Westworld – 1×02 Chestnut 12


Westworld - 1x02 ChestnutDopo un pilot introduttivo che era quasi un “manuale di istruzioni”, il secondo episodio di Westworld, come prevedibile, ci getta con molta più forza nel pieno della trama. Una volta spiegate le regole di questo mondo, siamo tutti invitati ad immergerci in un racconto che è metafora della modernità e al tempo stesso gioco di ruolo metatestuale dai moltissimi livelli di lettura.

“By the end, you’re gonna be begging me to stay because this place is the answer to that question that you’ve been asking yourself” “What question?” “Who you really are”

Westworld - 1x02 ChestnutWestworld è affascinante, magniloquente, estremamente complessa, tanto da avere appunto bisogno di quella introduzione ai meccanismi che la regolano che è stato il primo episodio, rispetto al quale “Chestnut” chiarisce alcuni punti (scopriamo come si arriva a Westworld da visitatori, ci viene detto di più sull’uomo in nero interpretato da Ed Harris e sul labirinto di cui va alla ricerca, viene approfondito il personaggio del Dr. Ford), a fronte però di tantissime altre vicende che vengono sviluppate, ampliate, addirittura complicate o introdotte ex novo.
Sarebbe quindi inutile e noioso metterci a raccontare tutto di questa seconda puntata, soprattutto perché, siccome la serie funziona esattamente alla stessa maniera del parco, ognuna di queste storie si intreccia alle altre rendendo impossibile individuare dove inizia l’una e finisce l’altra. Esattamente come un Multiplayer Role-Playing Game, in cui migliaia di giocatori interagiscono tra loro in un mondo fittizio, tramite personaggi che si evolvono insieme al mondo che li circonda, Westworld lavora su più livelli di testo, che introducono a loro volta vari archetipi, situazioni, tematiche.

These violent delights have violent ends

Westworld - 1x02 ChestnutA un primo livello di lettura troviamo la trama principale, un intreccio derivativo un po’ Blade Runner, un po’ Frankenstein, un po’ tante altre cose che potremmo impiegare giorni interi a citare, che mescola elementi sci-fi e tocchi thriller: le macchine iniziano a ribellarsi alla configurazione imposta dai propri creatori, con modalità e conseguenze diverse ma sempre legate a un update di coscienza che forse è così raffinato da diventare ingestibile.
Le domande filosofiche che questa trama si porta dietro (fino a che punto gli androidi sono “reali”? Cosa si può definire coscienza? Dove finisce il confine tra gli istinti indotti dalla programmazione o dalla società in cui si vive, e inizia il libero arbitrio?) sono quelle classiche della fantascienza che ancora dopo decenni non smettono di affascinarci. Gli androidi che sognano pecore elettriche di Dick qui si fondono con i dinosauri di Jurassic Park, creature affascinanti proprio per il loro margine di improvvisazione, per la loro “naturalezza” che simula la realtà e che regala il brivido della verosimiglianza senza l’imprevedibilità del reale.

You find yourself in a bad dream, close your eyes, count backwards from three…wake yourself right up. Nice and warm and safe in your bed, where you can get f*cked right back to sleep by one of these assholes with their miniature peckers

Westworld - 1x02 ChestnutÈ a questo livello di lettura che sulla trama principale e le sue domande esistenziali si inserisce un forte messaggio di critica sociale, che ci induce a “leggere” il parco come la metafora di un sistema di classi che diventano caste, in cui gli esterni sono ricchi e gli androidi sono i paria, mentre i creatori stanno nel mezzo, lavorando per i primi e sfruttando gli altri.
Non manca neppure la tematica del sessismo strisciante, denunciato dall’atteggiamento verso gli androidi femmina che le porta ad essere oggetto sessuale sia dei visitatori che di coloro che dovrebbero prendersene cura e anche ad essere dismesse non appena sono troppo “vecchie” (seppure siano progettate per essere eternamente identiche); ma soprattutto spicca l’insistito maneggiamento dei corpi di ambo i sessi – sventrati, spogliati, feriti, ammucchiati ovunque – che non può non farci pensare all’oggettivazione dei corpi della società moderna. Il grande magazzino sotterraneo, neppure più refrigerato, in cui vengono lasciati a un’eterna morte gli esemplari dismessi, che si decompongono lentamente lontani degli occhi di tutti, ricorda inevitabilmente il trattamento che la nostra società riserva ai matti, agli anziani, ai malati; specie nella società americana, in cui la malattia è quasi una colpa e chi invecchia male viene colpevolizzato per non aver badato abbastanza al proprio corpo, quello di Westworld è un discorso doveroso e attuale, che rende questo mondo fittizio ancor più simile alla nostra contemporaneità.

