American Horror Story: Roanoke – 6×08/09 Chapter 8 & Chapter 9

American Horror Story: Roanoke - 6x08/09 Chapter 8 & Chapter 9Siamo ormai prossimi al finale di questa sesta stagione di American Horror Story che si è rivelata, contrariamente alle aspettative dettate dall’esperienza degli anni precedenti, in grado di mantenere con sufficiente abilità il proprio ritmo fino alla fine, con esiti che tuttavia hanno richiesto un tradimento della propria struttura.

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Una serie arrivata alla sua sesta stagione non può che soffrire di una certa stanchezza: vuoi per mancanza di idee, vuoi per disaffezione, sono poche le narrazioni che alla sesta annualità riescono ancora a trasmettere qualcosa di originale allo spettatore e al contempo rimanere sull’onda lunga del successo di critica. American Horror Story è ancora al centro delle discussioni critiche ed ha uno zoccolo duro di appassionati che non sembra affatto intenzionato a diminuire; certo, in questo è aiutata dalla propria struttura antologica, che ricicla gli stessi attori anno dopo anno e li immerge in un racconto nuovo ed apparentemente slegato dal precedente. Per permettersi di fare questo, però, la serie ha cercato di superare alcune sue ataviche difficoltà, come un’attenzione quasi ossessiva all’aspetto estetico a sacrificio della narrazione, e ad una tonalità più gore che horror nella sostanza. Quest’anno, invece, la serie ha provato a cambiare pelle e se non fosse per la sua firma nei credits stenteremmo a credere vi sia davvero la mano di Ryan Murphy dietro tutto questo.

American Horror Story: Roanoke - 6x08/09 Chapter 8 & Chapter 9Di questa sesta stagione ricorderemo, più di ogni altra cosa, il sontuoso cambiamento che è avvenuto in corso d’opera: dopo una prima metà non proprio esaltante, Ryan Murphy e gli altri autori hanno tirato fuori il coniglio dal cilindro ribaltando completamente la situazione e dando vita ad uno degli episodi più riusciti degli ultimi anni. La sua potenza era stata quella di rileggere la stessa serie sotto uno sguardo del tutto differente, come parte di una grossa esibizione per il pubblico piacere. Da quel momento si è goduta l’onda lunga di quella narrazione, perché dopo quel coup de théâtre si è in realtà passati ad una vera e propria mattanza. Arriviamo così a questi due episodi che si apprestano ad introdurre un finale di stagione potenzialmente fondamentale per la serie stessa (ma su cui torneremo più avanti).

American Horror Story: Roanoke - 6x08/09 Chapter 8 & Chapter 9Ci sono due direttrici principali che riguardano la nuova pelle indossata da American Horror Story: Roanoke rispetto alle stagioni precedenti: da un lato vi sono i risvolti positivi, per lo più rappresentati da un rifiorire della narrazione e dei personaggi a dispetto di alcuni affanni – soprattutto nel primo elemento – che conducevano le stagioni ad una fine stanca e spenta. Sin dal primo episodio di quest’anno la serie ha voluto raccontarsi in una modalità inedita facendo affidamento su uno stile a metà tra il documentario ed il reality show, ponendo con grande enfasi l’accento su quest’ultimo aspetto a partire proprio dal sesto episodio. Ma non è finita qui: la nona puntata è quasi interamente un omaggio ad uno dei film horror che ha saputo rappresentare una generazione, quel The Blair Witch Project che, sebbene già citato in precedenza, diventa qui particolarmente centrale (ed i richiami sono molteplici, soprattutto nella potentissima scena dei roghi umani). Il lato riguardante i personaggi, invece, non viene certo rivoluzionato, ma nell’assurdo confronto tra reale e finzione, tra attore che interpreta una persona e la persona stessa, si crea un corto circuito che rappresenta forse la scelta più geniale di quest’anno.

