Game of Thrones – 6×09 Battle of the Bastards 14


Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsPer il sesto anno consecutivo il nono episodio è quello sul quale si focalizza l’attesa maggiore dello spettatore, perché in esso sono concentrati alcuni dei momenti più spettacolari nonché determinanti dell’intera stagione. Anche quest’anno Game of Thrones tiene fede alla promessa con un episodio sontuoso ed imponente.

Sempre più salda nel proprio successo internazionale e per la prima volta incerta nel proprio cammino, data l’assenza dei libri originali su cui fare affidamento, Game of Thrones è alle prese con una stagione in linea di massima riuscitissima, in grado – molto più di quanto fatto lo scorso anno – di costruire episodi superbi e momenti che entreranno di diritto nella memoria collettiva per anni (e forse un fenomeno di penetrazione nella cultura popolare di tale entità e per così tanti anni di seguito è una vera rarità nella storia della televisione). Le sfide che però nascono da questa grande attenzione sono molteplici e riguardano soprattutto la capacità di saper reggere le aspettative di un pubblico sempre più esigente e sempre più smaliziato: come tener fede alle promesse e costruire qualcosa che possa gestire il confronto con  “The Rains of Castamere” o con “Blackwater”?

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsLa risposta degli autori si chiama Miguel Sapochnik: il regista di questo episodio (e del prossimo) aveva già dimostrato un indiscutibile talento alle prese con il più bell’episodio dello scorso anno – e senza dubbio tra i migliori tre della serie –, quella “Hardhome” che ritorna in più di un’occasione come paragone per questo appuntamento televisivo. Sapochnik si rivela essere la prima e più importante carta vincente di una scommessa che si può dire vinta, al netto di qualche imperfezione su cui arriveremo. Anche se fortemente anticipata, la battaglia dei bastardi (ed il filone di Meereen, che pure ha larga importanza e bellezza visiva) non solo non delude le aspettative, ma porta in televisione qualcosa che non si era mai visto sia in termini produttivi (il costo di questo episodio pare sia stato davvero enorme) che in quelli visivi. Una carneficina che non dimentica la costruzione dei personaggi – vero tesoro per questa serie che ha già dimostrato in passato come si sia sempre trovato il tempo per l’approfondimento emotivo degli attori in campo – e ne evidenzia le caratteristiche con sottili e puntuali tratteggi.

“Maybe that was our mistake, believing in kings.”
“Jon Snow’s not a king.”
“No, he’s not.”

Jon Snow è il personaggio cardine di questa stagione: a partire dalla sua resurrezione, fortemente anticipata ma non per questo così scontata, il giovane bastardo ha assunto su di sé un ruolo che non avrebbe mai voluto accettare; lo abbiamo visto seguire, perlopiù per affetto ed attesa, la sorella nei suoi piani di riconquista di Grande Inverno, ma è sempre stato chiaro che si sia imbarcato in un’impresa che non gli apparteneva. Jon Snow è stato insolitamente sottotono negli scorsi appuntamenti: non dev’essere stato facile riprendersi dall’idea di essere morto, tra l’altro ucciso da coloro i quali erano al suo servizio come infedeli sottoposti. Il tradimento subito ha avuto su Jon un’influenza molto più grande del previsto e per ironia della sorte è proprio il redivivo a sembrare il meno vitale dei personaggi, quello che trascina la sua esistenza senza prenderne il controllo; sarà il pericolo di una nuova morte a risvegliarlo dal letargo in cui pareva essere piombato: la straordinaria scena della sua seconda resurrezione – che richiama molto da vicino “Mhysa”, che vedeva però al centro Daenerys, non a caso spesso indicata come sua “opposta”, tra ghiaccio e fuoco – potrebbe indicare il momento di svolta di cui questo personaggio ha assolutamente bisogno.

