The Crown – Stagione 1

The Crown - Stagione 1Con dieci episodi da circa un’ora ciascuno si è conclusa la prima stagione di The Crown, scommessa di Netflix che rappresenta la serie più costosa mai realizzata dalla piattaforma, incentrata sulla vita di Elizabeth II e sul suo regno, il più lungo della storia britannica. La stagione si è rivelata un successo, di pubblico e di critica: ma quali sono i motivi? 

O meglio: per quali motivi la storia di una sovrana ad oggi novantenne (non sempre apprezzata, al centro di diverse critiche e accuse anche in anni recenti dopo la morte di Diana Spencer) dovrebbe rappresentare una fonte di interesse, soprattutto in un mondo come il nostro in cui il concetto stesso di monarchia appare sempre più obsoleto, inutile retaggio del passato, buono solo per i souvenir e qualche gossip di palazzo?

I’m sorry. I thought we’d have longer.

The Crown - Stagione 1La soluzione a questo enigma arriva proprio dalla serie, che decide di risponderci sin dal titolo scelto per questo progetto: The Crown. Non c’è il nome della sovrana, non c’è riferimento alla sua persona o identità, ed è su questo esatto punto che decide di lavorare Peter Morgan, in dieci puntate impregnate di questo concetto fino alle minime battute: è la Corona la protagonista del racconto; sono le sue conseguenze sulle vite dei mortali (Elizabeth in primis, ma anche George e Edward), e le conseguenze che questi mortali – assurti, chi per poco, chi a lungo, a livello di divinità – procurano su quelli che stanno attorno a loro. È una serie biografica, un prodotto volto a mostrarci i Reali sotto una luce più umana e comprensiva; ma è soprattutto la storia di come un potere intangibile abbia in realtà un peso devastante per “la testa su cui giace la corona”, ed è infine l’analisi di una trasformazione – dolorosa, inevitabile ma terribilmente affascinante.

The Crown - Stagione 1Lo è se pensiamo al percorso che ha portato Elizabeth al trono. La linea di successione non puntava a lei, o almeno non in modo diretto; era suo zio il legittimo erede, ma l’abdicazione (per amore, tema presentissimo nelle puntate) ha spostato la linea ereditaria al fratello e quindi alla figlia. Non era previsto ma forse era destino, vista l’incredibile longevità del regno; ciononostante, in uno dei tanti imperdibili scambi tra Edward e la nipote, proprio quest’ultima spiega allo zio che avrebbe dovuto scusarsi per questo passaggio di consegne e per le sue conseguenze, con suo fratello e anche con lei. Ed è proprio nella quinta puntata, la splendida “Smoke and Mirrors”, che forse capiamo davvero il fardello di questo compito, il peso di quella Corona nella sua presenza (e nella sua assenza, come vedremo più avanti nel caso di Edward): l’accostamento che apre la puntata vede King George provare la corona e pronunciare davanti allo specchio una frase terribile ma profondamente rivelatrice – “There’s a sight I hoped I’d never see” – e subito dopo Elizabeth, costretta dal peso della corona ad indossarla per qualche giorno nel tentativo di abituarsi. Si tratta di un fatto accaduto realmente, ma come in diversi altri casi Peter Morgan sfrutta un evento per raccontarci qualcos’altro, nelle sfumature e nelle interpretazioni di un cast a dir poco eccezionale: al peso effettivo della corona ci si può fare l’abitudine, ma per il peso immateriale ci vuole molto più tempo. E se oggi osserviamo una sovrana distaccata e imperturbabile, forse è ora di chiedersi, aiutati da Morgan, che cosa abbia portato a questa situazione.

And I imagine you find yourself in a difficult position now.
Split down the middle. […] A strange, hybrid creature.

