Mr. Robot – 2×04 eps2.2_init1.asec

Mr. Robot – 2x04 eps2.2_init1.asecMr. Robot è una delle serie più attese dell’anno anche perché chiamata a confermare una prima stagione capace di costruire attorno a sé un culto che ha pochi eguali nella serialità contemporanea. Per ora la serie sembra affrontare la prova del nove con coraggio e determinazione, evitando accuratamente cadute di stile.

Il grande margine di miglioramento di questa serie – che già alla prima stagione è riuscita ad ottenere un consistente consenso di critica e pubblico – risiede nelle nuove possibilità di questa seconda annata, finalmente sganciatasi da alcune gabbie che hanno caratterizzato la struttura narrativa durante lo scorso anno. In particolare, il rapporto tra Elliot e Mr. Robot durante la prima stagione è stato il cuore di un racconto che ha insistito un po’ troppo sul mistero, arrivando a giocare con lo spettatore più di una volta, ripercorrendo in maniera pedissequa il modello Fight Club. Ora che questo nucleo narrativo è risolto, il loro rapporto può diventare il modo in cui la serie racconta cose finalmente originali e descrive in profondità la personalità del protagonista.

I wish I remembered him better.

Mr. Robot – 2x04 eps2.2_init1.asecI ruoli di Elliot e Darlene sono gli architravi narrativi della serie, due dei tre elementi attorno a cui ruota il discorso sulla famiglia. Con la certezza della morte del padre (consapevolezza soprattutto per gli spettatori, oltre che per il protagonista), i due stanno costruendo un rapporto che da un lato è legato alle questione sociali connesse al loro essere hacker e alla rivendicazione contro i poteri forti, dall’altro è stretto dalla forza della parentela che li porta a riflettere sulla loro madre e sulla nostalgia per il defunto padre.
La sequenza iniziale dell’episodio dimostra tutte le qualità di questa seconda stagione: il flashback d’apertura ritorna sulla nascita di Mr. Robot mostrando a tappe la vestizione dell’eroe, dalla giacca, alla maschera, fino al suo discorso (molto interessante il riferimento al downloading illegale, forse la prima volta che capita in una serie televisiva), concentrando l’attenzione sul ruolo di Elliot nell’organizzazione poi capitanata da Darlene. Quando Elliot prende la parola la maschera diventa la sola possibilità per poter pronunciare per la prima volta le cose più audaci, quelle più incoscienti; diventa un luogo sicuro in cui nascondersi per assestare i colpi più violenti e/o scorretti. D’altronde accade così con tutte le maschere, in quanto garanzie di anonimato e de-responsabilizzazione, e per questo oggetti estremamente pericolosi, come sottolineato dalla perfetta e inquietante scelta musicale che chiude la sequenza.

Asking for help was never Darlene’s strong suit.

Mr. Robot – 2x04 eps2.2_init1.asecDall’altra parte Darlene si sta trasformando in un personaggio sempre più interessante, una sorta di superoina moderna, priva di reali superpoteri (a differenza del fratello), impaurita di fronte a un mondo con problemi che si stanno rivelando più grandi di lei, ma capace di costruirsi un seguito di adepti che in un modo o nell’altro le danno fiducia in ciò che fa.
I monologhi di Elliot sono anche il modo per guardare il mondo esterno attraverso il filtro della personalità disturbata del protagonista, e in questo mondo non fa eccezione Darlene, da Elliot analizzata fin nei minimi particolari, dai piccoli gesti quotidiani fino ai comportamenti più estremi.
La sequenza di dialogo prima e di sesso poi tra Darlene e l’altro hacker, con sotto “Hey Hey, My My” di Neil Young, mostra nei particolari l’incubo in cui sta precipitando la donna, in cui l’FBI sta pian piano prendendo terreno e minaccia di distruggere il suo sogno di rivolta. Solo Elliot può aiutarla, solo il supereroe di famiglia sostenuto dalla fiducia di un’intera comunità può ribaltare una situazione che sembra disperata.