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsQuesto perché è chiaro che il Signore della Luce non abbia certo terminato con lui: per quanto una parte di Jon l’avesse sperato, la battaglia ha fatto di tutto per non ucciderlo. Come protetto da un invisibile intervento divino, Jon riesce a scampare ad una totale disfatta solo per un intervento esterno – Sansa e Ditocorto – ma evita anche numerosi nemici nella bolgia infernale della mischia per pura, purissima fortuna (evidenziata da uno straordinario montaggio). Jon Snow non poteva morire né perdere perché è probabilmente destinato a perire in una battaglia più grande, più viscerale e più spaventosa, ovvero quello scontro definitivo con gli Estranei (nemici naturali del Signore della Luce) che lo vedrà probabilmente protagonista. Così l’ex comandante dei Guardiani della Notte si ritrova faccia a faccia con l’incarnazione fisica dell’odio e della crudeltà, quel Ramsay Bolton che gli ha sottratto un fratello (in una scena da brivido nonostante ne fosse ampiamente prevedibile l’esito) e che tanto male ha fatto alla sorella Sansa.

You’re going to die tomorrow, Lord Bolton. Sleep well.

Con la morte di Ramsay, che aveva in buona parte ereditato la crudeltà che nella serie era incarnata da Joffrey – e condotta a nuove e più folli vette –, Game of Thrones perde la chiara incarnazione del male, quel mostro verso cui è davvero impossibile provare alcuna forma di pietà. Ramsay Bolton – che pure è uno Snow di origine, ed è curioso quante volte ribadisca lo status di “bastardo” al suo nemico – è stato per anni il personaggio più sadico e violento della serie, capace di tali efferatezze che era divenuto persino facile odiarlo: la sua morte, dunque, risulta essere la prima vera soddisfazione, il primo momento di rivalsa della famiglia Stark che non se l’è mai cavata granché bene finora. E se restano pur sempre gli Estranei come nemici generali, la componente umana sembra aver perduto la sua principale ombra.

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsRamsay, però, è stato qualcosa di più della classica rappresentazione di una nemesi nel fantasy (che per sua natura, come genere, tende a semplificare le caratterizzazioni dei personaggi sui più comodi binari di bene-male): la sua crudeltà e violenza sono sempre sembrate le risposte immature e folli di un giovane che è cresciuto come “altro”, accettato dal padre ma quasi mai accolto come figlio proprio. La stessa follia che lo ha condotto ad uccidere padre, matrigna e soprattutto fratello neonato risponde ad una necessità di sicurezza che ormai solo il potere attraverso la paura poteva assicurargli: da lì si è rivelato il perfetto contraltare di Jon Snow che, partendo da basi molto simili, ha però percorso una strada personale molto diversa e più umana. C’è però qualcosa di poetico nella sua morte: Ramsay viene ucciso dai soli verso cui provava sincero amore e fedeltà, quei cani che egli stesso ha più volte sfruttato per uccidere e torturare; viene tradito da coloro che lui stesso si è impegnato a rendere crudeli, ucciso insomma da una propria creatura.

Your words will disappear. Your house will disappear. Your name will disappear. All memory of you will disappear.

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsNon è però secondario che dietro questa morte così cruenta ci sia il sorriso soddisfatto di Sansa Stark: la ragazza rappresenta la persona che forse più di ogni altra è dovuta venire a patti con un mondo che non sembrava incline ad accoglierla, troppo sognatrice per una società fatta di tradimenti ed uccisioni. Sansa, che incarnava alla perfezione la dama in pericolo, che sognava il suo principe dagli occhi blu e le feste a corte, si è ritrovata a cadere da un incubo all’altro senza riuscire mai a tirarsene fuori: prima il violento Joffrey, quindi il matrimonio con il deforme Tyrion, poi il viscido Ditocorto ed infine lo psicopatico Ramsay. Sansa è stata costretta sempre più a doversi adattare al mondo che la circondava; questa sesta stagione rappresenta davvero il momento di rivalsa per la maggiore degli Stark: imparando qualcosa da ciascuno degli uomini che si è ritrovata accanto, Sansa ha capito di non potersi fidare davvero di nessuno e soprattutto di non poter fare affidamento su nessuno quando deve pensare alla propria salvezza e posizione. Mostrandosi dunque perfetta allieva della mentalità di Ditocorto – e con quel pizzico di crudeltà e sadismo che pare aver catturato da Ramsay e Joffrey –, Sansa gioca una partita parallela a quella del fratellastro: mentre Jon si impegna in una battaglia che non ha alcuna speranza di vittoria, Sansa è l’unica a sapere davvero che cosa sta facendo, ad avere in mano le carte del gioco.