“Are you real?” “Well, if you can’t tell, does it matter?”

Westworld - 1x02 ChestnutUna contemporaneità senza coscienza, si potrebbe dire, perché lo scopo principale del parco pare essere quello di liberare gli istinti degli ospiti facendoli vivere in una realtà in cui non esiste il rispetto e non ci sono limiti di legge e morale; un mondo in cui i nativi americani sono ancora i pellerossa, le prostitute sono una merce ed è consentito rubare, violentare, uccidere senza rimorso né punizione. In questo suo secondo livello di lettura, la serie pone un’interrogativo ancora più inquietante: è quando sono lasciati liberi di essere sé stessi, senza regole imposte dalla società, che gli esseri umani manifestano la loro vera natura? A Westworld le persone vanno per scoprire chi sono realmente e più che esplorare il luogo setacciano i loro istinti primordiali, quelli che nel mondo reale vengono repressi e inscatolati in regole e divieti.
All’interno del parco non esiste vero pericolo, vero coraggio o vera generosità, perché la natura artificiale degli androidi li rende simili a bambole gonfiabili, perlomeno nella percezione dei guest: l’assenza di vera umanità, di quella “scintilla di vita” che almeno in teoria rende gli esseri umani superiori a tutti gli altri esseri della terra, creati ma creatori a propria volta, fa sì che gli host siano poco più che oggetti di scena nella rappresentazione dell’ego di chi sta vivendo l’avventura.
Una distopia che ricorda i temi e le inquietanti atmosfere di Black Mirror (o meglio, una sua versione semplificata e appetibile per il grande pubblico) nel porre alla nostra attenzione i lati rischiosi delle possibilità offerte dalla tecnologia, la possibilità che questa possa non solo cambiare le nostre abitudini, ma anche il nostro modo di sentire e di interagire con il mondo che ci circonda in modo sostanziale e irreparabile.

No orientation, no guidebook. Figuring out how it works is half the fun. All you do is make choices… starting here.

Westworld - 1x02 ChestnutCome in un librogame, completamente giocato in prima persona ad uso e consumo esclusivo del protagonista, il gioco si modifica in base alle azioni del giocatore, usandone le interazioni per migliorare continuamente le storyline e gli intrecci. Vi ricorda qualcosa, ad esempio la vostra timeline di Facebook?
Sotto a Westworld infatti, a un ultimo livello di lettura, ci sono i big data: gli algoritmi che ormai governano la nostra vita online e offline, che grazie alla possibilità di unire dati non strutturati e strutturati fanno emergere quello che è sostanzialmente uno specchio in numeri dei nostri desideri, delle nostre paure e dei nostri sogni.
Per questo il parco è capace di farci conoscere meglio noi stessi, perché attraverso le nostre azioni e le nostre parole rendiamo palese ciò che nascondiamo anche alla nostra stessa mente e ci sorprende con una versione del nostro Io più completa, allo stesso tempo raffinata e complessa ma anche immediata, ridotta ai minimi termini matematici che, freddamente, appaiono ai nostri occhi senza sottotesti né razionalizzazioni.
Allo stesso in modo in cui l’algoritmo di Facebook si modifica in base a ciò che clicchiamo, commentiamo e condividiamo durante la giornata, gli androidi di Westworld evolvono continuamente in base ai dati che raccolgono, immagazzinando informazioni ed esperienze in una sorta di coscienza collettiva super-umana che ne governa le interazioni anche quando gli esseri umani non sono presenti.
È il perfetto archetipo dell’intelligenza artificiale che tanto ci affascina e ci terrorizza, perché così improntata all’autoevoluzione da far pensare a scenari possibili futuri in cui l’uomo e il suo libero arbitrio saranno solo un accessorio superfluo.

