The Young Pope – 1×07/08 Episode 7 & 8

The Young Pope – 1×07/08 Episode 7 & 8The Young Pope ci regala una coppia di episodi tra i migliori della stagione, confermandosi come un esperimento riuscito. Assolvendo al difficile compito di trasportare la visione autoriale di Sorrentino nel medium televisivo e nel linguaggio seriale, questa ambiziosa produzione è riuscita a costruire una rappresentazione del contemporaneo elegante e che non fa sconti a nessuno.

La sfida di The Young Pope è quindi – arrivati agli ultimi episodi di questa prima stagione – da considerarsi decisamente vinta: l’efficacia di questo show è innegabile, il suo magnetismo indiscutibile, e pur parlando (come nel mio caso) da scettici del cinema di Sorrentino, è inevitabile constatare come la sua messa in scena così divisiva e caratterizzante funzioni alla perfezione in un ritmo televisivo che ne sa valorizzare i pregi e temperare i difetti.
L’estetica sorrentiniana raggiunge un livello qualitativo altissimo sulla forma breve del racconto a episodi, perché agganciata a una narrativa che – seppur sempre molto tenue e asservita alle scelte di stile – riesce a delineare un’evoluzione coerente dei personaggi e delle relazioni, ad emozionare, a costruire un universo narrativo che si muove fluidamente attraverso il plot in un meccanismo quasi perfetto. Ma, soprattutto, delinea la figura di un Papa che più che un personaggio è un mondo intero di significati, che conferma il regista napoletano come interprete sopraffino e spietato del contemporaneo.

What is the Church doing on a more general basis? It’s not doing anything anymore. It’s killing time.

The Young Pope – 1×07/08 Episode 7 & 8In questo senso si potrebbe dire che quello di Jude Law è una sorta di Papa hipster: un “giovane” che non si riconosce e disprezza le regole e i compromessi di un mondo in decomposizione (la Chiesa, ma come specchio fedele del resto della società) e che per reazione si rifugia in un passato idealizzato, fatto di emozioni personali ma anche di oggetti e idee apprezzati acriticamente come ideale di perfezione cui tornare per redimere il presente.
Così come gli hipster venerano qualsiasi cosa sia vintage – a partire dal feticismo per i vecchi mobili e abiti, che abbiano un effettivo valore antiquario oppure no, fino alla cultura della “naturalità” degli ingredienti dei cibi o delle abitudini come l’allattamento o il parto naturale – con una pervasività che ha condizionato in modo più che evidente le nostre abitudini contemporanee, così Lenny venera i riti e i paramenti della Chiesa che fu, fino all’eccesso di voler riportare in vita quei Misteri e quegli estremismi che nel passato resero il cattolicesimo potenza indiscussa nel mondo e arbitro delle decisioni nella politica e nella società.

A priest never grows up, because he can never become a father. He’ll always be a son.

The Young Pope – 1×07/08 Episode 7 & 8Questa coppia di episodi è una sintesi perfetta di questa metafora, per due principali motivi.
Il primo è rappresentato dalla narrazione, che in maniera fluida illustra la lotta interiore di Lenny per liberarsi (traumaticamente) dal peso del passato – la responsabilità per la morte di Andrew, il ricordo dei genitori – per cercare di assumere il ruolo di adulto e il controllo del Papato.
Uscire dalla condizione di figlio per diventare Padre è l’unica via per evitare di destituirsi o di essere destituito, riprendendo in mano la situazione; smettere di essere totalmente ribelle e sottomettersi, almeno in parte, alle necessità del proprio ruolo diventa così il veicolo per farsi capire dalla massa ma anche per emanciparsi dalla necessità di una famiglia. Morto Andrew, scappati Esther e suo marito, finito il sogno di ritrovare i genitori perduti, quello che resta è cercare di “vedere come va a finire” e portare avanti le proprie convinzioni non più in senso distruttivo ma costruttivo.

You don’t believe in God, Holy Father.

