Game of Thrones – 6×06 Blood of My Blood

Game of Thrones - 6x06 Blood of My BloodDopo un episodio che ci ha lasciato per una settimana a bocca spalancata, Game of Thrones riprende il fiato per portarci più su una strada politica, come se adesso, dopo le emozioni del cuore, lo spettatore dovesse azionare la mente per capire come vanno le campagne elettorali sparse per Westeros (ed Essos, ovviamente), con alcuni rimescolamenti di governo molto importanti.

They found us.

Game of Thrones - 6x06 Blood of My BloodPrima di tuffarci nella parte più politica e che tocca al cuore le famiglie di GoT, bisogna per un attimo riallacciarsi allo straziante finale di “The Door”. La fuga di Meera e Bran nei ghiacci del profondo nord ci serve per capire due cose: che il giovane Stark sta assorbendo e coltivando un potere gigantesco e che il mitico zio Benjen è ancora vivo.
Ma andiamo per ordine: le spettacolari visioni di Bran ci portano dritti al grido del Re Folle e all’utilizzo sconsiderato dell’Alto Fuoco, in una scena che desideriamo vedere da anni ma che non ci è ancora stata concessa. Tutto questo ci fa intuire che Bran probabilmente ci racconterà parti della storia che mancano nella nostra narrazione, in modo da unire molti punti che tutt’oggi ci sono oscuri.
E poi c’è il ritorno di Benjen, sfigurato dalla tremenda esperienza con i White Walkers, dalla magia dei Figli della Foresta e dal gelo che ha dovuto patire per tutti questi anni. La sua figura è comunque un monito extra-diegetico che ancora molti di noi fanno fatica a ricordare: finché non si vede un cadavere, non possiamo considerare un personaggio morto (al netto di quanto successo a Jon Snow). Così facendo, si strizza anche l’occhio al motto del culto dei Dio Abissale che sembra fare da comune denominatore a tutta questa annata: What Is Dead May Never Die. Ma soprattutto, è il primo seme che fa germogliare il titolo di questo episodio, ovvero l’importanza della famiglia nel racconto di Martin: Benjen Stark è sangue del sangue di Bran, un legame indissolubile che ha appena salvato la vita al ragazzo in difficoltà.

She wouldn’t just cry. She would be angry.

Game of Thrones - 6x06 Blood of My BloodCosì come per Bran, un’altra Stark ha in questo episodio il sangue che ribolle del vento freddo del Nord: Arya, ormai diventata “una ragazza”, colei che di un nome non può e non deve farsene nulla, ripensa all’ultimo momento al fine della sua missione, ovvero l’omicidio dell’attrice della compagnia teatrale: in quel momento, soprattutto dopo quella rappresentazione, la Stark che è in lei esce prepotente dal guscio, respingendo al mittente gli insegnamenti di Jaqen e mettendo così a repentaglio la sua stessa vita.
Anche in questo caso troviamo l’orgoglio, il senso di appartenenza, la voglia di vivere per difendere un nome e un modo di essere, che si esprimono nella bellissima sequenza finale del girato dedicato alla ragazza: Ago che rivede la luce dopo essere stata troppo tempo sotterrata sotto delle anonime pietre e Arya che si allena al buio, con solo una fioca luce a illuminarne il profilo, pronta ad affrontare le conseguenze delle sue scelte. Non come “una ragazza” qualsiasi, ma come una Stark.

We belong togheter. All of us.

Game of Thrones - 6x06 Blood of My BloodAnche Samwell Tarly doveva prima o poi affrontare questo argomento, e lo fa stretto tra due famiglie a cui non vuole rinunciare, almeno all’inizio: la sua, quella da dove veniva prima di prendere il Nero, e quella nuova, formata da Gilly e dal piccolo Sam.
Samwell si trova in un punto tra l’incudine e il martello: la soggezione che prova ancora verso il padre-padrone è tanta, e si manifesta perfettamente durante la cena, quando è impotente di fronte alle angherie del genitore e non riesce nemmeno a difendere la sua amata. Anzi, è proprio Gilly che, lontana dai salamelecchi di corte e dalle gerarchie famigliari, non esita a rispondere a tono al suocero.
Ed è proprio da qui che il titolo dell’episodio comincia a prendere un significato più complesso di quanto possa sembrare: non sempre siamo obbligati o costretti a seguire chi ci ha cresciuto, ma spesso il sangue a cui siamo più legati è quello dei nostri diretti discendenti. Sam dimostra che gli insegnamenti ricevuti alla Barriera non sono stati del tutto vani: Tarly è finalmente diventato un uomo, e con la scelta di portare via Gilly e il figlioletto da una casa e da un lavoro sicuro rivendica questo suo status, formando di fatto un’altra famiglia Tarly, questa sì sangue del suo sangue.

