Black Mirror – 3×01 Nosedive

Black Mirror – 3x01 NosediveIn questo ultimo scorcio di 2016 Netflix non ha ancora finito di giocare le sue carte e decide di rendere disponibili i sei episodi della terza annata di Black Mirror, l’acclamata serie britannica che dopo due stagioni ed uno speciale di Natale su Channel 4, è passata sul servizio di streaming che ha deciso di renderla ancora più grande.

[…] io non mi riconosco nella forma che mi date voi, né voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo. Eppure, non c’è altra realtà fuori di questa, se non cioè nella forma momentanea che riusciamo a dare a noi stessi, agli altri, alle cose. La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi.
Pirandello – Uno, nessuno e centomila

Black Mirror – 3x01 NosediveSin da quel 4 dicembre 2011 in cui Channel 4 mandò in onda il primissimo episodio di Black Mirror si poteva intuire che qualcosa di nuovo fosse arrivato sul panorama televisivo internazionale: non solo perché cinque anni fa il numero di serie antologiche era minore di quello attuale (e dunque si trattava anche di una vera e propria scommessa), ma soprattutto perché osò sconvolgere gli spettatori con una storia tanto assurda eppure spaventosamente realistica. Da allora fino ad oggi Black Mirror è stata una serie dall’indiscusso e indiscutibile valore, capace di mettere in scena alcune delle nostre più sincere paure concernenti un uso errato e senza etica delle nuove tecnologie. Ciò che la scrittura di Charlie Brooker pone come centro della sua discussione non è uno sguardo sospettoso e negativo nei confronti della tecnologia in sé; questo messaggio completamente sbagliato non passa mai, in effetti, perché al cuore della serie c’è il temibile declino a cui l’umanità a noi contemporanea potrebbe arrivare se non sarà in grado di gestirle, queste nuove tecnologie.

Ci sono due piani del discorso di Black Mirror, infatti, che vanno presi in considerazione: da un lato c’è la costruzione di un mondo altro, di una realtà futuristica al limite dell’utopico o comunque talvolta volutamente esagerata per far passare il messaggio (o la metafora, come dovremmo dire in questo caso); dall’altro c’è la componente umana, che è poi il livello che permette con estrema efficacia e puntualità di creare forte empatia tra lo spettatore ed il protagonista o i protagonisti delle vicende rappresentate. Queste due sfere interagiscono tra di loro con uno scambio unico che, almeno fino a questo momento, non ha mai fallito nel lavorare a dovere. L’idea di fondo, d’altronde, può esprimere anche temi non necessariamente originalissimi – come accadrà per questo primo episodio, che gli spettatori di Community non troveranno nuovo –, ma trattato e portato avanti in maniera spesso molto fresca e con una realizzazione tecnica invidiabile.

Black Mirror – 3x01 NosedivePrendiamo, appunto, questo episodio: è chiaro sin dai primi dieci – terrificanti – minuti che Brooker sia partito da una generale stigmatizzazione dell’uso ormai pressoché indiscriminato dei social nella vita quotidiana, portato alle estreme conseguenze per necessità di metafora. Non solo la realtà descritta è caratterizzata dal gradimento sui social network, ma l’intera vita umana e quotidiana è un eterno gioco di giudizi e costruzioni atti ad ottenere gradimento e successo sociale. Questo gioco viene a tal punto portato alle estreme conseguenze che intere parti della società sono appannaggio di coloro che hanno un giudizio ben superiore alla media; si è formata una nuova classe sociale in cui il valore massimo non è più attribuito dal denaro – che pure deve ovviamente avere ancora un ruolo essenziale –, ma dalla capacità di creare intorno a sé (e dentro di sé) l’immagine che gli altri proiettano.

Black Mirror – 3x01 NosediveUna duplice lettura, dunque, che porta alle estreme conseguenze l’idea pirandelliana che ciascuno di noi è visto in maniera differente dall’altro, rendendo impossibile determinare chi si sia in maniera univoca; si è, in questa nuova realtà, ciò che è necessario essere per incontrare il gradimento degli altri. Si parla e si ride nel modo ritenuto più gradevole, si creano immagini e si cerca il cibo che ci farà apparire più “cool”, ed il suo sapore non ha alcun ruolo in tutto questo. La pervasività di questo sistema è così violenta che ormai tutto è falsi sorrisi e pugnalate alle spalle: basti pensare al sistema legale stesso che punisce facendo perdere punteggi (pur senza smettere di sorridere, per essere comunque a propria volta valutato con cinque stelle); ogni cosa che si dice è strettamente controllata dalla funzione sociale e dalle possibili ripercussioni che si subiscono, persino nel doversi schierare dopo una rottura sentimentale altrui.

