Person of Interest – 5×11 Synecdoche

Person of Interest - 5x11 SynecdocheOrmai davvero prossimi all’episodio che concluderà le avventure del Team Machine e ci porterà a dire addio ad una delle serie migliori del panorama televisivo americano, Person of Interest ci mostra le conseguenze del drammatico episodio precedente conducendoci sempre più vicini alla resa finale.

La costruzione di questo undicesimo episodio è piuttosto insolita: da un lato sembrerebbe continuare il filone narrativo del “numero” della settimana – sebbene sia una personalità di tutto rispetto come il Presidente degli Stati Uniti d’America –, dall’altro ci mostra per la prima volta un rapporto Padre-Figlia che attendavamo da anni e che di certo non delude le aspettative.

Person of Interest - 5x11 SynecdocheOltre al fattore puramente action che coinvolge Fusco, Reese e Shaw (con quest’ultima ancorata alla speranza che la morte di Root faccia parte dell’ennesima simulazione di Samaritan), la storyline che vede al centro il presidente americano si rivela, nell’economia della serie, estremamente vitale non solo perché gli autori scelgono, come saluto alla trama procedurale che ha connotato buona parte di questo show, di concentrarsi sul numero più “grande” di tutti, ma soprattutto per un altro motivo: ci viene infatti mostrato un nuovo aspetto riguardante il sempre più vasto potere occupato da Samaritan che sembra ignorare i pericoli corsi dal “capo del mondo libero”, quasi il suo stesso ruolo non fosse più rilevante nel sistema-Paese o il caos conseguente alla sua morte fosse visto come positivo e controllabile. Se è senza dubbio azzeccata l’idea di occuparsi del presidente come saluto finale all’operazione “numeri irrilevanti”, non possiamo considerarci del tutto soddisfatti perché il metodo d’esecuzione richiede un po’ troppa sospensione dell’incredulità e la nemesi messa in campo – un’associazione di ricchi cittadini di Washington preoccupati per la sicurezza nazionale? – è di una tale pochezza che lascia il tempo che trova; tutto questo sembra prospettare un mezzo passo falso da parte di una serie che è riuscita sempre a rendere estremamente interessanti anche le vicende più secondarie.

Person of Interest - 5x11 SynecdocheBen più stimolante è la rivelazione che riguarda le persone in passato salvate dal Team Machine: l’idea che ci siano altri gruppi al servizio della Macchina – anche se la cosa fa tremare i polsi all’idea di come la CBS avrebbe potuto dar vita a Person of Interest: Miami o qualcosa del genere – è uno spunto molto intelligente da sfruttare. Altre persone lavorano per Thornhill – il nome con cui è nota la Macchina – ed è il loro intervento a permettere alla squadra principale di cavarsela dopo aver sparato contro il presidente (anche se a fin di bene). Quella di Washington è una squadra che in buona sostanza ricalca il team principale – il nerd, il soldato, la tuttofare –, tuttavia la loro presenza non si rivela mai invadente né poco credibile, ma anzi contribuisce a donare ulteriore senso di circolarità alla mitologia del racconto stesso.

“I didn’t teach you how to love.”
“You taught me to see everything, see everyone, and I do. But I see thousands of versions of them: what they were, what they are, what they could be. And what is love if not being seen?”

Person of Interest - 5x11 SynecdocheAncor più riuscito è invece il discorso riguardante Harold e la Macchina, in viaggio per impostare un nuovo virus nel DNA di Samaritan (anche se qualcosa sembra suggerire che la Macchina non ne sarà immune). La bellezza delle scene che vedono coinvolto Harold e la voce di Root – non poteva che essere quella la sua scelta prioritaria nel comunicare – permettono all’episodio di innalzarsi in maniera sensibile: erano anni che aspettavamo la possibilità di vedere la Macchina parlare con il suo creatore e le loro interazioni non hanno deluso affatto. Sono due i livelli di narrazione che colpiscono con particolare fermezza: da un lato, infatti, non si può che rimanere incantati dalla bellezza di alcuni dialoghi, primo tra tutti l’idea che la Macchina abbia imparato l’idea di amore dallo sguardo costante che ha sul genere umano.

