The Walking Dead – 7×01 The Day Will Come When You Won’t Be

The Walking Dead - 7x01 The Day Will Come When You Won’t BeSono passati sette mesi da quando Negan ha deciso che era ora di fare una conta che ancora oggi ci mette i brividi: Lucille era stata scagliata con forza sulla testa di qualcuno, prima che lo schermo sfumasse a nero. Ma su chi? Lo scopriamo in questa première finalmente ricca di contenuti ma anche – e soprattutto – di una violenza per ora solo teorizzata in The Walking Dead.

Not today, not tomorrow.

Partiamo dall’attesa, dall’hype che il finale della scorsa stagione aveva generato. Uno dei tantissimi punti deboli di questa serie è sempre stato quello di creare poca suspense intorno alla sorte dei propri personaggi, alcune volte creandola in maniera ridicola (qualcuno ha detto Glenn?): è un racconto in cui i protagonisti sono dei bersagli viventi, ed è evidente come il loro destino sia sempre appeso a un filo.
The Walking Dead - 7x01 The Day Will Come When You Won’t BeQuesta situazione ha portato, negli anni, al ripetersi di molti schemi che dopo un po’ il pubblico più attento e abituato è riuscito a smascherare in corso d’opera o alcune volte addirittura in anticipo, e questo ha portato a uno scollamento empatico tra chi guarda e chi dovrebbe soffrire nella storia.
Il finale della scorsa stagione aveva finalmente dato uno scossa a questi schemi grazie all’inserimento di Negan, sulla carta uno dei più folli villain nel panorama televisivo contemporaneo. E “sulla carta” non lo diciamo a caso: The Walking Dead ha dimostrato che, seguendo alla lettera o quasi il capolavoro cartaceo scritto da Robert Kirkman, si poteva veramente mettere a nudo la natura umana in un contesto apocalittico, dove la violenza e la nostra più profonda animalesca pulsione verso la sopravvivenza fungono da padrone incontrastate. Ecco, purtroppo l’hype per questa nuova stagione poteva essere molto più alto, ma vediamo il lato positivo: questa puntata è stata di gran lunga superiore alle aspettative, forse addirittura più alte di quelle di chi ama questo prodotto incondizionatamente.

The Walking Dead - 7x01 The Day Will Come When You Won’t BeRick Grimes è ovviamente il protagonista incontrastato di The Walking Dead, ed è anche un po’ lo specchio di chi guarda la serie, soprattutto in questo episodio. L’apertura non può che essere su di lui, un attimo dopo che Negan ha ucciso uno dei protagonisti, intento ancora a insistere nel suo ruolo di leader duro e puro, minacciando il suo interlocutore anche se in evidente difficoltà. Ecco, per chi non conosce Negan e non si aspetta molto dalla scrittura dei personaggi, sarà sembrato il solito attacco con la solita conclusione: ma ben presto Rick avrà dipinta sul volto la stessa nostra sorpresa nel vedere quanto ci stavamo sbagliando.

Think about what happened.

The Walking Dead - 7x01 The Day Will Come When You Won’t BeAnche noi dovremo pensare a lungo a quanto è successo e probabilmente a quanto dovrà succedere, se gli sceneggiatori decideranno di seguire questa strada impervia e violenta e non edulcorare tutto come spesso è successo nelle annate precedenti.
È tutto sulle spalle di Rick, lo è sempre stato e lo sarà sempre. Lui stesso si è messo in questa situazione, pensando sempre che ce l’avrebbe fatta. Finalmente la variabile impazzita del caos criminale – molto simile a quello del Joker del Cavalerie Oscuro – irrompe sulla scena e scompiglia tutto quello che c’è in tavola. La prova che Negan inscena per Rick è il perfetto specchio di quello che è successo finora: andare in mezzo agli zombie, rischiando più volte la vita, per recuperare qualcosa che dovrà comunque ridare a un folle. Se ci pensate bene non ha alcun senso, ma è quello che questo gruppo è costretto a fare – a volte per colpa, altre per merito degli scrittori – da anni, e che ora si trova a farsi una domanda: a cosa è servito tutto questo? La nebbia dell’anima in cui si ritrova immerso Rick mentre ripensa alle esecuzioni ultraviolente di Abraham e Glenn è la perfetta metafora di quello che sta affrontando il leader, sentendo tutte le colpe addossarsi su di lui.