Everything in this world is magic, except to the magician

Cosa significa questo per l’economia di una serie al secondo episodio? Soprattutto, che questo tipo di narrazione apre la strada a sviluppi praticamente infiniti: la natura di Westworld è la stessa del gioco di cui parla, una quantità enorme di possibili storyline, la possibilità di aggiungere personaggi e plot paralleli praticamente senza limiti.
Questo è un punto cruciale per il futuro della serie e ne è sicuramente il maggior punto di forza, perché Westworld ha di fronte una quantità di materiale inesauribile che se saprà sfruttare al meglio potrebbe dare origine a una iper-serialità che non risente di tutte le debolezze tipiche della televisione contemporanea.
Nel momento in cui un personaggio o una linea narrativa saranno deboli o si esauriranno, basterà inserirne un altro, e poi un altro ancora, ripartendo di nuovo dal via (ovvero, dalla cittadina di Sweetwater) per raccontare una nuova storia. Potenzialmente, una vera rivoluzione e una gallina dalle uova d’oro per HBO come non se ne vedevano da tempo.

Voto: 8

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Informazioni su Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.


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12 commenti su “Westworld – 1×02 Chestnut

  • claudio1987

    E’ incredibile come ci sia una maestra vista raramente nel riuscire a mantenere rigorosamente separati i due livelli di empatia, tra il parco giochi e il dietro le quinte dove si tirano le file della storia. Gli omicidi, gli stupri, la malvagità hanno appunto il sapore del gioco, mentre anche il più piccolo avvenimento all’esterno ha una valenza di realtà elevata a potenza. Sono d’accordo, la HBO può avere tra le mani una gallina dalle uova d’oro, e spero che riescano a sfruttarla pienamente.
    A proposito, complimenti per l’analisi dei contenuti, ottima recensione.

     
    • Eugenia Fattori L'autore dell'articolo

      Grazie Claudio, è stato difficile districarsi tra gli intrecci che già a un secondo episodio sono complicatissimi, non invidio chi scriverà i prossimi episodi perché c’è davvero tantissimo da dire

       
  • Boba Fett

    Le citazioni che fai, oltre a Jurassic Park che, non a caso, nasceva dalla stessa mente che ideò Il Mondo dei Robot, quella di Crichton, portano dritte dritte al tema parallelo a quello delle “macchine” che si ribellano al loro destino: la fallibilità dell’uomo nei panni del Creatore (aspirazione opinabile, considerando il modello di riferimento come comunque incapace di creare un essere perfetto).
    Sul prodotto forse è ancora troppo presto per dare una valutazione; in generale mi piacciono molto il mood e la rappresentazione cupa, livida della”sf”, anche se la lentezza narrativa, perfetta per il West, risulta un po’ meno efficace per la parte nel futuro (mi ricorda certi prodotti seriali anni ’60 di fattura inglese come U.F.O. ).
    Trovo meno bello rispetto agli standard Hbo il title design che, nonostante l’aspetto giustamente horror, risulta didascalico e kitsch, accompagnato da un tema musicale simile, ma molto meno orecchiabile di quello di GoT, sempre opera di Djawadi.
    Comunque, Westworld è un “territorio” affascinante, pieno di simboli che via via impareremo a riconoscere e ad interpretare (cappello bianco per i buoni, nero per i cattivi?).

     
    • Eugenia Fattori L'autore dell'articolo

      Jube, tu vuoi farmi licenziare da Seriangolo per prolissità 😉
      Scherzi a parte, ci sarebbero tante, tante cose da dire ma forse alcune sono premature, altre non rientravano bene nel concetto che volevo esprimere, e un po’ di spazio va lasciato anche a chi scriverà dopo di me!

       
  • zip

    Complimenti per la recensione che centra molti spunti nevralgici importanti. Il punto più importante a mio avviso da sottolineare è che l’evoluzione , chiamiamola così, degli androidi sta prendendo piede ovunque. Correggetemi se ho capito male, ma anche il bambino che ha deviato dalla via e che parla con il personaggio di Hopkins non è un visitatore ma un androide, probabilmente usato marginalmente nel contesto del parco, ma già deviante.
    C’è poi da interpretare le scene finali con il campanile della chiesa ai margini del deserto. foriero della nascita di un nuovo culto, una religione che potrebbe unire gli androidi in una futura ribellione. E questo è opera di Ford, che sarà forse vecchio ma è di sicuro già un passo avanti rispetto agli altri progettisti grazie alla sua potenza visionaria.
    La parte per ora più misteriosa è quella del personaggio nerovestito di Harris.Sarà per il ricordo del film originale, ma non riesco a pensarlo come un visitatore anche se logicamente non dovrebbe essere un androide. Da quanto tempo visita il parco?

     
    • claudio1987

      in due puntate lo ha ripetuto almeno 5 volte, trent’anni.
      E no non è un androide ma un ospite o almeno così sembra fare intendere la trama fino a questo momento. E si, fino ad ora è la storyline più avvincente.