Le paure di Harold non sono, però, del tutto immotivate: la Macchina ha avuto modo di conoscere le debolezze degli uomini, ma non ne fa parte ed il suo potere non è paritario a quello del resto dell’umanità. La sua volontà di “correggere” gli errori che la nostra natura è costantemente incline a commettere può travalicare l’equilibrio necessario (e chi è in grado di fissare dei paletti precisi tra ciò che è lecito e ciò che non lo è?), ed in più ricorda molto da vicino lo sguardo binario di Samaritan, convinto che solo con la propria moralità superiore l’umanità possa indirizzarsi verso un percorso di rinascita e redenzione. Insomma, anche se Harold è ormai in God-Mode, si palesa ancora molto riluttante all’idea di lasciare totalmente libera la Macchina e la sua titubanza è ciò che lo rende così imperfetto e così umano.

Person of Interest - 5x11 SynecdocheDall’altro lato, però, la narrazione di questo viaggio tra Harold e la Macchina getta le basi per la controffensiva finale: dopo le minacce di morte rivolte a Samaritan spetta al personaggio interpretato da Michael Emerson metterle finalmente in pratica e il virus Ice 9 sembra proprio fare al caso nostro: anche se qui le spiegazioni al momento latitano, è chiaro che Harold Finch si stia spingendo oltre i limiti che finora lo avevano guidato. Il suo lato più oscuro, quello che lo spinge persino a minacciare la figlia del soldato se questi non lo avesse lasciato fuggire, è sempre più preponderante e sarà forse la chiave di volta necessaria per la sconfitta di Samaritan (ma lascia anche intravedere sempre più la possibilità che il personaggio non sopravviva alla sua creazione).

Insomma, Person of Interest ha dato vita ad un undicesimo episodio molto altalenante anche se in definitiva soddisfacente: da un lato la puntata presenta una trama verticale non perfettamente in linea con le alte aspettative, arrivati a questo punto del racconto (ma pare che l’impostazione episodica sia stata imposta dalla CBS stessa, contro la volontà di Nolan); dall’altro riesce a costruire momenti di intenso pathos e di coraggiosa analisi sulla natura stessa dell’umanità, sul concetto di amore e sull’oscurità dell’animo umano. Non resta ormai più spazio, però, per ulteriori deviazioni: due soli episodi concluderanno le avventure della serie di Jonathan Nolan per quella che potrebbe consacrarsi, se il finale sarà all’altezza, indubbiamente migliore della quarta annata e pari alla straordinaria ed indimenticabile terza stagione.

Voto: 8

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

6 Risposte

  1. Un fan deluso scrive:

    Sempre peggio, sempre peggio… questa è la peggior stagione della serie, altro che la migliore. Questo episodio come il precedente fa acqua da tutte le parti.

    1) Tutta la parte sul Presidente, oltre a essere una scopiazzatura della Vigilance ed essere inverosimile nell’esecuzione con i servizi segreti talmente inefficienti da farmi pensare di star vedendo una puntata di Cobra 11, è pure incongruente con il modus operandi di Samaritan. Possibile che nessuno del governo e dell’ISA si faccia delle domande sul fatto che Samaritan, che dovrebbe lavorare per sventare le operazioni terroristiche, semplicemente se ne frega della vita del presidente? Mistero.

    2) La parte del Team Machine parallelo è totalmente insensata. Nella quarta stagione per evitare di farsi individuare da Samaritan evitava pefino di parlare con Root, e ora che dovrebbe stare ancora più nascosta si mette a reclutare nuovi asset? Ma che senso ha?

    3) Viene tirato in ballo nuovamente Thornhill, che Greer nel finale della seconda stagione e Samaritan in quello della quarta dovrebbero sapere che è collegato alla Macchina. E invece niente, Samaritan si è addormentato.

    4) I dialoghi di Harold e della Macchina sono ridicoli. Dopo le morti di Elias e Root, Harold sembrava essersi finalmente dato una mossa, e ora è tornato ad avere le stesse paranoie di prima. Il personaggio della Macchina, inoltre, è stato trasformato in una scimmiottatura di Root, al punto che chiama Finch “Harry”.

