Inside Amy Schumer – Stagione 4

Inside Amy Schumer - Stagione 4Dopo i consensi ottenuti dalla terza stagione e una carriera costantemente in ascesa, Amy Schumer è ormai ovunque, come una vera e propria star. Tutta questa notorietà improvvisa si riflette inevitabilmente sull’andamento di questo quarto anno dello show, in cui si sceglie di rivedere l’impostazione che l’ha reso un successo ottenendo però alterni risultati.

“(…) for he both pleases men and angers them, and then they laugh at him and beat him” – Much Ado About Nothing, Act II, Scene 1

Inside Amy Schumer - Stagione 4A fine stagione, la domanda che viene naturale porsi (citando un ottimo articolo di The Atlantic) è se Amy Schumer sia diventata ormai troppo famosa per Inside Amy Schumer. Sembra un paradosso ma non lo è, perché, al contrario di altre comedian come Mindy Lahiri o Lena Dunham, il successo di Amy è strettamente legato alla sua identificazione con il personaggio che interpreta nello show, rivoluzionario nel suo mix di sgradevolezza ma anche di relatability, per cui lo spettatore può riconoscersi nei suoi comportamenti.
Il ruolo di party girl americana bianca un po’ ignorante, di classe media e con la tendenza ad andare a letto con tutti, le ha permesso negli anni di portare alla luce istanze sociali e femministe da un punto di vista originale che la rendeva abbastanza inattaccabile: assolutamente non snob, comune e alla portata dello spettatore mainstream come Mindy Lahiri, ma anche culturalmente complesso come quello creato da Lena Dunham in Girls, senza però averne le pretese didattiche e intellettuali.
Esasperando le proprie esperienze autobiografiche, Amy Schumer metteva alla berlina se stessa e la società americana stando sempre a metà tra il critico/censore e l’oggetto della satira; un meccanismo geniale ma intrinsecamente fragile perché legato al coinvolgimento diretto della protagonista e alla sua credibilità come “quella ragazza”, quella che somiglia un po’ alla parte peggiore di noi e che come il Benedetto shakespeariano ci fa ridere e al tempo stesso si fa disprezzare.
Ma oggi, da star internazionale che lascia mance da 1000 dollari ai baristi, va in vacanza con Jennifer Lawrence ed è ormai “too famous for Tinder”, quanto può ancora il pubblico credere ad Amy Schumer quando interpreta la ragazza qualunque che sta seduta sul divano ad aspettare la chiamata di un tizio altrettanto qualunque?
Inevitabilmente, lo show doveva prendere una piega diversa e il risultato che ne esce è una strana via di mezzo, che mescola lo stile comico più caratteristico della serie con la realtà dell’essere una celebrità, due toni di voce estremamente contrastanti tra loro che a volte riescono ad integrarsi molto bene, ma più spesso si trovano ad essere in conflitto.

Inside Amy Schumer - Stagione 4Partendo dal presupposto che eguagliare il livello della stagione precedente – anche per ovvi motivi di impegni e di tempo da dedicarle – era impossibile, Inside Amy Schumer è comunque partito col freno a mano tirato e con un primo episodio piuttosto mediocre, risollevandosi poi con il passare delle puntate, che ci hanno regalato anche momenti memorabili.
Ciò che funziona di più, in questa metamorfosi parziale, è proprio tutto quello che riguarda il cambiamento di punto di vista: da una parte grazie alla capacità di Amy di evolvere il proprio personaggio da autobiografico a puramente finzionale (come quello di “Welcome to the Gun Show” nell’episodio 2, che direziona in un senso apertamente sociale la carica satirica mettendo in luce il problema delle armi negli USA e contestualizzandolo – in uno dei pochi momenti stand up della stagione – come una problematica molto cara alla stessa Schumer, alla luce della sparatoria avvenuta al Lafayette Theater durante una proiezione di “Trainwreck”), dall’altra grazie alla volontà di creare una voce più collettiva e fare squadra facendo emergere maggiormente il talento degli altri attori e autori. Non a caso, in questo nuovo corso, le interviste vengono sostituite da chiacchiere da bar con altri amici e comici che, pur privandoci dell’efficacia del confronto con “l’uomo della strada” sui temi trattati, risultano estremamente più ritmati e divertenti. Quello che Amy ha capito benissimo è che non può fare finta di non essere famosa, ma soprattutto che il successo cambia le carte in tavola per sempre, dato che muta il punto di vista con cui lo spettatore guarda a lei.
Per questo uno show basato esclusivamente sul personaggio che l’ha resa famosa non è più credibile in questa fase della sua carriera, ed è necessario un approccio più raffinato e in un certo senso più modesto: come già sperimentato nel capolavoro “12 Angry Men Inside Amy Schumer” – in cui si parla di lei ma non appare praticamente mai –, mettendo da parte qualche volta il proprio ego e facendosi raccontare (o facendosi mettere alla berlina) da altri, l’impatto del messaggio non diminuisce ma anzi, spesso risulta rafforzato.