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsPrendiamo il dialogo tra lei e Jon, che vale come emblema delle differenze tra i due: Sansa ha ormai dato per morto Rickon, conosce troppo bene Ramsay da sapere che per il fratellino non c’è alcuna speranza di salvezza; la sua mentalità ora è interamente piegata alla strategia, all’ideazione di un piano che non coinvolga l’onore e l’affetto familiare. Jon invece è il vero erede della mentalità di Ned e l’idea di lasciare indietro il proprio fratello alla mercé di un avversario è semplicemente intollerabile. Due visioni opposte che riescono ad andare d’accordo solo perché hanno un fine simile e comune, ma che si muovono comunque su piani paralleli (e che in questo caso vedono Sansa dalla parte più ragionevole e realistica).

Si è infatti fatto un gran parlare delle ragioni dietro il silenzio di Sansa: perché ha finora taciuto sul suo rapporto con Ditocorto? Le motivazioni credibili possono essere molteplici e vanno da una mancanza di fiducia nei confronti di Jon alla volontà di non mostrarsi dipendente da Baelish, così come la volontà di prendersi tutto il merito per aver condotto l’aiuto decisivo. Qualunque sia la ragione precisa – probabilmente un po’ di ciascuna – Sansa ha per la prima volta condotto un gioco di scacchi sulla base degli insegnamenti di Petyr Baelish e si è dimostrata particolarmente abile. Certo, adesso sarà alle prese con colui che questo gioco lo ha inventato, ma questa sua mossa ha significato porre nuovamente il simbolo del metalupo su Grande Inverno (una scena di grande impatto emotivo), per cui al momento può ritenersi estremamente soddisfatta.

Our fathers were evil men, all of us here. They left the world worse than they found it. We’re not going to do that. We’re going to leave the world better than we found it.

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsQuesta sesta stagione sarà però ricordata come l’annata che ha consacrato le due categorie principali di personaggi che si stanno sobbarcando del peso di questo confuso e violento mondo: le donne e le nuove generazioni (spesso e volentieri insieme). Per quanto riguarda le donne, non c’è molto da discuterne e questo episodio è particolarmente illuminante: escludendo Cersei – che però ha perso un potere che prima possedeva saldamente e che ora subisce in modo speculare al suo uso –, a comandare la maggior parte delle azioni generali della serie al momento sono perlopiù le donne. Sansa, Daenerys, Yara, Margaery (e inseriamo anche Arya e Brienne, sebbene in posizioni nettamente differenti): questi personaggi hanno dimostrato come si siano calati perfettamente nella mentalità di un fantasy – genere spesso molto maschile per rispecchiamento di alcuni topoi medievali – e se ne siano tirati fuori estraendo i propri artigli e senza più alcuna dipendenza dagli uomini. Non si tratta di uno stato opposto di odio nei confronti del sesso virile, però, che sarebbe risultato un’altra forma di maschilismo e debolezza: queste donne sono indipendenti e non in competizione con il sesso maschile, sono il vero motore dell’intera narrazione. Mentre Jon Snow, ad esempio, si preoccupa del campo di battaglia in uno scontro principalmente d’istinto, è Sansa ad orchestrare l’intera danza; sono Daenerys e Yara ad accordarsi sul modo in cui spartirsi il mondo di Westeros, gli uomini lì presenti risultano entrambi solo dei consiglieri (per quanto amati ed accolti). Ciascuno di questi personaggi incarna una diversa forma di femminilità, con ogni aspetto non necessariamente in concorrenza con l’altro, e l’esito generale è perlopiù molto positivo (l’unico mezzo passo falso è l’aver rappresentato Yara come lesbica, che sembrerebbe essere uno stereotipo sulla donna forte e guerriera; ma lo stesso non può dirsi di Brienne che pure incarna un aspetto non dissimile).

