Preacher – 1×10 Call and Response

Preacher - 1x10 Call and ResponseUn folle e divertente finale getta un’ombra sinistra su questa intera prima stagione, che viene retrospettivamente indebolita da alcune scelte prese nell’ultimo episodio dell’anno. Nonostante questo, però, Preacher si dimostra una serie che ha saputo divertire e spingere oltre una narrazione assolutamente fuori dalle righe.

Com’è stato notato negli ultimi episodi, Preacher ha avuto una crescita lenta e costante nell’arco della stagione; dopo un inizio abbastanza riuscito, si è avvertita una difficoltà ad inquadrare appieno trame e personaggi, con una narrazione che si è mossa con una flemma incapace di dare al tutto il giusto ritmo e interesse. La serie, poi, è stata pian piano in grado di costruire un impianto generale più vitale con il tratteggio di alcuni personaggi talvolta così esagerati da risultare estremamente affascinanti: Quincannon, Emily, Donny, lo sceriffo Root, ciascuno di loro ha dimostrato dei tratti grotteschi e momenti d’intima profondità che hanno rivelato un grande potenziale.

Preacher - 1x10 Call and ResponseEd è proprio qui che questo finale spariglia le carte, in un gioco che porta alle estreme conseguenze quel sarcasmo e quel senso dell’assurdo che permea il fumetto d’origine e che via via si è infiltrato con sempre maggior coerenza all’interno della narrazione televisiva: con la perdita della fede dovuta alla scomparsa di Dio, conseguenza di una videoconferenza celeste che riassume in sé tutta l’assurdità di questa serie, si sceglie di far esplodere interamente la città di Annville eliminando in un colpo solo tutti i personaggi introdotti in questa annata (eccezion fatta per il trio di protagonisti, ovviamente). Con un clamoroso colpo di spugna, gli autori di Preacher arrivano al punto di partenza dei fumetti stessi, con quel viaggio alla ricerca di Dio (con probabile deviazione per Eugene) che era alla base di quel racconto. Pur confermando, però, il senso di divertimento insito in questo episodio, che cosa abbiamo allora guardato finora?

Preacher - 1x10 Call and ResponseLa sensazione è che lo spettatore abbia assistito ad un prologo lungo dieci episodi: tutto quello che si è fatto fino ad ora è stato un lavoro di costruzione dei personaggi di Jesse, Tulip e Cassidy, pronti a partire in una folle avventura, mentre si è interagito con una serie di secondari che non hanno avuto nessuna effettiva consistenza. La domanda che, infatti, sorge spontanea è: allora perché gli autori hanno voluto costruire una connessione emotiva con degli esseri umani che vengono ironicamente spazzati via da una esplosione di bullshit (è proprio il caso di dirlo) senza possibilità credibile di salvezza? Perché mostrare il dolore di un padre privato del figlio, una madre single che accetta la follia che la circonda e l’abbraccia appieno, insomma perché prendersi del tempo per delineare dei personaggi secondari ed i loro drammi se poi questi verranno eliminati in un colpo solo? Interrogativi che lasciano l’amara sensazione che questo grosso prologo alla trama principale sia dovuto a necessità produttive, nella speranza di ricevere più finanziamenti per la seconda annualità e dunque poter sfruttare appieno le potenzialità di un road movie.

Preacher - 1x10 Call and ResponseAl netto, però, di tali considerazioni che vanno tenute in conto, non si può dire che questo episodio non sia divertente in sé. Dopo una iniziale sensazione di spaesamento (ci sono dei cambiamenti che vengono spiegati nei dialoghi, ad ulteriore conferma di una improvvisa accelerata delle vicende in virtù del finale), l’episodio si occupa di chiudere pressoché tutte le trame aperte nel corso dell’anno: via il problema Carlos – su cui torneremo –, via Quincannon, via i sensi di colpa di Emily, ma soprattutto via il desiderio di parlare con Dio. L’intera conversazione in chiesa con il Padre Eterno è qualcosa di esilarante e geniale perché ad una sorpresa e speranza iniziale si contrappone lo straordinario risvolto negativo di una umanità frodata e di un Dio davvero assente. Le conseguenze di un momento così importante sono brillanti ma poco sfruttate: l’assenza della paura del giudizio divino porta gli esseri umani (soprattutto in una società texana caratterizzata dal binomio Dio-Legge) a perdere completamente il senso della ragione. Un filone molto vitale, appunto, che serve a dimostrare quanto Annville sia sempre stata insalvabile e che, nonostante tutto l’impegno profuso da Jesse, non c’era davvero alcuna reale possibilità di redenzione. Ed è un peccato che si sia dedicato poco tempo a tali conseguenze, perché ci sono momenti davvero riusciti, come Emily che in pieno disfacimento morale si lascia andare al caos generale, iniziando a suonare allegramente l’organo, Quincannon che ricostruisce con la carne del macello sua figlia, i bambini che si vendicano di un pedofilo, una madre che preferisce uccidere la figlia comatosa. Questa lunga carrellata serve però solo a rivolgere un ultimo saluto a quella città che verrà spazzata via, come se non fosse mai esistita né per noi spettatori, né tantomeno per i protagonisti stessi (e quanto lontano era andato Jesse a prendere queste patatine fritte se non si è accorto del fungo esplosivo che ha sovrastato Annville?).

