Gomorra – 2×07/08 9


Gomorra – 2x07/08Mancano solo quattro episodi alla fine della seconda stagione di Gomorra e rendersene conto è sempre una doccia fredda, pensando prima di tutto a quanto abbiamo atteso questo nuovo atto della serie e realizzando poi di aver già visto ben otto episodi. Il tempo tra le vele di Scampia scorre velocissimo e intensissimo, sia per noi che soprattutto per i nostri protagonisti.

Si è già parlato delle differenze sostanziali con la prima stagione, dove il punto centrale della narrazione era la famiglia Savastano, con le sue contraddizioni ed incoerenze, perennemente divisa tra la gestione del proprio impero, dei collaboratori e dei familiari stessi. Inoltre la narrazione, soprattutto nella prima parte della scorsa stagione, era focalizzata sul racconto di ciò che non sapevamo, ovvero mostrare cosa sia la camorra attraverso le peculiarità dei Savastano. Il momento di volta che aveva riportato al presente la narrazione, o meglio aveva reso i cambiamenti contemporanei alla nostra visione, era stato proprio il ritorno di Genny dall’Honduras, cioè quando il figlio naturale, da sempre spinto a prendere il suo posto sul trono di Napoli, decide di rivendicarlo a qualsiasi costo. Da quel preciso istante in poi si sono accavallati l’uno sull’altro i piani narrativi più importanti della serie: con la trasformazione di Genny, l’inasprimento dei suoi rapporti con Ciro e la messinscena di don Pietro a chiudere, ecco che abbiamo visto come sarebbe proseguita la seconda stagione, con i tre uomini l’uno contro l’altro.

Gomorra – 2x07/08E questi due episodi sono l’ennesimo “battesimo” della separazione dei territori, per cui ciascuno di loro continua a ritagliarsi il proprio spazio di azione e cerca di mettere a segno colpi che vadano a minare la stabilità altrui. Se prima il nucleo familiare faceva da rifugio sicuro in cui trovare rapporti sinceri (garantito soprattutto dalla presenza della mai abbastanza compianta donna Imma) e che andassero oltre i rapporti “di lavoro”, ad oggi la famiglia invece assomiglia sempre di più al punto debole di ciascuno, una proprietà che va nascosta il più possibile in quanto fianco scoperto e vulnerabile nella propria armatura. ‘O Principe ama la sua donna, ama la bella vita, le macchine, il lusso sfrenato, e ama quello che i soldi possono comprare, tanto da scambiare il potere di acquisto con il potere di proteggere “dai colpi di pistola” – ingenuità che gli rimprovera profeticamente la sua compagna. Altra grande differenza rispetto alla passata stagione è la struttura stessa degli episodi, che rivelano ormai uno scheletro ben definito, fatto di focalizzazioni su un unico personaggio, che, il più delle volte, ha come conseguenza finale la sua morte.

Gomorra – 2x07/08Forse per qualsiasi altra serie, rivelare così esplicitamente il proprio modus narrandi sarebbe un male o comunque qualcosa che ne potrebbe inficiare la naturalezza, e a maggior ragione quando uno dei tratti distintivi è proprio il realismo di certe scelte stilistiche. E invece no, in Gomorra non inficia nulla, anzi, più passano gli episodi, più capiamo come sia ormai un aspetto che la serie usa a suo totale favore: il colpo di scena finale smette di essere colpo di scena, la morte del singolo non è il motivo per terminare un episodio e di conseguenza lo sparo in sé, isolato, da solo, non ha nessun senso. Non c’è nessun bisogno della singola morte eccellente o di provocare una reazione nel pubblico sul breve termine: è molto più importante scoprire perché quella morte accade, perché si sono susseguite certe mosse, perché sia proprio quella la vittima e non un’altra a soccombere – questi sono i punti di forza di Gomorra. Nell’economia camorrista della guerra dei tre re, gli uomini sono purtroppo pedine e come tali vanno trattati; l’amore è un lusso troppo grande che va quindi ridotto ai minimi termini, custodito con infaticabile gelosia, perché legarsi all’altro è la primigenia fonte di delusione e quindi prima ragione per muoversi guerra.