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsAltro grandissimo tema, però, è quello che si pone alla base del dialogo stesso tra Daenerys e Yara: il confronto generazionale tra padri e figli, il compito di sobbarcarsi di una responsabilità ereditata e su cui non si può avere alcun controllo. Daenerys è figlia del celebre Re Folle e di quell’uomo possiede alcune caratteristiche che devono evidentemente spaventarla: la grande regina dei draghi è perfettamente a suo agio nell’uccidere, distruggere e conquistare, ma ha evidenti difficoltà a governare perché incapace, il più delle volte, di accettare una qualunque forma di via intermedia. È questa la ragione per cui Tyrion risulta essere il suo perfetto contraltare: l’uomo che ha dovuto uccidere il suo stesso padre per liberarsi da un’ombra a dir poco ingombrante sa molto bene quanto tener fede alle aspettative dei propri genitori possa essere schiacciante. Tyrion non è spaventato dal potere, non ha paura di giocare con esso e si è dimostrato spesso e volentieri particolarmente abile: e se quest’anno la sua storyline non è risultata molto brillante è anche perché l’aspetto diplomatico ha meno fascino della conquista o dello scontro tout-court. Con l’arrivo dei Greyjoy, Daenerys è pronta per solcare i mari – non sembra ancora vero – e finalmente poter dare il via alla sua personale conquista di Westeros, in quell’Approdo del Re dove la società pare arretrare sempre di più, dove si è ripresa una fede che sembrava finita nel dimenticatoio e dove si è riportato in auge un metodo che pare medievale persino a quella società. Il passato, insomma, continua a dominare la capitale mentre tutt’intorno il mondo cambia e si appresta a travolgerla, in un senso o nell’altro.

Game of Thrones - 6x09 Battle of the Bastards

Siamo dunque alle prese con un grandissimo episodio il cui unico vero difetto può essere riscontrato nella parziale prevedibilità delle scelte narrative: nessuno poteva sul serio dubitare della morte di Rickon, né ignorare l’arrivo di Ditocorto, così come difficilmente Ramsay sarebbe sopravvissuto a questa battaglia. A cosa è dovuta, allora, l’assenza di elementi di sorpresa? Le ragioni sono molteplici e sicuramente una parte della responsabilità giace nelle mani di Benioff e Weiss che in tale ambito narrativo non sono riusciti ad essere particolarmente innovativi; il problema principale, e che in questo oppone nettamente l’episodio a “Hardhome” che della sorpresa faceva il proprio punto di forza, giace nella necessità degli autori di iniziare a chiudere e fondere le varie storyline (adesso Daenerys, Tyrion e Theon sono tutti insieme, così come Sansa e Jon Snow) in un percorso che ci sta conducendo sempre più verso un finale che potrebbe doversi realizzare a breve, se le voci di solo altre due stagioni, tra l’altro monche di alcuni episodi, dovessero concretizzarsi. E dunque se in passato si poteva giocare con la trama in modi del tutto imprevedibili e deviare costantemente il percorso dei personaggi perché il tempo per narrare le loro vicende era virtualmente infinito, adesso bisogna ricondurre tutto in uno schema più concreto e ristretto, e questo spesso sacrifica l’effetto sorpresa o la sensazione che tutto possa stravolgersi (ma ricordiamo, comunque, che in questa stagione di sorprese ne abbiamo avute parecchie). Ogni accusa di prevedibilità, però, viene meno quando si assiste all’epicità della battaglia.

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsInutile girarci intorno: questo episodio di Game of Thrones è uno dei più riusciti di sempre, nonché uno dei momenti più importanti della storia della televisione. A prescindere, infatti, dai giudizi personali che si possono avere sulla serie, tutti leciti, è impossibile non rilevare l’importanza di un episodio che conduce la grandezza cinematografica sul piccolo schermo. Nessuna serie prima di questa era riuscita a costruire qualcosa di altrettanto imponente (anche in considerazione delle ovvie differenze produttive tra televisione e cinema) né altrettanto potente in ambito visivo ed emotivo, tranne proprio forse lo stesso Game of Thrones con “Blackwater”, che però mostra ora una evidente differenza di mezzi economici. Ancora una volta bisogna tornare alla straordinaria bravura di Sapochnik che ha costruito un episodio visivamente enorme, dotato di alcune sequenze di rara bellezza: Jon contro la cavalleria, la montagna di cadaveri, le strategie militari; potremmo star qui a parlare per ore della sontuosità registica di questa puntata e non basterebbe. Alcuni momenti sono di una incredibile violenza emotiva e rispecchiano l’esatto unicum rappresentato dalla saga rispetto agli altri capisaldi del genere fantasy: ad esempio, nessuna battaglia de Il Signore degli Anelli è altrettanto cruda e violenta, perché Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco rappresentano un fantasy disilluso, meno incline ad esaltare la luce sull’ombra ed anzi, spande un velo d’ombra anche sui personaggi “positivi” (un Jon infuriato e violento, una Sansa sadica e soddisfatta). Ecco quindi decapitazioni, arti mozzati, interiora in bella vista, intere pile di cadaveri: lo scontro è sporco e sanguinoso, la battaglia una massa informe di dolore e polvere.

