Game of Thrones – 6×08 No One 11


Game of Thrones - 6x08 No OneDopo una prima parte di stagione in cui plot twist, ritorni e morti eccellenti si sono susseguiti ad un ritmo insolitamente sostenuto, Game of Thrones è tornata a rallentare il passo con puntate meno spettacolari ma ugualmente importanti nell’economia dello show.

“No one” si inserisce all’interno di questo blocco più interlocutorio ponendosi come diretta prosecuzione del precedente “The Broken Man”, sia in termini tematici, continuando a riflettere sulla crisi identitaria dei suoi personaggi, che di messa in scena ­­­– alla regia troviamo infatti nuovamente Mark Mylod e il suo caratteristico montaggio a più riprese delle diverse storyline.

A girl is Arya Stark of Winterfell and I’m going home.

Game of Thrones - 6x08 No OneAd aprire e chiudere l’episodio, fornendo così una chiave di lettura per le altre vicende messe in scena, troviamo Arya Stark e il suo percorso di perdita e riconquista identitaria. Similmente a ciò che è accaduto l’anno scorso con Jon Snow, il finale della scorsa puntata non poteva considerarsi un vero e proprio cliffhanger: la morte della ragazza in questo momento sarebbe stata infatti da un punto di vista narrativo priva di senso, in quanto avrebbe troncato un’evoluzione a cui gli autori hanno dedicato molto spazio e che, infatti, giunge qui finalmente a un punto di arrivo. La scontatezza dell’esito delle vicende che vedono protagonista la giovane Stark viene abilmente compensata con la spettacolarità dell’azione – a tratti esagerata nel mostrarci un’Arya praticamente indistruttibile – e con una cura dei dettagli che arricchisce di senso le sue azioni. Fondamentale in questa prospettiva è innanzitutto il personaggio di Lady Crane, perno su cui gli autori costruiscono un interessante gioco di specchi incentrato sulla figura della madre, innestando così il confronto tra Catelyn e Cersei, madri per eccellenza della serie, che viene approfondito nel monologo di Jamie.

Game of Thrones - 6x08 No OneSe i sentimenti di affetto e compassione nei confronti dell’attrice, chiaramente percepita come una figura materna, sono stati la scintilla che ha portato Arya a ribellarsi alle regole del Dio dai Mille Volti, la sconfitta dell’orfana e la definitiva affermazione di sé giungono, non a caso, tramite Ago, unico legame materiale con il suo passato di cui non è mai stata in grado di disfarsi, nonchè attraverso la messa a frutto degli insegnamenti derivati dalla punizione per aver assassinato Meryn Trant. Il percorso di Arya, così come quello di Bran e di Daenerys, assume una traiettoria circolare, il cui punto d’arrivo coincide solo apparentemente con l’inizio: Arya, più di tutti gli altri personaggi, ha dovuto rinnegare il suo nome, assumere diverse identità, diventare nessuno per riuscire finalmente a riacquisire il suo vero io, ed è con questa nuova consapevolezza di sé che abbandona Braavos – che sia per tornare a casa o per esplorare nuove mete (come sembra suggerire il curioso accenno a “what’s west of Westeros”).

You can still help a lot more than you’ve harmed, Clegane.

Game of Thrones - 6x08 No OneAnche il Mastino, così come la sua passata compagna di viaggio, è alla ricerca del suo posto nel mondo: finito nel sangue l’idillio campestre-spirituale, Clegane si rifugia nella familiarità della vendetta e della violenza. Ma è proprio la Fratellanza Senza Vessilli, che fa dell’assenza di identificazione con le regole che governano la politica e la società di Westeros il suo baluardo, a fornirgli una nuova possibilità. Non è un caso che le parole di Thoros di Myr, sacerdote del Dio della luce, riecheggino quelle di Brother Ray, seguace del credo dei Sette Dei, ribadendo che il Mastino è sopravvissuto alla lotta con Brienne per un motivo. È infatti in questa dimensione, totalmente proiettata verso la guerra in cui casate e vessilli non conteranno più niente, che il Mastino, outcast per eccellenza, potrebbe finalmente trovare la sua redenzione. Nel complesso la reintroduzione di Dondarrion, Thoros e della Fratellanza apre scenari particolarmente interessanti e stratificati: questa infatti permette l’ampliamento dei punti di vista su ciò che accade fuori dalle mura delle fortezze e delle grandi città ­– elemento, questo, a cui Martin dedica molta attenzione –, sottolinea la lenta ma capillare diffusione del credo del Dio della Luce a ovest, legata a doppio filo allo scontro con i non morti, e infine mantiene vive le speculazioni e le teorie circa la possibilità della messa in scena di un avvenimento fino ad ora trascurato da Benioff e Weiss.