American Horror Story: Roanoke - 6x08/09 Chapter 8 & Chapter 9Gli esempi sono molteplici, a partire dalla reazione soddisfatta di Monet che ci aveva visto giusto sulla propria recitazione nel ritenere Lee colpevole, oppure Audrey che “conosce Shelby meglio di quanto conosca se stessa”, per finire con Sophie (Taissa Farmiga) che chiama Monet e Audrey con i nomi dei loro personaggi. Il punto di non ritorno, però, è Lee che uccide se stessa (l’altra se stessa), ormai persa e forse posseduta per tutte le torture che ha dovuto subire in quel terribile posto. Attraverso questo straniamento ci viene consentito di scivolare maggiormente sotto la pelle dei personaggi e del loro disperato desiderio di rimanere in vita. Perché se c’è un’altra forte caratteristica di questa stagione è l’aver ridato un senso a quell’horror presente sin dal titolo ma troppe volte sacrificato per lo splatter o per lo chic: qui il brivido c’è, la sensazione di claustrofobica mattanza è altrettanto potente e si percepisce sul serio quanto siano reali il rischio e la morte.

L’altro risvolto della medaglia, però, è che American Horror Story ha lasciato una parte della propria anima indietro, e quella mancanza è davvero molto avvertibile: non c’è più, con Roanoke, il filtro personalissimo di Ryan Murphy che faceva del pop e del citazionismo anni ’80 la vera anima pulsante della serie. Con la scomparsa anche della storica sigla, questa serie sembra davvero un più canonico show horror che riesce sì ad intrattenere ma non può imporsi nell’immaginario collettivo perché privato dell’esteriorità che tanto lo caratterizzava. Da un estremo all’altro: si è passati da uno sguardo che soffocava tutto il racconto alla sua totale scomparsa, snaturando l’intera essenza di American Horror Story. Basti come esempio il ruolo preponderante che aveva Lady Gaga lo scorso anno e la sua pressoché totale assenza in Roanoke: qualcuno che ha nel proprio DNA la spettacolarità come poteva essere inserito in questo racconto più “modesto”?

American Horror Story: Roanoke - 6x08/09 Chapter 8 & Chapter 9Anche sull’onda di American Crime Story dello stesso Murphy si è a più riprese ipotizzato, in ambito critico, un secondo livello di lettura in questi episodi di Roanoke legato in particolare alla questione razziale americana ed ulteriormente amplificato dai suggerimenti più o meno diretti presenti nel nono episodio. Se in effetti si può avvertire l’intenzione di far riferimento all’endemico problema che attanaglia gli States con tanto di body cam della polizia che richiama immagini di cronaca, è anche vero che il focus della stagione sembrerebbe più chiaramente un altro ed è legato al desiderio di apparire e di mostrarsi sopra ogni altra cosa. L’introduzione dei tre personaggi – destinati rapidamente a salutarci – che con le loro GoPro si impegnano a trasmettere in diretta su Twitter le loro (dis)avventure rappresentano ancora una volta l’opinione autoriale di una realtà fatta esclusivamente dal desiderio di apparire, di farsi vedere e di farsi apprezzare dagli altri. Anche nei momenti più difficili, quelli conseguenti alla scoperta del primo cadavere e durante l’interrogatorio della polizia, i giovani non riescono a smettere di riprendere e di rendere tutto fruibile per il proprio spettacolo. American Horror Story diventa, così, qualcosa dall’altissimo numero di livelli, con lo spettacolo nello spettacolo che indaga su un altro spettacolo. E tutto questo non può che concludersi con la morte al rogo trasmessa in diretta mondiale, condivisione finale del momento più drammatico della propria esistenza ma che i reality show sembrano destinati, un giorno, a mostrare sul serio.

