Better Things – 1×01 Sam/Pilot 1


Better Things – 1x01 Sam/PilotFX come canale, Pamela Adlon come protagonista (Marcy Runkle di Californication, giusto per citare il suo personaggio più longevo) e Louis C.K. come produttore, nonché co-sceneggiatore insieme alla stessa Adlon: non servono altre informazioni per precipitarsi su questa nuova comedy. O almeno per vedere questo velocissimo pilot.

Sam è una donna di mezza età, con ben tre figlie da tirare su da sola e una carriera che è riuscita a realizzare solo in parte; quindi, se la scena si apre in un centro commerciale dove una ragazzina di circa sei anni piange a squarciagola con la madre accanto e una sconosciuta poco più lontano, è facile capire cosa ci racconterà Better Things. Allo stesso modo, possiamo ipotizzare quale tipo di situazione vedremo da qui in poi e soprattutto come ci verranno raccontate le giornate di Sam, abbozzando fin d’ora una formula che ci ricorda inevitabilmente per alcuni versi la creatura del suo produttore (che in questo caso firma anche la regia e partecipa alla sceneggiatura del pilot), ovvero Louie.

Better Things – 1x01 Sam/PilotQuesta prima puntata ci immerge nella vita di Sam senza preamboli o spiegazioni, mostrandola semplicemente mentre litiga con la figlia maggiore, poi con la secondogenita e infine mette alla letto la più piccola delle tre. In questo senso, vediamo una certa aria di famiglia tra le due serie, che sono fatte e cucite su chi le interpreta, confondendo ancora una volta i confini tra dentro e fuori, finto e reale. Ma la grande differenza – ed è probabilmente questa la vera bellezza che riusciamo ad intravedere in questo “Sam” – è che né Better Things né Pamela Adlon sono o vogliono essere la versione femminile di Louie serie o Louis attore. Nella serie di FX c’è un sottile strato di introspezione in più e la voglia di raccontare una storia più organica, in cui i momenti comici ci sono – e sono davvero tanti –, immersi in situazioni sì grottesche, esagerate o improbabili, ma che provano a dare uno sguardo realistico e onesto.

Better Things – 1x01 Sam/PilotIn questo senso infatti, per la comicità amara e legata ad un vissuto in cui è facile potersi immedesimare, Better Things ha tanti punti di contatto anche con serie come Girls o Master of None, in cui le situazioni che si presentano nella vita dei protagonisti sono effettivamente assimilabili alla vita vera, ma raccontate da uno sguardo dissacratorio, in cui vengono messi alla berlina certi “standard” accettati e socialmente riconosciuti. Il disagio delle venticinquenni per Lena, dei trentenni per Aziz, si trasforma qui nella descrizione del difficilissimo connubio tra gli impegni familiari, il lavoro e il tentativo di avere una propria vita personale ed intima, cioè quella privacy che una donna perde nel momento stesso in cui diventa madre. L’esperimento che Louis C.K. e Pamela Adlon hanno pensato è forse di quanto più complicato potessero fare, perché da un lato c’è la possibilità di scendere verso un troppo facile politically uncorrect, oppure, dall’altro, verso un sarcasmo che si indebolisce ed intimorisce di fronte a temi più scottanti. Infatti sia per Louie che per Girls e Master of None, così come lo sarà per Better Things, il punto fondamentale starà nella gestione dell’equilibrio tra le parti.

Better Things – 1x01 Sam/Pilot In fondo, nella struttura stessa pensata per la sua serie, Louis C.K. si ritaglia il momento finale della puntata in cui combina lo stand-up moment del comico al “commento” della situazione che ha messo in scena, che diventa una sorta di morale o comunque un accompagnamento logico anche alla più estrema o bizzarra delle situazioni. Questo bilanciamento invece non è richiesto per prodotti come Girls o Master of None, in cui tanto più le “categorie” raccontate sono messe in scena in maniera crudele, realistica e sarcastica, tanto più la narrazione sarà percepita verosimile e funzionante. Qui invece c’è di mezzo il tema della maternità e le cose si fanno inevitabilmente più complicate, non tanto perché madri pazze, svitate o eccentriche siano una novità per la televisione (o il cinema), quanto perché l’operazione che ci si aspetta dovrebbe rivelarsi appunto un racconto reale e, per certi versi, spietato, da vera dramedy, dove l’amarezza e il disagio del racconto si riversano sullo spettatore, costretto in un certo senso alla riflessione. Anche per questo, sia la Adlon che Louis C.K. hanno scelto una sceneggiatura asciutta, dove accadono molte cose rispetto a quante ne vengano dette o urlate. E, per quello che siamo riusciti a vedere in questi primi venti minuti, gli elementi per sperare bene ci sono tutti, e ovviamente ad emergere prepotenti sono le varie personalità delineate in poche mosse sulle vere spalle di Sam, ovvero le sue figlie, i cui stessi isterismi saranno – almeno per una volta – una risata assicurata per lo spettatore.