Gomorra – 2x07/08 In questo senso, molte sono state le critiche mosse alla serie creata da Stefano Sollima, ma chi in Gomorra vede solo un tripudio alla disumanità e un’acclamazione alla morte si perde gran parte della verità rappresentata nella serie. Lungi dal voler essere un documentario (Saviano per primo ne ha fatto un romanzo, ovvero una finzione), la serie racconta ai suoi massimi sistemi l’animo umano, fatto di vizi e contraddizioni, ma anche della sua difficoltà di amare e la paura di esporlo apertamente. Infatti, ancora più che la morte di ‘O Principe sarà quella di Rosario ad aprire una vera e propria voragine in questo senso. Il primo è stato schiacciato tra la sua vita (la pantera in gabbia), le sue ingenue convinzioni di poter essere la bandiera autonoma tra le piazze di Scampia e la freddezza di un uomo che sta provando in tutti i modi a dimenticarsi della sua paternità. Nell’animale comprato per capriccio, il giovane spacciatore vede se stesso, un essere dalle grandi capacità imprigionato tra i giochi di potere altrui, convinto di essersi reso così indispensabile nella giungla che persino i leoni non avrebbero mai potuto fare a meno di lui.

Gomorra – 2x07/08Ma se ‘O Principe è stato oggettivamente un burattino in balia di Ciro, Pietro e Genny, la morte di Rosario ha tutt’altro sapore e soprattutto ha una collocazione, una motivazione e un percorso molto più sfumato, ancora confuso e che probabilmente si ripercuoterà in maniera importante nei prossimi episodi. Come aveva previsto giustamente don Pietro, la morte del talentuoso spacciatore destabilizza il già precario equilibrio interno dell’alleanza, catalizzando su Rosario i sospetti circa la sua morte. L’ottavo episodio, infatti, si focalizza sin dai primi minuti direttamente su ‘O Nano, dando ragione ancora una volta della struttura di cui sopra, ma qui con una grande differenza. La prima parte della puntata è legata strettamente alla conclusione della precedente, dove persino Ciro mette in discussione la sua fiducia per “il fratello” Rosario, tanto da portarlo a passeggiare tra le tombe degli altri loro amici morti; inoltre vediamo per la prima volta la famiglia dell’uomo, viene cioè per la prima volta allo scoperto quell’antro nascosto di amore da non far vedere troppo. Circondato dal sospetto, Rosario decide di spostarsi con tutta la sua famiglia sul litorale laziale e sarà proprio lì, sulla spiaggia, dopo aver raccontato alla moglie come Ciro ha ucciso Debora, che anche lui morirà e davanti agli occhi della figlia.

Gomorra – 2x07/08 La prima grande differenza con la morte del Principe è la collocazione a metà episodio, con un climax appena accennato e restituito a noi soprattutto tramite gli occhi della moglie, e non dalla parte del piccolo boss di Scampia. E poi: chi davvero sapeva già del suo spostamento sul litorale laziale? Chi è stato così spietato da ucciderlo a sangue freddo sotto gli occhi della sua bambina? Purtroppo queste domande rimangono sospese perché non c’è certezza in quello che abbiamo visto: ad onor di logica, il sicario dovrebbe essere don Pietro, ma le sue parole a Patrizia che gli chiede quale sarà la prossima mossa dopo il Principe sono di attesa, attesa che il veleno faccia il suo corso. Inoltre, a parte don Pietro chiuso nel suo rione, chi davvero gioverà della morte di Rosario è Ciro, che magicamente ritrova l’alleanza rinsaldata grazie alla materializzazione definitiva del nemico esterno, identificato ancora una volta nei Savastano; in più avrebbe praticamente depistato chiunque dal sospettare di lui come committente non solo perché amico di vecchia data di Rosario, ma perché l’ha fatto uccidere davanti alla figlia, lui che si era sempre detto difensore dei “picciriddi”.

Al di là della teoria in sé, che ha giusto la validità opinabile del provare capire cosa hanno in serbo per noi gli sceneggiatori, si può dire che questi stessi ragionamenti da parte del telespettatore diano la misura giusta di cosa rappresenti ormai Gomorra. La serie di Sky è il miglior esempio italiano di scrittura, recitazione e racconto, perché non si ferma solo alla denuncia della nostra bruttura nazionale, ma lo ricrea magistralmente tramite il mezzo televisivo, lo fa diventare vero, consistente, reale, e non banale turismo a buon mercato tra i nostri “panni sporchi”.

Voto 2×07: 8
Voto 2×08: 8½

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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9 commenti su “Gomorra – 2×07/08

  • Teresa

    Solo una notazione alla bella recensione: non mi piace leggere “sul trono di Napoli”, semmai “sul trono delle attività criminali di Napoli”, perché c’è differenza.
    Detto questo, mi è piaciuto molto l’episodio dedicato al Principe. E mi sembra molto interessante lo sguardo sulle vite di questi personaggi, su quello che li spinge.
    Fanno montagne di denaro, ma il denaro alla fine non è lo scopo della loro vita. Continuano a vivere in un luogo degradato anziché andare, che ne so, in una villa a Posillipo. Perché è solo lì che possono regnare, invece appena fuori di lì sarebbero Mr. Nessuno. Uno come il Principe, che spende e spande, è visto con sospetto, perché gli altri i soldi “se li chiavano nella sacca” per non farne niente, alla fine. Vivono come topi, nascosti come Don Pietro, o con la morte sempre al fianco, come Ciro. Una vita di merda. Ma non ne concepiscono un’altra. L’unico scopo è il comandare. Non i soldi, non la bella vita, ma comandare e basta.

