Bloodline – Stagione 2


Bloodline – Stagione 2Una tra le novità più interessanti proposte da Netflix nel corso della scorsa annata, Bloodline fa il suo ritorno con una stagione ancora più cupa della precedente, in cui la ‘linea di sangue’ che pervade i Rayburn si gonfia come una cascata minando pericolosamente la rocca di bugie e sensi di colpa su cui si aggrappa una famiglia votata a preservare una quieta apparenza.

Bloodline è un dramma familiare rappresentato con toni cupi e asfissianti, in cui il legame di sangue viene tratteggiato più come una morsa opprimente che come un’ancora a cui appoggiarsi. Già nel corso della prima stagione il tema della famiglia e degli innumerevoli segreti che scorrono sotto una patina di sfrontato perbenismo era stato narrato con toni da noir tendenti al thriller, allargando il racconto nella rappresentazione del contesto sociale in cui s’insinua la criminalità organizzata che scuote il paradisiaco mondo delle Florida Keys. Questa seconda annata sposta il fulcro narrativo nell’analisi del concetto stesso di ‘male’, e della sua conseguenza più diretta, ovvero quella violenza che può insidiarsi ovunque, anche tra le facciate più limpide. Quasi nessuno si salva in Bloodline, ognuno dei personaggi coinvolti ha uno scheletro pesante con cui confrontarsi mentre s’impegna a dimostrare al mondo di essere una brava persona. C’è chi si lascia scuotere dal silenzio, chi si affossa dietro i suoi sensi di colpa, chi cerca in tutti i modi di far finta di non aver compiuto un atto atroce e chi cade tra gli abissi di una rabbia che si muta in nera violenza. Non c’è scampo per nessuno, c’è solo un nome da preservare da un cumulo di fango divenuto ormai inarrestabile. Tuttavia, pur confermando i punti di forza della serie – suggestiva ambientazione, cast eccezionale, ottima fattura tecnica ed espositiva –, l’assetto di questa seconda stagione accentua ancora più marcatamente la frammentazione narrativa che aveva caratterizzato la prima annata, scadendo spesso in numerose forzature diegetiche in cui il racconto s’imbriglia o si dipana secondo logiche a volte poco credibili.

Sometimes there isn’t any light at the end of the tunnel.

Bloodline – Stagione 2L’omicidio di Danny ha sconvolto il già precario assetto di una famiglia che teneva in piedi in nome di una noncuranza reciproca travestita da ossessione per il rispetto di una tradizione familiare consolidata e potente. La stagione si apre mostrandoci ogni personaggio perso in una deriva fisica e psicologica che pare divorarli dal di dentro: il senso di colpa pervade tutti, anche chi, come Sally, non ha avuto un coinvolgimento diretto nella faccenda.
Meg e Kevin sentono il peso della loro colpa in maniera asfissiante, soprattutto nel momento in cui si rifugiano nell’egoistica e fittizia consapevolezza di non aver preso materialmente la decisione più drastica, traslando la colpa verso un John che, nonostante sia il personaggio più devastato dall’azione compiuta, cerca di andare avanti con la sua vita mantenendo, almeno inizialmente, un comportamento apparentemente impeccabile. A complicare il tutto si aggiunge la presenza di Nolan, quel figlio che Danny ha tenuto nascosto alla sua famiglia e che adesso s’insinua nel loro presente come una costante conferma degli errori di un passato da cui non si può fuggire.

You really think you can control everything, don’t you?

Bloodline – Stagione 2Simile al padre in modo imbarazzante, Nolan rappresenta una delle introduzioni più riuscite di questa seconda annata, e la sua presenza suscita spesso la stessa inquietante reazione che suscitava quella di Danny. Ambiguo, furtivo, sempre pronto a forzare la situazione con frasi provocatorie, s’inserisce all’interno della famiglia Rayburn alimentandone il caos già di per sé dilagante. Questo accade soprattutto perché la somiglianza tra Nolan e Danny, per quanto sia fortissima anche fisicamente, è espressione della condivisione di un simile destino: entrambi desiderosi di un amore familiare che gli è spesso stato negato e fuori dai privilegi elitari con cui i Rayburn sono soliti approcciarsi alla realtà, si son trovati a combattere con le mille controversie della vita senza avere una solida spalla a cui aggrapparsi.

Bloodline – Stagione 2Ma Danny non rivive solo nel fantasma di suo figlio, la sua è una presenza concreta sia nei flashback che come personificazione della coscienza di John. L’idea di incanalare nella narrazione i flashback del passato di Danny, oltre a contestualizzare il suo rapporto con Nolan, ci offre un quadro ancora più dettagliato su un personaggio che nella scorsa annata siamo stati abituati a conoscere solo attraverso la deriva vendicativa nei confronti della sua famiglia. Attraverso gli occhi colpevoli di suo figlio, la timeline che ha riportato Danny a casa adesso si è rivelata in tutta la sua complessa drammaticità. Anche la sua presenza come interlocutore privilegiato di un John in piena crisi psicologica è un ottimo mezzo per approfindire le dinamiche di un rapporto fraterno che si è andato frantumando fino a concludersi nel modo più atroce possibile.