    5) Aggiungiamo pure il fatto che Harold, che dovrebbe in teoria essere braccato dagli agenti di Samaritan, attraversa quasi indisturbato gli Stati Uniti e ruba un virus potentissimo con grande facilità (e chissà da quanto tempo Harold conosceva questo virus e non ha fatto niente per impadronirsene). Tra l’altro, nella quarta stagione ci viene mostrato a più riprese che Samaritan distrugge sistematicamente ogni possibile minaccia al suo potere. Ma come ha fatto, allora, a dimenticarsi di questo virus? Mistero anche questo.

    Salvo soltanto Shaw e il suo lutto (bravissima Sarah Shahi). Per il resto, un fallimento su tutta la linea.

     
    • eema scrive:

      Nella 4a stagione han fatto quello perchè loro erano una minaccia per samaritan.. Se avessero semplicemente continuato a seguire i numeri non sarebbero mai stati una minaccia e samaritan non li avrebbe mai messi in pericolo. L’esistenza di un altro team è perfettamente plausibile.. A samaritan non interessano i numeri irrilevanti quindi non sono una minaccia per lei e non gli interessa. Stessa cosa la faccenda del presidente.. Samaritan non vuole la morte del presidente ma semplicemente non gli interessa..

       
  2. Un fan deluso scrive:

    Un conto è che La Macchina invii numeri, un altro è reclutare nuovi asset che non sono neanche protetti dai server speciali impiantati da Root. Di regola Samaritan dovrebbe notare qualcosa di strano… ma agli scenggiatori poco importa, evidentemente.

    Il governo degli USA si affida a Samaritan per sventare gli attentati terroristici. Se Samaritan si disinteressa della protezione del Presidente, i funzionari del governo dovrebbero farsi qualche domanda al riguardo e chiedersi, ad esempio, se in realtà Greer sta complottando contro di loro… E meno male che Samaritan cerca sempre di essere al di sopra di ogni sospetto!

     
  3. michele scrive:

    Allora. Tutta la puntata è costruita sulle differenze fra occuparsi del destino dell’Uomo sotto una guida divina che considera i singoli come pedine spendibili a piacimento o invece preoccuparsi del singolo come parte di un tutto, a volte rischiando di commettere errori in nome di un humanitas di tradizione classica. Tutto lì.. A Sam non frega niente degli irrilevanti fossero pure il Presidente. La Macchina sia pure x le paranoie di Finch ha imparato una morale ben diversa. E ne chiede in qualche modo conto durante uno dei dialoghi con finch. Ma indietro non si torna. Quanto alla banalità della trama orizzontale io l’ho vista come puro divertissement degli autori. Cioè, “volete il trono di spade o CSI? Bene. Saremmo capacissimi. Ma noi siamo un’altra cosa” Senza contare che il nodo centrale è stato vedere evolvere ulteriomente il personaggio di Shaw fino all’entrare in lutto. In realtà il finale lo abbiamo già visto. Una macchina viva confinata nel suo santuario nelle catacombe new yorkesi. Ignara di quel che accade al di fuori. Come ci si arriverà e quel che accadrà al team …. beh. Lo vedremo. Un ultima chiosa. Ovvio che il Presidente non sia ben protetto. Se ti fidi ciecamente di qualcuno non darai peso a quelle che Lui considera banalità. Questo è uno dei pericoli che mostra la serie. Chi decide che cosa o chi è irrilevante? Pedine di scacchi o persone? Da if then else il tema è quello. A me piacque e piace. Se no….. guardate pure altro. Di GOT e banalità simili la tv e il web sono pieni zeppi.

     
  4. Giuseppe scrive:

    Perfettamente d’accordo con Michele, il parallelismo per capire l’episodio era proprio quello. Certo a volte alcune sequenze sono un pò esagerate (sparatorie ad esempio) ma il resto è perfetto, scrittura e recitazione di un livello mostruoso.

     
    • Un fan deluso scrive:

      Ma tutto ciò non giustifica affatto la mancanza di logica del comportamento di Samaritan, i buchi nella sceneggiatura e la bruttezza delle scene d’azione. Sono due piani narrativi differenti. Purtroppo, il messaggio filosofico perde di valore se il contesto della trama è scadente. Una bella forma non salva un brutto contenuto, e viceversa.

       

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