     
    • Travolta

      Da qui il famoso detto che e’ valido per molte piu’ persone di quelle che si pensa ” gli piace piu’ comandare che fottere ” e senza andare a scomadare Gomorra vale anche e soprattutto nella quotidianita’ :-).
      Tra i tanti difetti non ho quello li per fortuna 🙂

       
  • Christian

    Vorrei solo aggiungere una nota per ampliare un punto. La scena della morte di Rosario è girata con un unico semplice, ma efficacissimo, piano sequenza. Complimenti a Clàudio Giovannesi che, senza esagerare nel personalizzare il suo stile, lo mette al servizio della storia. Riesce a farci entrare benissimo dentro situazioni poco dinamiche, ma estremamente evocative, permettendoci di accedere alla dimensione intima di personaggi che prima erano di secondo piano.

     
  • Genio in bottiglia

    L’operazione di disgregazione della realtà di Gomorra va avanti a ritmi vertiginosi. La foto della grande famiglia (sic) della prima viene fatta a pezzetti e ogni personaggio si ritrova ad affrontare da solo il marasma, nel quale l’unico personaggio davvero a suo agio, appare Pietro Savastano. La direzione verso la quale ogni cosa pare condurre è un duello a tre: Don Pietro lo aveva sancito già con il suo affabile commento sul valore della parola di Gennaro alla fine della sesta puntata. Ciro forse ancora può vedere i Savastano come entità autonoma, ma fino a un certo punto, come la morte del Principe gli ha detto. Da queste due puntate manca Genny, che non credo sarà stato felice di scoprire che il padre ha fatto fuori il suo Cavallo di Troia. Bella recensione, Sara.
    PS: il Principe mi mancherà!

     
  • Writer

    “Gomorra” è un prodotto eccellente, una grande fiction. Con un pizzico di snobismo, l’avevo trascurata pensando che non avrebbe aggiunto granché al film e al libro di Saviano. Invece è un’opera che mantiene una tensione e una coesione interna notevolissime, girata in modo rigoroso, avvincente e con performance attoriali di primo piano. Nella recensione si scrive che Gomorra è un’indagine sull’animo umano, aggiungo io, sugli aspetti più neri e “malvagi” dell’animo umano. Il potere, i soldi, la creazione di imperi criminali, il piacere di sottomettere gli altri ai propri disegni, la rottura di qualunque vincolo di solidarietà e di amore, i tradimenti elevati a strategie militar-commerciali, tutto ciò disegna un affresco nero come la pece che, invece di coprire le figure, i protagonisti, li fa emergere come un bassorilievo che si stacca da un fondo di ossidiana. Temo che la realtà di Scampia e di Secondigliano sia ancora peggiore di quella narrata: più frammentaria, più dispersa, meno icastica, più banalmente quotidiana anche nelle sue efferatezze. In questo senso, “Gomorra” riesce, sul piano dellla rappresentazione, ad essere ancora più “vera” della realtà a cui si ispira: la condensa, la inserisce in una narrazione finalizzata, le dà senso e direzione, senza occultare il male e senza giustificarlo in alcun modo. Un grande lavoro.

     
  • Luigi Podesta'

    Mi sbagliero’ ma la morte di Rosario rappresenta l’ inizio di una profonda crisi di coscienza da parte di Ciro.Secondo me l ‘ intenzione degli sceneggiatori e , dopo l ‘apice di cinismo raggiunto con l ‘ omicidio della moglie, di riportare almeno uno dei protagonisti su binari sentimentali umani.E semmai fanno molto bene.Infatti , secondo me , una serie senza almeno un personaggio per cui lo spettatore almeno un minimo possa provare empatia non e’ destinata a durare. Il “sono tutti cattivi e spietati” puo’ reggere una stagione al massimo, poi ti stufi

     
  • SerialFiller

    Ho poco tempo per scrivere qualcosa di articolato. Mi limiterò a dire che Gomorra è la serie che attendo di piu dalla fine di breaking bad credo. E di serie ne guardo tante forse troppe:).
    Il fatto che sia una produzione italiana poi è un motivo di pregio ancora maggiore.
    Il coraggio della serie è pazzesco.