Luke Cage – Stagione 1

Luke Cage - Stagione 1C’è sempre molta attesa per le nuove serie Marvel-Netflix, in parte per la notorietà dei personaggi di cui raccontano le imprese, ma ora più che mai per il progetto inter-televisivo nel quale culmineranno il prossimo inverno: l’annunciato The Defenders, show che vedrà l’unione dei quattro eroi “metropolitani” della rete.

Erroneamente si potrebbe pensare che fosse un’impresa relativamente semplice bissare o, come in questo caso, triplicare il successo di critica e di pubblico che hanno avuto le due serie che hanno preceduto lo show di Cheo Hodari Coker, ma la realtà dei fatti mostra chiaramente come la produzione sia incappata in più di una difficoltà. Luke Cage, infatti, non è all’altezza di nessuna delle opere che l’hanno preceduto, e questo è spiegabile innanzitutto per motivi strutturali, su cui gli autori avevano ben poco margine di manovra, ma anche per problemi più elementari, alla base del successo di ogni buona serie televisiva.

Partendo dai primi è facile constatare come le altre serie Marvel-Netflix possedevano dei vantaggi intrinseci alla natura stessa del prodotto: Daredevil ha avuto dalla sua l’effetto sorpresa e l’innovazione di un genere ormai stra-abusato al cinema e in tv; Jessica Jones ha saputo discostarsi dal racconto supereroistico proponendo uno stile molto più simile al thriller psicologico e, per questo, più intrigante. Lavorare su Luke, invece, dev’essere stato molto più difficile per gli autori, dovendo basare il personaggio sulle vicende che lo avevano già visto protagonista in Jessica Jones e costruirgli intorno un contesto nuovo ma che allo stesso tempo non tradisse il lavoro già fatto da Melissa Rosenberg. Questi limiti non hanno chiaramente giovato alla serie che in più di un’occasione sembra quasi costretta e circoscritta in determinati territori narrativi, non riuscendo mai a spiegare il suo vero potenziale.

Luke Cage - Stagione 1Scendendo più in profondità e scomponendo lo show nelle varie parti che lo compongono i difetti, purtroppo, persistono. Il ritmo della serie è altalenante, non riesce mai a stabilizzarsi e alterna puntate rocambolesche ad un lento procedere delle storie dei singoli personaggi, ricche di lunghissimi dialoghi esplicativi ben poco concreti. È un morbo che attanaglia soprattutto i villain della serie, da Cottonmouth – la cui morte a metà stagione, per quanto prevedibile, è uno dei migliori momenti della stagione – a Diamondback, che fa della pomposità del suo linguaggio tutta la sua caratterizzazione. Nessuno dei due riesce ad essere un nemico credibile per Luke, in parte per la pessima scrittura che li caratterizza e altresì per lo scarso carisma emanato dai due attori. Un discorso simile può essere fatto per Mariah e Shades, che godono di un attenzione migliore ma non troppo: il braccio destro di Diamondback, soprattutto, non riesce mai a trovare la sua dimensione, risultando pressoché inutile fino a poche puntate dalla fine.

Luke Cage - Stagione 1Passando dall’altro lato della barricata non si può non parlare di Luke, il protagonista della serie interpretato da Mike Colter. Come si è ricordato, lo spettatore aveva già avuto un assaggio del personaggio nei primi episodi di Jessica Jones; nello show a lui dedicato, però, la sua storia viene esplorata in maniera più approfondita, raccontando gli eventi che lo hanno trasformato donandogli la sua quasi indistruttibilità e i fatti successivi al suo allontanamento da Hell’s Kitchen. La trama lavora molto sull’identità di Luke, una volta Carl Lucas, adesso simbolo di un America nera alla spasmodica ricerca di un eroe che li rappresenti e che porti le loro esigenze all’attenzione della società. Non è facile per il protagonista addossarsi le responsabilità di un intero quartiere e serve la morte di più di un amico per portarlo a compiere il grande passo e diventare il paladino della giustizia di Harlem. Da questo punto di vista la serie lavora abbastanza bene sul delineare un ambiente ostile e sfaccettato, in cui si mischiano giustizia e criminalità, ricchezza e povertà, ma anche voglia di redenzione e speranza. L’unica nota stonata è rappresentata dall’insistere un po’ troppo sul tema della discriminazione e del riscatto sociale, oscurando in parte il ruolo “internazionale” che Luke Cage potrebbe assumere, sebbene sia un eroe molto legato al suo quartiere – nella storia editoriale del personaggio arriva addirittura ad unirsi ai Vendicatori ad un certo punto.