The Young Pope – 1×07/08 Episode 7 & 8Per Lenny, così come per i suoi coetanei, il processo di maturazione passa anche dalla corruzione dei propri intenti originari: staccarsi dal passato come ideale artificioso, scendere a compromessi con le necessità del presente, con il marketing e con la percezione di sé che arriva dall’esterno.
La metafora del Papa Giovane come hipster funziona anche per questo secondo motivo: la grande capacità di Sorrentino di leggere questo momento storico con la consapevolezza dell’inevitabilità della corruzione di una purezza originaria, eterno conflitto del passaggio all’età adulta ancor più complesso se avviene in un mondo chiuso agli stimoli esterni, rarefatto ed eterno come il Vaticano.
E le incursioni del mondo reale nella vita di questa realtà artefatta avvengono anche tramite incredibili convergenze con l’attualità: la cantante di X-Factor che si esibisce nell’Hallelujah di Leonard Cohen nella settimana della sua morte, lo scrittore che ne porta il cognome ed è un chiaro riferimento alla figura di Philip Roth, con tanto di impressionante citazione del premio Nobel che gli ha preferito Dylan; segni tangibili di una raffinata capacità di lettura dei trend che attraversano la nostra società, passata ai raggi X da un occhio al tempo stesso raffinatissimo ed impietoso.

“What do you think? Did we kill him?”
“Do you want the truth?”
“Yes, I want the truth.”
“No, Holy Father. We didn’t kill him. You killed him.”

The Young Pope – 1×07/08 Episode 7 & 8Sorrentino non ci fornisce una lettura univocamente positiva o negativa di questo processo di cambiamento, ma semplicemente ci mette davanti a un mondo di adulti-bambini che giocano al potere con strumenti potentissimi trattati come giocattoli: Voiello con la maglia del Napoli e il rosario in mano, Suor Mary con le sue magliette da ragazzina e la loro nascente intesa che sembra il corteggiamento di due adolescenti sono un’altra manifestazione palese di quanto la realtà del Vaticano rappresenti solo un tassello di un mondo ben più grande ma affetto dagli stessi problemi. Un mondo di infanti capricciosi che si trascinano in panni troppo grandi per loro, schiacciati tra la necessità di portare avanti tradizioni e simboli che arrivano da molto lontano e il desiderio, a volte latente a volte esplosivo, di rivendicare la propria autonomia e la propria visione.

“I’m not a man who’s comfortable on vacation.”
“All intelligent men are uncomfortable on vacation.”

The Young Pope – 1×07/08 Episode 7 & 8In questa incredibilmente acuta lettura va inscritta anche la vicenda centrale dell’ottavo episodio, centrata sulla disgustosa figura di una Suor Antonia che ricorda fin troppo da vicino la recentemente santificata (e anche qui, la serie manifesta una straordinaria sorta di preveggenza sugli eventi reali) Madre Teresa di Calcutta.
Figura contraddittoria e ambigua come poche altre nella Chiesa, Madre Teresa come Padre Pio – evocato dalla figura di Tonino Pettola – rappresenta chiaramente tutto ciò che si oppone alla visione del cattolicesimo di Lenny: amata dai fedeli con una acriticità che sfiora pericolosamente l’idolatria e vista con sospetto da gran parte dell’establishment Vaticano per il potere quasi assoluto che esercitava in una delle periferie del mondo, ma tollerata e incoraggiata perché utile veicolo pubblicitario.
Se The Young Pope poteva averci lasciato qualche dubbio sul fatto di essere una serie anticlericale, anche se non una serie anticattolica, con la figura di Suor Antonia scioglie ogni dubbio sposando praticamente in toto le tesi del mai troppo compianto Christopher Hitchens, che nel suo libro La posizione della Missionaria descriveva Madre Teresa come un’opportunista politica che non puntava alla beneficenza ma alla diffusione di una ideologia religiosa intollerante, assurta agli onori della santificazione solo grazie ad un’abile manipolazione mediatica che le garantì la fama planetaria necessaria per propagandare al meglio le sue idee contrarie all’aborto, al divorzio, ai rapporti pre-matrimoniali e all’uso dei preservativi, utili alla Chiesa per il perseguimento dei suoi obiettivi politici e teologici.

I’m the Pope and I’m going to remain pope until the day I die.
Because I’m curious to see how it all turns out.

