The Path – Stagione 1

The Path - Stagione 1Hulu ha già dimostrato la buona intenzione di volersi inserire nel palinsesto delle serie di qualità con 11.22.63, portando con sé tutte le difficoltà di adattare un romanzo di King. Con The Path si cambia direzione, affrontando il tema spinoso della fede, calandolo in uno show che ha tutte le caratteristiche di un family drama.

Non sarebbe tuttavia corretto appellare la serie di Jessica Goldberg in termini così riduttivi: il prodotto di Hulu, infatti, contiene molteplici anime al suo interno che sì, convergono principalmente nelle vicende della famiglia Lane, ma esplorano un universo decisamente più ampio, scegliendo la tortuosa strada del rapporto uomo-divino, nello show mediato dal misterioso movimento del dottor Steven Meyer. Guardando alla tradizione televisiva recente, infatti, non si trovano molte serie che abbiano avuto il coraggio di addentrarsi in temi così difficili da tradurre sullo schermo (con una formula vincente perlomeno): vale la pena citare The Leftovers, che ha ragionato sulla spiritualità e sulla fede in modo raffinato e anticonvenzionale – soprattutto nella sua seconda annata – e, tornando un po’ più indietro, anche Six Feet Under, anche se più incentrata sul solo aspetto della morte.
The Path si pone, oggi, in una strada di mezzo, decidendo di incentrare il “percorso” del titolo sulla perdita della fede, piuttosto che nella sua ricerca; se la domanda a cui si vuole rispondere, però, è relativa all’effettiva buona riuscita o meno dello show, la risposta sarà anch’essa divisa tra pregi importanti bilanciati da difetti fin troppo evidenti.

The Path - Stagione 1La prima grande pecca che potrebbe facilmente esporre questo prodotto a dure critiche riguarda la lentezza espositiva e il fiacco dipanarsi della trama, relativo soprattutto alla prima parte di stagione, ma estendibile (ed attribuibile) ad uno stile che ricorre sino all’ultimo episodio. Se inizialmente questo può essere utile per addentrarsi nelle fitte maglie di relazioni che ruotano intorno al Meyerismo, per conoscere i personaggi e comprendere meglio il livello di fede di ognuno di loro, dopo i primi quattro episodi comincia già a diventare pesante e poco coinvolgente. Il ritmo, infatti, è chiaramente incostante, accelerando solo in alcuni brevi frangenti e riservando la maggior parte degli sviluppi interessanti per la seconda parte di stagione, indiscutibilmente più dinamica e appassionante, determinata da rivelazioni successive che portano ad un season finale più che soddisfacente. Si può dire, quindi, che non abbandonare The Path dopo i primi episodi, colpevoli di eccessiva macchinosità, è anch’esso un atto di fede, che viene forse ripagato solo al termine del percorso, quando è possibile ripensare all’intera esperienza televisiva sotto una luce completamente diversa. Ma andiamo con ordine.

The Path - Stagione 1Eddie Lane (Aaron Paul) si trova in una condizione di estrema incertezza nei confronti del Meyerismo: la sua anima è chiaramente divisa tra un culto a cui non crede ormai da tempo e una famiglia che non vuole rischiare di perdere, cosa che causererebbe dimostrando apertamente i suoi dubbi. Il suo livello di fede, all’inizio della serie, è già definitivamente compromesso, e a nulla servono i tentativi di rimettersi in carreggiata attraverso dei programmi di riabilitazione al limite della tortura psicologica. Il suo percorso è caratterizzato da una presa di coscienza sempre più profonda, che parte da un possibile omicidio da parte del movimento, attraversa un tentativo di riavvicinamento ad esso in nome dell’amore che lo lega alla moglie e ai figli e culmina nella rottura finale, tradotta nello show con il pugno rifilato a Cal, simbolo del Meyerismo e di tutto quello che Eddie vuole lasciarsi alle spalle. Le sue ragioni sembrano essere, però, ancora più profonde, legate alle sorti di un fratello appartenente ad un lontano passato e ai ricordi di una vita lontana, che emerge violentemente nel viaggio spirituale che compie insieme al figlio. La ricerca di risposte si accompagna ad una crisi dell’anima umana, rafforzando il legame tra spettatore e personaggio – non per niente Eddie, in quanto dubbioso, rappresenta gli occhi attraverso i quali è possibile osservare le assurdità del movimento – e confermando quanto l’interpretazione dell’attore sia fondamentale nel donare profondità ad un personaggio altrimenti piuttosto piatto e canonico.

