The Americans – 4×13 Persona Non Grata 13


The Americans - 4x13 Persona Non GrataCon questo “Persona Non Grata” di chiude la quarta stagione di The Americans, un’annata che ha rappresentato un periodo cruciale non solo della storia dei Jennings ma anche della Guerra Fredda e delle grandi paure che hanno dominato questo momento storico: la minaccia nucleare e, soprattutto, quella batteriologica. 

L’attenzione che la serie ha infatti dedicato alla seconda questione ha di gran lunga superato quella verso la prima, con un coinvolgimento diretto dei protagonisti della serie che è partito sin dall’inizio di questa stagione ed è giunto al suo apice proprio qui, con la ormai certa morte di William e il clima sempre più invivibile tra le mura di casa Jennings – un corpo, come vedremo, infettato ormai da qualcosa di terribile.

Philip, your heart hasn’t been in this for a long time.
Elizabeth, you’ve been doing this for almost 20 years.
The job wasn’t meant to be forever.

The Americans - 4x13 Persona Non GrataÈ proprio dall’inquadratura finale, da quella casa che dovrebbe essere il rifugio per antonomasia e che invece si configura come qualcosa di molto inquietante, che bisogna partire per analizzare questo episodio – che non verrà certo ricordato come il più potente dei season finale, ma che si concentra molto di più sull’aprire un nuovo filone narrativo, per fare da tramite con la prossima, penultima, stagione. Pensando quindi al concetto di “casa”, non andrebbe mai dimenticato come il taglio che Weisberg e Field hanno dato sin dall’inizio a questa serie sia stato certamente quello di un thriller, ovviamente quello di un period drama, ma soprattutto quello del family drama: una famiglia disfunzionale, costruita per altri scopi e che si ritrova ciononostante a vivere, oltre alle vicende legate allo spionaggio internazionale, le più tipiche dinamiche familiari dell’America degli anni ’80. Ed è la famiglia ad essere più volte rievocata proprio in questo finale, nella sua assenza (la solitudine di William) o nella sua presenza come nucleo da preservare non solo nella sua mera sopravvivenza fisica, ma anche in quella psicologica e affettiva (con la prospettiva del ritorno in Russia della famiglia Jennings e tutte le conseguenze che questo potrebbe comportare).

Quello che Elizabeth e Philip hanno vissuto negli ultimi vent’anni li ha cambiati profondamente non solo per i motivi più ovvi, ma anche perché si sono talmente adattati a vivere “il sogno americano” che senza accorgersene ne sono diventati parte, al punto da non avere mai davvero preso in considerazione l’idea di dover un giorno tornare in Russia: perché, nonostante le parole di Elizabeth, Smolensk non è più sinonimo di “casa”; e certo, c’è la curiosità di sapere se le cose saranno davvero cambiate – le reazioni di entrambi sono indice del loro stato attuale di devozione alla Causa – ma più per curiosità che per affetto. Nessuno di loro si immaginava davvero di poter tornare a vivere lì, perché il ritorno in patria “in caso di pericolo” è sempre stato tanto paventato quanto mai davvero necessario.

The Americans - 4x13 Persona Non GrataEcco che quindi il concetto di family drama raggiunge qui, con questa svolta, il suo punto più alto: è il dramma di una famiglia che vive in uno stato profondamente precario, con due genitori che si amano ma che sono al contempo in due punti diversi della loro vita ed entrambi, seppur in modi diversi, in crisi; una figlia che ha appena scoperto la vera identità dei suoi genitori e che non sa cogliere (perché non può) le implicazioni che questa vita può avere; e un figlio, che, pur nella sua inutilità narrativa di adolescente impegnato solo a giocare ai videogiochi o a guardare la tv, rappresenta l’elemento più importante della famiglia per vulnerabilità in una prospettiva come quella del trasferimento, proprio per la sua totale estraneità agli eventi.
Quella casa che per anni ha simboleggiato la vera “home”, il luogo in cui si torna tutti i giorni dai propri affetti, rischia di perdere il suo valore, e per sempre, davanti alla vera casa, la Russia, popolata di persone per cui loro continuano a combattere e in alcuni casi senza più alcun interesse – “You don’t wanna make arrangements for people you don’t know and don’t give a shit about”, come dice Philip nel suo sfogo al seminario. È una casa che fa paura, ripresa dal basso verso l’alto come a farne passare attraverso lo schermo l’imponenza e al contempo l’impotenza nel suo compito di dover proteggere chi vi abita.