Luke Cage - Stagione 1Quello che convince di meno della trama principale è il suo rapporto con Willis, aka Diamondback, svelato ed esplorato solo nella seconda metà di stagione ma probabilmente meritevole di un’attenzione maggiore rispetto a quella che, a conti fatti, ha ricevuto. La scelta di introdurre questo personaggio solamente dall’ottavo episodio ha dei lati positivi che però non sono stati sfruttati al meglio: l’idea era probabilmente quella di alimentare l’attesa e l’interesse verso il villain che viene più volte nominato da Shades e Stokes, tuttavia ciò non è bastato per evitare un senso di straniamento alla sua prima apparizione. Effettivamente lo spettatore sa poco e nulla sul suo conto, e il modo in cui entra in gioco non permette un approccio graduale al personaggio, portandolo violentemente sulla scena senza preavviso. Come se non bastasse Diamondback non si avvicina minimamente alla complessità psicologica di Kingpin o al carisma magnetico di Kilgrave, e addirittura risulta ridicolo con il costume indosso negli ultimi episodi, rendendo lo scontro finale ancora meno spettacolare e anticlimatico di quanto già non sia.

Luke Cage - Stagione 1I problemi strutturali dell’impianto narrativo della serie sono, per fortuna, mitigati da una qualità visiva e acustica di altissimo livello. A partire dalla colonna sonora che accompagna brillantemente tutti i tredici episodi senza risultare mai ripetitiva ma, anzi, capace di creare un ottimo livello di coinvolgimento e approfondimento della cultura afroamericana di Harlem. La regia e la fotografia non sono da meno, regalando momenti di grande impatto, anche e soprattutto negli scontri poco spettacolari che coinvolgono Luke e gli altri personaggi. Non era decisamente scontato riuscire a rendere credibili i poteri di cui è dotato il protagonista, ma almeno su questo punto lo show ha fatto un ottimo lavoro.

Luke Cage - Stagione 1Luke è l’eroe del popolo, una nuova figura di superuomo che deve lottare più che contro un nemico invincibile, contro l’opinione pubblica e contro quelli che vorrebbero screditare il suo nome. In questo, come si è già accennato, la serie lavora sui delicati temi della discriminazione, portando a galla delle problematiche più che attuali. In questo quadro funziona anche il buon lavoro fatto sui personaggi femminili, qui importantissimi e a volte capaci di oscurare le controparti maschili. Il detective Misty Knight è un ottimo esempio di caratterizzazione attenta, solo a volte portata all’esagerazione; lo stesso si può dire per Mariah Dillard, poco incisiva come villain ma decisamente più “umana” e ispirata di altri personaggi.
Per quanto riguarda Claire, invece, bisogna ragionare innanzitutto sulla funzione di “collante” che esercita tra le diverse serie Marvel. In questo caso il suo ruolo è ben più ampio, coprendo una parte attiva della trama e divenendo un interesse amoroso per il protagonista; tuttavia, non è facile scrollarsi di dosso le modalità artificiose attraverso le quali incontra Luke e come lo aiuta in modo quasi disinteressato. La sua presenza nella serie è ormai assodata per lo spettatore – così come ci si aspetta anche per Iron Fist – e questo non giova ad un personaggio che è passato di mano a diversi autori che l’hanno adattata alle esigenze della trama facendole perdere gran parte del suo potenziale.