But I’ve had all those things before, and they never made me happy. That’s why I love you.

Mr. Robot – 2x04 eps2.2_init1.asecDiscorso più complicato quello legato ai personaggi secondari. Dopo una prima stagione in cui i caratteri esterni alla famiglia protagonista sono stati presentati in maniera più che dignitosa – alcuni come Angela con un approfondimento maggiore, altri come Joanna solo attraverso accenni puntuali pieni di mistero – oggi si fa un po’ fatica a capire dove la serie voglia andare a parare con le loro storie.
Angela è il personaggio più empatico di tutti: non un genio come Elliot, non una visione come Mr. Robot, non una donna mossa da ideali eccezionali come Darlene, bensì un individuo normale, comune, in cui lo spettatore si può facilmente identificare. Lei è il personaggio attraverso cui è più semplice avvertire la portata distopica di Mr. Robot, quello su cui sono più forti gli effetti del mondo esterno, dai corsi motivazionali perennemente nelle orecchie, alle varie maschere che indossa sul lavoro.
Joanna invece sembra arenata su un terreno troppo legato alle sorti del marito: nonostante si tenti di mostrare la donna in un nuovo ambiente, con un nuovo compagno con il quale cerca di condurre una vita diversa, sarà solo con l’arrivo di Tyrell che anche la sua storyline acquisterà senso.

A game to end all games.

Mr. Robot – 2x04 eps2.2_init1.asecLa parte più interessante è però anche stavolta legata al protagonista e al suo rapporto con Ray come strada per l’emancipazione dai fantasmi che lo assediano. La partita a scacchi diventa quindi uno splendido modo per mettere in immagini la lotta contro se stesso che in questo caso, pur assumendo anche la valenza di uccisione paterna, diventa una vera e propria marcia verso l’accettazione di sé, della propria personalità e dei propri lati oscuri. Il dialogo con Krista, la sua psicologa, è particolarmente emblematico: lei vorrebbe parlare con Mr. Robot (o con quella parte di Elliot che gli dà vita) ma il protagonista è categorico nel negarle questa richiesta perché impaurito dal fatto che così facendo legittimerebbe una presenza che sta cercando di neutralizzare. Si arriva quindi al pre-finale caratterizzato da uno splendido monologo di Elliot che ricorda molto da vicino quello del finale de La 25ma ora di Spike Lee, come una sorta di sogno dorato in cui tutte le paure relazionali del protagonista vengono risolte attraverso l’immaginazione di un futuro in cui i rapporti familiari e amicali trovano un equilibro fatto di felicità e serenità duratura negli anni.
Nel finale però arriva il colpo di coda e il ritorno circolare lì dove l’episodio era iniziato: Elliot, questa volta senza maschera, decide di aiutare la sorella e hackerare il sito dell’FBI. Consapevole di star commettendo un crimine, non ha bisogno di nascondersi, ma sembra arrivato per la prima volta a una maturità tale che gli consente di prendere una decisione consapevole.

Mr. Robot porta avanti una storia coraggiosa seppur imperfetta, che quest’anno sta tentando di alzare la posta in gioco e di raccontare qualcosa di davvero nuovo, emancipandosi dai modelli cinematografici a cui in maniera finanche ostentata ha cercato di legarsi nel corso della prima stagione.

Voto: 8

 

Attilio Palmieri

Di nascita (e fede) partenopea, si diploma nel 2007 con una tesina su Ecce Bombo e l'incomunicabilità, senza però alcun riferimento ad Alvaro Rissa. Alla fine dello stesso anno, sull'onda di una fervida passione per il cinema e una cronica cinefilia, si trasferisce a Torino per studiare al DAMS. La New Hollywood prima e la serialità americana poi caratterizzano la laurea triennale e magistrale. Attualmente dottorando all'Università di Bologna, cerca di far diventare un lavoro la sua dipendenza incurabile dalle serie televisive, soprattutto americane e britanniche. Pensa che, oggetti mediali a parte, il tè, il whisky e il Napoli siano le "cose per cui vale la pena vivere".

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