You’ve got 48 hours to get out.

The Americans - 4x13 Persona Non GrataIl cambiamento degli assetti in vista della prossima stagione si misura anche grazie agli arrivi e alle partenze che costellano questa puntata. Il titolo fa riferimento alla persona non grata vera e propria dell’episodio, un Arkady che non si aspettava di vedere arrivare questo giorno così presto, e di sicuro non se lo aspettava ora. Ma, oltre a lui e ai Jennings, sono tante le persone che cambiano posizione all’interno di uno scacchiere sempre più imprevedibile in vista delle annunciate due stagioni che chiuderanno la serie: Oleg e la partenza per la Russia, la permanenza inaspettata di Tatiana e soprattutto l’arrivo di una nuova variabile, tanto inattesa in questo finale quanto perfettamente inserita nel quadro della situazione. L’arrivo di un personaggio come il figlio di Philip – un ragazzo coinvolto in “attività anti-sovietiche”, e ci sarà da capire come questo si inquadrerà nella posizione personale del padre – si pone come ulteriore minaccia a quella situazione di famiglia già precaria illustrata poco sopra; e, se è vero che il ritorno di un figlio potrebbe avere anche delle conseguenze positive, è innegabile che la sua presenza in qualità di combattente in Afghanistan potrebbe portare ancora di più “la guerra in casa”, in tutti i sensi.

Couple kids. American dream. Never suspect them.
She’s… pretty.
He’s lucky.

The Americans - 4x13 Persona Non GrataMa l’arrivo e la partenza più significativi della puntata sono ovviamente quelli più estremi, una nascita e una morte a fare da apertura e chiusura di un cerchio ricchissimo di significati e rimandi interni. La nascita di Claire, oltre all’evidente funzione di strumento di riflessione per Paige e la sua recente vita da “spia” (se è già complicato essere qualcun altro con persone a cui si vuole bene, è ancora più difficile farlo quando si abbraccia l’innocenza per eccellenza), ci regala un piccolo squarcio nel passato di una giovane Elizabeth, che ammette con una sincerità forse inaspettata quanto sia stata da sola alla nascita di Paige. Nessuno ad andare a trovarla, nessuno a chiedersi quando fosse il momento più adatto: solo un uomo, conosciuto da poco tempo, con cui era stata costretta ad avere un figlio. La nascita di quella famiglia tanto invidiata da William pone quindi anch’essa le sue basi su una solitudine profonda, che se oggi è meno presente non vuole certo dire che sia stata in passato meno dolorosa.

The Americans - 4x13 Persona Non GrataEppure William non lo vede, non può vederlo; perché a lui è mancata la base, il senso di intimità, quella cosa che più di tutte ci rende umani e ci impedisce di inaridirci e di morire di consunzione emotiva. Se abbiamo visto Elizabeth soffrire per un’amicizia come quella con Young-Hee che mai sarebbe potuta essere davvero sincera, il dolore di William è straziante, perché non ha mai avuto nessuno con cui essere davvero, e fino in fondo, se stesso.
Gli è rimasta la Causa, e null’altro: per questo quando la sua esistenza da invisibile ha l’occasione di brillare davvero, per la prima e ultima volta, decide di morire per salvare gli altri (in una trasformazione quasi cristologica, e non è un caso che la ferita sulle mani rimandi alle stigmate), offrendo al tempo stesso a se stesso l’unica liberazione da una vita che non è più in grado di sopportare. L’offerta di una Coca Cola, uno dei simboli del capitalismo americano e per questo disprezzata dal blocco sovietico (basti pensare alla celebre scena di “Good Bye Lenin”), non può ormai che suscitare una risata amara, insieme alla ferma consapevolezza di aver dato alla patria molto più di quanto abbia mai ricevuto – They want… always wanted more.

You have no idea.
No idea.