The most famous dwarf in the world.

Game of Thrones - 6x08 No OneTyrion sembra invece convinto di sapere chi è e quali sono le sue capacità: la rinascita di Meereen sembra confermare la corretezza delle sue scelte, fino a che l’arrivo della flotta dei Master gli dimostra il contrario, mandando in frantumi le sue certezze e confermando l’inadeguatezza delle sue abilità diplomatiche occidentali nel contesto della Baia degli Schiavisti. Quest’anno Tyrion ha vissuto un percorso per molti versi simile a quello di Daenerys nella passata stagione: quella che può essere a buon ragione percepita come una storyline statica e marginale assume in realtà la forma di un racconto di formazione, rivelando come la Madre dei Draghi non sia l’unica bisognosa di affinare le sue doti di comando. Come era già emerso fin dai loro primi incontri, Tyrion e Daenerys hanno bisogno l’uno dell’altro per dar vita al giusto equilibrio tra il pragmatismo del primo e gli ideali della seconda; ma soprattutto, è necessario che dismettano la loro attitudine di conquistatori esterni se vogliono sperare in un governo duraturo, che sia questo a Essos o a Westeros.

Your place is in the gallery, with the other ladies in the court.

Game of Thrones - 6x08 No OneAnche Cersei si ritrova totalmente privata della sua identità di donna di potere e di madre, forse ancora più che durante il periodo della prigionia: costretta a mescolarsi con la schiera di lady della corte, Cersei si vede inoltre voltare le spalle dal figlio, mettendo così in discussione quello che in più occasioni è emerso come il suo vero fulcro identitario, non a caso evocato da Jamie nel suo discorso a Edmure. Cersei è una donna ambiziosa, spietata, assetata di potere, ma è innanzitutto una madre disposta a fare tutto per i propri figli, ed è per questo che le parole di Tommen si abbattono su di lei con una forza distruttrice pari se non superiore alla Walk of Atonement. Non si può però negare che la donna abbia da incolpare solo se stessa per questa inaspettata svolta degli eventi: Cersei infatti mostra nuovamente scarsa lungimiranza, facendosi sopraffare dal desiderio di imporre il suo potere e la sua volontà e sottovalutando così di nuovo l’astuzia dell’Alto Passero, a cui evidentemente è giunta voce della forza sovrumana della Montagna. In termini narrativi, quella di annullare il trial by combat è una scelta all’apparenza anticlimatica ma a ben vedere assolutamente sensata e soddisfacente: in perfetto stile martiniano, l’annuncio di Tommen disattende e spiazza le aspettative del pubblico, spazzando via in un colpo solo le speculazioni sul possibile avversario di Clegane e le certezze di Cersei, la quale si ritrova in una posizione disperata che potrebbe condurre a conseguenze devastanti per King’s Landing.

Do you imagine yourself as a decent person?

Game of Thrones - 6x08 No OneJamie è il protagonista indiscusso delle vicende ambientate a Delta delle Acque, in cui l’assenza di azione è ben compensata dall’intensità degli scambi tra i personaggi, abilmente intrecciati con le altre storyline grazie a confronti e parallelismi ancora una volta incentrati sul concetto di identità. A emergere è un ritratto di Jamie sempre più complesso e sfumato: la fama di Kingslayer, che gli viene continuamente rinfacciata, unita alla passione per la sorella, entrano di nuovo in conflitto con i suoi tentativi di agire come un vero cavaliere, dando vita a una personalità scissa, in costante oscillazione tra due poli, incarnati dalla sorella e da Brienne. Non sempre però l’onore e l’onestà a cui a tratti Jamie anela vengono adeguatamente ricompensanti: ecco quindi che le efficaci minacce del Lannister hanno la meglio sull’orgoglio di Pesce Nero e gli ideali di Brienne, dipingendo un mondo in cui non sembra esserci più posto per loro, come sembra ben comprendere lo stesso Tully. Con la riconquista del castello da parte di Lannister e Frey e il fallimento di Brienne assistiamo a un completo ritorno allo status quo: resta quindi ancora poco chiaro il peso e il ruolo che questa storyline potrà assumere nell’economia del racconto, al di là del semplice ampliamento dell’affresco di Westeros in seguito alla fine della Guerra dei Cinque Re.