Game of Thrones - 6x09 Battle of the BastardsSapochnik dirigerà anche il prossimo episodio, un appuntamento che già si preannuncia estremamente affollato di storyline, alla ricerca un po’ per tutte di un finale soddisfacente. È presto per dire come sarà quell’episodio, ma possiamo affermare con una certa tranquillità che questa stagione si è rivelata una delle migliori di sempre nonostante alcune ataviche difficoltà che Game of Thrones si porta dietro (inevitabili per una serie evento di questa portata) e che ha dimostrato che gli autori sono in grado di muoversi anche indipendentemente dalle linee guida tracciate da George R.R. Martin (anche se non sempre con altrettanta precisione, va detto). Al netto delle sue difficoltà, dunque, questa serie si rivela una delle più appassionanti che la televisione possa offrirci (e dopo sei anni questo è già dire tanto), e mentre ci si avvia verso un finale che iniziamo a vedere all’orizzonte siamo certi che le cose da dire non siano affatto terminate.

Voto: 9½

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14 commenti su “Game of Thrones – 6×09 Battle of the Bastards

  • Travolta

    Non sono riuscito ad odiare Ramsay Bolton quanto Joffrey. Ogni volta che ci provavo mi tornava a mente l’ Iwan Rheon del Simon di Misfits 🙂

     
    • Genio in bottiglia

      Nemmeno io, di Misfits era il mio personaggio preferito.
      Complimenti Mario per una delle migliori recensioni di GoT che abbia letto: accurata, appassionata, e che ha sviscerato veramente tanto di questa monumentale puntata. Grande puntata, grande recensione!

       
      • Ambrosia

        Simon è saldamente radicato in chiunque abbia visto Misfits. Anche questa è una prova della straordinaria capacità attoriale di Iwan Rheon.

         
  • DARIO

    la montagna di corpi, la calca del combattimento ricorda Le Crociate di Scott.
    Oramai tutti ci aspettiamo lo scontro Estranei vs esercito uomini comandato da Jon Snow e Daenerys.

     
  • Kyu7o

    Riuscitissima sta stagione proprio no, comunque miglior episodio dell’anno. Le scene di Mereen mi hanno gasato tantissimo.

     
  • sixfeet

    Credo che questo episodio sia forse l’unico caso in cui, nonostante fosse prevedibile quasi in ogni scena (qualcuno aveva dei dubbi, sin dall’inizio dell’attacco a Meereen, che Daenerys avrebbe usato i draghi sconfiggere la flotta? Qualcuno aveva dei dubbi che Ramsay sarebbe morto divorato dai suoi stessi cani?-facendo peraltro godere gli spettatori come ricci-), la suontuosità della narrazione e rappresentazione abbia reso ogni scena esaltante a livelli pazzeschi.

     
  • Boba Fett

    Stagione di grandi ritorni, ma anche di perdite dolorose e credo che anche il prossimo season finale ci regalerà qualche amara sorpresa (ho un bruttissimo presentimento dettato dal recupero di certe storylines…). Ma restando a quanto visto (e rivisto), salutiamo con la lacrimuccia Wun Weg Wun Dar Wun, l’ultimo gigante ancora in vita e il migliore villain della serie, magistralmente interpretato da Iwan Rheon, bastardo fin nel midollo. E, se le intenzioni per le prossime stagioni saranno confermate, diaciamo addio anche all’Episode 9!