       
  • Michele

    Ottima recensione, brava Eugenia!
    La seconda puntata mi è piaciuta più della prima, anche se ancora l’impasto non è del tutto ben amalgamato. Forse è dovuto al fatto di avere due mondi, uno western, solare con gran bei paesaggi e che evoca di per sè avventura, che però sappiamo essere una finzione, l’altro scuro, freddo, asettico, ma reale. Per cui il mondo che più facilmente genererebbe coinvolgimento nello spettatore è frenato, mentre il mondo del parco divertimenti, richiede più tempo per generare empatia.
    Un aspetto interessante di tutta questa storia è anche vedere la gente che lavora per il parco trattare il mondo western e i suoi personaggi come un lavoro. Questo crea un pò più di identificazione. D’altra parte, se pensi che il mondo western è reale per gli androidi, può dare i brividi pensare che qualcosa che succede nel mio mondo avviene per un capriccio o un errore degli dei, siano essi i clienti o i creatori.

     
  • Luca

    Mi dispiace Eugenia, ma questa volta mi trovo completamente in disaccordo con te. Non tanto per il giusto voto alla puntata nè per l’alta opinione che hai della serie – che condivido in pieno – quanto per le tematiche che hai evidenziato nella tua recensione. Sarò molto diretto: non ci sono né lotta di classe né sessismo, in questa serie, e direi che forse è anche giunto il momento di smetterla di leggere ogni opera di narrativa con gli occhi della critica letteraria marxista-foucoultiana. Possono essere delle tue osservazioni soggettive, quelle relative alla mercificazione dei corpi e alle classi che diventano caste, ma elevare queste tematiche a colonna portante di una serie così raffinata dal punto di vista tematico mi sembra una grandissima forzatura, simile a quella di chi vuol leggere in Dante un proto-comunista.
    Oltre a questo appunto – spero di non essere sembrato troppo aggressivo – vorrei inoltre notare quanto mi sembri poco logico parlare di “vero coraggio”, di Umanità con la U maiuscola e di snaturamento delle emozioni, data la complessità dell’attuale riflessione filosofica intorno al tema della coscienza: ridurre tutto il tema della A.I., come ci è presentato da Westworld, alla semplice definizione di distopia mi sembra alquanto fuorviante e semplificatorio, seppur si tratti di una serie tv e non di un saggio di Daniel Dennett. Un saluto.

     
    • Eugenia Fattori L'autore dell'articolo

      Ciao Luca, ci mancherebbe che dovessi essere per forza d’accordo con me: io ho evidenziato gli spunti che, a livello personale, mi ha dato il secondo episodio.
      Ma SECONDO EPISODIO qui è il concetto chiave: ho appena visto il terzo e cambierei già un sacco di cose, e già quando ho scritto questa rece ne avevo molte di più da dire, ma mi sembravano un po’ premature da affrontare e soprattutto uscivano dagli spunti che il plot dell’episodio offriva.

      Anche alla luce di un episodio in più però non mi spingerei mai però (e questo mi trova totalmente in disaccordo con te), a dire cose come “in questa serie NON c’è questo o quello”.
      Primo, perché in tre episodi stanno aprendo tanti di quei discorsi che è perfino difficile elencarli, volutamente suggerendo tematiche stratificate e tanti livelli di lettura – quali di questi livelli di lettura diventeranno centrali nella serie non lo so né io né tu, per cui mi sembra un po’ sterile fare questo tipo di osservazioni lapidarie.
      Alla fine della stagione è possibile che sessismo o oggettivazione del corpo non siano temi centrali, oppure che lo siano, lo scopriremo solo dopo, ma senz’altro sono parte del mondo della serie, così come il tema della distopia o altri aspetti lo sono, ma appunto sono solo una parte.

      Come ho detto anche sopra, ognuno di noi esprime un suo concetto e ragionamento sulla serie quando si trova a recensire un episodio, ma è appunto un episodio soltanto e sia per lasciare spazio agli altri sia per concentrarsi comunque su ciò che nell’episodio effettivamente accade è necessario lasciare da parte qualcosa e cercare di fare un discorso organico e sensato.
      Chiaramente è il limite della recensione episodio per episodio, ma è anche il suo lato bello: quello di godersi l’avanzamento e i cambiamenti di prospettiva sulla serie man mano che avanza e persone diverse ne parlano.