The Young Pope – 1×07/08 Episode 7 & 8Che si creda o meno alla teorie di Hitchens o alla santità di Madre Teresa, è inevitabile leggere un elemento di realtà nella corrotta commistione tra beneficenza, politica e potere personale che permeano il regno di Suor Antonia in Africa e che simboleggiano tutto ciò che il protagonista detesta del mondo cattolico che lo circonda. Nonostante il disprezzo, Suor Antonia diventa anche per Lenny  un utile veicolo per trasmettere la propria personale visione di purezza della Chiesa (che, ricordiamolo, passa anche da un palese disgusto per la stessa massa di fedeli che la considerano un’icona), purificazione che si realizza questa volta non nella sua distruzione diretta ma nell’invocazione di uno spirito superiore che agisca dall’alto; un altro miracolo del Papa, ma questa volta si tratta di un miracolo altruista e non esercitato solo per il proprio tornaconto o diletto.
Lenny Belardo è un conservatore travestito da ribelle, o al contrario è un santo, come lo definiscono Voiello e Suor Mary? I miracoli sembrano avvalorare questa seconda tesi, ma non sembra lecito aspettarsi da Sorrentino una precisa presa di posizione, almeno su questo argomento. E per fortuna, perché la grande raffinatezza di The Young Pope si fonda non solo su scelte visive estetizzanti e su un’ironia caustica che pervade tutta la narrazione, ma anche sulla capacità di leggere la contemporaneità con grande precisione senza dare giudizi di valore.

Ponendoci sempre di fronte all’interrogativo e mai ad una semplice soluzione, e scegliendo un oggetto di analisi che si presta perfettamente alla propria visione, il regista napoletano è già riuscito con questi due episodi a completare il quadro di un perfetto connubio tra autorialità cinematografica e mezzo televisivo che non era riuscito a registi di rango come Woody Allen, piegando la propria personalissima poetica alle leggi della serialità per realizzare un prodotto di altissimo livello.

Voto 1×07: 8
Voto 1×08: 8½

 

Eugenia Fattori

Bolognese di nascita - ma non chiedete l'età a una signora - è fanatica di scrittura e di cinema fin dalla culla, quindi era destino che scoprisse le serie tv e cercasse di unire le sue due grandi passioni. Inspiegabilmente (dato che tende a non portare mai scarpe e a non ricordarsi neanche le tabelline) è finita a lavorare nella moda e nei social media, ma Seriangolo è dove si sente davvero a casa.

1 Risposta

  1. annamaria scrive:

    Mamma mia, che stagione! E che episodi meravigliosi!
    Adoro Belardo, Voiello, Suor Mary e… Sorrentino.
    Trovo il suo discorso di fondo profondamente cristiano.
    Lenny dice (dice!) di non credere in Dio ma è a Dio che si rivolge direttamente e con una tale fede di essere ascoltato da smuovere, appunto, le montagne.
    Quand’ero bimba (ere geologiche fa) al catechismo mi dicevano che il miracolo avviene solo se si ha DAVVERO fede in Dio, se ci credi DAVVERO, alla possibilità del miracolo, allora Dio ti ascolta.
    Be’, Lenny ci crede e Dio lo ascolta
    Secondo me ci crede anche Sorrentino.
    Chi giudica questo lavoro (non riesco a chiamarlo serie, come ha detto qualcuno non è una serie, è un lungo film di 10 ore) come anticristiano, dissacrante, ecc. non ha capito niente.
    Può essere un’opera anticlericale, questo sì, forse, ma un’House of Cards del Vaticano proprio no!
    Gli americani si troveranno una bella sorpresa ma confido che gli piaccia. Hanno votato Trump ma non saranno mica proprio TUTTI TUTTI str…i , no?!
    Il discorso di Belardo in Africa è semplicemente meraviglioso, quanto di più cristiano io abbia sentito da molto tempo a questa parte, Papa vero compreso.
    Qualcuno ha scritto perfino che Belardo haavvelenato (!!!) Suor Antonia e nel parcheggio dell’Autogrill chiede a Dio di essere assolto per quanto ha fatto(???!!!)
    Non ho parole.
    Ma davvero nessuno più crede in Dio?
    Dio non è mica un burattino, che diamine!

     

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