The Crown - Stagione 1Dopo una prima puntata di presentazione, non viene concesso molto tempo on screen al personaggio di Elizabeth per godersi la vita e la sua età: il secondo, bellissimo episodio (“Hyde Park Corner”) racconta la morte di re George e l’inizio della trasformazione di una donna che si ritrova catapultata da una favola in un incubo, in cui la sua individualità dovrà essere per sempre sottomessa. Una favola, come quella scritta in una targa del Treetops Hotel, nella cui stanza sull’albero alloggiava Elizabeth mentre moriva suo padre: “Per la prima volta nella storia del mondo, una giovane ragazza è salita su un albero un giorno come principessa e ne è scesa il giorno dopo come regina. Che Dio la benedica”*; ma anche un incubo, che nelle parole ferree e senza appello scritte dalla nonna Mary le preannunciano tutto cioè che quella Corona comporterà e, come in una profezia, quello che accadrà alla persona di Elizabeth Alexandra Mary.

The Crown - Stagione 1Il concetto di individualità, del suo valore e della necessità di sottometterla alla monarchia, rappresenta un punto cardine della stagione, che, attraverso i personaggi, ricorda come un mantra le conseguenze di una errata percezione delle priorità, soprattutto attraverso la storia d’amore di Edward VIII e Wallis Simpson. Le vicende storiche raccontano di un uomo decisamente più ambiguo e dalla dubbia moralità, visto il suo documentato supporto a Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale; ma le cronache raccontano anche di un affetto davvero profondo provato per lui da Elizabeth, ed è forse anche per questo che Peter Morgan decide di soffermarsi con più indulgenza su un uomo controverso. Pur attraverso un carattere di difficile gestione e un rancore mai sopito per la famiglia e l’Inghilterra, questo Edward mostra un amore sconfinato non solo per la sua Wallis, ma anche per quel regno cui ha rinunciato per lei. Ce lo mostra lo splendido finale del quinto episodio, che chiude il parallelo di inizio puntata tra George ed Elizabeth con Edward accompagnato da una cornamusa e un pianto, a raccontare una mancanza impossibile da digerire (il regno, la Corona, la magnificenza e l’aura di divinità che ne derivano); e ce lo racconta anche l’ultimo episodio, con una sua telefonata che aiuterà la Regina a capire cosa fare per riunire il contrasto dentro di sé (“I will always be half-King. My tragedy is that… I have no Kingdom. You have it. And you must protect it.”)

The Crown - Stagione 1Edward ha fatto prevalere l’individualità sulla monarchia per amore; così non ha fatto Elizabeth, ed il suo rapporto col marito Philip (un bravissimo Matt Smith) è un nodo fondamentale della trasformazione della Regina. Puntata dopo puntata, dall’incoronazione in poi, i due sembrano allontanarsi e riavvicinarsi un milione di volte, sempre sul punto di esplodere ma sempre vicini. Noi sappiamo ovviamente come è andata a finire: il duca Philip è ancora al fianco della Regina, che nel 1957 gli ha dato il titolo di Principe e nel 1960 ha decretato che i suoi diretti discendenti potessero avere il doppio cognome Mountbatten-Windsor*. Ma allora tutto questo non c’era: c’erano i titoli tolti, il cognome abolito, una posizione in ginocchio all’incoronazione, un passo sempre indietro in qualunque evento pubblico. La serie decide di puntare molto su questo, conscia del fatto che sappiamo quali saranno gli esiti di questa felice unione (Elizabeth in un intervento pubblico lo definì “la mia roccia”*) e che quindi può permettersi di mostrare senza indorare la pillola i difficili anni di adattamento della coppia al loro ruolo istituzionale. Vediamo più volte Elizabeth alla finestra, e in queste occasioni vediamo il passaggio da madre e moglie che osserva dall’esterno il marito e i propri figli giocare, a regina che guarda il proprio compagno andare via in macchina, da solo o con altri. La finestra sul mondo diventa prigione attraverso cui guardare all’esterno una vita che non si potrà più avere; gli affetti cedono il passo al potere con un pegno di dolore altissimo, che in pochi vedono e che soprattutto lei non lascia trapelare. Laddove il padre (Jared Harris, un eccezionale George VI) aveva potuto manifestare la propria interiorità e le proprie debolezze, complici un ruolo cadutogli addosso all’improvviso e una battaglia incessante contro la balbuzie, Elizabeth non ha mai potuto: sin da bambina sapeva che sarebbe diventata capo del regno e per di più, diventandolo in giovane età e soprattutto da donna, non ha potuto permettersi di mostrare il fianco a nessuno. Qualcuno doveva sacrificarsi, ed è stata lei stessa: il prezzo diventa in poco tempo una solitudine assordante, amplificata dagli enormi spazi di Buckingham Palace che sembrano far diventare Elizabeth, un’ottima Claire Foy, ancora più piccola e minuta a mano a mano che la consapevolezza del potere cresce.

Age is cruel.

The Crown - Stagione 1Alla morte di George, il ruolo di padre putativo viene assunto da nientemeno che Winston Churchill, interpretato da un particolarmente convincente John Lithgow, che rappresenta il trait d’union tra monarchia e governo in qualità di Primo Ministro, ma soprattutto (come ricorderà Elizabeth alla cena successiva alle dimissioni dell’uomo) “il suo primo Primo Ministro”. E anche a livello diegetico, il personaggio di Churchill mantiene questo doppio ruolo, accompagnandoci all’interno di un racconto politico caotico come quello del secondo dopoguerra (interessante in questo senso la quarta puntata, “Act of God”, e il celebre “great smog” del 1952) e aiutando la neo-regina a comprendere meglio il suo ruolo, non solo supportandola ma anche e soprattutto opponendovisi. Non è un caso se il primo riconoscimento alla sua maturità arriva proprio con un richiamo all’ordine da parte di Elizabeth, che non accetta di essere stata ingannata circa le condizioni di salute del ministro degli esteri e di Churchill stesso.
“L’età è crudele”, dice l’uomo nella puntata “Assassins”, quando si trova davanti al suo fin troppo realistico ritratto; e lo è tanto per lui, in senso anagrafico, quanto per Elizabeth nel senso di crescita come monarca. È proprio nella nona puntata che infatti il passato fa capolino per entrambi, con il ricordo della figlia Marigold per lui e con la presenza del vecchio amico Porchy per lei, simbolo di un’età e di una spensieratezza che non sarebbero mai più tornate: perché lei non è più Elizabeth Windsor, e chi la guarda non deve più vedere quella giovane ragazza.
“Lascia che vedano solo l’eterno”, le dice Churchill sull’aereo che la condurrà in giro per il mondo; e lei lo prende in parola.

And while you mourn your father, you must also mourn someone else.
Elizabeth Mountbatten.
For she has now been replaced by another person, Elizabeth Regina.

The Crown - Stagione 1Il conflitto più grande rappresentato in questa stagione non è quello con il marito, bensì quello con la sorella Margaret. Se nel primo caso, infatti, le liti e i contrasti sono stati tutto sommato mitigati dal fatto che Philip non ha mai davvero rappresentato un problema né per la monarchia, né per il governo, l’amore di Margaret per un uomo divorziato attraversa tutta la stagione, portando nel finale ad una decisione sofferta ma granitica, devastante eppure inevitabile. È interessante notare come Elizabeth dietro le quinte cerchi di muovere qualsiasi corda a sua disposizione pur di rendere possibile quel matrimonio, e come lei stessa finisca imbrigliata nelle reti gestite da persone (la Regina madre, Tommy) che l’hanno tenuta all’oscuro di tutti i dettagli. Ciononostante, la dichiarazione a Margaret si concentra a livello verbale su una responsabilità del tutto personale, in cui la Regina dice alla sorella che a dispetto di tutti i tentativi non solo non le è consentito approvare il matrimonio, ma anche che quella è una sua decisione (“I cannot allow you to marry Peter and remain part of this family. That is my decision.”). Il suo ruolo istituzionale le impone di farsi carico della decisione, e poco importa se a perderci è anche lei. La sofferenza, anche in questo caso, è solo un’ombra che passa sul suo volto, principalmente quando è da sola; ma il potere di cui è investita sembra non far trasparire nulla di tutto questo quando è davanti agli altri, nemmeno davanti a quella stessa sorella a cui fece una promessa alla presenza del padre.