Preacher - 1x10 Call and ResponseProprio parlando dei protagonisti, qui siamo in un campo sicuramente molto più riuscito: il riavvicinamento di Jesse e Tulip, risultante nel bacio “obbligato” da Genesis, passa attraverso la vendetta ai danni di Carlos. Vendetta non assoluta – persino Tulip e Jesse hanno degli standard morali – e soprattutto dettata da una perdita molto più incisiva della sola libertà dovuta al tradimento del complice; l’idea di un figlio e dell’aborto di Tulip sono elementi che aggiungono del dramma alle loro vicende, ma non appesantiscono mai la narrazione, che riesce a sfruttare un topos così delicato del racconto televisivo senza però melodrammatizzare il tutto. Tulip assume così dei contorni più netti e riusciti e non ne perde di certo in fascino o cattiveria. E se Cassidy si conferma l’invenzione più efficace della stagione, Jesse finalmente abbandona alle sue spalle quel senso di onnipotenza dovuto alla sua missione messianica e torna seriamente con i piedi per terra. L’immagine di quei tre alla ricerca di Dio e l’inseguimento del Santo è esattamente tutto quello che avremmo potuto sperare per la seconda annata.

Preacher - 1x10 Call and ResponseQuindi ci siamo: la stagione si è conclusa ponendo un punto fermo alla narrazione di questa prima annata che è finita per consistere in una lunga preparazione alla vera storia che si vuole narrare. Una scelta insolita e a dir la verità non perfetta, considerando il quantitativo di tempo dedicato a tratteggiare personaggi che si è fatto fuori senza pensarci due volte. Premendo l’acceleratore sul grottesco a tratti geniale, però, Preacher ha dimostrato di saper migliorare nel corso del tempo: le prospettive future sembrano essere particolarmente rosee, soprattutto se gli autori sapranno fare tesoro degli errori commessi quest’anno e sapranno valorizzare i punti forti nell’immediato futuro.

Voto episodio: 8
Voto stagione: 7 

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

3 Risposte

  1. Genio in bottiglia scrive:

    Concordo con la recensione: questa prima stagione è un gigantesco e per certi versi inutile prologo. Ma non direi che resistano solo i nostri tre: c’è anche Fdc, c’è anche il Santo, c’è anche il Paradiso, Genesis, e l’assente Dio. E’ una scelta che non ho capito fino in fondo, ma i personaggi funzionano e l’impressione è che da qui in avanti Preacher non possa che migliorare.

     
  2. Gabriele scrive:

    Secondo il mio modesto pare, “Preacher” verrà concepita come una sorta di serie antologica, con personaggi e contesto narrativo man mano sempre differenti (a parte i protagonisti). il road – movie in questo caso si presta molto: cambio continuo di location, personaggi che si affastellano… Questa stagione è stata una specie di esperimento, ben riuscito a mio parere. Spero solo che questa lunga fase preparatoria non venga poi gettata alle ortiche a causa di un eventuale chiusura della serie. Lo sforzo narrativo e produttivo è notevole. Sono rimasto piacevolmente sorpreso che dietro a tutto ci sia Seth Rogen (sempre assieme a Evan Goldberg). Si è dimostrato un artista in continua evoluzione buttandosi in progetti diversi, senza mai rinunciare alla sua verve satirica. insomma “Preacher” sta facendo onore al fumetto ed il fatto che lo stesso Garth Ennis risulti tra i produttori esecutivi ne è la dimostrazione.

     
  3. terst scrive:

    Serie tutto sommato godibile, ma mi aspettavo parecchio di più.
    Però mi è rimasto un dubbio, non so se dovuto a un plot hole o ad un mio calo di attenzione: perché Quincannon, dopo aver subito la “conversione”, poi ammazza a fucilate i tipi?

     

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