American Horror Story: Roanoke - 6x08/09 Chapter 8 & Chapter 9Con questi ultimi due tasselli, funzionali al racconto ma non certo rivoluzionari, gli autori ci conducono davanti all’episodio finale della stagione che si occuperà di ricollegare questa narrazione ad alcune delle passate stagioni – almeno queste sono le anticipazioni –, in un desiderio di ricompattare sempre più le numerose storie apparentemente sconnesse tra di loro. Questa operazione, che era già avvenuta in più di un’occasione in precedenza, a partire dal decimo episodio si rivelerà ancor più decisiva perché andrà a riguardare alcuni personaggi cardine degli scorsi anni. È chiaro che questa stagione di American Horror Story rappresenti un nuovo esperimento di Ryan Murphy, riuscito solo a metà nel dare nuova linfa alla propria narrazione, andando a correggere alcuni errori degli anni passati ma dimenticandosi gli elementi che più avevano reso la serie un unicum riconoscibile ad apprezzabile.

Voto 6×08: 6½
Voto 6×09: 7

 

Mario Sassi

Napoletano trapiantato da anni a Roma, non nasconde la sua anima nerd e la sua passione per serie TV e cinema.

4 Risposte

  1. Ste Porta scrive:

    Ciao Mario, mi trovi d’accordo ma non sul fatto che la serie abbia perso molto avendo lasciato da parte l’anima un po’ kitsch che l’ha contraddistinta nelle ultime stagioni.
    Io questa la trovo di gran lunga la migliore stagione, davvero horror (la sequenza dell’impalamento prima e del rogo poi è difficilmente digeribile) e spaventosa, con una costruzione “a matrioska” perfetta. Era dalla seconda stagione che non superavo la sesta puntata. 😀

     
  2. Teresa scrive:

    Io amo l’horror ma detesto il gore. E quindi per me questo episodio è stato molto difficile da guardare. Ho chiuso gli occhi più volte. Ma nonostante questo, sto apprezzando molto Roanoke. Io credo che l’assenza dello sguardo peculiare di Murphy (che anche a me manca molto) sia stata la scelta più giusta, concettualmente parlando, in una narrazione del genere.

     
  3. Artax scrive:

    L’analisi di questa recensione la condivido solo in parte. Abbiamo perso si in spettacolarità, estetica pura e riferimenti pop(qui ci sarebbe da discutere) ma nel complesso questa svolta horror è senza dubbio positiva e una boccata di aria fresca viste le ultime annate. Il plot twist della sesta puntata è “tanta roba” e se il finale di stagione manterrà le premesse non mi scompongo nel posizionarla solo dietro alla prima stagione.
    Se non si era capito Mario ritengo i tuoi voti un pò strettini :P, ma hai ampiamente espresso le tue motivazioni. Io un bel’ 8,5 alle ultime due puntate lo do volentieri

     
  4. Attilio Palmieri scrive:

    Dopo tre episodi iniziali dedicati all’impostazione delle atmosfere, alla specificazione del genere e alla presentazione dei personaggi, ne sono arrivati due (il quarto e il quinto) più lenti, ma solo apparentemente inutili perché rivelatisi poi estremamente funzionali a ciò che avremmo visto dal sesto episodio in poi.
    In quel momento Ryan Murphy ha tirato fuori l’ennesimo coniglio dal suo inesauribile cilindro, ribaltando completamente la stagione e legandosi a doppio filo con Hotel, trasformando quella che era una riflessione su un genere televisivo (il reenactment) in un discorso sullo spettacolo, sulla reality TV come oggetto scopico e dispositivo orrorifico al contempo e soprattutto ragionando sul ruolo dell’icona nella cultura pop (come in Hotel) sganciando la corrispondenza biunivoca tra attore e personaggi e scomponendo questi ruoli rendendo tutto molto più complesso.
    Senza contare il fatto che questa volta davvero è riuscito a creare un racconto spaventoso, dove la violenza è senza precedenti e di una brutalità che a confronto quella di Negan di TWD sembra un gioco da bambini dell’asilo.
    Se non sbagliano il finale è tra le miniserie migliori dell’anno.

     

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