In questo mondo assolutamente finto non stupisce – ma anzi ribadisce ancora una volta come questa serie non abbia perso alcuno smalto – che il modo di rappresentazione visiva sia l’esaltazione delle tonalità pastello, che rendono tutto idilliaco e sgradevolmente inquietante. Quando la protagonista irromperà al matrimonio spezzerà anche cromaticamente il tenue alone che sembra dominare la messa in scena: non resta altro che il fango e la “follia” (ma su questo ci arriveremo) a frantumare questa finzione e a portare qualche colore più acceso. Da segnalare, poi, che la regia è affidata a Joe Wright che sa muoversi con grande maestria nella creazione di questo panorama visivo.

Black Mirror – 3x01 NosediveIn questo grande gioco, dunque, troviamo la protagonista. Lacie Pound è una giovane donna con un punteggio sociale di 4.2, quindi perfettamente inserita all’interno di questo sistema – anzi, si direbbe che è anche piuttosto capace a portarlo avanti. Ma vuole di più, sempre di più, invidiosa della vita di chi ha un punteggio molto più elevato e dunque maggiore stima e riconoscimento pubblico a cui lei non può far altro che aspirare per convenzione sociale. È a questo che si riduce la sua vita (la si vede al posto di lavoro, ma il fatto che stia lì per lavorare è del tutto secondario e fumoso), ossia ad una costante ricerca di approvazione, alla gratificazione tutta moderna che può arrivare da una foto condivisa e giudicata positivamente. Da lì all’analisi delle singole parole o delle singole espressioni il passo è breve. La sua stessa volontà di cambiare casa è anche legata al terrore di un fratello che invece non sembra interessarsi più di tanto del punteggio (anche se il suo modo di vendicarsi della sorella resterà comunque confinato nel gioco di giudizio).

Black Mirror – 3x01 NosediveVedere la lenta ma inesorabile caduta di Lacie Pound è doloroso ed emblematico insieme: man mano che la donna si ritrova perseguitata da una serie di spiacevoli eventi, sempre più si rivela la natura “crudele” dell’essere umano, che non ha alcuna intenzione di venirle incontro infierendo sulle sue difficoltà. Più il suo punteggio diminuisce, più crolla dentro di lei ogni filtro; com’era accaduto all’inizio dell’episodio al suo collega di lavoro, così anche lei diventa sempre più una social paria, vittima di punteggi negativi che si susseguono uno dietro l’altro senza possibilità di arrestarli. Ed è proprio da questo disastro che si risveglia l’animo sincero e più umano di Lacie: in quello che sembra sempre più un episodio scritto da Pirandello, la donna ha bisogno di finire – letteralmente – nel fango prima di capire che quella sua disperata ricerca di attenzioni non è altro che un grido di profonda solitudine, lo scatto di chi realizza che ciò che la circonda è pura finzione. La sequenza d’insulti che chiude la puntata non può che essere, necessariamente, il punto di approdo di qualcuno che è rimasto vigile tutta la vita a controllare ogni sua parola, ogni suo scatto di sincera umanità in una società che semplicemente non accetta più la spontaneità. Dalle prove di risata davanti allo specchio si passa al sorriso spezzato ma divertito che va a chiudere la sua personale discesa agli inferi. Un plauso particolare bisogna farlo a Bryce Dallas Howard che è, nei panni di Lacie, di una bravura straordinaria: non solo regge con grande capacità l’intero episodio sulle proprie spalle, ma è in grado di dotare il suo personaggio di una umana profondità che rende credibile ogni suo più piccolo cedimento.

Black Mirror – 3x01 NosediveDove si annida, allora, la genialità della scrittura di Brooker? Il mondo generale e quello più personale di Lacie si stringono e si avviluppano l’un l’altro con grande efficacia, al punto che in alcuni momenti sembra che davvero questa realtà possa essere non così distante dalla nostra. Quante volte noi stessi possiamo essere scivolati nell’interesse di condividere qualcosa non soltanto per il desiderio in sé, ma per la sottile ed inconfessabile gratificazione che il nostro ego ne avrebbe tratto? Il gioco di filtri con le immagini, la studiata quanto innaturale costruzione della messa in scena delle nostre fotografie, l’intrusione più o meno invasiva dei programmi di modifica delle imperfezioni: sono tutti mezzi che non cercano il lato migliore di noi o della nostra vita (che pure falserebbero la realtà), ma rispecchiano ciò che crediamo possa piacere (o di contro scandalizzare, anche questo può essere un meccanismo di ricerca d’attenzione) al resto delle nostre cerchie.