The Americans - 4x13 Persona Non GrataIl montaggio sulle note della splendida “Who By Fire” di Leonard Cohen collega, in modo sottile eppure molto potente, la Causa (incarnata da un Arkady ormai cacciato e dai Jennings spinti per la prima volta concretamente a tornare in Russia) a Paige, vera sorpresa di questa quarta stagione. Alla faccia di tutti quei figli malamente rappresentati nella maggior parte dei family drama, qui il personaggio di Paige va incontro ad un percorso per nulla scontato, in cui al rifiuto iniziale si accompagna una curiosità per le proprie origini che è anche necessità di capire, prima i propri genitori e in ultima analisi se stessa. La sua, umanissima, reazione alla vista della madre in versione assassina rientra in tempi molto più brevi di quanto ci saremmo aspettati, con una richiesta ad Elizabeth come quella di insegnarle a difendersi che suona quasi come un’adesione (seppur titubante) allo status quo di “famiglia in pericolo”. C’è tutto questo, e molto altro, in quello sguardo a Claire e nel suo successivo desiderio di voler tornare bambina (innocente, senza responsabilità, senza necessità di dover davvero vedere cosa si nasconde dietro chi ti ha messo al mondo); ma c’è anche molta inesperienza, che viene preannunciata dallo splendido monologo di Philip al seminario.

The Americans - 4x13 Persona Non GrataIl suo sottolineare come “da giovani non si sappia nulla” di cosa si andrà a fare, e di come poi si paghino le amare conseguenze da adulti, fa il paio con quella frase che chiude la stagione e che vuole bloccare Paige dall’intraprendere una strada di cui non conosce nulla. Quel “non hai idea” di Philip manifesta tutto: il disagio, il dolore per le sue scelte che tali non sono state, perché non poteva conoscere la vita terribile cui sarebbe andato incontro; il suo amore per Paige, per la quale non ha mai desiderato questa vita nemmeno quando nella Causa ci credeva ancora; e infine tutta la sua paura, per una situazione che era invivibile prima e che ora è diventata ormai ingestibile.

Si chiude così, con una puntata molto introspettiva, una stagione che ha sfoderato degli assi imprevisti e che ha di sicuro rappresentato un incredibile passo in avanti nella serie, che è davvero una delle migliori al momento in circolazione. La tensione che è in grado di costruire ad ogni sequenza (basti pensare al cold open di questa puntata, e all’inseguimento successivo nel parco) rende spaventosi anche momenti che poi si riveleranno innocui – è il caso di Stan a fine puntata: il timore che William possa aver parlato di loro si scioglie in una bolla di sapone, con una reazione quasi infantile dell’uomo all’idea che suo figlio e la figlia del suo grande amico abbiano una storia. È stata anche la stagione di Martha, la cui storia è stata uno dei fiori all’occhiello di una narrazione superba, in grado di raccontare personaggi perfettamente preparati e cesellati, e di farli interagire in modo davvero realistico. Ma è stata anche la stagione che ha dovuto liberarsi di pesi del passato piuttosto consistenti, e purtroppo in questo ha un valore considerevole il ruolo di Nina: il personaggio, che pure è uscito di scena in un modo visivamente sconvolgente, è stato la dimostrazione di come tirare per le lunghe certe storyline sia dannoso, soprattutto quando le conseguenze non sono così forti come ci si poteva aspettare (di nuovo, la reazione di Stan, ma anche di Oleg).

Ciò non toglie che, liberatasi di questo fardello, la serie abbia davvero spiccato il volo: i passi falsi sono pochissimi ed è ormai più che evidente come ci sia stata un’impennata generale di qualità, che trova la sua più concreta manifestazione nelle interpretazioni dei protagonisti: su Keri Russell e Matthew Rhys c’è ormai davvero poco da aggiungere.
Difficile capire quale sarà il destino dei Jennings: ma ciò che conta davvero è il percorso interiore che stanno compiendo per arrivare fino a lì, che è di certo il vero, ultimo scopo della narrazione.

Voto puntata: 8+
Voto stagione: 8/9

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Informazioni su Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.


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13 commenti su “The Americans – 4×13 Persona Non Grata

  • Gaia

    Mai come in questo finale di stagione ho avvertito il punto di non ritorno, simboleggiato (come hai scritto tu, in maniera sublime) da quella casa che non è più il rifugio che dovrebbe essere.
    Questa quarta stagione è sicuramente la più “storica” e psicologicamente complessa, le sfumature e i dettagli che tutti i personaggi hanno raggiunto hanno davvero pochi (oserei dire, nessuno!) eguali nel panorama televisivo odierno.
    Complimenti come sempre per la recensione! Anzi, per le recensioni di tutto The Americans, perché, più di tutti, ne avete colto la portata e la potenza!