Luke Cage segue la scia luminosa lasciata da Daredevil e Jessica Jones risultando, tuttavia, la meno riuscita delle tre. La nuova serie Netflix può, infatti, vantare un ottimo comparto tecnico – dalla colonna sonora alla regia – ma una trama decisamente non all’altezza, poco originale e per nulla ispirata, risultando a tratti noiosa e coinvolgente solo in alcuni frangenti. Se a questo verdetto si aggiungono dei personaggi poco incisivi, quando non addirittura banali, il risultato non può che essere negativo: l’impressione che rimane, insomma, è quella di una serie ben confezionata – in linea con gli standard qualitativi a cui ci ha abituato la piattaforma di streaming – ma che non lascerà di sicuro il segno, se non come un lungo prologo di The Defenders.

Voto Stagione: 6,5

 

Davide Tuccella

Tutto quello che c'è da sapere su di lui sta nella frase: "Man of science, Man of Faith". Ed è per risolvere questo dubbio d'identità che divora storie su storie: da libri e fumetti a serie tv e film.

4 Risposte

  1. Luca Badaloni scrive:

    E’ sicuramente vero che tra le 3 serie Marvel-Netflix questa è stata la più debole, ma c’è da dire che Luke Cage è un personaggio molto difficile da raccontare nel 2016. Cage nasce negli anni ’70 e i temi che tratta sono esattamente quelli descritti nello show: esclusione sociale, razzismo, criminalità dilagante, voglia di riscatto. Il quartiere di Harlem è l’esatta rappresentazione di questi temi. Per noi italiani magari ci risulta un po’ fuori dal tempo sentir citare le lotte di M.L.King come se fosse morto ieri e non fosse cambiato niente (perché nella sua storia editoriale era morto ieri) ma trovo che l’onda di nuovo razzismo che sta tornando in America (cop bianchi che uccidono neri) possa aver trovato una buona espressione in questa serie. In sintesi, credo che per apprezzarla davvero occorra essere americani e aver visto con i propri occhi certe realtà. Noi possiamo parlarne solo dal punto di vista supereroistico e dire che Cage non ha una storia forte come Jones o Daredevil alle spalle, quindi risulta meno interessante, quindi fa meno effetto. La qualità generale del progetto Netflix non viene in alcun modo intaccata e si aggiunge di un personaggio che potrà fare molto bene in futuro.

     
    • claudio1987 scrive:

      Beh i riadattamenti comunque servono anche a questo, a cercare di adattare in maniera adeguata la serie a quelli che sono i tempi, a meno che l’intento della serie non è proprio quello di rappresentare proprio quel periodo in quel particolare spaccato di società che è la comunità nera.
      Da parte mia penso che il punto debole più grosso della serie sia la mancanza di un villain con una forte personalità, e una caratterizzazione più umana del protagonista. In questo a mio parere la colpa ricade su Mike Colter che non ha dato una prova interpretativa degna di nota.

       
  2. Rorschach scrive:

    Non è all’altezza delle altre ma l’ho comunque finita in 3 giorni, devo dire che diamondback non mi è piaciuto per niente, però devo dire che come personaggio preferisco lui a Daredevil, non vedo l’ora di vederli insieme che si litigano Claire

     
  3. Chayton scrive:

    Ma mi faccia il piacere!!! :) Luke Cage è una serie PESSIMA sotto ogni punto di vista. La colonna sonora. sgradevole di per sè, è assolutamente fuori luogo, eccessiva, invadente e fin dei conti insopportabile. Anche la presentazione di un artista nero per episodio rappresenta una scelta tendenziosa che sortisce risultati grotteschi e risibili. Noia assoluta, dialoghi patetici, esaltazione delle prestazioni sessuali del protagonista e personaggi caricaturali che manco nell’altra pessima “Ghotam”. Colter è un fustacchione con languidi occhi da cocker e buon per lui che le donne gli sbavano dietro, ma tutto questo cosa centra con un serial sui super eroi marvel? Robaccia da dimenticare. E lo dico superfan del Luke Cage di carta che ho letto per vent’anni.
    Quasi dimenticavo, le scene d’azione sono le peggiori mai viste oltrechè rarissime: mi hanno ricordato l’Hulk di Lou Ferrigno, che lanciava i villain di qua e di là in un tripudio di violenza edulcorata da Sesame Street.

     

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *