Marseille – Stagione 1

Marseille - Stagione 1Quella che doveva essere l’ennesima scommessa vinta si rivela invece un’inaspettata battuta d’arresto: Marseille, prima produzione europea di Netflix, presentata come la controparte francese di House of Cards, non spicca per originalità o audacia e, di conseguenza, non riesce a ritagliarsi un ruolo di spicco tra i grandi titoli del network americano.

 Il primo episodio, per sua natura introduttiva, ci immerge da subito nella fitta rete di personaggi, luoghi e giochi di potere su cui si reggono le fondamenta di Marsiglia, ma tutti gli spunti narrativi a disposizione si rivelano completamente sprecati lungo l’intero arco della stagione, primo fra tutti il conflitto tra i due protagonisti della storia, Robert Taro e Lucas Barrés.

Marseille - Stagione 1La scelta di affidare i ruoli a due colonne del cinema francese come Gérard Depardieu e Benoît Magimel era, sulla carta, alquanto azzeccata, ma il prestigio degli interpreti non riesce a supplire alla mancanza di un’evoluzione convincente della guerra privata dei protagonisti per il controllo della città. La sfida a distanza tra Taro e Barrés segue binari fin troppo noti e prevedibili sia per il pubblico medio che per i consumatori di serialità più scafati, i dialoghi e i colpi di scena si ripetono uguali a se stessi e i plot twist più importanti, come la vera natura del legame tra i due rivali, sono svuotati di tutto il loro potenziale drammatico; nemmeno la bravura e la fisicità contrapposta dei due attori (corpulento e implacabile Depardieu, statuario e serpigno Magimel) riescono a dare alla lotta per il potere dei protagonisti la potenza e la dignità che meritano.

La riflessione sul lato oscuro della politica non gode purtroppo di sorte migliore: il creatore Dan Franck tenta di costruire un quadro politico e sociale accattivante, in cui ogni individuo è manipolabile e sacrificabile per garantire la vittoria dei due candidati, ma a differenza della già citata House of Cards manca un discorso complesso sul funzionamento degli ingranaggi della politica e sulla volontà di onnipotenza di chi detiene il potere. Il municipio di Marsiglia possiede certamente un fascino culturale e iconografico minore rispetto alla Casa Bianca, ma ciò non giustifica la mancanza di inventiva o di originalità nel ritrarre un universo “già visto” che fatica a destare interesse nello spettatore.

Marseille - Stagione 1La contraddizione più grande della serie, tuttavia, sta nel titolo. Marsiglia è un luogo mitico di tanta letteratura e cinematografia noir, città brutale e pulsante il cui mito è stato alimentato negli anni dall’inventiva di artisti come William Friedkin e Jean-Claude Izzo, generando un bacino vastissimo di suggestioni tematiche e iconografiche. Risulta quindi difficile da digerire vedere come nella serie la città sia stata ridotta a un paesaggio da cartolina: gli scorci deformati della città che intervallano le scene, il porto, la periferia fungono da semplice scenario dell’azione e mancano di personalità o valenza simbolica; Marsiglia viene quindi ridimensionata e spersonalizzata, apparendo come una qualunque città francese, l’esatto contrario della giungla urbana di Bogotà in Narcos o dell’eleganza algida dei palazzi di Washington in House of Cards.

Come se non bastasse, gli autori cercano di dare spessore alla storia inserendovi le due tematiche cardine delle serie sopracitate: l’inevitabile collaborazione tra politica e criminalità e il ruolo cruciale della donna all’interno dei giochi di potere. Anche in questo caso, tuttavia, i buoni punti di partenza vengono trattati con eccessiva superficialità: i criminali di Félix Pyat, nella periferia nord di Marsiglia, sono personaggi al limite del cliché e le sottotrame che coinvolgono Rachel e Julia, rispettivamente moglie e figlia del sindaco, si rivelano prive di utilità per lo sviluppo del racconto.

Marseille - Stagione 1A visione terminata, dunque, ciò che resta non è la delusione per un prodotto mediocre, ma il rammarico per un’occasione sprecata. La qualità tecnica e visiva dello show, per quanto priva di particolari guizzi registici, è innegabile, ma gli evidenti problemi in fase di scrittura e la scelta insolita del formato (otto puntate da non più di 40 minuti ciascuna) dimostrano come la serie, prima di tutto, sia priva di un’identità o di una marca stilistica ben definita. Poteva essere una buona occasione per rielaborare un modello seriale puramente americano con sguardo e sensibilità europee, ma il risultato finale è una copia sbiadita di modelli narrativi ben noti, quasi come se Netflix campasse di rendita sulle formule che ne hanno decretato il successo per garantirsi il consenso di pubblico e critica.

Nel panorama televisivo contemporaneo, caratterizzato da opere capaci di sorprendere il pubblico per originalità tematica e formale, la creatura di Dan Franck lascia pochi segni del suo passaggio e genera molti dubbi sul primo esperimento di Netflix in terra europea. Marseille rimane quindi uno show fermo ai blocchi di partenza, un racconto cupo e ambizioso incapace di esprimere appieno il proprio potenziale.

Voto stagione: 5½

 

1 Risposta

  1. Lorenzo scrive:

    Pienamente d’accordo. Non sono riuscito ad andare oltre la terza puntata. Nulla dello show che mi abbia catturato.

     

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