The Walking Dead - 7x01 The Day Will Come When You Won’t BeA proposito di ultaviolenza: è stata gratuita diegeticamente parlando, ovvero nel mondo di The Walking Dead che stiamo guardando, ma assolutamente in linea con quello che in teoria questa serie e questa storia dovrebbero rappresentare. La sequenza dell’esecuzione di Glenn è finalmente inserita in un contesto per cui ci fa realmente sobbalzare sulla sedia, perché avviene all’improvviso ma soprattutto perché si parla di uno dei personaggi storici della serie, quando molti avranno storto il naso pensando alla morte di un personaggio secondario come Abraham. Il trucco sulla faccia di Steven Yeun è perfetto, ed incredibilmente somigliante ai disegni del fumetto, assolutamente disturbante e quasi nauseante. Ma non smetteremo mai di ripeterlo: è questo quello che è diventato il mondo, è questo quello che succede e che ogni tanto ci toccherebbe vedere per rendercene conto.

Bet you thought you were all gonna grow old together, sittin’ around the table at Sunday dinner and the happily ever after. No. Doesn’t work like that, Rick. Not anymore.

The Walking Dead - 7x01 The Day Will Come When You Won’t BeNon più. Mai più. Negan è questo. Negan e Lucille spezzano un barlume di vita che il gruppo si stava costruendo, con le due città e tutti i legami tra di loro che sembravano riportarli a una parvenza di realtà.
Non funziona più così, lo avevamo capito, ma forse in questo caso il messaggio non è stato solo velato o sussurrato: il messaggio ha la voce roca di una mazza ricoperta con del filo spinato. Non possiamo sapere come andrà a finire la serie, anche perché probabilmente non lo sa nemmeno il suo creatore, ma su una cosa al momento siamo certi: i sogni rimangono sogni, per loro non c’è più posto. La speranza muore in quelle due macchie di sangue che rimangono nella radura e nei filamenti di carne che rimangono impigliati in Lucille; muore nel ghigno teso di Negan e nelle lacrime disperate di Rick, quasi costretto ad amputare un braccio a suo figlio.
Questo è The Walking Dead, finalmente, e sarebbe dovuto esserlo anche nei sei anni precedenti questa puntata, cosa che purtroppo è avvenuta in maniera estesa nel computo totale.

The Walking Dead - 7x01 The Day Will Come When You Won’t BeL’episodio ha avuto diciasette milioni di spettatori negli Stati Uniti, finalmente giustificati.
“The Day Will Come When You Won’t Be” è una puntata che non ha difetti, se presa nel contesto e soprattutto se rapportata alla novantina di puntate precedenti. “Il giorno verrà quando non ci sarai”, recita il titolo: per i protagonisti è assolutamente profetico, e per noi spettatori è quasi di riflesso una speranza nel fatto che la serie continui su questo binario e che non si perda come gli anni scorsi in discorsi altri: noi c’eravamo per questo episodio, sperando che non rimanga un fenomeno isolato. Sia chiaro: va benissimo l’analisi psicologica e quello che ne deriva, ma questa serie è prima di tutto puntate come questa.

Voto: 8

 

Ste Porta

Guardo tutto quello che c'è di guardabile e spesso anche quello che non lo è. Sogno di trovare un orso polare su un'isola tropicale. Profilo FB: http://www.facebook.com/ste.porta?ref=tn_tnmn

11 Risposte

  1. claudio1987 scrive:

    Si, ma li sappiamo che durerà solo una puntata, forse due, poi tornerà il walking dead di sempre, quello vuoto e noioso, pieno di storielle e flashback che non interessano nessuno, e di nuovo alla fine della stagione nuovo climax, nuova suspence e conclusione rinviata alla stagione successiva.
    È un sistema ciclico purtroppo quello di TWD, lo stesso che, portandomi all’esasperazione mi ha fatto abbandonare la serie.

     
    • Ste Porta scrive:

      Ciao Claudio, è la stessa mia paura purtroppo. Ci siamo abituati a questo ciclo, e la speranza è sempre che si spezzi: per ora godiamoci questa puntata, magari cambierà qualcosa, anche se continuo a sostenere che 16 episodi per stagione siano troppi.