What you’ve done could destroy us.

Bloodline – Stagione 2John sa benissimo che la sua colpa è così grande da travalicare tutte quelle che Danny si è portato sulle spalle per la sua intera vita, ma non conosce altro modo per reagire se non quello di mettersi al confronto con un passato in cui l’imperativo di essere ‘una brava persona’ era anche un modo per rimediare alle colpe del fratello. Quest’annata si costruisce tutta intorno al rampollo d’oro di casa Rayburn, tanto da far diventare John il perno narrativo dell’intero racconto, facendo un ottimo lavoro sul personaggio che ci appare come spezzato in due tra un’ansia incessante per insabbiare la sua colpa e un dolore profondo ma non rivelato, se non attraverso quegli sguardi persi nel vuoto con cui si mette faccia a faccia alla sua coscienza, che spesso prende proprio le fattezze di Danny. Decidere di candidarsi come sceriffo, infatti, non è solo un mero tentativo di prendere le redini dell’inchiesta, ma soprattutto un varco attraverso cui ritrovare la vecchia immagine di se stesso, perno della società e della sua famiglia, un modo per costruirsi un’apparenza di rettitudine dietro cui nascondersi. Attorno a John, chiusi come in una morsa asfissiante, abbiamo Meg e Kevin, unici interlocutori di quell’orribile evento che ha distrutto completamente quel che restava di una famiglia già frantumata al suo interno da un passato di violenze e costrizioni. Per quanto Meg sia anch’essa in uno stato pietoso, nel corso della stagione riesce a integrarsi alla linea di condotta misurata di John molto meglio di Kevin che chiude la stagione con un exploit di violenza, ricordandoci ancora una volta come nel mondo di Bloodline anche le migliori intenzioni possano trasformarsi in qualcosa di orribile.

As much as we’re scared to admit it, that violence lies within all of us. We’re all capable of it.

Bloodline – Stagione 2Personaggio non sempre riuscito, Kevin è l’anello più debole della famiglia Rayburn, perso tra l’impossibilità di essere come John e la paura di finire come Danny. L’esordio di questa stagione ce lo presenta completamente annientato da un senso di colpa che lo divora dall’interno fino a portarlo sull’orlo di una crisi fisica e psicologica a cui segue un errore dopo l’altro. Per quanto la caratterizzazione del personaggio sia abbastanza buona, alcuni dei gesti limite che Kevin si ritrova a compiere – come la consegna della droga a Lowry – fanno parte di quella porzione di racconto in cui l’evolversi degli eventi si dipana secondo logiche poco credibili. La stessa cosa può essere detta riguardo all’errore di Meg con Marco: il delitto perfetto non esiste, ma un conto è non valutare la presenza di O’Bannon al Red Reef Motel o sulla scena del delitto come accade a John, un altro è inventarsi un alibi, fornendo nome e cognome, senza concordarlo con il diretto interessato.

Bloodline – Stagione 2Ma le parti che mostrano ancora più forzature sono quelle dedicate alle sfuriate di Janey e ai ricatti di Ozzy. Entrambe le storyline risentono della mancata riuscita del personaggio di Eve, costruito sullo stereotipo della madre snaturata alla ricerca di soldi facili. Le reazioni di Janey alla verità sulla sua famiglia, acquisita attraverso la prospettiva di una donna che ha appena conosciuto, così come le mire di Ozzy – o il fatto che Eric gli abbia raccontato tutto quello che sa su John – sembrano elementi di disturbo che si stagliano sul racconto senza riuscire a diventarne parte integrante. Nonostante ciò, sono molti gli elementi riusciti di questa stagione, soprattutto quelli legati all’evoluzione di John, specie quando – come nel quarto episodio – l’ambiguità del personaggio pone il racconto in una doppia prospettiva di significato saldando l’adrenalina della narrazione.

In definitiva, questa annata si mostra un gradino sotto la prima, che già di per sé mostrava alcune perplessità di base. Non ci sono notizie certe di una eventuale terza stagione, ma, nonostante il triplo cliffhanger conclusivo, il prosieguo del racconto ci appare come bloccato in un’angoscia asfissiante incapace di dar corpo a quella drammaticità che ci aspetteremmo da un prodotto come Bloodline. Malgrado ciò, la lenta deriva degli eventi che episodio dopo episodio stringe sempre più serratamente la morsa intorno a John – sorretto dalla splendida interpretazione di Kyle Chandler, che spesso riesce a sopperire alle carenze di scrittura – è già di per sé un motivo sufficiente per lasciarsi trasportare da una storia che, nonostante i suoi difetti, costruisce un racconto piacevole, da bere tutto d’un fiato in perfetta sintonia con la formula Netflix.

Voto: 7+

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