“Anti-feminists have always disguised their insults as jokes. (“Can’t you take a joke?”) But a joke can be the slickest response: an expression of savoir-faire in the face of hatred.” Emily Nussbaum, The New Yorker, May 2015

Inside Amy Schumer - Stagione 4Se è diventato difficile credere alle vicissitudini sentimentali del personaggio, la donna Amy Schumer come attrice di successo e voce che i media stanno a sentire è più forte che mai ed è in grado di colpire fortissimo su temi molto più ampi e collettivi; i momenti più riusciti della stagione sono dunque quelli in cui la vena critica è più forte e dark, come l’invenzione del bottone Twitter “I’m Going To Rape And Kill You” e gli occhiali “Guyggles” che permettono di vedere con che donna vuole avere a che fare l’uomo che hai di fronte.
La portata della mutazione di Inside Amy Schumer si misura non solo nelle varianti che ne arricchiscono la riuscita, ma anche in ciò che funziona meno, come la presenza della pop culture che da questo punto di vista è emblematica della necessità di una svolta, essendo stato sempre stato uno dei punti di forza degli sketch comici.
Quest’anno le guest star si moltiplicano, perché giustamente chiunque vuole far parte del fenomeno culturale del momento, ma la loro presenza non arriva mai ad arricchire davvero la qualità dei frammenti in cui è inserita (con alcune meritevoli eccezioni, come un Jake Gyllenhall appassionato di furetti assolutamente esilarante) ed è più facile leggere questi cameo come stratagemmi per ottenere visualizzazioni online e farsi due risate con gli amici famosi, che come parte integrante di pezzi comici di valore.
Anche le parodie di altri prodotti mediali, che sono state un grande punto di forza degli scorsi anni e spesso ne hanno costituito gli elementi più memorabili per impatto e qualità, a volte funzionano meravigliosamente – “The Knick Jr.” nel quinto episodio è perfetto – mentre altre volte, come nel caso di Game Of Thrones citato nella prima puntata, suonano troppo banali e autoreferenziali per interessare davvero.

Inside Amy Schumer - Stagione 4In sostanza, questa quarta stagione di Inside Amy Schumer fa ridere ma non colpisce quasi mai davvero nel segno (come se la sua stessa autrice avesse riservato alla stesura dello script solo poche attenzioni nei ritagli di tempo) finendo per sembrare a tratti un unico, lunghissimo, “best of” come quello del season finale.
Forse, come molti suggeriscono, sarebbe stato meglio prendersi un anno di pausa in stile Louis C.K. per ricaricarsi di ispirazione ed energia creativa, regalandoci un cambiamento compiuto e non una serie così palesemente in divenire, così chiaramente poco capace di imboccare una strada precisa.
Innegabilmente la qualità complessiva ne avrebbe guadagnato, ma avremmo perso anche una voce femminile davvero incisiva che mai come in questo momento del suo percorso beneficia di una risonanza mediatica enorme, e dunque della possibilità di dire – anche se non in modo brillante come in passato – cose che hanno bisogno di essere dette sulla femminilità, sui ruoli e sulla società, non solo americana.

Voto: 7 –

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

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