       
      • claudio1987 scrive:

        il fatto è che una serie che fa 8.4 di 18-49 in America, battendo in ascolti anche l’NFL è una serie che non chiuderà mai i battenti, anzi sarà diluita sempre di più e continuerà con la sua inconsistenza perché troppo remunerativa.
        Era evidente fin dalla 3-4 stagione che il business avrebbe rovinato una serie che abbiamo apprezzato in tanti.

         
    • Giobbe scrive:

      A maggior ragione dato che tutti noi dopo la prima puntata vogliamo vedere morto Negan, o cmq un confronto un tantino più “alla pari” con Rick. Cosa che non avverrà sicuramente prima di 10-12 puntate (se avverrà).

       
  2. fante scrive:

    Secondo me potevano giocarselo molto meglio l’inizio di questa puntata, a mio avviso non sono stati in grado di mantenere la suspance,ma a parte questo,sarebbe meraviglioso se la serie si assestasse su questi livelli. Purtroppo sono sicuro che nella prossima puntata dovremo sorbirci Carol e alla terza vedremo i nostri eroi super depressi tornare ad Alexandria e perdersi in lacrime,ricordi e fuffa. Dalla terza vedremo lunghe sequenze di gente che fa finta di dire qualcosa e magari 6 secondi di Daryl e poi il nulla fino al mid-season. Spero di sbagliarmi di grosso anche perchè il materiale cartaceo a disposizione è di un livello altissimo e se i super sceneggiatori riusciranno anche solo a trasportare su schermo il 50% del fumetto,avremo un prodotto di un livello altissimo. Non succederà! a me è dispiaciuto per Abhram,era un duro! Glenn,pace all’anima sua,era uno dei miei preferiti,ma avrebbe dovuto morire parecchio tempo fa. Altre morti eccellenti secondo me ce le sogniamo,ci sono un paio di personaggi scadenti da far morire e purtroppo ce li faranno passare come grandi colpi di scena. Chi ha detto Rosita??? speriamo

     
  3. terst scrive:

    Visto questo episodio, devo fare davvero i complimenti a Kirkman, gli sceneggiatori e chi altro ha orchestrato questo episodio. Sono riusciti a trasformare la sorpresa più prevedibile della serialità (tutti sapevano che sarebbe morto qualcuno, e che quel qualcuno quasi sicuramente sarebbe stato Glenn) in qualcosa di davvero sorprendente e scioccante.
    Sono anche riusciti a rendere la morte di Glenn digeribile, al contrario di quanto sarebbe successo se l’avessero fatta succedere nella scorsa stagione: se fosse successa quando Nicholas si suicida, avrebbe scatenato le rivolte di fanboys e fangirls; se avessero concluso la scena di negan nella scorsa stagione, con il ricordo della “finta morte” ancora fresco, sarebbe stato abbastanza deludente. Invece proporla così, 6 mesi dopo, quando gli animi ormai si sono sfreddati, è stato veramente astuto.
    E tutta la puntata (a parte, a mio modesto parere, qualche caduta nei “flash” di Rick), è stata orchestrata magistralmente, con un innegabile crescendo di tensione che nella serie non si era mai visto.
    Però. Però. Però, secondo me, a modo suo questo episodio rappresenta “Il salto dello squalo” per The Walking Dead. Visto che, nonostante gli ascolti non lo dimostrino, stesse ormai dimostrando grossi segni di stanchezza, gli autori hanno deciso di giocarsela puntando tutto sulla violenza, fisica e psicologica. E dai proclami su questa stagione, ho il sospetto che questo sia solo l’antipasto di quello che ci aspetta. Fino ad ora, per quanto la violenza sia ovviamente un tratto imprescindibile della serie, non era mai stata così gratuita, così realistica, così estrema. Le prime serie di TWD mi piacevano perché erano basate sui rapporti tra i personaggi, su come le persone potrebbero reagire davanti ad un’apocalisse zombie, e la violenza, per quanto parte ovviamente integrante del tutto, era diciamo un “contorno”. Con questo episodio ho la sensazione che, visto che il canovaccio è sempre lo stesso serie dopo serie (si trova un posto sicuro – arriva il cattivone – si perde il posto sicuro – si uccide il cattivone – e così via), che i personaggi ormai sono fossilizzati nei loro ruoli e non riescono ad evolversi (l’unico tentativo, di evoluzione di un personaggio quello di Carol, è stato abbastanza ridicolo, ammettiamolo), l’estrema ratio per dare una scossa sia quella di far diventare la violenza, il sangue, le immagini scioccanti il fulcro della serie.