The Crown - Stagione 1La storia di Edward e Wallis, che ha consentito ad Elizabeth di diventare regina e che viene usata per l’intera stagione come monito per Margaret e per il suo amore con Peter Townsend, come memento di una passione che può condurre a una cosa così grave come l’abdicazione, va a chiudere anche la stagione, con conseguenze circolari (Margaret e Peter vengono visti come coloro che hanno in prima persona preferito il bene della monarchia al loro, a differenza dello zio), indotte come in un cortocircuito proprio dalle riflessioni di Edward, che sostiene Elizabeth nel fare ciò che lui non è riuscito a portare a termine: proteggere la Corona.
Ma le conseguenze sono soprattutto per lei, che con questo evento porta a termine il primo atto di una trasformazione fino a poco tempo prima inimmaginabile. Ed è per questo che “Gloriana”, puntata conclusiva di questa stagione inaugurale, si chiude proprio su di lei durante un servizio fotografico: lo sguardo ieratico di un’antica divinità si sovrappone ad un modernissimo tormento interiore, mentre in sottofondo il fotografo ci ricorda per l’ennesima volta che Elizabeth Windsor non c’è più.

The Crown - Stagione 1Il lavoro di Peter Morgan, progettato su sei stagioni, poteva apparire fin troppo ambizioso agli occhi di chi credeva che questa età elisabettiana non avesse davvero un potenziale in termini di racconto seriale contemporaneo. Quello che possiamo dire, a conclusione di questa prima stagione, è che la scommessa è stata vinta, grazie a diversi fattori: la penna di Morgan, capace di raccontare un mondo apparentemente distante con rispetto per il privato ma al contempo con un’umanità mai così profondamente messa in scena; con una regia sempre attenta a sottolineare parallelismi senza mai cadere nel didascalico o in inutili patetismi; con un cast di altissimo livello, le cui interpretazioni ben si adattano al rispettoso realismo richiesto dal progetto.
Ma soprattutto, la scommessa può dirsi vinta grazie ad un fattore fondamentale: la vera protagonista, la Corona del titolo, viene raccontata come mai prima d’ora, insieme a quell’ineffabile unione di venerazione e terrore che la circonda. Nonostante il suo peso, un’incredibile giovane donna ha avuto il coraggio di indossarla e di mantenerla fino ai nostri giorni, senza alcuna intenzione di rinunciarvi: ancora oggi, infatti, a chi chiede a Buckingham Palace se la Regina abbia intenzione di abdicare, viene detto che la risposta non è cambiata dal 1947.
In quell’anno, che dà il via anche a questo racconto, la non ancora sovrana disse pubblicamente queste parole: “Dichiaro di fronte a voi che l’intera mia vita, per lunga o corta che sia, sarà dedicata al vostro servizio e al servizio della grande famiglia imperiale alla quale tutti noi apparteniamo.”*

O, per dirla con le parole della Regina Mary, “The fact is, the Crown must win. Must always win”.

Voto stagione: 9

*Gli eventi raccontati e non apparsi nella serie sono contenuti in “Elisabetta, l’ultima regina” di Vittorio Sabadin.

 

Federica Barbera

La sua passione per le serie tv inizia quando, non ancora compiuti i 7 anni, guarda Twin Peaks e comincia a porsi le prime domande esistenziali: riuscirò mai a non avere paura di Bob, a non sentire più i brividi quando vedo il nanetto, a disinnamorarmi di Dale Cooper? A distanza di vent’anni, le risposte sono ancora No, No e No. Inizia a scrivere di serie tv quando si ritrova a commentare puntate di Lost tra un capitolo e l’altro della tesi e capisce che ormai è troppo tardi per rinsavire quando il duo Lindelof-Cuse vince a mani basse contro la squadra capitanata da Giuseppe Verdi e Luchino Visconti. Ama le serie complicate, i lunghi silenzi e tutto ciò che è capace di tirarle un metaforico pugno in pancia, ma prova un’insana attrazione per le serie trash, senza le quali non riesce più a vivere. La chiamano “recensora seriale” perché sì, è un nome fighissimo e l’ha inventato lei, ma anche “la giustificatrice pazza”, perché gli articoli devono presentarsi sempre bene e guai a voi se allineate tutto su un lato - come questo form costringe a fare. Si dice che non abbia più una vita sociale, ma il suo migliore amico Dexter Morgan, il suo amante Don Draper e i suoi colleghi di lavoro Walter White e Jesse Pinkman smentiscono categoricamente queste affermazioni.

4 Risposte

  1. Michele scrive:

    Bella la recensione e bella la serie!
    Hai ragione a dire che questa serie tratta della monarchia e di come questa influisca sulle persone: la regina prima di tutto, la famiglia reale, il governo e un sacco di altre persone e istituzioni. L’enormità del ruolo è plasticamente rappresentata dal grande palazzo con grandi stanza in cui il senso di vuoto si taglia a fette, ambienti caldi, ma freddi. E’ anche interessante vedere il modo British in cui si comportano, si muovono e parlano i personaggi, che fa spesso sembrare tutto questo ancora più asettico a un occhio Italiano.
    Vorrei soffermarmi sul finale, molto bello, ma anche incredibilmente duro, tosto, un pugno in un occhio. Mi ha ricordato l’intensità e la durezza di uno scambio tra Pietro e Gennaro Savastano in Gomorra, ma anche peggio, perchè qui le cose non succedono per un contrasto e per volontà delle persone, ma per lo svilupparsi di un personaggio non umano, e per questo molto più grande e avvolgente: la monarchia.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Grazie Michele! Sì, condivido, ed è il motivo per cui il taglio che ho voluto dare alla recensione è stato proprio quello della riflessione su un potere così intangibile eppure così pesante e potente, tanto da cambiare per sempre chi indossa la corona e chi vive nella sua orbita. La serie, del resto, è fatta così bene da offrire molteplici piani di lettura, ma questo mi ha davvero affascinata.

       
  2. Ellis scrive:

    Assolutamente vero: il focus è la corona, cioè il ruolo di Elisabetta. Trovo però un peccato che invece il focus non fosse in pieno sulla fatica di vivere da normale donna quel ruolo, il dolore, il dissidio interiore o esteriore. Vero che ce ne sono accenni, come evidenziato anche dalla recensione, ma minimi rispetto alla drammaticità nelle relazioni coinvolte. Sembra che si sia puntato ad edulcorare la pillola. Una donna che nella prima puntata ha già due figli e che, per esempio, non vive in nessun modo nessuna realtà materna in ben 10 puntate! E questo non ha nessuno zoom, nessuna conseguenza…
    Un po’ di agiografia, per sottrazione, è a mio avviso presente.

     
    • Federica Barbera scrive:

      Ciao Ellis, io personalmente (anche da appassionata della storia della Regina) credo che ci fossero davvero moltissimi modi per rappresentare le vicende e che sceglierne troppi non fosse davvero possibile. Ho apprezzato, invece, il taglio decisamente più innovativo dato a questo racconto, che incarna e al tempo stesso supera il concetto di biopic per raccontare un tema molto più difficile come appunto quello del peso della Corona. Non è un caso che si sia voluto (e si sia potuto) fare questo discorso adesso: come sostiene infatti Sabadin (che ho citato nella recensione), Elisabetta è “l’ultima Regina” perché è l’ultima rappresentante di un mondo che non c’è più. Quando verrà a mancare, chiunque le succeda stravolgerà la Corona, non solo perché figlio di tempi diversi, ma anche e soprattutto perché non ci sarà più quell’aura di sacralità che è esistita fino a questa incredibile figura, che regna da decenni senza il minimo accenno di stanchezza. Se sarà Carlo (e non è da escludere), i cambiamenti saranno non pochi, vista la sua incapacità di tacere sulle questioni governative, che già in passato l’ha messo in una luce non proprio positiva; se sarà William.. beh, la giovane età parla da sé.

      Forse era proprio questo il momento giusto di parlare di Corona e del suo peso. Poi certo, può piacere o meno, ma a me non sembra affatto che abbiano voluto indorare la pillola; il dolore di Elizabeth l’ho sentito costantemente presente proprio nella diminuzione lenta ma sostanziale dei rapporti con tutti, e anche con i figli. L’isolamento e la solitudine che vengono rappresentati sono stati a mio avviso il modo migliore per evidenziare le conseguenze del potere su una donna che era sì consapevole del compito che l’attendeva, ma che non poteva certo aspettarsi un peso così gravoso.

       

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