The Americans – 4×12 A Roy Rogers in Franconia 2


The Americans – 4x12 A Roy Rogers in FranconiaA una puntata dalla fine di questa densa stagione, The Americans allarga le trame del racconto per fermarsi a riflettere sull’intricato intreccio di azioni e reazioni che ha caratterizzato l’intera annata. Introspezioni, confidenze, manifestazioni esplicite di paura creano un superstrato emozionale che si dispiega sulla narrazione come una mina pronta a esplodere da un momento all’altro.

La gestione delle armi biologiche rappresenta una delle fasi più delicate della guerra fredda, gli equilibri sono completamente scardinati e la paura comincia a scalfire anche le coscienze più devote.
Sviluppando una delle caratteristiche migliori della serie, la precarietà del conflitto ci viene mostrata attraverso il punto di vista dei singoli agenti, veicolando così la portata globale del pericolo attraverso un canale di comunicazione circoscritto e, di conseguenza, più efficace. Inoltre la divagante sensazione di straniamento che pervade la schiera d’azione sovietica viene ricreata in piccolo nell’instabilità emotiva in cui versta la famiglia Jennings: se da un lato abbiamo la paura di Oleg e la crisi di coscienza di William, dall’altro Philip ed Elizabeth cercano di perorare la loro causa scontrandosi con una Paige sempre più spaventata.

Did you know it’d be dangerous when you joined?

The Americans – 4x12 A Roy Rogers in FranconiaPer quanto la ragazza avesse già avuto modo di comprendere il vero ruolo dei suoi genitori, solo adesso, dopo aver assistito all’exploit della madre, si rende conto della dose di pericolosità che si cela dietro al loro lavoro di spie. La devozione con cui una persona possa accettare di porsi in uno stato di pericolo costante è una variabile così ricca di sfaccettature, spesso radicate in un contesto sociale e personale, che difficilmente può essere compresa da una giovane donna vissuta al riparo da soprusi sociali, dalla fame, dalla povertà e da città sterminate dalla guerra.
Se William, come nota Gabriel, avrebbe bisogno di ritornare in contatto con quel popolo per cui sta combattendo, al fine di ritrovare la forza per compiere un’ultima missione, come potrà Paige riuscire a comprendere davvero l’importanza di una guerra per la difesa di un paese che non conosce? Come potrà lottare per rendere il mondo un posto migliore seguendo il punto di vista di una società in cui non è mai vissuta?
Non sappiamo ancora cosa accadrà a Paige, se accetterà di far parte attiva del ‘gioco’ dei suoi genitori (nonostante la sua predisposizione a fare rapporto); tuttavia se ciò dovesse accadere è molto probabile che avverrà attraverso una fede profonda nei confronti della dedizione della madre. Questo Elizabeth lo sa bene, ma soprattutto ne sente il peso, in un momento della sua vita in cui, forse per la prima volta, ha sentito il bisogno di allentare un po’ la presa.

«You can always count on Elizabeth»
«She’s steadfast. You need that».

The Americans – 4x12 A Roy Rogers in FranconiaGli ultimi episodi della stagione si sono soffermati molto sull’indagine della condizione psicologica di Elizabeth, in preda a una crisi a cui tuttavia non riesce ad abbandonarsi completamente. La perentorietà con cui la donna persegue la sua lotta è la matrice della complessità di un personaggio troppo occupato a combattere contro ‘il mondo’ per permettersi, anche solo momentaneamente, di entrare in conflitto con se stessa. La sua costanza, come nota Gabriel, è l’àncora a cui si sostiene Philip, così come potrebbe essere l’ormeggio a cui far aggrappare Paige; questo peso da sostenere è più importante di qualsiasi crisi emozionale, di qualsiasi flusso di sentimenti.
Ma come fermare l’innato istinto che porta una madre a proteggere i propri figli?
Durante la fine dello scorso episodio, in quell’improvviso attacco subito nel buio parcheggio, ecco che le due identità istintuali di Elizabeth entrano in collisione l’una con l’altra, creando un cortocircuito che ha delle notevoli conseguenze nello sviluppo del già complesso rapporto con la figlia. L’immagine che le riflettono gli occhi increduli di Paige è ciò che più somiglia a se stessa, ma Elizabeth prova quasi pudore del suo istinto, della sua forza. È come se avesse gettato via la maschera e si fosse ‘rivelata’ alla figlia per la prima volta nella sua più intrinseca identità, ma la sensazione che ne consegue è tanto intensa quanto spiazzante. Per far fronte a ciò, si sente quasi in obbligo di far più chiarezza possibile sulla portata reale della sua missione, forzando la mano verso confessioni che forse avrebbero avuto bisogno di una gestazione più lunga.