     
  4. Boba Fett scrive:

    Un Lincoln in stato di grazia e soprattutto un grandissimo Nicotero (ormai è una certezza) ravvivano le braci ormai quasi spente di questo show: era davvero un bel po’ che non provavo emozioni così intense. Quanto durerà? La pianteranno finalmente di truffarci con dei buoni episodi solo in vista delle aperture e dei finali di mezza e di fine stagione?
    Certo che al solo vedere un segmento del prossimo episodio con per protagonisti Carol e Morgan, i due caratteri più cresciuti nel tempo, letteralmente massacrati nella scorsa, oscena sesta stagione, fa scattare di nuovo tutto lo sconcerto.

     
  5. Francis scrive:

    Chi, dopo quasi 7 anni, è ancora lì che si aspetta da TWD qualcosa di diverso da quello che è, onestamente lo trovo noioso più dello stesso TWD quando vuole cambiare registro e creare puntate dedicate all’approfondimento umano. Lo seguo dalla prima puntata, ci sono state grandi alti e grandi bassi, ma ha sempre la sua bella dose di intrattenimento ignorante. Nel senso più che buono del termine, sia chiaro: ad averne di show “ignoranti” così! Ripeto: chi, dopo 7 stagioni sta ancora cercando di capire TWD è come uno che va a teatro a vedere Siani, ma si incazza perchè non era Shakespeare. La realtà è che sono da crocifiggere sia i lamentoni che i fanboy incalliti: la verità sta sempre nel mezzo. Va seguito con serenità, senza impegno e puro intrattenimento. Detto questo, l’ingresso di Jeffrey Dean Morgan ha alzato il livello recitativo della serie, bilanciado il tutto con i 3/4 attori cani che da qualche stagione impestano TWD.

     
  6. Sallie scrive:

    @ fante
    Ma magari vedessimo solo sei secondi di Daryl: è il personaggio ormai più inutile della serie, corazzato da un plot armor che gli deriva da una torma di ragazzine e carampane urlanti. Basta sentire mezza intervista con l’attore per capire che interpreta un se stesso che non sorride e beve di meno, ma si continua a ritenerlo indispensabile per l’economia della serie. Steven Yeun poteva, a livello di talento, fargli cerchi intorno, ma ci si è buttati sul più sacrificabile perché meno spendibile. Negan… boh. Secondo me si ridurrà in breve tempo a macchietta, e anche nella prima puntata ci è andato molto vicino. Le sequenze di “presentazione” dei personaggi erano abbastanza penose. Boh, ‘st’entusiasmo per due morti ammazzati aiutati dalla recitazione di Andrew Lincoln per me è eccessivo.

     
  7. SerialFiller scrive:

    Continuo a seguire ogni vostro articolo e divorare tutto quel che posso ma faccio fatica a lasciare commenti (come vorrei avere tempo a disposizione).
    Su questa premierè però davvero bisogna soffermarsi.
    Il villain più terrificante (e umano) di TWD e credo uno dei migliori di tutta la serialità contemporanea (applausi a Dean Morgan), una suspence irreale, bel significato di fondo, grande senso di ineluttabilità che pervade tutto l’episodio, tanta violenza ma mai gratuita chcchèsenedica.
    Dopo tanti passaggi a vuoto TWD si esalta ed esalta noi.

     
  8. Mirko scrive:

    Una puntata un po’ più convincente rispetto alle ultile 4 stagioni, ma che comunque certifica la mediocrità di uno show che per me avrebbe dovuto chiudere i battenti molto tempo fa. Per me finisce sempre col rovinare quello che di buono potrebbe riservare con scelte imbarazzanti a livello di sceneggiatura, dialoghi e ritmo. Anche questo episodio, nonostante abbia il merito di risollevare la cifra di una serie altrimenti fallimentare, distrugge con pochi, fatali tocchi quanto di buono c’è in potenziale (il super villain, la tensione situazionale, l’impatto una volta tanto brutale): non ho digerito per nulla la rassegna dei personaggi con la testa spaccata, i (soliti) piani dei protagonisti che hanno la pretesa di sottendere chissà quale introspezione esistenziale, la celebrazione del clan in un futuro impossibile, per non parlare del ritmo a volte claudicante, anche in un episodio chiave come questo, di quelli che non se ne vedevano da anni…

     

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