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Mr. Robot – 2x03 eps2.1_k3rnel-pan1c.ksdMr. Robot has become my god, and like all gods, their madness takes you prisoner. Questa frase, pronunciata da Elliot verso la fine della puntata, basta quasi da sola a riassumere l’intero senso del terzo episodio di Mr. Robot che, rispetto alla lunga premiére della scorsa settimana, vira su un episodio poco narrativo ma altamente descrittivo.

Il racconto della scorsa stagione ha avuto come nucleo principale l’affair Elliot/Mr. Robot, ovvero capire quale fosse la realtà, chi rispondesse davvero all’appellativo di Mr. Robot e, contemporaneamente, cosa si nascondeva dietro il complotto ordito ai danni della Evil Corp – soprattutto per il singolo protagonista. Una volta svelato il segreto dell’instabilità mentale di Elliot e cosa l’abbia traumatizzato nell’infanzia, la serie di Sam Esmail si trova ora a doversi inventare di nuovo, a costruire un’architettura che prenda gran parte del lavoro fatto lo scorso anno per trasformarlo in un’altra cosa, di cui non capiamo ancora bene le sembianze.

I think about you a lot, Elliot. I think about that night, when we became gods.

Mr. Robot – 2x03 eps2.1_k3rnel-pan1c.ksd Una delle cose principali che colpisce di questo inizio stagione è la divisione tra le varie storie, come se ci fossero dei filoni distinti che agiscono da punti diversi su una storia ancora unica, ma in modi molto distanti tra loro. In questo senso, a traghettare le varie storyline ci sono da una parte Elliot, dall’altra Darlene, come guida rimasta per il resto della fsociety (sempre più frammentata) e, su un binario praticamente opposto, Angela, il personaggio finora meno focalizzato dei tre.
Questa volta, la scena si apre con un flashback su Leslie e Mobley, quando il primo mostra la sala giochi di Coney Island ad uno dei membri della ancora non esistente fsociety: una sorta di mondo parallelo, a suo modo distopico rispetto a tutto il resto, in cui il tempo, la vita e la morte si sono fermati, il posto perfetto per farne la loro futura sede. Sembra quasi una profezia, ma le parole di Leslie che descrivono il posto come nexus of all evil in the universe annunciano cosa accadrà da lì ad un tempo imprecisato, perché da quegli stessi locali, in una lunga notte per il capitalismo mondiale, l’emblema del male verrà praticamente annullato. Tuttavia, in proporzione rispetto alla lunghezza dei vari episodi, poco tempo è stato dedicato alle conseguenze di questo punto di volta, con la scelta di lasciare ancora off screen l’altro volto fondamentale, ovvero Tyrell. In questo senso, la concentrazione maggiore rimane infatti su Elliot, la cui presenza pare invadere tutto il resto, uno strano quanto bellissimo fenomeno per cui il personaggio interpretato da Rami Malek sembra ingigantirsi sempre di più, fino ad integrare in sé non solo il suo alter ego, ma il pubblico, la telecamera, lo schermo. La panoramica su New York non a caso prosegue con lui e su di lui, ne segue i prolungamenti, fino al filo rosso del telefono e continua con la perenne rottura della quarta parete, con i pensieri di Elliot/Mr. Robot che ci parlano direttamente.

Now it’s time to get rid of you.

Mr. Robot – 2x03 eps2.1_k3rnel-pan1c.ksdEsmail, che quest’anno cura interamente regia e sceneggiatura, fa convergere ancora più che nella scorsa stagione i due aspetti, tanto da farli entrare praticamente in collisione. I sei giorni di Elliot in preda all’Adderall, immerso in un continuo loop di estasi e iperfrenesia, accelera di conseguenza la severa scaletta giornaliera che si era imposto, fino a scoppiare nella sua massima espressione al termine dell’assunzione: seduto in mezzo al gruppo di preghiera, dà voce a Mr. Robot senza passare dal volto di Christian Slater. Profeta o dio, doppio o semplice proiezione, la personalità dissociata e dimidiata di Elliot per noi esiste e siamo partecipi del suo disagio, anzi, ne cogliamo il grande paradosso che si annida dietro la voglia di far scomparire una parte vitale di sé, così forte e onnipresente da averla incarnata nel volto del padre morto, così disturbante da dover inventare svariati mezzi per arginarne la forza. In questo frangente però il filtro non esiste e il monologo centrale sulla religione, sulla proiezione di un dio al di fuori di sé come chiave della felicità, sul male incarnato da piccoli gruppi di persone che controllano intere masse, diventano a loro volta la descrizione del tema stesso della serie. Mentre Elliot parla, lascia parlare il suo sistema, fa emergere quella parte di codice binario che ha sempre provato a nascondere, che le persone accanto a lui conoscono molto di più rispetto a quanto lui conosca se stesso.

