Black Mirror – 3×05 Men Against Fire

Black Mirror - 3x05 Men Against FireUno dei grandi punti di forza di Black Mirror consiste nella sua offerta di spunti originali, idee di base che, a prescindere dallo sviluppo della storie in sé, non possono che portare a riflessioni o approfondimenti sul rapporto tra l’uomo e la tecnologia.

Tuttavia, la qualità della serie non si ferma certo qui: gli spunti devono essere sviluppati ed approfonditi, devono costruire delle storie che riescano ad analizzarli nella maniera più intelligente possibile, senza sacrificare nel processo la messa in scena. È lì, in fondo, che si traccia la linea tra gli episodi migliori e quelli meno riusciti della serie, tra quelli che hanno saputo fare il passo in più e quelli che rimangono dei semplici esperimenti; “Men Against Fire” si pone esattamente nel mezzo, riuscendo a dire tanto ma lasciando la sensazione che si sarebbe potuto fare ancora qualcosa di più.

It’s a lot easier to pull the trigger when you’re looking at the boogeyman, hmm?

Black Mirror - 3x05 Men Against FireÈ chiaro fin da subito come il romanticismo e l’ottimismo di “San Junipero” siano un lontano ricordo; la situazione presentata è infatti molto più cupa, più vicina allo stile a cui è normale associare un prodotto che porta la firma di Charlie Brooker.
La premessa, come si diceva, è come al solito interessantissima e ricca di spunti, mettendo sul tavolo una narrazione che tanto si avvicina a “La Sentinella” di Fredric Brown: anche in questo caso si parla di spersonalizzazione del nemico, della cultura dell’orrore e del disgusto per giustificare ulteriori orrori nei confronti dei propri avversari. È un tema che, forse in questo episodio più che mai, si lega tanto ad un possibile futuro quanto al nostro passato, mettendo le proprie radici esplicitamente nei conflitti del Novecento ed in particolare sulla guerra in Vietnam, in cui Charlie era visto appunto come una “razza” straniera, fatta di alieni, di roaches. Black Mirror è sempre stata una serie sull’essere umano più che sullo schermo nero che ne riflette (senza inventarsi nulla) la natura, e “Men Against Fire” porta agli estremi un certo tipo di visione del nemico (ma, se vogliamo, anche dello straniero) che non può che risultare tristemente attuale. Dopotutto, la parte più terrificante della distopia presentata non sta tanto nell’impianto Mass, che “acceca” i soldati manipolandone l’intero sistema percettivo, quanto nello scoprire che la gente sia perfettamente a proprio agio con il dispositivo – e, quindi, con le atrocità che tale sistema permette di compiere. Perché la consapevolezza che esista un comando dell’esercito senza scrupoli che ordina atti del genere non è certo rassicurante, ma lo è ancora meno il fatto che la maggioranza della popolazione appoggi senza alcun problema questo tipo di strumenti.

Black Mirror - 3x05 Men Against FireSi parla quindi di una premessa e di sviluppi perfettamente coerenti col solito mood della serie ed in particolare con quello delle prime stagioni, con la differenza che sarebbe stato difficile immaginare un episodio del genere prodotto e distribuito da Channel 4. Quello che l’entrata in gioco di Netflix ha provocato è stato un ampliamento delle prospettive della serie, allargando l’occhio cinico di Brooker per applicarlo ancora meglio al modo di pensare statunitense e quello globalizzato (che spesso coincidono); “Men Against Fire” è uno degli esempi più significativi di tale passaggio, in quanto studio di un apparato (quello militare) così radicato nella cultura americana da definirla perlomeno in parte. Il personaggio di Raiman non è altro che l’incarnazione di tale aspetto, del machismo per molti necessario a sentirsi forti e sicuri, del bisogno di impugnare un’arma e sottomettere qualcuno per soddisfare i propri istinti; dall’altra parte c’è Stripe, simbolo invece di quella parte più indecisa ma anche facile da convincere ad arruolarsi, di quella grandissima fetta della popolazione (ed in particolare di giovani) che si ritrova nel mezzo della violenza solo per il fatto di aver seguito ingenuamente delle vaghe promesse.

Black Mirror - 3x05 Men Against FireMa c’è anche un altro interessante tema che emerge solo nella seconda metà dell’episodio: quello della depurazione, dell’ossessione per la costruzione dell’essere umano perfetto. La scoperta della natura dei nemici da eliminare è infatti qualcosa di estremamente destabilizzante, perché non si tratta di persone appartenenti ad un’altra cultura: in un mondo integrato la nuova minoranza sembra essere quella fetta di popolazione colpita da imperfezioni nel DNA; e quindi la propensione all’aggressione sessuale, la maggiore probabilità di contrarre tumori diventano fattori fondamentali a definire lo status di “estraneo” (o, come li chiamano loro, roaches, scarafaggi) che tanto viene detestato.
Si tratta di un particolare di fondamentale importanza perché svincola l’episodio dal solito e banale complottismo e trasforma l’azione dell’esercito in un dilemma morale di grandissima risonanza, oltre che nell’espressione di un parere comune apparentemente condiviso. In questo modo, la colpa non è solo dei “piani alti” che mettono in atto l’inganno ai danni dei roaches e dei soldati, ma della cultura di massa che ha incentivato e fatto crescere un tale bisogno, dell’evoluzione esponenziale del pensiero secondo cui è giusto far progredire solo gli individui che, per ragioni puramente genetiche, meritano di portare avanti il genere umano – ed ecco ancora che si ritorna al passato, all’eugenetica che tanto ha segnato la storia del Ventesimo secolo.