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Grazie Gaia! È stata un’annata difficile per The Americans e non è stato facile per nessuno recensirla, quindi grazie a nome mio e degli altri miei colleghi 😉

       
      • mirko

        Aggiungo i miei complimenti a tutti voi recensori di questa fantastica serie. Grazie alla lettura di ogni vostra recensione sono riuscito ad approfondire temi e dettagli che altrimenti non avrei colto!

         
  • DARIO

    Oramai hanno acquisito una sicurezza tale che non hanno avuto bisogno del colpo di scena tipico del finale di stagione e lo stesso ha creato tensione in ogni dialogo.
    Complimenti Federica per la recensione

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Grazie Dario! Verissimo, ormai la tensione è alle stelle, anche nei dialoghi meno rilevanti. Di sicuro è stato un season finale anomalo, ma c’è da dire che con due stagioni ancora davanti possono anche permetterselo!

       
  • Anna

    Finale anticlimatico ma che apre tanti scenari. Tra cui il vago riferimento di William alla coppia di perfetti americani con due figli in incognito…Stan si metterà a lavorarci sopra di sicuro, anche se per ora non ha collegato ai suoi vicini, ma col fiuto che si ritrova, comincerà ad indagare.
    Non credo che Philip ed Elizabeth verranno rimandati in Russia tanto presto visto che il figlio di Philip si sta mettendo sulle tracce di suo padre, non avrebbe senso come trama.
    Vedremo, però sinceramente mi aspettavo qualcosa di più dalla rivelazione di Paige a Pastor Tim e non amo molto la sua storyline con figlio di Stan.
    Ps. Paige tanto carina, ma lui non si può guardare ……

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Ciao Anna, credo sia abbastanza scontato che non torneranno davvero in Russia, ma di sicuro sarà un’opzione che dovranno prendere in considerazione, con tutte le conseguenze che questo comporta. La rivelazione di Paige a Pastor Tim non poteva certo portare a risultati più forti di questi (oltre alla minaccia di rivelare la loro identità c’è solo il farlo.. e così finisce tutto); le ripercussioni sono state però enormi su Paige, che è ora al corrente di tutto e in una stagione è diventata praticamente un’agente pure lei.. insomma, mi sembra che le conseguenze ci siano state, e pure belle grosse!

       
  • nic

    Come già detto per me rimane il migliore family drama degli ultimi anni, però nelle ultime puntate tutte le volte mi chiedevo “Martha dov’è?” Voglio saperlo, voglio capire come sta , voglio assolutamente uno spin-off !!

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      ahahah nic, la domanda “come sta Martha?” credo ce la siamo posta un po’ tutti! io spero sempre prima o poi di rivederla, magari con un bell’accento russo che mette in riga tutti <3

       
  • Paolo

    Ho scoperto The Americans solo recentemente……eppure di serie televisive ne macino parecchie e da tempo immemore.
    All’epoca dell’uscita del primo episodio (in lingua originale) non ero rimasto colpito favorevolmente, quindi ero passato oltre.
    Grazie al vostro sito e ai commenti sui vari episodi – commenti che fanno la differenza per acume e profondità analitica – ho recuperato nell’arco di due mesi i rimanenti 51 episodi.
    Che dire……serie che per attendibilità e finezza del disegno ti conquista episodio dopo episodio.
    Adesso sarà dura aspettare la prossima stagione.
    Ringrazio.

    P.S. chissà come andrà a finire……
    Piccola chiosa personale: considero la dipartita di Nina e la scomparsa di Martha due autentici colpi di genio. Le trovavo del tutto insopportabili…….
    A parte Keri e Matthew (che bucano letteralmente lo schermo) trovo a dir poco eccellente il calmo distacco di Frank (Gabriel), e la dolenza disillusa di Costa (Oleg).

     
    • Federica Barbera L'autore dell'articolo

      Ciao Paolo! Grazie per l’apprezzamento, ci fa piacere se hai recuperato una bella serie grazie a noi!
      Personalmente condivido il parere su Nina ma non su Martha, io AMAVO il suo personaggio e anche l’interpretazione di Alison Wright è stata a dir poco fantastica. Il resto del cast è eccezionale, concordo 🙂