Ecco che l’intero episodio acquista uno spessore nuovo e non diventa una semplice variazione sul tema della sua instabilità, ma il motivo per cui la sua scrittura frenetica diventa fondamentale, aggancio con una realtà che ha contorni sempre più sfumati. L’unico modo per scampare alla completa identificazione con Mr. Robot, per non “crashare” lasciandosi andare all’errore fatale interno del suo sistema, è accettarlo come suo dio, e quindi accettare che lui stesso, la persona che vorrebbe eliminare qualsiasi forma di società organizzata e di proiezione astratta esterna, ha involontariamente ricreato il medesimo sistema per se stesso.

‘Cause you and me are a lot more alike than you think, Elliot.

Mr. Robot – 2x03 eps2.1_k3rnel-pan1c.ksd L’apparizione di Ray (Craig Robinson), una delle new entry della stagione, sembra una sorta di intervento virgiliano, un’entità ancora non meglio identificata che mette in moto lo stesso processo ogni mattina: dialisi, colazione e dialogo/monologo con una moglie che non c’è più, un modo di vivere che tenta di trasmettere al suo nuovo amico. Il loro incontro e il perché dell’avvicinamento dell’uomo sono dettati molto probabilmente da un secondo fine non meglio precisato, cosa ancora più certa dopo aver visto la scena da bad cop/good cop interpretata da Ray con il suo socio ai danni di un programmatore di medio livello. La conclusione dell’episodio porta anche con sé la quasi certezza che il focus si sposterà dalla “semplice” condizione di Elliot per passare a parlare dell’impatto che potrà avere su lui, e di conseguenza sugli altri, l’accettazione di Mr. Robot se non come dio, almeno come parte integrante della sua vita.
Anche perché il suo ritorno a capo della fsociety si prospetta essere il grande tema della stagione, assieme all’attesa della loro prossima mossa; inoltre, l’omicidio di Leslie, il terrore di Mobley e i suoi dissapori con Darlene, sono argomenti solo accennati ma che verrano certamente sviluppati da qui in poi. A questa strada si unirà inoltre l’altro nuovo volto della stagione, l’agente dell’FBI Dominique DiPierro che, tassello dopo tassello, si mette sulle tracce della fsociety mentre ci viene mostrata come l’ennesimo pezzo alienato ed instabile che mancava alla collezione, affetta da insonnia cronica e conseguente abuso di caffè.

But the minute you remove emotion from this… You’ll do just fine.

Mr. Robot – 2x03 eps2.1_k3rnel-pan1c.ksdSul lato opposto della barricata siede invece Angela, il personaggio finora meno a fuoco della serie, che ha collezionato dei momenti interessanti al termine della scorsa stagione e che torna ora immersa nel caos interno della E Corp. Tra tutti, la ragazza ha rappresentato l’aggancio più forte con la cosiddetta realtà, convinta nel voler trovare vie legali per fare causa alla società responsabile della morte della madre, la stessa per cui ora sta lavorando. A rendere migliore la sua parte concorre Price, vero esponente del sistema capitalistico, colui che riesce a mettere in crisi il piano di Angela e al contempo a far notare come la giustizia, ma anche la realtà, la verità – o anche la fantasia, la lealtà –, non sono che concetti relativi, che mutano ogni volta che si sposta il proprio punto di vista.

Mr. Robot, anche in una puntata sottotono in termini di racconto, anche quando preferisce focalizzarsi sulla gestione e descrizione dei suoi elementi, riesce a mettere in scena un episodio bello, complesso e affascinante, che pare promettere una sempre più vicina virata verso nuovi intrecci.

Voto: 7½

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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3 commenti su “Mr. Robot – 2×03 eps2.1_k3rnel-pan1c.ksd

  • Son of the Bishop

    Questa stagione a mio giudizio va di male in peggio, non è successo nulla finora, tutti i discorsi sono triti e ritriti, e non stanno facendo altro che fare gli intellettualoidi per far sembrare che stanno dicendo chissà quante cose importanti ed innovative, quando invece sono tutte(o quasi) cose viste nella prima stagione. Non vedo un’ombra di storia, e vedere che la puntata durava un’ora mi aveva illuso e pensavo che mi sarei trovato davanti ad una sorta di nuovo pilot. Per carità la recitazione è a livelli altissimi, ma l’unica scena che mi è piaciuta è quella su Dio, ed è l’unica che ho realmente apprezzato di queste prime tre puntate.

     
    • Aldo

      Un polpettone a tesi per niente originale. Cerca di stupire ma fa sbadigliare. Recitazione buona solo per alcuni personaggi.

       
  • Genio in bottiglia

    A me pare che stiano semplicemente seminando per raccogliere i frutti nelle puntate a venire. Il modo nel quale si era chiusa la scorsa stagione, lo shutdown, ha richiesto e richiede nuove basi sulle quali costruire il nuovo futuro della serie. Come sempre, complimenti per la recensione, Sara.