Tra risoluzioni anticlimatiche, siparietti comici e segreti da svelare, “No one” ci traghetta in maniera tranquilla ma efficace verso l’attesissimo nono episodio, ponendosi in definitiva come un capitolo di certo non memorabile, ma al tempo stesso confermando la buona tenuta qualitativa di questa sesta stagione.

Voto: 7

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11 commenti su “Game of Thrones – 6×08 No One

  • francesco

    Davvero non capisco perché tutti accettino in questo modo la storyline di Arya?!? Come è possibile che si possa anche solo prendere in considerazione l’idea che la psicologia di Arya fosse un minimo travagliata e che avesse anche solo un minimo messo in dubbio il fatto di essere Arya Stark?
    Ciò che bisognerebbe criticare dell’arco narrativo di Bravos sta nei presupposti logici alla base dell’arco stesso. Nel senso che: come avete detto giustamente Arya vive un percorso narrativo che la porta per 4 stagioni ad dover essere qualcun’altra, per una serie di circostanze esterne alla sua volontà;l’idea per cui a questo continuo cambiamento di identità si possa aggiungere questo percorso che la porta ad essere nessuno per poi ritrovare sè stessa è sulla carta davvero intregante, ma perchè non ci sono presupposti logici? perchè Arya nell’arco narrativo di Bravos non mostra una ben che minima intenzione o meglio volontà a compire questa decostruzione. Il punto è che tutto ciò ci viene mostrato benissimo (vedi Ago, Ser Merin Trunt e questa pseudo affezione per l’attrice). Quindi perchè un personaggio che non mette in nessun modo in dubbio la propria identità, e non dimostra nemmeno la volontà di criticare sè stessa, dovrebbe compiere una ben che minima evoluzione!? Cioè tralasciando la messa del combattimento e della pessima scrittura che porta al combattimento( Arya che salta dai palazzi con due buchi in pancia, o lei che decide di passeggiare per Bravos tranquilla tranquilla con una gilda di assassini senza volto che l’ha minacciata, o anche solo il fatto che nelle scene di allenamento Arya non ha dimostrato minimamente di essere al livello combattivo dell’orfana, per non parlare che quest’ultima da quanto ne sappiamo è nel culto da più tempo di lei e più benissimo essere stata allenata con il suo stesso metodo della cecità o almeno di imparare a combattere al buio), quello che mi chiedo è perchè accettare quest’arco narrativo come evoluzione di un personaggio, quando di evoluzione non si può parlare perchè Arya, checché se ne dica non ha MAI messo in dubbio la propria identità, ha solo appreso ad uccidere un paio di persone.

     
  • Writer

    Ho trovato questo episodio molto meno intenso dei precedenti (anche del penultimo che pure non era uno dei migliori). L’impressione che mi ha dato, nonostante la grande eterogeneità degli scenari, è stata quella di una trama statica che avanza a passettini, come se gli autori avessero timore di finire il materiale a disposizione. Personamente mi sono parse inessenziali le sottotrame del Mastino, di Arya e di Delta delle Acque. Sicuramente mi sbaglierò e si riveleranno fondamentali negli scenari futuri,ma, per adesso, mi paiono poco più che riempitivi che dilluiscono la narrazione. A mio giudizio gli scenari veramente essenziali sono tre: Il Nord con la Barriera, i Bruti e gli Estranei, King’s Landing e la vicenda di Danaerys con Tyrion come consigliere. Forse se gli sceneggiatori si concentrassero su questi tre archi narrativi, l’efficacia di Game of thrones ne risulterebbe rafforzata. Ovviamente è una valutazione molto opinabile che presta il fianco a numerosi rilievi critici, primo fra tutti l’estrema complessità del materiale originale. Ma è un’impressione che nasce, più che dall’analisi, dal piacere della fruizione. Quando assisto alle vicende dei tre segmenti prima elencati, il piacere della visione aumenta sensibilmente. E in questa ultima puntata mi sono trovato diverse volte ad aspettare con una punta di impazienza che terminassero le trame di “contorno”.

     
  • Teresa

    a causa delle scene di Arya, per me l’episodio è parecchio sotto la sufficienza. Io so di star guardando un Fantasy, con i draghi, gente che partorisce ombre assassine, gente che resuscita e così via, ok.
    Però, se sei un normale essere umano, e non hai addosso qualche incantesimo che ti consente di essere invulnerabile, allora non posso accettare che ti diano non so quante coltellate in pancia, e che mentre ti stai (già miracolosamente) appena riprendendo, ti lanci dai palazzi, rotoli per le scale etc, e poi, invece di essere ridotto in pezzi, vinci un duello e dopo te ne vai a minacciare gente con la spada.
    No veramente. Se il personaggio è un normale essere umano, per me a questo punto si sconfina nel ridicolo.
    Poi bah… minutaggio sprecato per cose inutili in tanti episodi, e poi non mi fate vedere la morte di Pesce Nero?
    Bah e ancora bah. Io continuo a guardare giusto per 2 o 3 storyline, in mezzo a tanti WTF?