The Path - Stagione 1In direzioni decisamente opposte al percorso di Eddie troviamo gli altri due grandi protagonisti della serie: Cal Roberts (Hugh Dancy), il leader carismatico del Meyerismo newyorchese, e Sarah Lane (Michelle Monaghan), moglie di Eddie e molto in alto nelle gerarchie del movimento. Entrambi rappresentano la faccia integralista del movimento, quindi in ferrea opposizione ai dubbi che tormentano Eddie, e tentano di espandere, anche se in modi differenti, l’influenza del culto a cui appartengono e in cui credono fermamente. Il loro legame con il terzo protagonista è rafforzato dal love triangle che li unisce, ampiamente pronosticabile fin dai primi episodi, ma mai fastidioso o fine a se stesso.

The Path - Stagione 1Il personaggio più ambiguo e interessante è senza ombra di dubbio Cal, lacerato da profonde ferite che derivano dalla propria infanzia e “adottato” direttamente dal fondatore del movimento. È un figlio diretto del Meyerismo, di cui incorpora gli ideali e li reinterpreta arrivando addirittura a sostituirsi al dottor Meyer e a scrivere gli ultimi gradini della Scala; non per niente la serie racconta anche di come egli voglia portare il movimento nel futuro, piegando al suo volere i principi su cui si fonda e adattandoli alla sua scalata al potere. Il percorso di Cal è diretto verso la Luce, ma deve passare attraverso numerose ombre e segreti che rischiano di farlo crollare in più di un’occasione: innanzitutto l’alcolismo, vero demone tentatore e debolezza del personaggio, in secundis la rabbia che lo attanaglia, presente nelle sue azioni sia in forma fisica – la violenza e l’omicidio – che sessuale – il complicato rapporto con Mary.

The Path - Stagione 1Se Cal è capace di accettare compromessi, lo stesso non si può dire di Sarah, rinchiusa nella visione bigotta e totalmente intollerante del Meyerismo nella quale si identifica in maniera totale, non riuscendo né a comprendere né quantomeno ad accettare la perdita della fede del marito. Il suo percorso, apparentemente uno dei più lineari, riserva delle sorprese solo nel finale, quando la fede cieca in Cal come leader si incrina a causa della scoperta dell’omicidio di Silas da parte di quest’ultimo, che lascia presagire un confronto tra i due che determinerà l’evoluzione del loro rapporto nella prossima stagione.

The Path - Stagione 1La rivelazione finale porta alla luce tanti interrogativi e ne risolve solo alcuni: il dottor Meyer è vivo e incontra Eddie in Perù, il marito di Allison si è effettivamente suicidato secondo il suo diario, Cal e Sarah guidano il movimento, la figlia di Sam è miracolosamente guarita. Tutto questo porta a una teoria che, se valida, potrebbe far rivalutare interamente la serie, ovvero che sia Eddie che Sarah posseggano delle doti “straordinarie” che si sono già palesate nel corso degli episodi; il primo continua ad avere delle visioni sul futuro – si pensi a come abbia predetto il bacio tra Cal e sua moglie – ed è probabilmente direttamente collegato alla guarigione della bambina per cui ha pregato, la seconda pare sia riuscita a riportare in vita la nipote appena nata attraverso il suo soffio. Tutto ciò porta a ridare valore a molte delle scelte narrative operate dagli autori durante la stagione, ma essendo solo supposizioni sta, anche in questo caso, allo spettatore scegliere di crederci o meno.

The Path è una serie difficile da seguire per la sua natura non adatta a tutti, il cui percorso narrativo e le cui intenzioni si rivelano man mano, accompagnate da una costante sensazione di non comprendere appieno tutte le sfaccettature che ruotano intorno alle azioni dei protagonisti. Lo show opera con uno stile decisamente lento che uccide il ritmo nella prima metà di stagione, per poi riprendersi e assestarsi dopo il sesto episodio; molte delle storyline secondarie servono a portare i personaggi da un punto A ad un punto B senza troppi approfondimenti e, a volte, lasciano un senso di strumentalità che non si può ignorare. Tuttavia, il percorso dei protagonisti funziona, è coerente e dimostra una pianificazione attenta della stagione, che nella sua seconda annata potrebbe evolversi in qualcosa di più, a patto di evitare di farsi risucchiare da un eccessivo didascalismo nel dipanare i temi religiosi trattati.

Voto stagione: 7-

 

Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

2 Risposte

  1. Genio in bottiglia scrive:

    A me è parsa una buona serie, originale nel tema trattato. Concordo con il recensore nel giudizio, inevitabilmente limitato da una certa lentezza con la quale si dipanano gli eventi, soprattutto nella prima parte di stagione. Però che piacere rivedere Pinkman :)

     
    • Davide Tuccella scrive:

      E che piacere vederlo in un ruolo decisamente diverso dal ragazzo-drogato! Stavolta è padre di un sedicenne, il che risulta straniante all’inizio, almeno finchè non realizzi che è assolutamente plausibile 😀

       

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