I am not a khal. I will not choose three blood riders. I choose you all.

Game of Thrones - 6x06 Blood of My BloodSempre al di là del Mare Stretto, in mezzo al nulla con il suo esercito, Daenerys è però in qualche modo sempre al centro di quanto succede nel mondo, con una missione che porta avanti da anni e che sembra ogni volta essere lì lì per essere realizzata.
In questo particolare frangente, sappiamo bene che la famiglia di Daenerys non esiste più: i Targaryen sono scomparsi ed è rimasta solo lei, unico vessillo rosso nero che ancora sventola al mondo. Ma allora, qual è la famiglia di Daenerys? Ormai da tempo sono tutte le persone che ha salvato da diverse forme di tirannia (politica o dinastica che fosse), che la seguono come un Messia; e ovviamente i suoi “figli”, quei draghi che adesso deve per forza riprendersi e usare per l’invasione finale.
Daenerys è una condottiera che troppo a lungo è stata dimenticata dal mondo occidentale e che adesso ha bisogno di una mano definitiva probabilmente da un’altra famiglia che potrebbe arrivare in suo soccorso: i Greyjoy e le loro mille navi sarebbero un alleato fondamentale per Daenerys, con Theon e Yara che potrebbero anticipare il loro zio assassino e proporre un’alleanza fondamentale alla Targaryen.

We’re the only two people in the world.

Game of Thrones - 6x06 Blood of My BloodInfine c’è forse la sequenza più importante dell’episodio, quella che riguarda i Lannister, i Tyrell e il Credo, sempre più potente a King’s Landing.
La geniale mossa di Margaery verso Tommen sta ancora una volta a sottolineare come in realtà il potere delle donne in Game of Thrones sia molto spesso sottovalutato, ma presente in ogni forma: dall’evidenza in Daenerys, alla figura di Cersei, anche la nuova Regina non scherza affatto e crea una situazione che ricorda in modo inquietante (anche se con le dovute proporzioni) le influenze che spesso il Vaticano ha avuto sulle decisioni di Roma, in ogni epoca. L’alleanza tra la Corona e il Credo crea un potere del tutto nuovo, dando in mano all’Alto Passero e alla Regina dei poteri incommensurabili, tenendo conto di come il giovanissimo Tommen sia affascinato da uno e dell’altra, per motivi ovviamente differenti.
Qui il concetto di “sangue” si fa ancora più complesso: ha ragione Cersei quando sussurra al suo fratello amante che sono rimasti solo loro due a difendere il nome dei Lannister e il loro duro modo di pensare e di agire: contando il fatto che Tyrion non è mai stato uno con il loro stesso sangue e che Tommen – in teoria – porta il nome dei Baratheon, i Leoni della capitale in questo momento sono usciti dalle fasi decisionali del Continente.

In questa sesta puntata, quindi, la centralità della famiglia e della politica sono evidenti, raffreddando i cuori in tumulto da una settimana ma facendoci riflettere sui movimenti di scacchiera in direzione del Trono di Spade, che si muovono ancora lentamente ma lo fanno in maniera forse decisiva per l’affondo finale di qualche pedina.

Voto: 7½

Qui i punteggi del nostro Fanta-Game of Thrones relativi all’episodio.

 

Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale.

1 Risposta

  1. Genio in bottiglia scrive:

    Bella stagione. Ho come l’impressione che il credo sia destinato a finire nel sangue. O forse è solo la speranza.

     

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