     
  • Kyuzo

    Più che la tenuta qualitativa della stagione questo episodio testimonia la sua inconsistenza, ogni profondità è persa, tutto è piatto. Per carità, la serie continua a lasciarsi guardare ma alla fine di ogni puntata c’è come la sensazione di tanto potenziale sprecato.

     
  • Tommy2407

    Bella recensione come al solito, siete fra i pochi che non si limitano a fare un sommario riassunto della puntata ma cercate anche di approfondire.

    Probabilmente questa è stata la puntata più debole della stagione con delle pecche obiettive come la storyline di Mereen (quella parte sembra un buco nero che inghiotte ogni attrattiva, difetto che i libri condividono) e anche come si arriva alla conclusione della parte di Arya (concordo con tutti quelli che dicono che la Stark è sembrata immortale)
    Ciononostante credo che della gente si sia attaccata un po’ troppo a dei difetti che in realtà non ci sono: va bene che Arya era ferita e tutto, ma con una spada chiunque con un minimo di esperienza nel combattimento può battere un’avversario dotato di un pugnale, poi già mentre era cieca riusciva a tenere il passo con l’orfana (seppur per poco tempo).
    Poi capisco che può sembrare strano, ma “uccidere” Brynden off screen è stata la scelta migliore: primo può essere utile per riutilizzarlo in futuro e secondo mettere in scena una cosa del genere è già difficile per registi di altissimo livello, qua il tutto rischiava di diventare oltre modo ridicolo.

     
  • Travolta

    Sicuramente per me, e’ stata al momento la puntata piu’ deludente della stagione.
    Di Arya che salta ferita avete gia’ scritta voi, piu’ degna di Jessica Jones che di una comunissima mortale.Per il resto episodio di transizione e ben poco trascinante.

     
  • Giuseppe

    Fin troppo buoni, oggettivamente in questa sesta stagione sono successe poche cose (escludendo Bran e un pò il Nord) però gli episodi sono rimasti comunque belli da vedere. Su questo invece probabilmente l’esagerazione nella parte di Arya ha fatto la differenza (in negativo) mentre mi è piaciuta la sequenza su Jamie (meno quella su Edmure e l’entrata nel castello). Sulla morte di Blackfish dubito che lo rivedremo, secondo me dovevano risparmiare budget per la 9 che si preannuncia scoppiettante con il “Bastard Bowl”!

     
  • Stefano

    Bella recensione ,una delle poche in lingua italiana che mi son piaciute .Mi lasciano tra il perplesso e il divertito i delusi dall ottavo episodio specialmente quando criticano il rapido recupero di Arya ,in una serie fantasy in cui capita di tutto di più e che va ricordato si colloca in un universo alternativo.

     
    • zip

      Io non sono deluso, sono incredulo di come sia stata risolta la faccenda di Arya. Il fantasy o l’universo alternativo non c’entrano; qui è questione di credibilità interna. Semplicemente questa parte dell’episodio non è credibile in qualsiasi universo la si voglia collocare e il tutto risulta incomprensibile se si pensa che bastava pochissimo per renderlo accettabile: una sola pugnalata, una rimessa in forma un po’ più lunga, una spada che non compare/scompare misteriosamente nascosta chissà dove e ritrovata in un luogo qualunque raggiunto dopo una fuga alla cieca. Avevo perfino desiderato che la folle teoria di Arya che in realtà non è Arya ma Jaqen H’ghar fosse vera, perchè era più credibile di quella della ragazza che sa di essere in pericolo e se ne gira allegra come la Vispa Teresa per Braavos.
      E il siparietto di Tyrion e compagnia bella mi è risultato quasi doloroso, se pensiamo come la lingua tagliente del Folletto ha un suo peso ben specifico nella guerra diplomatica giocata sul linguaggio e la retorica che questo personaggio è in grado di condurre.
      Salvo l’addio di Brienne in barca a Jaime, carico di tristezza e di una certa forza evocativa, forse un ultimo definitivo saluto pieno di rimpianto per qualcosa che poteva nascere e non è stato.