The Americans – 4x12 A Roy Rogers in FranconiaIl dialogo madre-figlia sui reali motivi di tale scelta apre un confronto che da generazionale prende una piega di portata storica, divenendo un confronto tra due mondi: il concetto di pericolo è molto labile quando ci si trova a vivere in una città dilaniata dalla guerra, oppressa dalla povertà, in cui l’unico imperativo è riuscire a reagire per ricostruire una vita sepolta tra le macerie. Nelle parole di Elizabeth, Paige difficilmente può trovare l’eco di un sapere concreto, essendo nata e cresciuta in un paese che, pur ergendosi a protagonista della seconda guerra mondiale, non ha riportato su se stesso neanche una ferita tangibile, e spesso la memoria del luogo in cui si nasce si staglia sulla pelle come filtro primario di interpretazione del reale. Qualsiasi sia l’intento – reclutare Paige o meno – consegnare alla figlia una finestra sul passato del mondo, valicando i confini dello spazio e del tempo, è per Elizabeth uno scopo primario. Non si può più tornare indietro, adesso Paige sa chi sono davvero i suoi genitori, e a questo punto, sia che voglia farne parte o meno, è giusto che riesca a comprendere, almeno in parte, le motivazioni di questa guerra che si staglia silenziosa sul mondo intero.

I’m getting worried, Stan.

The Americans – 4x12 A Roy Rogers in FranconiaDal microcosmo dei Jennings, il racconto si allarga verso le più generali condizioni della guerra, mostrandoci il discreto vantaggio dell’America sul comparto sovietico. Se da un lato abbiamo l’instancabile lavoro di Stan e Aderholt, la cui tenacia si è acuita dopo la perdita di Gaad, dall’altro siamo di fronte al crescente timore di Oleg che vede nella promozione di Tatiana il pericolo di un’imminente tragedia. Studiando gli ultimi risultati del comparto scientifico in materia di costruzione di armi tradizionali (Centauro G, un’implementazione degli aerei da caccia), si rende conto che la mancanza di fondi potrebbe indurre gli eccellenti cervelli sovietici a una maggiore attenzione per le armi biologiche. Così come William e Philip, anche Oleg nutre dei timori sul possibile utilizzo di certi agenti patogeni, al punto che si sente quasi in dovere di consegnare a Stan una carta vincente. Rispetto a William, Oleg è appena tornato dalla Russia, lavora in Rezidentura, a contatto costante con quel popolo che è chiamato a proteggere, ma le sue paure sono comunque fortemente radicate, soprattutto nella convinzione che la violazione di certi trattati possa essere letale anche (e soprattutto) per i russi.

The Americans – 4x12 A Roy Rogers in FranconiaPer quanto fosse già chiaro, sovrapporre la crisi di William a quella di Oleg mostra ancora più esplicitamente come la concessione di Gabriel sia solo un ricatto per addolcire un comando a cui non si può dire di no. E inoltre mostra anche come la dedizione più pura – rappresentata da Elizabeth e Tatiana – generi un atteggiamento che valuta i possibili risultati, al di là delle conseguenze. Considerazioni di questo tipo non sono certo grandi rivelazioni, ma il bello di The Americans è il modo in cui vengono veicolate, approfondendo lievemente e senza eccesso di racconto la fragile condizione psicologica che porta al compimento di azioni limite: sia Tatiana che Elizabeth si confrontano con gli imperativi della loro missione soffocando ogni tipo di pulsione nell’abbraccio di un’ideale che sperano fermamente possa diventare reale.

Nonostante l’attenzione della puntata sia rivolta a un’indagine emotiva del comparto relazionale – l’incontro tra Elizabeth e Paige, Tatiana e la freddezza di Oleg, il confronto tra Philip, William e Gabriel – “A Roy Rogers in Franconia” è un episodio che alza il livello di tensione del racconto, proiettandoci verso un season finale dalla portata esplosiva.

Voto: 8

Condividi l'articolo
 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 commenti su “The Americans – 4×12 A Roy Rogers in Franconia

  • Silvia

    Io in realtà avevo letto nella decisione di Oleg una sottile (ma neanche tanto) voglia di sabotare la missione di Tatiana, che proprio di quelle armi si sta occupando vedendosi tributare riconoscimenti che la fanno avanzare di carriera…. Forse un misto di invidia o, a ben pensare, di desiderio che non ottenga successi che la possano portare lontano?

     
    • Francesca Gennuso L'autore dell'articolo

      Ciao Silvia, certo può anche essere questa la chiave di lettura, tuttavia l’accorata telefonata alla madre, l’angoscia davanti a quei documenti che gli confermano la staticità di un progetto che necessita di fondi – che non hanno – come la smania con cui si rapporta a Stan, mi sembra tradisca un timore che mal si sposa con un intento calcolato. Potrei anche sbagliarmi. Staremo a vedere!