     
  • annamaria

    Mama mia, ‘stanotte c’è l’ultima.
    Sono giorni che cerco di prepararmi a una delusione perché dopo un episodio come questo niente può essere all’altezza, ma l’hype è a mille lo stesso.
    Che ansie e che soddisfazioni in questa puntata, da riscattare 5 anni i sfighe e di sofferenze.
    Splendida recensione per uno splendido episodio però almeno due paroline sulla riunione dei fratelli (“Guarda, Viserion, c’è Drogon con la mamma! Dai, andiamo anche noi!”)….

     
  • Writer

    Episodio epico, girato splendidamente e di grande intensità drammatica. Per una volta (l’affermazione è fanciullesca, ne sono consapevole) vincono i “buoni”. Ma è una vittoria agrodolce, tra cataste di cadaveri, atmosfere cupe e claustrofobiche, alleanze segrete che non vengono rivelate, personaggi che maturano (come Sansa) assorbendo tratti ambigui e crudeli. La battaglia dei bastardi è girata in modo straordinario, quando ciò che rimane dell’esercito di Jon Snow viene stretto in una morsa che tende a chiudersi schiacciando i corpi tra di loro, ho provato una sensazione fisica di angoscia. Una vittoria “sporca”, che mitiga la catarsi dello spettatore, ma di enorme efficacia. Più liberatoria la vittoria di Danaerys, con la sontuosa coreografia dei draghi e dell’esercito dei Dothraki. In ogni caso, un grande episodio, un capolavoro nel suo genere.

     
  • nenoneno

    Per me la cosa più incredibile è come le assolute certezze di questo episodio – l’arrivo di Ditocorto, la morte di Ramsey, etc. – più e più volte abbiano vacillato grazie alla messa in scena.
    La prevedibilità cui fate riferimento, a mio dire, è postuma: GoT si è costruito una reputazione e una (in)credibilità in questi anni che, guardando la puntata, mi chiedo chi non abbia avuto alcun dubbio circa le certezze di cui sopra, chi abbia creduto senza vacillare?
    E’ una puntata come questa, in cui tutto va per una volta come “deve andare”, ad essere il vero colpo di scena.
    Sulla battaglia…che dire: io l’ho guardata in piedi a tipo mezzo metro dal televisore, un attimo attonito e impietrito, l’attimo dopo trasfigurato ed urlante;
    lunedì scorso si è fatta la televisione gente, e se non diamo 10 sta volta, quando ce lo giochiamo il massimo dei voti?

    A margine, complimenti alla recensione: la fortuna di Jon nello schivare la morte durante la battaglia lo riconducevo ad uno stratagemma registico per rendere sil senso di casualità e delirio di una battaglia…ma l’indugiare della camera su questi dettagli pare effettivamente un indicazione di come sia effettivamente qualcosa – che si chiami Dio o destino – a risparmiarlo per un fine ultimo e diverso.

     
    • annamaria

      Questo accade il giorno PRIMA della battaglia.
      Alla sera si saran ben incontrati a tavola, no?, Jon, Sansa, Davos, ecc., e qualcosa se la saran pur detta, non ti pare?
      Non è che devono farci vedere, e sentire, proprio tutto.
      Se ci sono troppi dialoghi c’è chi si lamenta degli spiegoni inutili che trattano lo spettatore da bambino, se l’azione procede si vanno a cercare supposti buchi di sceneggiatura.
      Dovremmo metterci d’accordo con noi stessi, non ti pare?

       
  • Mass

    Finalmente una puntata bella e una grande regia. Stagione memorabile non direi proprio (parlo senza aver ancora visto il final). Su alcune storyline ci si è dilungati all’inverosimile e inutilmente (una su tutti arya, al di là che è diventata un personaggio della marvel, la storyline potevano chiuderla nella settima, l’ottava non le ha aggiunto nulla) altre invece sono state lacunose (i grandi dubbi di e su jon permangono, oltre alle vicende di tyron che è sembrato proprio parcheggiato).
    insomma questa puntata mi ha restituito un bel po’ di entusiasmo. In particolare trovo che, magari sono l’unico, sia stata una puntata che ha sancito la “sconfitta” (magari solo provvisoria) di Jon, e lui se ne rende conto e i pugni in faccia a Ramsey non sono di odio (si anche) ma di frustrazione.
    va beh domani mi vedo il finale