The Americans – 4×11 Dinner for Seven

The Americans - 4x11 Dinner for SevenA due episodi dal season finale, The Americans tira le fila del discorso e accelera contemporaneamente il ritmo, concentrandosi su eventi e rivelazioni che in un caso chiudono un filone narrativo lungo e difficile e nell’altro ne aprono di nuovi, con probabili conseguenze nell’immediato futuro del racconto.

La cena che dà il titolo alla puntata è solo uno dei diversi momenti brevi (forse troppo?) ma decisamente importanti, che con ogni probabilità avranno delle ripercussioni significative nella vita della famiglia Jennings. Tra questi possiamo citare anche la scoperta di Aderholt (che ci rimanda agli eventi del bellissimo “Do Mail Robots Dream of Electic Sheep?“), l’addio di Stan ad Oleg e l’attacco subito da Paige ed Elizabeth, risoltosi in un omicidio.

None of us are in control. Not really.

The Americans - 4x11 Dinner for SevenPartiamo proprio da quest’ultimo segmento, che oltre a farci intravedere degli sviluppi interessanti per il futuro della serie rappresenta una conclusione in linea con un altro aspetto della puntata su cui vale la pena soffermarsi almeno per un attimo.
La rivelazione sulle effettive abilità (e probabilmente anche “mansioni”) dei propri genitori giunge a Paige in maniera del tutto scollegata rispetto all’effettiva missione delle due spie – in altre parole, per puro caso. Invece di far sì che la ragazza si trovi coinvolta (o magari si imbatta) in una qualche operazione sul campo di Elizabeth e/o Philip, gli autori scelgono quindi di strutturare questo “rito di passaggio” in maniera più subdola, in un certo senso serendipica. Perchè?
Potrebbe trattarsi di una semplice scelta di comodo, un mezzo per far progredire velocemente la trama, ma in effetti questa soluzione rende ancora più evidente ciò che avevamo iniziato a percepire da un po’, e che “Dinner for Seven” pare voler sottolineare con sempre maggiore chiarezza: la vita dei coniugi Jennings non è più, per citare Pastor Tim, “sotto il loro pieno controllo”. La facilità con cui una pura coincidenza, o se vogliamo una congiuntura sfavorevole degli eventi, porta Stan allo stesso tavolo di Alice e consorte non ha soltanto l’aria di un cattivo presagio, ma è anche la conferma che forse c’è davvero “qualcosa di più grande” – la fortuna? il destino? – e che i nostri piani, per quanto accurati, non sempre vanno per il verso giusto.

It’s all yours now.

The Americans - 4x11 Dinner for SevenÈ esattamente questo che succede con la messa in scena ai danni di Don e Young-Hee, di cui in questo episodio scopriamo finalmente motivazioni e struttura. Per la prima volta in The Americans questi elementi ci vengono mostrati soltanto molto dopo aver introdotto i protagonisti del raggiro, forse per mettere l’obiettivo finale in secondo piano rispetto all’operazione in sé e a ciò che ha rappresentato per Elizabeth. Quali che siano le intenzioni degli autori, il risultato ha comunque senza dubbio un fortissimo impatto sullo spettatore e rende la scoperta del piano ancora più dolorosa. Allo stesso tempo, però, non possiamo fare a meno di pensare a quanto l’intero progetto fosse davvero troppo contorto e richiedesse tempistiche eccessivamente lunghe per risultare verosimile ai nostri occhi. Il destino dell’operazione dipendeva da troppe variabili e, nonostante l’innegabile fascino e i vantaggi intrinseci di questa soluzione (ricattare apertamente Don per il tradimento esponeva le spie al rischio di essere denunciate), stavolta sospendere l’incredulità è stato piuttosto difficile. Per tornare sui binari della (semi) realtà c’è voluta quindi l’ironica scoperta che, dopo tutta la fatica e nonostante gli incastri perfetti, i codici per il livello 4 non erano nella stanza di Don. Una vera e propria beffa che, ancora una volta, ci rimanda al tema dell’impotenza e dell’incertezza: due dimensioni che stanno inghiottendo sempre più il versante russo, proprio mentre dall’altra parte della barricata emergono la determinazione di Aderholt e la volontà di autoaffermazione di Stan.

All that matters is how we treat each other.

The Americans - 4x11 Dinner for SevenIn un episodio che parla di forze inspiegabili come il caso o la religione, è singolare che sia proprio Pastor Tim a mettere l’accento sull’importanza delle azioni individuali. La sua figura funge da ponte tra due mondi, quello della fede incondizionata e della “social action”: è una persona concreta, genuina, con cui nonostante il ruolo è possibile parlare al di fuori di convenzioni e rituali (al contrario, ad esempio, degli incontri EST a cui partecipa Philip). Elizabeth gli si avvicina in un momento difficile, e trova in lui non soltanto un agente da “lavorare” ma soprattutto un confidente. Come Young-Hee – una donna straniera che riusciva a ridere di se stessa e degli americani – Pastor Tim ha delle caratteristiche che lo rendono “diverso” e interessante agli occhi della donna. Con lui si viene quindi a creare una dinamica molto simile, in cui il bisogno di portare avanti la missione si mescola con quello di stabilire un contatto umano sincero. Stavolta però c’è di più: non soltanto il Pastore è (parzialmente) a conoscenza della sua identità, ma la richiesta d’aiuto è autentica e diretta. La risposta che riceve è straziante se posta in relazione al suo ultimo lavoro da spia, ma è anche un messaggio che può avvicinare Elizabeth alla propria famiglia. Non importa in cosa crediamo – una causa, un Dio, un metodo per ritrovare la serenità –, ciò che conta è quello che siamo e facciamo gli uni per gli altri; d’altronde se c’è un’arma contro l’imprevedibilità degli eventi probabilmente è proprio questa.

“Dinner for Seven” è un episodio denso di temi ed avvenimenti, ma incentrato soprattutto sulla protagonista femminile dello show: dopo aver affrontato il disagio di Philip, gli autori hanno deciso di dedicare sempre più spazio ad Elizabeth e alla sua personale crisi di fede. La scelta di sviluppare questo argomento puntando sul concetto di fatalità e perdita del controllo è particolarmente azzeccata per un personaggio che ha sempre contato soltanto sulle proprie forze, oltre a rappresentare l’ennesima prova della ricercatezza di questa bellissima serie. Pur con qualche difetto, quindi, la puntata aggiunge un tassello importante alla storia sia sul piano della trama sia della psicologia dei personaggi.

Voto: 8

Note:
– Come sempre l’uso del suono è particolarmente sofisticato: durante la passeggiata di Paige ed Elizabeth possiamo percepire i vari rumori dell’ambiente, con un risultato molto avvolgente che rimanda in maniera credibile, specie se si è donna, alla sensazione che si prova a camminare di notte da sole.

– Un altro piccolo tocco di classe è dato dalla reazione di Stan all’invito di Henry: nonostante sia evidente l’imbarazzo sul volto di Philip, Elizabeth e dei loro ospiti, l’uomo è così solo da non farci nemmeno caso ed è semplicemente contento (tanto da sfregarsi le mani) di poter passare di nuovo una serata “in famiglia”.

 

Francesca Anelli

Galeotto fu How I Met Your Mother (e il solito ritardo della distribuzione italiana): scoperto il mondo del fansubbing, il passo da fruitrice a traduttrice, e infine a malata seriale è stato fin troppo breve. Adesso guardo una quantità spropositata di serie tv, e nei momenti liberi studio comunicazione all'università. Ancora porto il lutto per la fine di Breaking Bad, ma nel mio cuore c'è sempre spazio per una serie nuova, specie se british. Non a caso sono una fan sfegatata del Dottore e considero i tempi di attesa tra una stagione di Sherlock e l'altra un grave crimine contro l'umanità. Ah, mettiamo subito le cose in chiaro: se non vi piace Community non abbiamo più niente da dirci.

1 Risposta

  1. Ellis scrive:

    …e alla fine ad Elizabeth non resta che vedere quanto i suoi sforzi per migliorare il mondo non portino che dolore e morte. La vienda di Elizabeth è intena, quanto lo scambio con pastor Tim- Nel suo desiderio di controllo, lei non può che essere autentica con lui, mostrandogli la sua umanità. L’aveva vista qualcun altro, oltre a Philip? Meraviglia.

     

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