estrapolate dal contesto parrebbero insignificanti ma che, sommate l’una all’altra, contribuiscono a ricreare le giuste atmosfere, donare quel tocco di originalità e conferire una certa aura di grandezza – caratteristiche che, quando sono riscontrate contemporaneamente, riescono a mettere d’accordo critica e pubblico.
Houdini and Doyle, fin dall’inizio, decide di lasciare per strada ogni tentativo di portare sullo schermo un capolavoro, andando incontro ad un certo tipo di pubblico – per intenderci quello che ha sofferto il declino dei vari C.S.I. e N.C.I.S. – e affidando ad attimi isolati il compito di risollevare il livello della narrazione.
Il plot di ogni episodio è semplice e decisamente ripetitivo: Houdini (Michael Weston) e Conan Doyle (Stephen Mangan), in qualità di esperti di soprannaturale, affiancano l’agente Stratton (Rebecca Liddiard) nelle indagini sugli eventi inspiegabili che flagellano Londra e il Nord America.

I am a great admirer of mystery and magic. Look at this life, all mystery and magic. (Harry Houdini)

Houdini and Doyle – Stagione 1A saltare subito agli occhi è l’ironica contraddizione tra le idee dei protagonisti e le loro attività lavorative: Houdini, celeberrimo escapologo e brillante illusionista che ha basato il proprio successo sul mistero che circondava le sue evasioni, è lo scettico; Conan Doyle, ricordato soprattutto per il rigoroso e scientifico Sherlock Holmes, è il believer, colui che ha fiducia. Una volta superata questa contrapposizione, il vero terreno di scontro tra i due è l’atavica speranza di una vita dopo la morte.
Nonostante l’accenno a temi di una certa caratura – e ci ritorneremo –, l’analisi più approfondita è quella fatta sui due protagonisti. Destreggiandosi non troppo abilmente su quella china che divide la realtà storica dall’invenzione narrativa (i due fecero reciproca conoscenza nel 1920 mentre la serie è ambientata nel 1901; Houdini, rappresentato come scapolo impenitente, era in realtà felicemente sposato), le apparizioni di ectoplasmi, i medium, i vampiri e le possessioni diaboliche sono il tramite attraverso cui si indaga l’interiorità dei due personaggi, le loro idee contrastanti sullo spiritualismo e l’intimità delle loro relazioni.

Houdini and Doyle – Stagione 1Quello in cui lo show fallisce alla grande è nell’approfondire l’analisi dei temi esposti. Houdini and Doyle si configura come un buddy movie in salsa paranormale in cui il dualismo tra i protagonisti è mediato dalla presenza dell’agente Adelaide Stratton. Il personaggio interpretato dalla Liddiard, il primo agente donna di Scotland Yard, sarebbe potuto diventare iconico di un movimento, quello femminista, alle prese con i primi passi della propria avventura.
Tuttavia, le scelte personali della donna, alla luce del suo passato, non sono altro che una conseguenza delle azioni del marito; la risultante è una depauperamento del personaggio che in un colpo solo viene privato di buona parte del proprio potere simbolico. Adelaide Stratton non è più una donna indipendente e sicura di sé in lotta contro un mondo maschilista, ma una moglie in cerca di risposte sulla fine prematura del marito.
Allo stesso modo nel corso degli episodi si fa accenno a numerosissimi temi che languono senza un approfondimento compiuto: si parla spesso di razzismo e di violenza nei confronti delle minoranze, si fanno riferimenti ai lavori di Freud, agli istituti di sanità mentale, al controverso e sentitissimo tema delle miniere, alla condizione della donna ed alle diseguaglianze sociali – una moltitudine di argomenti solo nominati che configurano lo show come il lunghissimo trailer di un’opera monumentale.

Houdini and Doyle – Stagione 1A far da contraltare al mancato approfondimento tematico c’è una scrittura che a livello narrativo si comporta discretamente pur senza essere troppo originale. A livello strutturale le indagini del trio sono di tipo deduttivo e, sfruttando i punti di vista divergenti dei due protagonisti, giungono ad una conclusione di tipo scientifico che di rado chiude definitivamente le porte all’elemento soprannaturale. Gli orizzonti si allargano nella seconda metà di stagione: una Londra fumosa ma troppo borghese e pulita (l’impressione è che il budget fosse davvero risicato vista la pigrizia delle ricostruzioni) si fa da parte a favore degli spazi aperti delle campagne inglesi e del Nord America, garantendo un respiro più internazionale alla narrazione. Questa inizia a discostarsi dalle certezze fornite dalla trama verticale concedendo uno spazio maggiore a quella orizzontale (il cui culmine è però ridicolo) ed introducendo una serie di personaggi storici che riescono nel loro intento di ricostruire una certa familiarità con lo spettatore. La presenza di Bram Stoker e Thomas Edison con le loro originalità sono una brezza fresca all’interno delle dinamiche stagnanti che caratterizzano il trio.

Houdini and Doyle – Stagione 1È infatti innegabile come la chimica fra i tre attori non abbia raggiunto un livello elevato, con la Liddiard, ingessata nei suoi abiti lunghi e fruscianti, in difficoltà nel primo ruolo importante della carriera, e Weston e Mengan troppo impegnati nel dividersi i momenti comici per fornire una prestazione drammatica sufficiente. I due attori non sono certamente aiutati dalla sceneggiatura che, pur di venire incontro alle esigenze del pubblico, diventa schiava della visione del “protagonista dalla faccia tosta e con la battuta pronta”. Sono proprio ironia e sarcasmo a sorreggere l’impianto dialogico e la loro assenza si fa notare con forza; nonostante trame creative che, disinteressandosi dell’accuratezza storica, hanno ampia libertà di movimento, a farla da padrona è spesso la noia che subentra fin dal pilot a causa di una difficile empatia con i protagonisti.
La stessa indolenza della sceneggiatura si può riscontrare anche nella messa in scena: le ambientazioni sono poco originali e raramente riescono a provocare un brivido nello spettatore; con un‘impronta registica praticamente assente, le nebbioline e il fumo che compaiono nei momenti topici non sono sufficienti a ricreare l’atmosfera angosciante e orrorifica che richiederebbe il tema affrontato.

Il risultato finale tristemente negativo – al netto di un deciso miglioramento della seconda metà di stagione – risulta essere uno spreco di potenzialità: infatti due personaggi iconici come Conan Doyle e Houdini e il diffondersi dello spiritismo in un periodo storico caratterizzato da un forsennato sviluppo tecnologico fornivano una base narrativa pregna di ispirazione. È quindi da imputare agli autori lo scarso coraggio nel creare un racconto di più ampio respiro che non si limitasse al “portare a casa la giornata” ma ampliasse qualcuno dei temi incontrati sfruttando le peculiarità dei personaggi ed indagando le dinamiche tra di essi. Houdini and Doyle è uno show che promette bene solo dal titolo ma che, con alcune eccezioni (“The monsters of Nethermoor”), fallisce anche nel suo tentativo di offrire intrattenimento spicciolo, non riuscendo a mantenersi su un livello accettabile.

Voto: 5

Nota: per chi fosse interessato ad un approfondimento sulla vera natura del rapporto tra Houdini e Conan Doyle, qui c’è tutta la storia della loro amicizia. E Conan Doyle era proprio un credulone.

 

Davide Dibello

Un oceano di possibilità si stendeva di fronte a me prima che la pigrizia intervenisse mostrandomi le comodità del letto.

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