Black Mirror - 3x05 Men Against FireSe quindi il tema e gli sviluppi di “Men Against Fire” sono certamente all’altezza della profondità di Black Mirror, è la parte narrativa a soffrire di una certa debolezza. Quello che convince meno dell’episodio non è lo spessore degli argomenti affrontati o la loro capacità di generare un certo tipo di analisi, ma piuttosto le scelte in termini di racconto che imprimono sullo schermo i temi dell’episodio; e non si parla tanto della prevedibilità della svolta al centro della puntata (compensata dal grande significato che questa nasconde) quanto della stanchezza degli altri sviluppi, nessuno dei quali riesce a imporsi con decisione sullo spettatore.
Si tratta infatti di scelte troppo derivative, dalla famiglia “nemica” che accoglie il protagonista per essere brutalmente eliminata poco dopo alla rivalità con la compagna di squadra, fino ad arrivare ad un finale che sarebbe potuto essere d’impatto nella prima annata della serie, ma che a questo punto perde di potenza espressiva a causa dei legami troppo forti con gli altri episodi (il primo che viene in mente è di sicuro “Fifteen Million Merits”). È come se l’indiscussa qualità dei temi venisse in parte annacquata da un comparto narrativo meno ispirato e un po’ trascurato, contrariamente a quanto accade con successi indiscussi come il precedente “San Junipero”.

“Men Against Fire” è un episodio interessantissimo, il contenitore di idee e spunti per dibattiti che ci si aspetta avvicinandosi ad un episodio scritto da Charlie Brooker; rimane un po’ di amarezza, tuttavia, per un’esecuzione che non riesce a stare al passo con l’imponenza degli argomenti di cui si parla, trasformando un’ora di televisione potenzialmente grandiosa in un semplice racconto ben pensato.

Voto: 7½

 

Pietro Franchi

Piccolo o grande schermo, se vale la pena litigarci sopra ci sto. Tutto qui!

4 Risposte

  1. Genio in bottiglia scrive:

    Recensione perfetta! Anch’io ho visto questo episodio come una enorme occasione sprecata. Perché, davvero, il tema è uno dei più interessanti, ma lo sviluppo, tenuto conto poi che stiamo parlando di BM, è a dir poco sciatto. Peccato.

     
  2. Mark May scrive:

    A me invece questo episodio è piaciuto tantissimo. Trovo che questa sia la tematica più attuale (insieme a Nosedive) che Brooker abbia affrontato in questa terza stagione e devo dire che,proprio per l’attualità di certi temi, è forse l’episodio che più mi ha angosciato.
    A parte l’evidente richiamo ai migranti/scarafaggi (nel doppiaggio italiano li hanno chiamati “parassiti” ma poco cambia) ed alle rappresaglie naziste di questi soldati, l’episodio mi è piaciuto molto nei particolari.
    La scena della casa in campagna è sicuramente il pezzo forte dell’episodio (la seconda parte non è all’altezza della prima) e devo dire che la rappresentazione di un futuro senza Dio e senza religione così tetro mi ha fatto parecchio riflettere sul ruolo della religione nella società così tanto messo in discussione (anche giustamente) oggi. Personalmente metto questa puntata nella mia Top 3 della terza stagione, anche se condivido l’analisi di un finale inferiore allo sviluppo e troppo simile a 15 Million Merits (che però forse non tutto il pubblico americano ha visto).

    Ps:Credo che la popolazione veda gli scarafaggi nello stesso modo dei soldati, perché la compagna di Stripe afferma nell’episodio di essere andata a caccia di parassiti fin da ragazza, ergo prima che diventasse soldato (io l’ho vista così).

     
    • Pietro Franchi scrive:

      Ciao Mark May! Riguardo a come la popolazione veda i roaches io ho fatto affidamento al dialogo con la donna nel nascondiglio, perché quando Stripe chiede cosa vedano gli abitanti del villaggio lei risponde “what you see now”, facendo intendere che, anche senza l’impianto Mass, la cultura di massa è riuscita a costruire un odio ben più radicato di quello indotto dalla “semplice” distorsione dei sensi. L’impianto Mass è stato costruito soprattutto per rimuovere la difficoltà di premere il grilletto (e quindi di agire in maniera concreta), ma l’odio verso la gente con un DNA “difettoso” è qualcosa che è nato addirittura prima; è forse questo, come dico nell’articolo, l’aspetto più terrificante!

       

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