Better Things – 1x01 Sam/PilotInoltre un’altra bella fetta di racconto è la più o meno carriera della protagonista che, come l’attrice che le dà vita, fa soprattutto la doppiatrice, incastrando poi tra un impegno e l’altro un casting per un film e delle scene su set di soap-opera improbabili. Nella parte più strettamente professionale c’è forse poco di originale, ma è una colonna tematica che funziona sempre e che, anche in questo caso, funziona bene per descrivere una vita fatta di corse, rincorse e con nessun vero momento di calma o tranquillità, tantomeno di rottura temporanea della routine, se non magari con il pensiero. Pochissimi sono gli elementi, siano cose, personaggi o situazioni, messi a fuoco, perché la sensazione è che lo spettatore debba fare un vero e proprio tuffo alla cieca nella quotidianità di una madre di famiglia; nulla va spiegato o introdotto a mano a mano, quanto invece semplicemente mostrato.

Inoltre Pamela Adlon è bravissima, usa se stessa in tutte le sue forme per dare spessore ad un personaggio che sulla carta già conosciamo come tipologia – la madre single – ma di cui in realtà impareremo che non sappiamo assolutamente nulla – Sam. In più, ad impreziosire la sceneggiatura c’è anche una colonna sonora bellissima, introdotta dalla sigla con Mother di John Lennon e che continua con Joni Mitchell e i The Submarines.

Venti minuti sono davvero pochi per giudicare un episodio, sono ancora meno per giudicare un pilot di una serie che ha dietro di sé così tanti nomi e così importanti; perciò l’unica cosa veramente saggia da fare è vedere questa prima stagione – con la buon possibilità che, in caso contrario, toccherebbe recuperla.

Voto: 7/8

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Informazioni su Sara De Santis

si narra di lei: nacque nelle lande sconosciute d'Abruzzo, ma qualcosa le diceva che quello lì non era esattamente il suo posto. Circondata da esseri umani, ha provato ad interagire con loro, ma la vocazione incondizionata al commento, alla critica e all'analisi perenne non ha trovato il seguito sperato. Poi un giorno ha incontrato sulla sua strada degli strani mattoncini di fogli rilegati con delle parole impresse dentro: è nei romanzi, quelli veri, che ha trovato la sua dimensione (e una laurea in Lettere, che appesa al muro fa la sua parca figura). Poi sono arrivati il cinema e le serie tv. Per sfogare l'inarrestabile flusso di coscienza ha deciso di scrivere: e Seriangolo fu. Così trovò, anche nel deserto del reale, un luogo abitato dai suoi simili. Una volta raggiunto l'Aleph non si torna indietro (vero amico Borges?).


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Un commento su “Better Things – 1×01 Sam/Pilot

  • Eugenia Fattori

    Bella recensione Sara, e bellissima serie. Aggiungo che del pilot mi ha colpito la totale assenza di figure maschili dotate di una qualche importanza (a partire dal padre che ha dato vita al gineceo) che quindi estende il discorso sull’assenza di vita privata di una madre, ma anche porta in ballo l’argomento abbastanza inedito e piuttosto tabù del sesso e dell’amore intorno ai 50 e all’avvicinarsi della menopausa. Spero sia un argomento che affronteranno, come l’altra comedy geniale di stagione, One Mississipi, affronta il rapporto madre figlia da un punto di vista del lutto e la perdita dell’identità sessuale dovuta alla malattia.