Black Mirror – 3x01 NosediveDa questo ritorno della vanità Brooker ne ricava un episodio estremamente riuscito che lascia ben sperare per il resto della stagione. Ciò non significa, però, che tutto sia emerso al meglio: si nota, soprattutto nell’incontro con Susan, la camionista che riesce a far comprendere a Lacie l’inutilità del sistema di gradimento, una sfacciata necessità didascalica; le somiglianze sono talmente evidenti e conclamate che è impossibile non notare la mera funzione narrativa di quel personaggio. Lo stesso problema può essere in parte visto anche nella sequela di insulti finale, sebbene lì sia molto meno sfrontato e di conseguenza meglio amalgamato nel processo finale che si va cercando. A parte tutto ciò, però, è innegabile che il passaggio da Channel 4 a Netflix abbia significato anche un diverso budget che si riflette in un uso preponderante degli scenari esterni, che non riducono tuttavia la carica opprimente di cui è dotata tutta la prima parte dell’episodio.

Il ritorno di Black Mirror conferma dunque come la scrittura e la realizzazione tecnica siano rimaste di altissimo livello; anzi, a dirla tutta, c’è in questo primo episodio della terza stagione una tale grazia espressiva che gli si perdonano anche quelle poche stonature che si evidenziano di tanto in tanto. Se il resto della stagione si manterrà su questi livelli, che sono altissimi, allora Black Mirror avrà definitivamente superato il soffitto di vetro che è sembrato finora esser riuscito a contenere la sua grandezza.

Voto: 8½ 

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

4 Risposte

  1. Mark May scrive:

    Io sinceramente faccio molta fatica a trovare le parole quando mi trovo davanti a cotanta bellezza (parlo a stagione finita ma in particolare di questo episodio).
    Capisco il tuo punto di vista su Susan ma trovo che abbia avuto una funzione importante narrativamente. Se non ci fosse stata probabilmente avrebbe vissuto il cambiamento di valutazione come una semplice punizione temporanea e forse avrebbe accettato il “sistema” e persino giustificato le azioni della sua amica (io l’ho interpretata così).
    Concordo sul fatto che sia un pò “macchiettistico” il personaggio di (forse invertendo il ruolo tra Susan ed il personaggio della prigione l’originalità ne avrebbe giovato),ma siamo d’accordo anche nel credere che sia una cosa che nel complesso non intacca la bellezza della puntata.

     
  2. Writer scrive:

    Mi è parso un episodio magnifico che estremizza e eleva a sistema una tendenza che si sta diffondendo con una velocità impressionante. L’idea è geniale ed è trattata con rigore, quasi fosse un teorema matematico, ma anche con una leggerezza stilistica ammirevole, che mescola un ritratto impietoso del mondo futuro con robuste dosi di humour nero.
    Siamo veramente davanti a un black mirror, uno specchio che restituisce un immagine deformata e grottesca, ma già largamente riconoscibile e presente. Un intero modello sociale dove l’indice di popolarità e di gradevolezza determina delle autentiche caste, delle condizioni di vita radicalmente differenti, dei requisiti di inclusione/eslusione ancora più netti e radicali del denaro.
    Un grande primo episodio. Purtroppo i successivi mi sono parsi molto, molto inferiori.

     
  3. Genio in bottiglia scrive:

    Ciò che riesce a Black Mirror, e che riesce anche in questo primo segmento di terza stagione, è fare pensare. Al di là delle soluzioni tecniche, c’è una profonda critica sociale della quale la creatura di Brooker si fa portatrice. E’ vero, il personaggio della camionista può anche essere didascalico, ma quei minuti hanno una funzione all’interno della narrazione. Per la prima volta Lacie getta un’occhiata dall’altra parte dello specchio, perché è costretta a farlo. E’ evidente che chi racconta la storia abbia un’opinione sulla pervasività, vacuità, o persino pericolosità, di questa social dark side of the moon, ed è evidente che tale opinione sia profondamente negativa. Per certi versi si tratta quasi di una storia a tema, quasi di un percorso di liberazione.

     
  4. Davide Canti scrive:

    D’ora in poi, quando mi chiederanno consiglio per un film horror, segnalerò “Nosedive”. Credevo che passando a Netflix lo show sarebbe diventato un po’ più mainstream e quindi meno incisivo… mi sbagliavo di grosso! Puntata favolosa per una serie che mi sarebbe tanto piaciuto scrivere.

     

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